Novità fiscali del 10 luglio 2013: l’omesso versamento IVA è automaticamente un reato?

Pubblicato il 10 luglio 2013



decreto sul lavoro: proposte di modifica dalla Fondazione Studi CDL; tipologia della prestazione lavorativa: lavoro autonomo e indici di subordinazione; mancato versamento dell’Iva: reato automatico; servizi per le aziende e consulenti: implementazione “TFR Azienda”; decreto Legge “Fare”: misure per la crescita economica; misure per la semplificazione amministrativa

 

 

Indice:

1) Decreto sul lavoro: proposte di modifica dalla Fondazione Studi CDL

2) Tipologia della prestazione lavorativa: lavoro autonomo e indici di subordinazione

3) Mancato versamento dell’Iva: reato automatico

4) Servizi per le aziende e consulenti: implementazione “TFR Azienda”

5) Decreto Legge “Fare”: misure per la crescita economica

6) Misure per la semplificazione amministrativa

 

 

1) Decreto sul lavoro: proposte di modifica dalla Fondazione Studi CDL

La Fondazione studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro dopo avere esaminato il nuovo Decreto Legge n. 76/2013 recante “Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure Finanziarie urgenti”, in vigore dal 28 giugno 2013, che introduce nuove regole per il mercato del lavoro, propone le seguenti modifiche al testo normativo:

Interventi straordinari per favorire l’occupazione

Con la seguente modifica si introducono misure di carattere straordinario e temporaneo applicabili fino al 31 dicembre 2016 volte a fronteggiare la grave situazione occupazionale anche al fine di cogliere le opportunità di lavoro, su tutto il territorio nazionale, derivanti dalla iniziativa dell’Expo 2015 di Milano.

In particolare è concesso ai datori di lavoro o ai committenti di avviare contratti di lavoro in deroga alla normativa vigente nel rispetto dei limiti e delle condizioni di seguito indicate:

a) assunzione di lavoratori intermittenti, di qualsiasi età, in deroga ai requisiti soggettivi o oggettivi di cui all’articolo 34, commi 1 e 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 nel rispetto delle condizioni stabilite dall’art. 7, comma 2, lettera a) rappresentate dalle 400 giornate in un triennio;

b) assunzione di lavoratori di qualsiasi età con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a condizioni progressive. A questo riguardo è prevista una formazione non superiore a 120 ore sulle materie individuate dai contratti collettivi ed un trattamento retributivo, contributivo e assicurativo progressivo rispetto all’ordinario inquadramento di un lavoratore qualificato, nella misura dell’80% per il primo anno, dell’85% per il secondo anno, del 90% per il terzo anno, del 95% per il quarto anno e del 100% a partire dal quinto anno;

c) utilizzazione della somministrazione di lavoro a tempo determinato in deroga ai limiti quantitativi di cui all’articolo 20, comma 4, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;

d) elevazione ad euro 8.000 (attuale soglia di esenzione fiscale) del limite di euro 2.000 di compensi per lavoro accessorio prestato nei confronti di committenti imprenditori commerciali o professionisti, di cui all’articolo 70, comma 1, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;

e) stipulazione di contratti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’articolo 61 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 con legittimazione ex ante della causale “Expo 2015”.

Allo stesso modo sono state previste alcune specifiche indicazioni in tema di contratto a tempo determinato di cui al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368:

a) estensione del primo contratto a tempo determinato fino a un massimo di 36 mesi, frazionabile in piú periodi di cui il primo non inferiore a sei mesi, anche in deroga ai limiti quantitativi fissati dalla contrazione collettiva;

b) fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 1-bis, lett. b) del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, il requisito di cui al medesimo articolo 1, comma 1, non è comunque richiesto per le assunzioni a tempo determinato nel limite di un contingente non superiore al 5% del totale dei lavoratori occupati nell’ambito dell’unità produttiva.

Le disposizioni di cui al comma 3, lettere a) e b), trovano applicazione anche in riferimento ai rapporti di somministrazione a termine.

Infine è stata prevista una interpretazione della norma che introduce il contratto a termine privo di causale nel senso già illustrato dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 18/2012.

Modifiche in materia di apprendistato

La modifica proposta al comma 1, estende il periodo straordinario e temporale al 31 dicembre 2016.

