Novità fiscali del 20 giugno 2013: le regole per la tassazione delle società tra professionisti

Pubblicato il 20 giugno 2013



rete d’impresa quale soggetto autonomo passivo d’imposta; modalità di comunicazione della chiamata di lavoro intermittente; regole di tassazione degli utili prodotti dalle STP; accertamento da studi di settore: niente applicazione automatica per le doppie attività; incontri formativi per Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU); 190 euro al mese per assunzioni di lavoratori licenziati; cartelle di pagamento in chiaro; rapporti tra processo penale e processo tributario

 

 

Indice:

1) Rete d’impresa quale soggetto autonomo passivo d’imposta

2) Modalità di comunicazione della chiamata di lavoro intermittente

3) Regole di tassazione degli utili prodotti dalle STP

4) Accertamento da studi di settore: niente applicazione automatica per le doppie attività

5) Incontri formativi per Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU)

6) 190 euro al mese per assunzioni di lavoratori licenziati

7) Cartelle di pagamento in chiaro

8) Rapporti tra processo penale e processo tributario

 

 

1) Rete d’impresa quale soggetto autonomo passivo d’imposta

Le reti di impresa dotate di un fondo patrimoniale comune possono acquisire un’autonoma soggettività giuridica, distinta rispetto a quella delle singole imprese partecipanti. Così facendo la rete diventa un autonomo soggetto passivo di imposta a cui fanno capo i conseguenti obblighi tributari.

E’ uno dei chiarimenti contenuti nella circolare n. 20/E del 18 giugno 2013, con la quale l’Agenzia delle entrate ha fatto il punto sull’impatto fiscale dei “decreti crescita” avuto riguardo alla disciplina civilistica del contratto di rete di imprese.

Tale documento affronta poi alcuni aspetti della disciplina agevolativa introdotta dall’articolo 42, commi da 2-quater a 2-septies del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78, a favore delle imprese aderenti ad un contratto di rete.

Due chiavi per fare rete: indipendenti per scelta, o viceversa

Le reti di impresa dotate di un fondo patrimoniale comune possono decidere di iscriversi al registro delle Camere di Commercio e divenire così “reti-soggetto”, dotate di autonoma soggettività giuridica, e quindi anche tributaria, oppure, aderire ad un modello contrattuale “puro” di rete di imprese, cioè la “rete-contratto”, in cui la titolarità di beni, atti, diritti e obblighi restano riferibili per quota ai singoli soggetti partecipanti, anche dal punto di vista fiscale.

La circolare chiarisce che, diversamente dalla rete-soggetto, che è titolare delle situazioni giuridiche soggettive derivanti dall’attuazione del programma di rete, nella rete-contratto gli atti posti in essere in esecuzione del programma di rete producono i loro effetti direttamente nelle sfere giuridico-soggettive dei partecipanti.

Conseguentemente, qualora il contratto preveda la nomina di un organo comune, incaricato dell’esecuzione del contratto o di una o più parti di esso, gli atti posti in essere da quest’ultimo - che agisce in veste di mandatario con rappresentanza dei contraenti - producono effetti giuridici direttamente nelle sfere individuali dei singoli rappresentati.

La circolare interviene a proposito con un importante chiarimento. L’imputazione fiscale dei costi e dei ricavi generati dalle operazioni poste in essere dall’organo comune richiede la fatturazione diretta da parte dei singoli partecipanti nel caso di operazioni attive, e ai singoli partecipanti in caso di operazioni passive.

Per i beni acquistati e i servizi ricevuti nell’esecuzione del programma di rete, il fornitore dovrà, pertanto, emettere tante fatture quanti sono i partecipanti rappresentati dall’organo comune, intestate a ciascuno di essi e con l’indicazione della parte di prezzo a essi imputabile.

Allo stesso tempo per le vendite e le prestazioni di servizi effettuate dall’organo comune, ciascun partecipante dovrà emettere fattura al cliente per la quota parte del prezzo a sé imputabile.

Viene altresì chiarito che gli atti posti in essere in esecuzione di singole parti o fasi del contratto di rete dalle singole imprese partecipanti o anche dall’eventuale “impresa capofila” - che agiscono in veste di mandatari senza rappresentanza – non comportano, invece, alcun effetto sulla sfera giuridica delle altre imprese partecipanti al contratto.

