Gli accertamenti basati sull’antieconomicità delle operazioni

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 15 luglio 2013

dopo tante puntate dedicate alla normativa in tema di reati tributari, dedichiamo la nostra rassegna di giurisprudenza tributaria ad un altro sentito argomento: il problema dell'antieconomicità

Premessa

Dopo tante puntate dedicate alla normativa in tema di reati tributari, facciamo una parentesi introducendo un argomento che ci è stato spesso sollecitato dai nostri gentili utenti, a cui corre l’obbligo di far pervenire i nostri ringraziamenti per l’interesse mostrato nella rubrica.

Parliamo dunque del sempre più diffuso accertamento basato sul cd. principio di antieconomicità, ossia dei poteri dell’Amministrazione di giudicare l’economicità di alcune operazioni compiute dalle imprese.

L’Amministrazione finanziaria, infatti, esaminando le dichiarazioni dei redditi degli anni immediatamente precedenti e successivi a quello oggetto di accertamento, ridetermina induttivamente maggiori ricavi in capo al contribuente, assumendo come non ragionevoli i risultati economici costantemente negativi ovvero con utili irrisori.

 

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L’onere della prova del comportamento economico è a carico del contribuente

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