Novità fiscali del 17 luglio 2013: studio professionale e outsourcing, attenzione ai profili elusivi

Pubblicato il 17 luglio 2013



call center per attività scientifica e di ricerca e contratto a progetto; applicazione della maxi sanzione per lavoro occasionale accessorio; rapporto entrate tributarie e contributive; studio professionale con servizi più costosi in outsourcing: é elusione fiscale; modello F24: modificato il limite di compensazione; fatture per operazioni inesistenti: onere della prova a carico del fisco; studio sulla contraffazione dei prodotti

 

 

Indice:

1) Call center per attività scientifica e di ricerca e contratto a progetto

2) Applicazione della maxi sanzione per lavoro occasionale accessorio

3) Rapporto entrate tributarie e contributive

4) Studio professionale con servizi più costosi in outsourcing: é elusione fiscale

5) Modello F24: modificato il limite di compensazione

6) Fatture per operazioni inesistenti: onere della prova a carico del fisco

7) Studio sulla contraffazione dei prodotti

 

 

1) Call center per attività scientifica e di ricerca e contratto a progetto

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la lettera circolare prot. n. 12693 del 12 luglio 2013, fornisce ulteriori chiarimenti in merito alla corretta interpretazione della disciplina del contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto nel settore dei call-center.

In particolare, il Ministero evidenzia che l’articolo 61, comma 1, del Decreto Legislativo n. 276/2003 non trova applicazione, anche con riferimento alla sussistenza di uno specifico progetto, nelle ipotesi di attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call-center outbound per le quali il ricorso ai contratti di collaborazione a progetto è consentito sulla base del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento, a prescindere dal requisito dimensionale dell'azienda.

La semplificazione, introdotta dal legislatore nell’ambito dei call-center, consente l’impiego di personale con contratti di collaborazione in una molteplicità di attività di servizi, tra cui risultano annoverabili anche le attività di ricerche di mercato, statistiche e scientifiche, indipendentemente da una contestuale vendita di prodotti o di servizi.

(Ministero del Lavoro: circolare prot. n. 12693 del 12 luglio 2013)

 

2) Applicazione della maxi sanzione per lavoro occasionale accessorio

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha risposto ad un quesito della DTL di Modena in merito alla irrogazione della c.d. “maxi sanzione” per lavoro nero nei confronti degli utilizzatori di prestazioni di lavoro accessorio che, in relazione a talune giornate di lavoro, non utilizzino voucher per retribuire il personale impiegato.

La mancata remunerazione di alcune giornate di lavoro, in presenza della comunicazione preventiva all’Inps/Inail, non potrà dare luogo all’irrogazione della “maxi sanzione”.

In detti casi, comunque, il Ministero chiarisce che è necessario operare una trasformazione del rapporto in quella che costituisce la forma comune di rapporto di lavoro, ossia il rapporto di natura subordinata a tempo indeterminato, con applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative, esclusivamente in relazione a quelle prestazioni rese nei confronti di una impresa o di un lavoratore autonomo.

(Ministero del Lavoro: circolare prot. n. 12695 del 12 luglio 2013)

 

3) Rapporto entrate tributarie e contributive e Report delle entrate tributarie internazionali

È disponibile sui siti www.finanze.gov.it e www.rgs.mef.gov.it il Rapporto sull’andamento delle entrate tributarie e contributive del periodo gennaio-maggio 2013 che mostrano complessivamente una flessione dello 0,4% rispetto ai primi cinque mesi del 2012.

In particolare, le entrate tributarie risultano in aumento dello 0,1%. Va segnalato che il Rapporto prende in considerazione non solo le entrate tributarie del bilancio dello Stato, ma anche i principali tributi degli enti territoriali e le poste correttive, integrando così il dato anticipato con la nota tecnica del 5 luglio relativo alle sole entrate tributarie erariali (-0,2%).

Le entrate contributive evidenziano, in termini di cassa, una flessione dell’1,2% dovuta in gran parte al ricorso alla rateazione dei pagamenti. Il Rapporto è stato redatto congiuntamente dal Dipartimento delle Finanze e dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ai sensi dell’art. 14, comma 5, della legge di contabilità e finanza pubblica (L. 31 dicembre 2009, n.196).