La modifica proposta al comma 2, stabilisce che il contratto di apprendistato potrà essere sanzionato solo in caso di mancata formazione per l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche.

La disposizione nel comma 3 abroga una previsione già contenuta nell’articolo 7, comma 10 del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167 ed è sostituita con una fattispecie che deroga all’applicazione delle percentuali obbligatorie di trasformazione dei contratti di apprendistato, previste dalla legge e dai contratti collettivi, al fine di avviare nuovi apprendisti.

E’ stato inoltre soppresso il periodo che consente alla Conferenza Stato Regioni e a singole norme Regionali di modificare nel periodo straordinario gli interventi di semplificazione. Questa disposizione si rende necessaria per garantire certezza normativa nel periodo straordinario e temporale di cui all’articolo 2, comma 1 del DL 76/2013.

Modifiche in materia di sanzioni

L’articolo 9, comma 2 va soppresso in considerazione della grave crisi economica che ha colpito il settore produttivo del Paese. Non appare infatti opportuno aumentare le misure sanzionatorie già adeguatamente commisurate all’illecito commesso.

Modifiche in materia di dimissioni

L’articolo 7, comma 5, lettera d) va soppresso. La disposizione ha esteso l’ambito di applicazione dell’art. 4, commi da 16 a 23 della legge n. 92/2012 in materia di procedura per la convalida delle dimissioni dei lavoratori subordinati anche agli associati in partecipazione e ai collaboratori a progetto. La norma - con riferimento ai contratti di natura autonoma - disconosce che il committente a differenza del datore di lavoro già opera legittimamente in regime di libera recedibilità, rendendo perció del tutto inutile la convalida delle dimissioni. D’altronde, il datore di lavoro non avrebbe interesse a imporre le dimissioni nella misura in cui è libero di poter recedere dal contratto (come nel caso del contratto di associazione in partecipazione) o al verificarsi di causali specifiche (come nel caso del lavoro a progetto).

Modifiche in materia di responsabilità solidale

La disposizione contenuta nell’articolo 9, comma 1 del DL n. 76/2013 estende la responsabilità solidale anche ai “compensi” di lavoro autonomo. La disposizione rischia di trovare inspiegabilmente applicazione anche ai compensi corrisposti ai lavoratori autonomi artigiani che eventualmente operano in regime di appalto. A questo riguardo la modifica limite l’applicazione della responsabilità solidale ai soli lavoratori a progetto impiegati nell’appalto unitamente ai lavoratori subordinati già previsti nell’art. 29, comma 2 del D.Lgs. n. 276/2003.

Modifiche in materia di banca dati per politiche attive e passive del lavoro

In considerazione delle finalità che si prefigge la banca dati è necessario autorizzare per legge i soggetti privati già preposti allo svolgimento dell’attività di intermediazione senza attendere i tempi di stipulazione delle convenzioni.

(Modifiche in materia di assunzioni agevolate)

La modifica ha l’obiettivo di aumentare l’incentivo riconosciuto al datore di lavoro per l’assunzione di lavoratori che beneficiano dell’Aspi portandolo dal 50% al 100%. Questa modifica fornisce un maggiore incentivo all’occupazione senza alcun onere aggiuntivo per la spesa pubblica atteso che lo Stato avrebbe in ogni caso corrisposto ai lavoratori l’intero contributo previsto.


2) Tipologia della prestazione lavorativa: Lavoro autonomo e indici di subordinazione

L’esistenza del vincolo della subordinazione va concretamente apprezzata con riguardo alla specificità dell'incarico conferito; proprio in relazione alle difficoltà che non di rado si incontrano nella distinzione tra rapporto di lavoro autonomo e subordinato , si è asserito che in tale ipotesi è legittimo ricorrere a criteri distintivi sussidiari, quali la presenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale ovvero l'incidenza del rischio economico, l’osservanza di un orario, la forma di retribuzione, la continuità delle prestazioni e via di seguito.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 16935 del 08 luglio 2013)

 

3) Mancato versamento dell’Iva: reato automatico

Se ne ricorrono i presupposti, nell’ipotesi di mancato pagamento dell’Iva l’applicazione delle sanzioni penali è automatica, difatti, secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 28945 del 8 luglio 2013), il reato di omesso versamento dell'Iva si consuma anche senza la notifica dell’accertamento fiscale. E’ sufficiente che il contribuente abbia lasciato spirare il termine ultimo per saldare il debito con l’Erario e cioè quello per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo.