La singola impresa o l’eventuale “capofila”, che ha agito in nome proprio e per conto degli altri partecipanti al contratto di rete, dovrà, pertanto, “ribaltare” i costi e i ricavi ai soggetti per conto dei quali ha agito emettendo o ricevendo fatture per la quota parte del prezzo riferibile alle altre imprese.

Ciascuna impresa aderente alla rete, pertanto, farà concorrere alla formazione del proprio risultato di periodo i costi che ha sostenuto e i ricavi che ha realizzato per l’attuazione del programma di rete - che saranno deducibili o imponibili secondo le regole impositive fissate dal Tuir e andranno indicati in dichiarazione - a prescindere dall’esistenza o meno di un organo comune dotato di poteri di rappresentanza.

La circolare chiarisce anche che, in caso di conto corrente acceso con il codice fiscale della rete, gli interessi attivi sono riferibili pro quota a ciascuna impresa partecipante in proporzione ai conferimenti effettuati o al diverso criterio indicato nel contratto di rete e, conseguentemente, le ritenute operate dalla banca sui medesimi interessi sono di competenza delle singole imprese partecipanti in base a tali criteri di ripartizione.

Imposta di registro

Per quanto riguarda le problematiche afferenti all’imposta di registro, nell’affermare, in via preliminare, che il contratto di rete di imprese rientra tra gli atti soggetti a registrazione ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera a), del Dpr n. 131/1986, l’Agenzia delle entrate chiarisce il diverso trattamento applicabile alle reti-soggetto e alle reti-contratto.

Con riferimento alle prime, viene precisato che, nelle ipotesi di svolgimento di attività commerciale o agricola in via esclusiva o principale, in relazione ai conferimenti al fondo patrimoniale comune, si rende applicabile l’articolo 4, lettera a), della Tariffa, parte prima, secondo cui sono soggetti all’imposta la costituzione e l’aumento del capitale o patrimonio “delle società di qualunque tipo ed oggetto e degli enti diversi dalle società, compresi i consorzi, le associazioni e le altre organizzazioni di persone o di beni, con o senza personalità giuridica, aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali o agricole”.

Quindi:

- in relazione a conferimenti di proprietà o diritti reali di godimento su beni immobili, l’imposta è dovuta nelle misure indicate nell’articolo 1 della Tariffa.

- in relazione agli apporti di denaro o di beni mobili, è dovuta l’imposta in misura fissa (168 euro).

Diversamente, qualora la rete–soggetto non svolga attività commerciale o agricola in via principale o esclusiva, per i conferimenti al fondo comune trovano applicazione le disposizioni dettate dagli articoli della Tariffa, parte prima, allegata al Dpr n. 131/1986.

In via residuale, “per gli atti diversi da quelli altrove indicati aventi ad oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale”, si applica l’articolo 9, in base al quale l’imposta di registro è dovuta nella misura del 3%.

Per i contratti di rete privi di soggettività giuridica, si applica, in linea generale, l’imposta di registro nella misura fissa di 168 euro, prevista - dall’articolo 11 della Tariffa, parte prima - per gli atti pubblici o scritture private autenticate non aventi per oggetto atti a contenuto patrimoniale.

Con i conferimenti al fondo patrimoniale comune, infatti, le imprese partecipanti destinano parte del proprio patrimonio alla realizzazione del programma comune senza, tuttavia, che si verifichi alcun effetto traslativo.

Al riguardo, nel fare rinvio alla circolare n. 3/2008, l’Agenzia chiarisce che la costituzione di vincoli non traslativi non è soggetta all’imposta sulle successioni o donazioni, e sconta l’imposta di registro in misura fissa, ordinariamente prevista per gli atti privi di contenuto patrimoniale.

In sostanza, tale orientamento risulta applicabile anche nel caso in esame: con i conferimenti al fondo patrimoniale comune, le imprese partecipanti alle reti-contratto destinano, di fatto, parte del proprio patrimonio alla realizzazione del programma comune, senza che si verifichi alcun effetto traslativo.

Agevolazione fiscale: via libera alle cooperative

Anche le società cooperative possono accedere all’agevolazione fiscale che consiste nella sospensione della tassazione sugli utili.

Infatti, il principio che impone alle società cooperative di assoggettare a imposizione una parte minima degli utili non impedisce di fruire dell’agevolazione prevista per le imprese che aderiscono al contratto di rete.

Le società cooperative, infatti, in virtù della specifica funzione sociale svolta, sono soggette a un particolare regime fiscale, in base al quale le somme destinate alla riserva indivisibile non concorrono a formare il reddito imponibile, tranne una determinata percentuale minima di utili, che è comunque soggetta a tassazione.