Sul sito del Dipartimento Finanze è altresì disponibile il Report delle entrate tributarie internazionali che fornisce una analisi dell'andamento tendenziale del gettito tributario del periodo gennaio-maggio 2013 per i principali Paesi europei, sulla base delle informazioni diffuse con i Bollettini mensili sulle entrate tributarie di Francia, Germania, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna.

 

4) Studio professionale con servizi più costosi in outsourcing: é elusione fiscale

Non è lecito il comportamento del titolare di uno studio professionale che,  avvalendosi di una società di capitali della quale è socio di maggioranza, sovrafattura le prestazioni.

Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 16859 del 05 luglio 2013.

Infatti, elude il fisco il professionista che dà in outsourcing i servizi, a costi superiori rispetto a quelli che avrebbe sostenuto con l’impiego di personale interno, avvalendosi dell’interposizione di una società di cui è socio di maggioranza, i cui dipendenti erano già suoi collaboratori, che ha sede negli stessi locali dello studio professionale e che usufruisce di specifiche agevolazioni fiscali.

In particolare, la sussistenza di elementi gravi, precisi e concordanti idonei a dimostrare la sostanziale e non giustificata contrazione della base imponibile dimostra l’elusione del comportamento del contribuente, sulla base del principio generale dell’abuso del diritto che il legislatore ha codificato nelle disposizioni antielusive del D.P.R. n. 600/1973.

Il fatto

La pronuncia deriva dall’impugnazione di un avviso di rettifica da parte di notaio.

L’atto impositivo era stato emesso dall’ufficio finanziario sulla scorta di un processo verbale di constatazione notificato dalla Guardia di Finanza, per il recupero a tassazione di costi fiscalmente dedotti dal contribuente.

I militari contestavano al professionista una condotta elusiva, poiché egli aveva esternalizzato alcuni servizi, a prezzi maggiori rispetto a quelli sostenuti in insourcing.

Per fare questo il professionista si era avvalso di una società di capitali, a cui fatturava le prestazioni.

Dai controlli dei verificatori era emerso che detta società era detenuta al 90% dal professionista, aveva la sede legale presso i medesimi locali dello studio, concessi in comodato gratuito, aveva alle proprie dipendenze personale già impiegato in precedenza presso il notaio, a prezzi inferiori, e godeva delle agevolazioni fiscali per il Mezzogiorno.

La pronuncia

Nella prima fase del procedimento, la Cassazione aveva statuito la legittimità dell’avviso di rettifica emesso dall’ufficio finanziario, quale atto adeguatamente motivato a dimostrare l’elusività della condotta del professionista.

Questi, attraverso l’interposizione reale di una sua società, peraltro dotata di  strutture umane e strumentali che lui stesso aveva fornito, aveva determinato un irrazionale aumento del costo sostenuto per i servizi esternalizzati e, di conseguenza, aveva goduto di un ingiustificato abbattimento del reddito imponibile.

In tale sede i giudici di legittimità avevano fissato un importante principio di diritto, sostenendo che il comportamento antieconomico del contribuente-lavoratore autonomo, pur nel rispetto del principio della libertà d’impresa costituzionalmente garantito, è suscettibile di valutazione ai fini dell’accertamento tributario.

Infatti, il contribuente, “benché libero di organizzare la propria attività in maniera antieconomica era tenuto, in caso di attenuazione dell’obbligo di contribuire alla spesa pubblica, a dare conto di tale anomala scelta”.

In ottemperanza a tale principio, i comportamenti che contrastano con le regole del buon senso e del fare comune, uniti alla mancanza di una giustificazione razionale, diversa dalla mera ed elusiva ricerca di un risparmio d’imposta, costituiscono elementi gravi, precisi e concordanti idonei a legittimare il recupero a tassazione dei correlati costi.

