Il lavoro a chiamata: dalla Riforma Fornero alle ultime novità

Così come il contratto di apprendistato, anche il contratto di lavoro intermittente o a chiamata, è in continua evoluzione. Ciò allo scopo di favorire la flessibilità contrattuale evitandone però gli abusi.
 
Alla luce di ciò, vediamo insieme le caratteristiche del contratto ponendo a confronto e coordinando gli effetti delle due più recenti modifiche normative approvate, ovvero:
 

Legge 92/2012 – “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, che di seguito indicheremo come Riforma Fornero, entrata in vigore il 18.07.2012, nonché il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 27.03.2013 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18.06.2013 decorrente dal 03.07.2013 per quanto concerne le modalità di comunicazioni (adempimento introdotto proprio dalla Riforma Fornero al fine di garantire la genuinità del rapporto discontinuo);

Decreto Legge n. 76 del 26.06.2013 pubblicato in G.U. IL 28.06.2013 – “Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti”, che di seguito indicheremo come Pacchetto Lavoro.

 
 
Definizione:
Si definisce “lavoro intermittente” (lavoro a chiamata o job call) quella particolare tipologia di rapporto di lavoro subordinato che consente al datore di lavoro di utilizzare un lavoratore soltanto nel momento e per il tempo strettamente necessario alle proprie esigenze, secondo particolari modalità e nel rispetto di alcuni limiti previsti da specifiche disposizioni.
Il contratto di lavoro a chiamata può essere a tempo determinato o indeterminato; è pur sempre un contratto di lavoro dipendente ma di natura atipica.
La disponibilità quindi del lavoratore è quindi di carattere “discontinuo o intermittente”, per esigenze e nei limiti individuati dalla contrattazione collettiva.
La prestazione è resa per periodi anche di durata significativa purché intervallati da una o più interruzioni, in modo che non vi sia esatta coincidenza tra la durata del contratto e quella della prestazione, questo perché se così non fosse si perderebbe la caratteristica peculiare di questo tipo di contratto che è proprio la discontinuità e si configurerebbe a tutti gli effetti un rapporto di lavoro duraturo nel tempo.
Il lavoro intermittente nella sua originaria istituzione (D.Lgs. n. 276/2003 – Legge Biagi) era applicabile in particolari momenti dell’anno per esempio: fine settimana, ferie estive, vacanze natalizie o pasquali.
La Riforma Fornero ha invece previsto la possibilità di ricorrere al contratto a chiamata anche per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno, compatibilmente con le esigenze aziendali e di produzione del datore di lavoro.
Come detto il contratto di lavoro a chiamata si presta molto bene a regolare quei lavori legati a particolari orari o periodi nell’arco dell’anno di intensa produzione o attività.
 
Riordino dei contratti:
Per quanto attiene ai contratti sottoscritti ante 18.07.2012 se incompatibili con le nuove norme imposte dalla Riforma Fornero cesseranno di produrre i propri effetti in data 31.12.2013 (inizialmente la data di cessazione degli effetti era stata indicata nel 17.07.2013 – ovvero ad un anno dall’entrata in vigore della Riforma Fornero); L’eventuale prestazione resa in violazione del divieto sarà considerata come prestazione effettuata “in nero”.
Si ricorda che questi contratti potevano essere stipulati per lo svolgimento di prestazioni a carattere discontinuo rientranti in queste tipologie:

In relazione …

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