In particolare, ai sensi dell’articolo 12 della legge 904/1977, per le società cooperative e i loro consorzi a “mutualità prevalente” non concorrono a formare il reddito imponibile le somme destinate a riserva indivisibile. Tuttavia, in base a quanto disposto dal comma 460, articolo 1, della legge 311/2004, tale esenzione non si applica a una percentuale degli utili netti annuali, variabile a seconda della tipologia di attività svolta.

Inoltre, lo stesso articolo prevede al successivo comma 464, per le società cooperative a “mutualità non prevalente”, che l’esenzione disposta dal citato articolo 12 si applica, esclusivamente, “alla quota del 30 per cento degli utili netti annuali”, se accantonati ad apposita riserva indivisibile prevista dallo statuto.

Ai fini del calcolo dell’agevolazione, la circolare afferma che le imprese cooperative possono fruire della sospensione “sulla quota di utili disponibili, soggetta a imposizione”, sempre che siano destinati al fondo patrimoniale comune per la realizzazione del programma comune di rete, nei limiti dell’accantonamento della stessa quota di utili in un’apposita riserva, distinta dalle altre eventuali riserve presenti nel patrimonio netto.

Rinnovo dell’asseverazione

Le imprese che sottoscrivono o aderiscono a un contratto di rete possono fruire del beneficio fiscale a condizione che il programma di rete sia preventivamente asseverato dagli organismi abilitati.

Questi ultimi, mediante l’asseverazione, verificano preventivamente la sussistenza sia degli elementi propri del contratto di rete sia dei requisiti di partecipazione delle imprese che hanno sottoscritto il contratto.

Integrando quanto già precisato nella precedente circolare n. 15/2011, il nuovo documento di prassi chiarisce che l’asseverazione del programma comune di rete va rinnovata ogni qualvolta si verifichino eventi tali da comportare una modifica al precedente programma asseverato.

Tra i casi in cui è richiesto il rinnovo, rientra, ad esempio, quello in cui vengano effettuati successivi apporti al fondo patrimoniale non previsti nel programma già asseverato oppure i casi di variazione della platea delle imprese contraenti.

Fruizione dell’agevolazione

L’agevolazione è fruita apportando una variazione in diminuzione della base imponibile del reddito di impresa relativo al periodo di imposta cui si riferiscono gli utili stessi.

Il beneficio, pertanto, pur operando esclusivamente in presenza di un utile d’esercizio, può, per effetto della predetta variazione in diminuzione, determinare una perdita fiscale che rileverà secondo le ordinarie regole previste dal Tuir.

Inoltre, la quota di utile d’esercizio sospesa non va ad aggiungersi all’insieme delle esenzioni che costituiscono il limite di riportabilità delle perdite, di cui all’articolo 84 del Tuir.

Ciò poiché l’agevolazione consiste in una sospensione d’imposta, cioè in un “differimento” dell’imposta sugli utili e, quindi, non si applica il comma 1, secondo periodo, del citato articolo 84, che pone limiti all’utilizzo e al riporto delle perdite per i soggetti che fruiscono di un regime di “esenzione” degli utili.

Quando il vantaggio fiscale precede gli investimenti

Al fine di incentivare l’attuazione del programma di rete, il vantaggio fiscale è concesso prima della realizzazione degli investimenti rilevanti, a patto che l’impiego degli utili per i quali è accordato il beneficio della sospensione delle imposte avvenga entro l’esercizio successivo a quello in cui è stata deliberata la destinazione degli stessi.

A integrazione delle precisazioni già fornite, il nuovo documento di prassi precisa che il valore dell’investimento rileva per l’intero ammontare del costo sostenuto, così come rilevano i limiti di deducibilità imposti dal Tuir per difetto del requisito di inerenza.

Quanto all’imputazione degli investimenti al periodo di effettuazione, occorre seguire le regole generali di cui all’articolo 109, commi 1 e 2, del Tuir, a nulla rilevando il momento in cui avviene l’effettivo esborso finanziario.

In merito al meccanismo applicativo del bonus, la circolare ribadisce che le imprese beneficiarie possono usufruire dell’agevolazione, al momento del versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta relativo all’esercizio cui si riferiscono gli utili, anche se gli investimenti non sono stati realizzati, purché ricorrano a tale data i presupposti previsti dalla norma: adesione al contratto di rete, accantonamento e destinazione dell’utile di esercizio, asseverazione del programma di rete.