I giudici della Suprema Corte hanno ribadito che la presenza di precisi e documentati indizi, che nel caso di specie riguardano un ingiustificato sostenimento di maggiori costi da parte di un professionista, che questi non avrebbe sostenuto se avesse continuato ad avvalersi di personale interno, dimostrano in maniera univoca “l’elusione del comportamento del contribuente, sulla base di un principio generale, quello dell’abuso del diritto, formalizzato nell’art. 37-bis del D.P.R. n. 600/1973”.

 

5) Modello F24: modificato il limite di compensazione

Il c.d. “sblocca debiti”, D.L. n. 35/2013 convertito dalla L. n. 64/2013, prevede, tra l’altro, l’innalzamento dal 2014 del limite massimo di compensazione nel modello F24 dei crediti e contributi.

Tale limite, valido anche ai fini del rimborso delle imposte, é passato da € 516.456,90 a € 700.000,00.

Tuttavia, il limite passerà a 700.000 euro solo nel 2014 (art. 9, D.L. n. 35/2013).

Nel frattempo scadrà il prossimo 31 luglio il termine per presentare all’Agenzia delle entrate, per via telematica, il modello TR con la richiesta di rimborso o compensazione del credito Iva maturato per il secondo trimestre 2013.

In tal caso, quindi, occorre rispettare il limite di 516.456,90 euro per anno solare (elevato a un milione di euro per i subappaltatori in edilizia che si trovano in determinate condizioni).

 

6) Fatture per operazioni inesistenti: onere della prova a carico del fisco

In presenza di fatture per operazioni inesistenti spetta all’Amministrazione finanziaria provare tale assunto, poiché con documentazione regolare, invece, spetta al cessionario la detrazione dell’Iva, peraltro, regolarmente versata dal cedente.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Bari con la sentenza n. 67 del 3 giugno 2013.

Insomma, il cedente ha emesso la fattura e poi ha versato l’Iva, allora l’acquirente ha diritto a portare in detrazione tale imposta, a meno che non si scopra (con onere a carico dell’Amministrazione finanziaria) che il medesimo era al corrente dell’illecito (condotta fraudolenta).

Dunque, nel caso di specie, per la C.T.R. pugliese nessuna violazione Iva si è verificata, tanto più in presenza di scritture contabili considerate regolari.

 

7) Studio sulla contraffazione dei prodotti

Marchiatura ed etichettatura dei prodotti: Tutela contro la contraffazione e repressione delle indicazioni di provenienza false o fallaci.

E’ questo lo studio di approfondimento realizzato dalla Guardia di Finanza.

L’apposizione del marchio sulle merci e l’etichettatura delle stesse viene spesso confusa o considerata unitariamente all’atto della commercializzazione dei prodotti, ma in realtà attiene a due diverse e distinte fattispecie normative.

Nel primo caso, infatti, si deve prendere a riferimento il segno, che contraddistingue l’impresa, volto ad identificare chiaramente il prodotto sul quale esso è apposto mentre, nel secondo, si devono considerare alcune informazioni sulle caratteristiche del prodotto stesso.

Vengono dati dei brevi cenni inerenti la normativa nazionale, comunitaria ed internazionale sulla registrazione e sulla tutela dei marchi, focalizzando l’attenzione sugli strumenti di protezione all’atto dell’importazione di merci contraffatte o usurpative e, più in generale, di merci che violino i diritti della proprietà intellettuale.

Il fenomeno della contraffazione, sia con riferimento ai prodotti commercializzati nel mercato nazionale e comunitario, sia per quanto concerne i mercati terzi, sta assumendo, infatti, proporzioni sempre più imponenti e colpisce numerosi settori industriali.

Successivamente, si procede con la trattazione delle etichette con particolare riferimento all’etichettatura di origine, considerando la normativa di riferimento e quella di tutela a livello nazionale, comunitario ed internazionale.

Su questo particolare argomento, vi è da registrare un’incertezza comportamentale da parte dei produttori e dei commercianti dovuta alla non perfetta coincidenza fra la legislazione in vigore e la prassi correntemente utilizzata.

 

Vincenzo D’Andò