Cosi facendo la Suprema Corte ha confermato un sequestro finalizzato alla confisca a carico di un evasore ancor prima che avesse ricevuto l’atto impositivo. La difesa aveva contestato la misura ablativa sulla base del fatto che l’imprenditore non aveva mai ricevuto avviso di accertamento da parte dell’Ufficio Iva. La tesi non aveva convinto né il Gip che per primo ha confermato il sequestro né il tribunale del riesame. Inutile il ricorso in Cassazione dove la sezione penale lo ha reso definitivo.

I giudici supremi hanno chiarito che “ai fini del reato di cui all’art. 10-ter, DLgs 74/00, non è affatto richiesta la notifica dell’avviso di accertamento dell’infrazione in quanto il reato di omesso versamento dell'Iva si consuma nel momento in cui scade il termine previsto dalla legge per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo”.

 

4) Servizi per le aziende e consulenti: implementazione “TFR Azienda”

L’Inps, con il messaggio n. 11072 del 09 luglio 2013, comunica che, nel sito dell’Istituto nell’area dei servizi dedicati ad aziende e consulenti, è stata aggiornata la procedura “TFR Azienda – Verifica Fondo Tesoreria” che consente la visualizzazione dei versamenti effettuati al Fondo di Tesoreria e delle relative dichiarazioni, a decorrere dal periodo di paga “luglio 2007”, da parte delle aziende destinatarie della disciplina ex art. 1, commi 755 e successivi, della Legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007).

Con tale aggiornamento si è provveduto a:

- estendere la verifica all’intero periodo 2007 – 2012;

- inserire e rielaborare tutte le variazioni/correzioni intervenute fino al 31/3/2013;

- rimuovere le anomalia in precedenza segnalate.

Vengono, quindi, riportate le istruzioni operative per consentire alle aziende interessate ed ai rispettivi intermediari, in un’ottica di collaborazione e di confronto con le Sedi di riferimento, di definire e di risolvere le incongruenze evidenziate.

Contestualmente è stata rilasciata anche una nuova funzionalità “TFR Azienda – Scelte Destinazione T.F.R.” che consente alle aziende di verificare per i propri dipendenti ed in particolare per i nuovi assunti, la scelta di destinazione del TFR da questi precedentemente operata presso un’altra aziende.

Ciò al fine di evitare di richiedere al lavoratore neo assunto copia cartacea della Scelta di destinazione TFR (TFR1 o TFR2) effettuata durante il rapporto di lavoro precedente.

Istruzioni operative

Inserendo la matricola aziendale, il codice sede di competenza e l’annualità interessata, l’applicativo mostra la SINTESI ANNUALE che riassume le informazioni sintetiche sulla verifica effettuata, in merito ai versamenti al FDT eseguiti da quella azienda nel corso dell’anno selezionato.

In dettaglio vengono evidenziate le seguenti informazioni:

le voci “CF01 EMENS” e “CF02 EMENS” (coincidenti con le voci importi correnti e importi pregressi presenti sugli Emens)con sotto riportati gli importi totali che l’azienda ha indicato negli Emens per l’anno selezionato, nonché la voce “RF01 EMENS” relativa al recupero contribuzione Fondo Tesoreria;

le voci “CF01 DM10” e “CF02 DM10” con sotto riportati gli importi totali che l’azienda ha indicato nei DM10 per l’anno selezionato, nonché la voce “RF01 DM10” relativa al recupero contribuzione Fondo Tesoreria;

la voce “FONDO TESORERIA CALCOLATO” che rappresenta il dovuto secondo la procedura, attraverso l’applicazione dell’algoritmo di calcolo;

le voci “DICHIARATO-CALCOLATO” (differenza tra ciò che è stato dichiarato sugli EMENS e quanto l’applicativo ha calcolato) e “VERSATO-CALCOLATO” (differenza tra ciò che è stato dichiarato sui DM10 e quanto l’applicativo ha calcolato);

le “NOTE”: con il simbolo (1) si indica la “PRESENZA DI LAVORATORI PER CUI MANCA LA SCELTA DI DESTINAZIONE TFR”,; con il simbolo (2) si indica la di “PRESENZA DI LAVORATORI PER CUI MANCA L’IMPONIBILE BASE CALCOLO TFR”.