Per conseguenza, la realizzazione degli investimenti può avvenire dopo la fruizione dell’agevolazione, purché entro l’esercizio successivo a quello in cui è stata deliberata la destinazione dell’utile.

Conseguenze della realizzazione parziale degli investimenti

Come chiarito nella circolare n. 15/2011, gli utili per i quali è accordato il beneficio della sospensione devono essere impiegati per gli investimenti previsti dal programma comune di rete, da realizzare entro l’esercizio successivo a quello in cui è assunta la delibera di accantonamento degli utili dell’esercizio.

Inoltre, la norma non impone di realizzare entro tale termine gli investimenti previsti dal programma comune di rete, nella loro totalità, “… fermo restando l’impiego entro detto termine degli utili per i quali è accordato il beneficio della sospensione da imposizione”.

Per conseguenza, nel caso di impiego parziale degli utili per i quali è stata accordata la sospensione d’imposta, l’impresa decade dall’agevolazione per l’intero importo degli utili sospesi.

Le uniche deroghe a tale principio sono costituite dalle ipotesi in cui la mancata effettuazione degli investimenti dipenda da circostanze sopravvenute, non dipendenti dalla volontà del contribuente, o sia conseguente a una riduzione del valore degli investimenti stessi dovuta a economie di costo e/o di scala.

In questi casi – da dimostrare adeguatamente – l’impresa non decade totalmente dall’agevolazione, ma ne “ridetermina” la consistenza, escludendo la quota di utili non impiegata, che concorrerà alla determinazione del reddito di impresa del periodo d’imposta successivo a quello in cui la stessa è stata accantonata.

 

2) Modalità di comunicazione della chiamata di lavoro intermittente

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18 giugno 2013, il Decreto 27 marzo 2013 con le modalità di comunicazione della chiamata di lavoro intermittente.

Viene adottato il modello di comunicazione “UNI-Intermittente” da compilarsi esclusivamente attraverso strumenti informatici.

Il modello “UNI-Intermittente” deve contenere i seguenti dati obbligatori:

- dati identificativi del lavoratore;

- dati identificativi del datore di lavoro;

- la data di inizio e fine della prestazione lavorativa cui la chiamata si riferisce.

Il modello deve essere trasmesso esclusivamente secondo una delle seguenti modalità:

a) via e-mail all'indirizzo di posta elettronica certificata appositamente creato;

b) per il tramite del servizio informatico reso disponibile sul portale cliclavoro (www.cliclavoro.gov.it);

c) SMS contenente almeno il codice fiscale del lavoratore. Tale modalità è utilizzabile esclusivamente in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione.

Le nuove modalità comunicative entreranno in vigore il 3 luglio 2013.

 

3) Regole di tassazione degli utili prodotti dalle STP

Le regole di tassazione degli utili prodotti dalle società tra professionisti saranno quelle previste per gli studi associati.

Seguendo le regole dei lavoratori autonomi, l’imposizione si avrà in capo ai soci, che riceveranno per trasparenza i profitti in proporzione alle quote di partecipazione. L’Irap, invece, sarà dovuta dalla società.

Tutto questo con il DDL semplificazioni. Il chiarimento sulle STP si conferma dunque in linea con i primi orientamenti dell’Agenzia delle entrate.

Inoltre, le comunicazioni black-list, oggi trimestrali o mensili, diventeranno annuali, con ampliamento del tetto dell’esonero dall’obbligo delle transazioni, da 500 a mille euro di valore unitario.

Ma in materia di professionisti viene chiarito anche che le prestazioni di vitto e alloggio acquistate dal cliente non costituiscono compensi in natura.

Al contempo sparisce dall’articolo 54, comma 5 del Tuir la norma secondo cui tali spese sono deducibili al 100% se sostenute dal committente per conto del professionista e da questi addebitate in fattura.

Raddoppia il tetto massimo per conseguire la detraibilità Iva sulle spese di rappresentanza: L’imposta si potrà recuperare sugli acquisti di beni di valore unitario fino a 50 euro, contro i 26 vigenti finora.

La soglia viene così allineata a quella prevista dall’articolo 108 Tuir ai fini delle imposte sui redditi.

Semplificate le modalità di erogazione ai sostituti d’imposta delle somme dovute per l'assistenza fiscale prestata.

