Il fermo amministrativo dei crediti tributari

FERMO CONTABILE

Il fermo amministrativo previsto dall’art. 69 del RD n 2440 del 1923 può essere disposto anche in relazione ai rimborsi IVA richiesti ai sensi dell’articolo 38 bis del DPR n. 633 del 1972. Detta misura cautelare è applicabile anche ai crediti IVA consentendo il diniego dell’istanza di rimborso in presenza di controversie su rettifiche ed accertamenti relative ad altre annualità del tributo (Cass. 21-03-2012 n. 4505 sez. T).

A tutela dei crediti tributari, l’Amministrazione finanziaria può sospendere i pagamenti dovuti ai contribuenti facendo ricorso all’istituto del c.d. fermo amministrativo, previsto dall’art. 69, c. 5, del regio decreto 18 n. 2440 del 1923. Il fermo amministrativo di somme persegue lo scopo di legittimare la sospensione in via cautelare e provvisoria del pagamento di un debito liquido ed esigibile da parte di un’amministrazione dello Stato a salvaguardia, appunto, di eventuale compensazione legale con altro credito che la stessa o altra amministrazione statale pretenda di avere nei confronti del suo creditore. L’art. 69 del R.D. n. 2440 del 1923, basa l’autotutela erariale sulla semplice ricorrenza di una “ragione di credito“, cioè su una pretesa non manifestamente irragionevole, ancorchè non ancora definitivamente accertata, senza che rilevi il provvisorio accoglimento del ricorso del contribuente contro l’accertamento giustificativo del fermo. Proprio per la sua natura cautelare e intrinsecamente provvisoria, può essere adottato non solo quando il diritto di credito a cautela del quale è disposto sia stato definitivamente accertato, ma anche nei casi in cui il credito sia contestato e tuttavia non sia irragionevole sostenerne l’esistenza, posto che presupposto normativo del fermo contabile è la mera “ragione di credito”e non la provata esistenza del credito stesso, ovvero l’accertamento giudiziale del medesimo (Cass. 13-07-2012 n.11962 sez. T).

La sentenza di merito a favore del contribuente è comunque ininfluente al fine di valutare l’eventuale manifesta infondatezza della ragione di credito, qualora trattasi di una pronuncia non passata in giudicato (Cass. nn. 4219/2004 e 15388/2001).

Il “fermo amministrativo” può essere disposto a tutela di crediti che non devono essere necessariamente liquidi ed esigibili. Va affermata la compatibilità dell’istituto del “fermo amministrativo” con il sistema di garanzie previste dall’art. 38-bis, c. 1, del DPR 26 ottobre 1972, n. 633 poiché “si tratta di garanzie aventi funzioni diverse, per cui l’una non preclude l’operatività dell’altra: quella prevista dal citato art. 38-bis, garantisce per l’ipotesi che il credito al rimborso sia insussistente, mentre quella prevista dal R.D. n. 2440 del 1923, art. 69 , garantisce la possibilità di operare la compensazione con i controcrediti dell’amministrazione” (Cassazione, sent. n. 9853/ 2011).

Il fermo costituisce una misura diversa rispetto alla prestazione di cauzione sulle richieste di rimborso IVAprevista dall’art. 38-bis del D.P.R. n. 633 del 1972 (Cass. 21-03-2012 n.4505 sez. T).

In tema di IVA, l’art. 38-bis, c. 1, del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, nel prevedere la sospensione degli interessi sui rimborsi nel periodo intercorrente tra la data della notifica della richiesta di documenti e la data della loro consegna, individua un istituto la cui funzione è quella di non far gravare sull’Amministrazione gli oneri ricollegabili ad un ritardo ascrivibile, presuntivamente, alla mancata collaborazione del creditore; tale disciplina si distingue nettamente da quella del fermo amministrativo, prevista dall’art. 69 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440, e non vi interferisce con riguardo alla presentazione, da parte del contribuente, della fideiussione, pure prevista dal medesimo primo comma del citato art. 38-bis ed afferente ai soli debiti tributari scaturenti da atti impositivi che, al momento della istanza di rimborso, possono o debbono ancora essere notificati (Cass. civ. Sez. V, 06-07-2011, n….

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