Le differenze totali annue tengono conto di tutti gli importi, dichiarati o pagati, nell’anno. Vengono cioè presi in considerazione gli importi evidenziati come CF01 (contributo corrente), CF02 (contributo arretrato) e RF01 (recupero contributi).

Cliccando sulla matricola, l’applicativo fornisce la SINTESI MENSILE dove, in corrispondenza delle già descritte voci, si riportano gli importi scorporati per mensilità, anche esportabili in formato excel.

Le differenze mensili tengono conto del solo importo corrente, dichiarato o pagato, nel mese. Vengono cioè presi in considerazione gli importi evidenziati come CF01 (contributo corrente). I restanti importi evidenziati con CF02 (contributo arretrato) e RF01 (recupero contributi) vengono esposti nel mese in cui sono stati dichiarati, ma non determinano la differenza mensile in quanto attribuibili a periodi pregressi.

Proseguendo a cliccare sulla matricola, in corrispondenza di un mese in particolare, la procedura presenta:

tutti i CODICI FISCALI dei lavoratori in forza presso l’azienda nel mese considerato;

il TIPO SCELTA di accantonamento TFR:

T1 (scelta effettuata in modo esplicito usando il modello TFR1 - lavoratore occupato al 31.12.2006 -),

T2 (scelta effettuata in modo esplicito usando il modello TFR2 - lavoratore il cui rapporto ha inizio in data successiva al 31.12.2006 ovvero che rieffettua la scelta per l’insorgere di nuove opportunità a seguito del cambio di rapporto -),

SA (silenzio assenso – lavoratori che non hanno manifestato la loro volontà entro il termine 30.06.2007 se occupati al 31.12.2006 ed entro sei mesi dalla data di assunzione, se assunti successivamente al 31.12.2006),

SP (scelta effettuata precedentemente al 31.12.2006 – lavoratori non tenuti alla compilazione del mod. TFR1 o TFR2),

VR (variazione della scelta effettuata in precedenza nell’ambito dello stesso datore di lavoro);

DATA ADESIONE PREV. COMPL., FORMA PREV. COMPL., TIPO QUOTA PREV. COMPL., % PREV. COMPL.;

IMPONIBILE, che rappresenta l’imponibile previdenziale;

BC TFR, base calcolo TFR presente sugli Emens;

BC PREV. COMPL., base calcolo previdenza complementare presente sugli Emens;

CF01 dichiarato Emens

CF02 dichiarato Emens

FONDO TESORERIA CALCOLATO, ovvero l’importo calcolato dall’applicativo e dovuto a titolo FDT per il mese considerato;

CF01-CALCOLATO, ovvero la differenza tra l’importo indicato sul DM10 al codice CF01 (importo corrente) e quello calcolato dall’applicativo.

Data di aggiornamento.

 

5) Decreto Legge “Fare”: misure per la crescita economica

Il D.L. n. 69 del 21 giugno 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 21 giugno 2013, introduce una serie di misure per la crescita economica (Titolo I), incentrate sul sostegno alle imprese, il potenziamento dell’Agenda digitale italiana e il rilancio delle infrastrutture.

Assonime, con la nota del 9 luglio 2013, sintetizza alcune delle disposizioni di maggiore interesse.

Sostegno alle imprese

Il decreto legge prevede il rafforzamento del Fondo di garanzia per le PMI e fissa i criteri direttivi per le misure attuative da adottare a tal fine. E’ stabilito che l’obiettivo di assicurare un più ampio accesso al credito sia perseguito in particolare mediante la semplificazione delle procedure di accesso al fondo, l’aggiornamento dei criteri di valutazione delle PMI ai fini del rilascio della garanzia nonché l’innalzamento della percentuale massima di copertura (dal 70% all’80%) per le anticipazioni di credito, senza cessione dello stesso, verso imprese che vantano crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni e per le operazioni finanziarie di durata non inferiore a 36 mesi (articolo 1). Sono inoltre previsti finanziamenti a tasso agevolato per l’acquisto da parte delle PMI di nuovi macchinari e impianti (articolo 2).