Arriva la semplificazione amministrativa anche per le assicurazioni estere in regime di libera prestazione di servizi. La denuncia dei premi e accessori incassati non sarà più mensile, ma annuale.

Infine, arriva il tutor d’impresa. Sarà attivato con la rete degli sportelli unici delle Camere di Commercio.

 

4) Accertamento da studi di settore: niente applicazione automatica per le doppie attività

Occorrono controlli adeguati per le doppie attività, almeno ai fini degli studi di settore, infatti, gli standard sono inapplicabili alla professione minore se in relazione a quella prevalente la dichiarazione dei redditi è coerente con le relative risultanze.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 15186 del 18 giugno 2013, ha respinto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria.

Secondo la Suprema Corte, ha fatto bene il giudice di merito (CTR di Milano) a bocciare la pretesa fiscale dell’ufficio, sia perché era stata accertata la coerenza dei valori dichiarati agli studi di settore dell’attività prevalente, sia perché l’atto impositivo era stato basato esclusivamente sugli standard “senza che l’accertamento risultasse modulato in relazione alle due attività svolte”. Anche in questo caso è applicabile il principio generale sugli studi secondo cui la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standard in sé, ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente con il contribuente. Inoltre, la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente.

 

5) Incontri formativi per Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU)

Allo scopo di fornire un’adeguata informazione ai medici sulle sugli strumenti informatici messi a disposizione per la gestione della procedura denominata “Portale dei servizi per il CTU”, è stato sviluppato un intervento formativo in materia in ogni regione, finalizzato, in particolare, a diffondere la conoscenza delle potenzialità del Portale presso i medici CTU della provincia/regione impegnati nelle attività di accertamento presso i tribunali operanti nel territorio di competenza.

L’attività formativa si svolgerà dal 1° al 31 luglio 2013, per riprendere poi a settembre 2013, secondo le adesioni pervenute a ciascuna Direzione regionale dell’Istituto.
Il programma degli interventi è allegato al messaggio dell’Inps n. 9931 del 19 giugno 2013.

 

6) 190 euro al mese per assunzioni di lavoratori licenziati

190 euro al mese nel caso di assunzioni di lavoratori licenziati per motivi economici effettuate nel 2013.

L’agevolazione spetta ai datori di lavoro privati che assumono lavoratori licenziati nei dodici mesi precedenti per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro.

Le assunzioni agevolate sono quelle effettuate nel 2013 con contratto a tempo indeterminato, a termine, anche a tempo parziale, o nel caso di contratto di somministrazione di lavoro, e sono previste dal Decreto direttoriale n. 264/Segr D.G./2013 del 19 aprile 2013, adottato dalla Direzione generale per le politiche attive e passive del lavoro del Ministero del Lavoro in corso di pubblicazione sulla G.U.

L’agevolazione sarà pari a 190 euro per 12 mesi se il contratto è a tempo indeterminato, 6 mesi se a termine ed andrà riproporzionata nel caso di rapporto part time.

Sono invece espressamente esclusi i lavoratori domestici.

Dal punto di vista operativo, la gestione della concessione del beneficio è demandata all’Inps al quale dovranno essere inoltrate le istanze in forma telematica successivamente all’assunzione.

A tal fine, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, verranno fissate dall’Istituto le modalità di presentazione delle istanze.

L’INPS, a seguito della presentazione delle istanze, procederà all’accertamento dei requisiti previsti attraverso le comunicazioni obbligatorie UniLav alle quali come noto l’Istituto accede autonomamente, nonché attraverso apposite dichiarazioni contributive dei datori di lavoro.

Il materiale utilizzo del credito verrà effettuato mediante conguaglio attraverso le denuncie mensili UniEmens una volta giunta l’autorizzazione alla fruizione del beneficio da parte dell’INPS.

I fondi destinati all’agevolazione sono pari a 20 milioni di euro e sono concessi secondo il regime “de minimis”.

Il datore di lavoro, infine, deve garantire interventi di formazione professionale sul luogo di lavoro a favore del lavoratore assunto anche mediante il ricorso alle risorse destinate alla formazione continua di competenza regionale. Intervento regionale che, tuttavia, appare eventuale con conseguente necessità che il datore di lavoro si attivi autonomamente nel caso si inerzia dell’ente.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 19 giugno 2013)

 

7) Cartelle di pagamento in chiaro

Cartelle di pagamento: E’ imprescindibile la chiarezza della pretesa tributaria.

