La liquidazione di Aspi e mini-Aspi

di Sandro Cerato

Pubblicato il 18 luglio 2013



la liquidazione dei nuovi ammortizzatori sociali è possibile in un'unica soluzione per intraprendere una nuova attività autonoma o in forma cooperativa

La legge di riforma del mercato del lavoro (Legge n. 92/2012) ha modificato, come noto, la disciplina degli ammortizzatori sociali prevedendo l’introduzione di due nuove indennità (ASPI e mini-ASPI) destinate a sostituire, a regime, rispettivamente, l’indennità di disoccupazione e l’indennità di mobilità.

Nello specifico, l’ASPI è destinata a sostituire l’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti normali, ovvero l’indennità di disoccupazione speciale edile. Parimenti, la Mini ASPI sostituirà la disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti ridotti, nonché l’indennità di mobilità.

Potranno usufruire dei novellati istituti di integrazione salariale del reddito, tutti i lavoratori dipendenti, i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata, nonché il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato. Restano esclusi dalla disciplina in parola, i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni, gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato (per i quali continua a trovare applicazione la specifica normativa come modificata dalla stessa legge di riforma), nonché i lavoratori extracomunitari entrati in Italia con permesso di soggiorno di lavoro stagionale per i quali resta confermata la specifica normativa.

La norma istituente i nuovi ammortizzatori sociali illustra i requisiti per l’accesso alla prestazione integrativa al reddito precisando che il soggetto richiedente deve trovarsi in stato di disoccupazione involontario: sono esclusi, quindi, tutti quei lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni o di risoluzione consensuale.

Condizione necessaria per accedere ai predetti ammortizzatori sociali, è che il soggetto richiedente abbia maturato almeno due anni di assicurazione, ovvero possa far valere almeno un anno di contribuzione contro la disoccupazione (contributo DS e/o contributo ASpI) nel biennio precedente l'inizio del periodo di disoccupazione. Peraltro, secondo quanto stabilito dall’articolo 2 comma 19 della legge n. 92/2012 per gli anni 2013, 2014 e 2015, il lavoratore avente diritto alla corresponsione dell'indennità può richiedere la liquidazione degli importi del relativo trattamento (pari al numero di mensilità non ancora percepite) al fine di intraprendere un'attività di lavoro autonomo, ovvero per avviare un'attività in forma di auto impresa o di micro impresa, o per associarsi in cooperativa. Con il decreto 29.03.2013 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 133 del 08.06.2013) il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha stabilito il dettaglio delle disposizioni previste per la liquidazione anticipata delle indennità ASPI e mini-ASPI. Secondo quanto stabilito dall’articolo 2 del decreto 29.03.2013 la prestazione consiste “nella liquidazione in unica soluzione dell'indennità mensile ASPI o mini-ASPI, per un numero di mensilità pari a quelle spettanti e non ancora percepite”.

Nello specifico, viene stabilito che la liquidazione della prestazione è effettuata dall’INPS e che le prestazioni corrispondenti alla liquidazione in un'unica soluzione delle mensilità spettanti e non ancora percepite dell'indennità ASPI o mini-ASPI sono riconosciute nel limite massimo complessivo di 20 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015.

I lavoratori che intendono avvalersi della liquidazione in unica soluzione della prestazione devono trasmettere telematicamente all'INPS domanda recante la specificazione circa l'attività da intraprendere o da sviluppare, secondo le indicazioni fornite dall'Istituto (con tutta probabilità con una circolare di prossima pubblicazione). L'istanza dovrà essere corredata dalla documentazione comprovante ogni elemento che attesti l'assunzione di iniziative finalizzate allo svolgimento dell'attività che dà titolo all’anticipazione. Ad ogni modo, nei casi in cui per l'esercizio di tale attività, sia richiesta specifica autorizzazione ovvero iscrizione ad albi professionali o di categoria, dovrà essere documentato il rilascio dell'autorizzazione ovvero l'iscrizione agli albi medesimi.

Con particolare riferimento all'attività di lavoro associato in cooperativa, dovrà essere documentata l'avvenuta iscrizione della cooperativa nel registro delle società presso il tribunale, competente per territorio, nonché nell'Albo nazionale degli enti cooperativi. Secondo quanto stabilito dall’articolo 3 del decreto 29.03.2013, inoltre “in tutte le ipotesi di fruizione dell'indennità ASPI o mini-ASPI, se il lavoratore, associandosi ad una cooperativa già esistente o partecipando alla costituzione di una nuova cooperativa, instauri […] un rapporto di lavoro subordinato, la liquidazione della prestazione per le mensilità spettanti ma non ancora percepite compete alla cooperativa o deve essere conferita dal lavoratore al capitale sociale della cooperativa”.

La domanda deve essere trasmessa entro i termini di fruizione della prestazione mensile ASPI e mini-ASPI e, comunque, entro 60 giorni dalla data di inizio dell'attività autonoma o dell'associazione in cooperativa. L'indennità anticipata dovrà essere restituita, nel caso in cui il lavoratore instauri un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo spettante di indennità corrisposta in forma anticipata. Il lavoratore dovrà, pertanto, dare comunicazione scritta dell'avvenuta assunzione alla sede dell'INPS che ha liquidato l'anticipazione medesima, entro 10 giorni dall'inizio dell'attività dipendente.

In conclusione, quindi, per il rilancio di una impresa prossima alla chiusura, a causa dell’eccessivo indebitamento, una via d’uscita alla crisi (o quantomeno al mantenimento dell’occupazione) potrebbe essere rappresentata dalla costituzione di una cooperativa di produzione e lavoro, formata dai medesimi lavoratori, destinati ad essere espulsi dal circuito produttivo al termine del periodo degli ammortizzatori sociali: i suddetti lavoratori potrebbero, infatti, “capitalizzare” la quota residua del trattamento di integrazione salariale e proseguire l’attività lavorativa rilevando, ad esempio, l’azienda in crisi. Così facendo, detti lavoratori avrebbero il vantaggio di non disperdere il know how acquisito in anni di lavoro, oltre a creare una prospettiva occupazionale migliore rispetto a quella attualmente presente sul mercato.

 

18 luglio 2013

Sandro Cerato