Ulteriori disposizioni riguardano il mercato del gas naturale e i carburanti (articolo 4). Il decreto fissa termini perentori per lo svolgimento delle gare d’ambito nel mercato del gas naturale, introducendo meccanismi di intervento sostitutivo della regione e del Ministero dello sviluppo economico in caso di inerzia delle amministrazioni. E’ disposta inoltre l’estensione dell’incentivo previsto per la chiusura degli impianti di distribuzione di carburanti ai casi di trasformazione degli stessi in impianti di distribuzione di metano per autotrazione.

Il decreto introduce alcune novità in tema di comunicazione elettronica: viene liberalizzata l’offerta di accesso ad internet al pubblico mediante l’eliminazione dell’obbligo di identificazione degli utilizzatori. Con il decreto vengono inoltre eliminati l’apposita abilitazione richiesta per lo svolgimento delle attività di installazione, allacciamento, collaudo e manutenzione dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica e il connesso obbligo degli utenti delle reti di comunicazione elettronica di affidare le stesse attività alle sole imprese abilitate (articolo 10).

Per assicurare l’utilizzo dei fondi strutturali europei, superando le attuali inefficienze, il decreto legge impone alle amministrazioni di dare precedenza alle attività connesse all’utilizzo di tali fondi; anche in questo caso, è previsto l’intervento sostitutivo dello Stato o della regione in caso di inerzia degli enti territoriali (articolo 9).

Potenziamento dell’Agenda digitale italiana

Il decreto interviene sulla governance dell’Agenda digitale italiana (articolo 13). E’ ridefinita la composizione della cabina di regia presieduta dal Presidente del Consiglio (che include oltre ai ministri interessati un presidente di regione e un sindaco designati dalla Conferenza unificata). La cabina di regia presenterà in settembre, con la collaborazione dell’Agenzia per l’Italia digitale, una relazione sullo stato di attuazione dell’Agenda digitale italiana.

Viene inoltre istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un “Tavolo permanente per l’innovazione e l’agenda digitale italiana”, composto da esperti e rappresentanti di imprese e presieduto dal nuovo Commissario del governo per l’attuazione dell’Agenda digitale. Questo Commissario è posto a capo di una struttura ad hoc presso la Presidenza del Consiglio. Le funzioni di vigilanza sull’Agenzia per l’Italia digitale sono attribuite alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’attivazione di una casella PEC come domicilio digitale per i rapporti con le PA può essere chiesta dal cittadino anche senza una procedura ad hoc, contestualmente alla richiesta del documento digitale unificato (carta d’identità e tessera sanitaria) (articolo 14).

Rilancio delle infrastrutture

Per ovviare al blocco di numerosi cantieri realizzatosi in ragione della carenza di risorse finanziarie, è istituito un apposito Fondo di 2069 milioni di euro (per il periodo 2013-2017) nello stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture. Il decreto individua l’insieme di interventi finanziabili con le risorse del Fondo e alcune opere da finanziare in via prioritaria. Le specifiche destinazioni saranno definite da misure attuative. Tra gli obiettivi, ci sono il superamento delle criticità delle infrastrutture viarie concernenti ponti e gallerie, la messa in sicurezza del territorio e la riqualificazione dell’edilizia scolastica (articolo 18).

In tema di concessioni (articolo 19), per ovviare ai ritardi dovuti alla difficoltà di reperire la documentazione necessaria dalle varie amministrazioni è prevista la responsabilizzazione diretta del soggetto concedente, tenuto a dichiarare la disponibilità della documentazione all’atto della consegna dei lavori. E’ inoltre modificata la disciplina del codice dei contratti pubblici sulle concessioni di lavori (articolo 143) per rispondere alle criticità della reformatio in pejus dei presupposti o delle condizioni di base del contratto, imponendo la revisione dello stesso in presenza di variazioni apportate dalla stazione appaltante o modifiche normative che incidono sull’equilibrio del piano economico finanziario. La convenzione deve contenere le indicazioni necessarie per rendere il principio operativo.