Cartella nulla se risulta “criptica” per il contribuente. La cartella di pagamento costituisce l’atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale deve essere adeguatamente motivata, ossia essa “deve contenere indicazioni sufficienti a consentire al contribuente l’agevole identificazione delle somme pretese dall’Amministrazione Finanziaria”.

E questa omessa comunicazione non può essere resa meno rilevante da una presunta “conoscenza di fatto”, da parte del contribuente, degli elementi centrali della “cartella di pagamento”.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 15188 del 18 giugno 2013 che ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

 

Svolgimento del processo e motivi della decisione

Nel ricorso iscritto a R.G. n.75/2012 è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

1) La società ricorre per cassazione avverso la sentenza 185/35/2010 in data 13.10.2010, depositata il 27 ottobre 2010, con cui la Commissione Tributaria Regionale di Roma, Sezione n. 35, ha rigettato l'appello dell'Agenzia Entrate, confermando quella di primo grado, che, pronunciando sull'originario ricorso della contribuente, avverso la cartella di pagamento ex art.54 bis del dpr n.633/1972 relativa ad IVA dell'anno 2003, lo aveva accolto dichiarando la nullità dell'atto impugnato per carenza di motivazione.

Affida l'impugnazione ad unico mezzo.

2) L'intimata società, giusto controricorso, ha chiesto il rigetto dell'impugnazione .

3) La questione posta con il mezzo, sembra doversi esaminare, tenendo conto, anzitutto, del pacifico e consolidato orientamento giurisprudenziale, per cui in ipotesi di liquidazione di imposta, ai sensi degli artt.36 bis del dpr n.600/1973 o 54 bis del dpr n.633/1972, la cartella di pagamento costituisce l'atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale deve essere adeguatamente motivata, nonché della puntualizzazione desumibile dal principio, successivamente affermato, secondo cui "La cartella esattoriale deve contenere indicazioni sufficienti a consentire alla contribuente l'agevole identificazione della causale delle somme pretese dall'Amministrazione Finanziaria ed erroneamente il Giudice di merito afferma < l'equipollenza tra la corretta indicazione di tali elementi nell'atto impugnato e la conoscenza che, di fatto, di essi abbia avuto il contribuente>, giacché nessuna equipollenza assume rilievo, essendo piuttosto necessario il corretto adempimento dell'obbligo di motivazione del ruolo e della cartella" (Cass. N.11466/2011).

4) Ciò posto e considerato che, nel caso, i Giudici di merito, hanno valutato il contenuto motivazionale della cartella e ritenuto di dovere dichiarare la nullità dell'atto, per carenza di motivazione, si ritiene che la causa possa essere trattata in camera di consiglio, ai sensi degli artt.366 e 380 bis cpc, proponendosene la definizione, sulla base del richiamato orientamento giurisprudenziale, con il rigetto, per manifesta infondatezza.

Il Consigliere relatore A.D.B..

La Corte,

Vista la relazione, il ricorso, il controricorso e gli altri atti di causa;

Considerato che alla stregua delle considerazioni e dei principi di cui alla trascritta relazione, che il Collegio condivide, il ricorso va rigettato per manifesta infondatezza;

Considerato che le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanni liquidate in complessivi Euro millesettecento, di cui Euro millecinquecento per onorario ed Euro duecento per spese vive, oltre spese generali ed accessori di legge;

Visti gli artt. 360 e 380 bis cpc;

P.Q.M.

Rigetta il ricorso dell'Agenzia, che condanna alla spese del giudizio in ragione di complessivi Euro millesettecento, oltre spese generali ed accessori di legge.

 

8) Rapporti tra processo penale e processo tributario

In tema di rapporti tra processo penale e processo tributario, la sentenza definitiva penale esplica autorità di giudicato nel processo tributario a condizione che i soggetti nei cui confronti viene invocata siano messi in condizione di partecipare al giudizio penale, ovvero che sussista identità di fatti materiali tra i due processi.

Inoltre, il Giudice Tributario non può negare in linea di principio che l’accertamento contenuto in una sentenza di proscioglimento possa costituire fonte di prova presuntiva, omettendo di compiere una sua autonoma valutazione degli elementi acquisiti in sede penale.

Infine, per consolidato orientamento giurisprudenziale, ricorre il vizio di omessa motivazione, quando il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero indichi tali elementi senza una approfondita disamina logica e giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull'esattezza e sulla logicità del suo ragionamento.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 15190 del 18 giugno 2013)

 

Vincenzo D’Andò