Sono introdotte disposizioni volte a favorire il finanziamento delle opere da realizzare in partenariato pubblico-privato, tramite consultazioni preliminari degli operatori economici sulla bancabilità del progetto posto a base della gara e la possibilità di richiedere nel bando che l’offerta sia corredata da una manifestazione di interesse da parte di un istituto finanziario.

Viene inoltre esteso l’ambito di applicazione delle disposizioni contenute nel decreto legge n. 179/2012 sul credito di imposta su IRES e IRAP per le nuove opere infrastrutturali da realizzare in partenariato pubblico-privato per le quali non sono previsti contributi pubblici a fondo perduto e risulta la non sostenibilità del piano economico finanziario. L’importo minimo dell’opera è ridotto da 500 a 200 milioni di euro, il limite temporale per l’approvazione del progetto è differito da fine 2015 a fine 2016. Il CIPE individua l’elenco delle opere che possono accedere all’agevolazione e l’importo massimo complessivo della stessa. Alcune delle agevolazioni fiscali provvisorie per i project bond introdotte dal decreto legge n. 83/2012 sono rese strutturali: si tratta dell’alleggerimento delle imposte indirette e dell’esclusione dei limiti di deducibilità assoluta, analoga a quella che vale per gli interessi pagati sui finanziamenti bancari.

Il decreto contiene alcune disposizioni in materia di trasporto ferroviario (articolo 24): è previsto che un decreto ministeriale definisca il quadro per l’accesso all’infrastruttura, nonché i principi e le procedure per l’assegnazione della capacità, per il calcolo del canone di utilizzo e per i corrispettivi dei servizi. Sono precisati i requisiti di separazione contabile tra attività di servizio pubblico e altre attività. Il decreto introduce condizioni volte ad assicurare la compensazione dei soggetti che hanno obblighi di servizio pubblico laddove su specifiche tratte l’entrata di nuovi operatori comprometta l’equilibrio economico.

Altre disposizioni sono volte a consentire al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di svolgere le attività di vigilanza sulle concessioni autostradali, in seguito alla soppressione dell’apposita Agenzia (articolo 25).

In tema di appalti pubblici, gli obblighi di trasparenza sugli affidamenti, previsti dall’art. 1, comma 32, della legge n. 190/2012, possono essere assolti dalle pubbliche amministrazioni per il 2012 insieme a quelli per l’anno successivo. Sono prorogati sino al 31 dicembre 2015 sia il regime semplificato per la dimostrazione dei requisiti speciali per ottenere la qualificazione da parte delle SOA, sia la possibilità per le amministrazioni di escludere automaticamente le offerte anomale nel caso di appalti sotto la soglia comunitaria (articolo 26).


6) Misure per la semplificazione amministrativa

Con il D.L. n. 69 del 21 giugno 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 21 giugno 2013, sono state emanate nuove disposizioni di semplificazione (Titolo II, Capo I). Assonime, con una ulteriore nota del 09 luglio 2013, ne sintetizza i contenuti.

Al fine di disincentivare i ritardi delle pubbliche amministrazioni, è introdotto in via sperimentale, per i procedimenti a istanza di parte relativi all’avvio o all’esercizio di attività di impresa per i quali esiste l’obbligo della pubblica amministrazione di pronunciarsi, il diritto a un indennizzo (30 euro al giorno fino a un massimo di 2.000 euro) in caso di mancato rispetto dei termini di conclusione del procedimento. Per ottenerlo il soggetto interessato deve richiedere l’esercizio del potere sostitutivo entro 7 giorni dalla scadenza del termine. Viene, inoltre, modificata la disciplina del procedimento amministrativo con l’introduzione di un generale diritto all’indennizzo per il mero ritardo nei procedimenti ad istanza di parte che richiedono una pronuncia espressa della pubblica amministrazione; tale diritto si aggiunge a quello già riconosciuto del risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza colposa o dolosa del termine di conclusione del procedimento. (articolo 28).

Sempre in una prospettiva di semplificazione, i nuovi obblighi introdotti dalle amministrazioni centrali diventano efficaci il 1° gennaio o il 1° luglio successivi alla entrata in vigore dei corrispondenti atti normativi (articolo 29).

Le ulteriori misure di semplificazione seguono un approccio settoriale.

In materia di edilizia, l’articolo 30 esclude dal novero degli interventi di ristrutturazione edilizia quelli di demolizione e ricostruzione che comportano solamente variazioni nella sagoma; pertanto tali interventi non sono più soggetti al permesso di costruire e possono essere eseguiti tramite SCIA (salvo che l’immobile sia soggetto a vincoli ambientali, paesaggistici o culturali). Viene inoltre modificato il procedimento da seguire per il rilascio del permesso a costruire per gli immobili sui quali sussistono vincoli ambientali, paesaggistici o culturali. In questi casi il procedimento si deve concludere con l’adozione di un provvedimento espresso, contrariamente alla disciplina precedente che prevedeva invece l’ipotesi del silenzio-rifiuto.

L’articolo 31 contiene alcune disposizioni in materia di Documento unico di regolarità contributiva (DURC).

In particolare:

- viene estesa alle procedure di appalto pubblico e di appalti privati in edilizia la procedura compensativa, in base alla quale si procede al rilascio del DURC in presenza di crediti certificati nei confronti delle PA di importo pari ai versamenti contributivi dovuti;

- nei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, nel caso in cui il DURC segnali un’inadempienza contributiva relativa all’impresa impiegata nell’esecuzione del contratto, la stazione appaltante trattiene l’importo dovuto dal certificato di pagamento, provvedendo essa stessa, direttamente, al versamento agli enti previdenziali e assicurativi;

- la validità del DURC rilasciato per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è estesa a 180 giorni dalla data di emissione.

Il decreto legge prevede altresì varie semplificazioni di adempimenti formali in materia di sicurezza sul lavoro, comprese le prestazioni lavorative di breve durata (articoli 32 e 35).

Al fine di implementare l’attivazione di strumenti di semplificazione amministrativa per gli impianti produttivi e le attività delle imprese, il decreto legge n. 69/2013 interviene in materia di “zone a burocrazia zero” che, ai sensi dell’articolo 12 del decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, possono essere attivate dalle pubbliche amministrazioni tramite lo strumento volontario delle convenzioni.

L’articolo 37 prevede che le convenzioni possono essere stipulate entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge (22 giugno 2013). Le attività di sperimentazione inoltre sono estese a tutto il territorio nazionale, al fine di creare un sistema integrato di dati telematici tra le diverse amministrazioni e i gestori di servizi pubblici e di servizi per la pubblica utilità. Tali attività non sono soggette a limitazioni, salvo che non esista sussista l’esigenza di tutelare i principi fondamentali della Costituzione, la sicurezza, la libertà e la dignità dell’uomo e l’utilità sociale, il rispetto della salute, dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio artistico e culturale. I soggetti sperimentatori provvedono a individuare e rendere pubblici sul loro sito istituzionale, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, i casi in cui il rilascio delle autorizzazioni di competenza è sostituito da una comunicazione dell’interessato.

Infine l’articolo 37 attribuisce al Ministero dello sviluppo economico il compito di promuovere l’accesso alle informazioni, comprese quelle in cui il rilascio delle autorizzazioni è sostituito da una comunicazione dell’interessato, tramite il proprio sito istituzionale nonché di predisporre, d’intesa con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, un Piano nazionale delle zone a burocrazia zero e di monitorarne costantemente l’attuazione tramite la pubblicazione sul proprio sito di una relazione trimestrale.

In materia ambientale (articolo 41), di particolare rilievo è la disposizione che precisa l’ambito di applicazione del recente decreto interministeriale n. 161/2012 sulla gestione dei materiali da scavo come sottoprodotti: viene chiarito che la nuova disciplina è applicabile esclusivamente ai materiali da scavo generati da attività/opere soggette a VIA o ad AIA. Altre previsioni del decreto attengono invece alle situazioni di emergenza nella gestione dei rifiuti nel Lazio e in Campania: in particolare vengono meglio individuati i poteri del Commissario nominato per l’emergenza rifiuti nel Lazio e accelerate, mediante l’introduzione di un meccanismo che prevede la nomina di commissari ad acta in caso di inadempienza, le procedure di competenza degli enti locali per la realizzazione e l’avvio della gestione degli impianti di rifiuti in Campania.

Vincenzo D’Andò