Novità fiscali del 12 giugno 2013: in Gazzetta Ufficiale il decreto per il pagamento dei debiti della P.A.

Pubblicato il 12 giugno 2013



debiti PA: in G.U. il Decreto per i pagamenti alle imprese; eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012: finanziamento agevolato per il pagamento dei contributi; rilascio procedura sperimentale di acquisizione e trasmissione domande sullo sgravio contributivo; ridotto del 25% il contributo a carico delle imprese destinato al finanziamento dell’AGCM; revisione della Costituzione per il buon funzionamento dell’economia; accertamento da studi di settore: una vaga motivazione da parte del giudice di merito favorisce il fisco; rinnovato il protocollo d’intesa tra l’autorità sui contratti pubblici (avcp) e la guardia di finanza; coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali: contributi obbligatori dovuti per l’anno 2013; contributi dovuti dai concedenti per i piccoli coloni e compartecipanti familiari per l’anno 2013

 

 

Indice:

 

1) Debiti PA: in G.U. il Decreto per i pagamenti alle imprese

 

2) Eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012: estesa la possibilità di accedere al finanziamento agevolato per il pagamento agevolato dei contributi

 

3) Rilascio procedura sperimentale di acquisizione e trasmissione domande sullo sgravio contributivo

 

4) Ridotto del 25% il contributo a carico delle imprese destinato al finanziamento dell’AGCM

 

5) Revisione della Costituzione per il buon funzionamento dell’economia

 

6)  Accertamento da studi di settore: una vaga motivazione da parte del giudice di merito favorisce il fisco

 

7) Rinnovato il protocollo d’intesa tra l’autoritaà sui contratti pubblici (avcp) e la guardia di finanza

 

8) Coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali: contributi obbligatori dovuti per l’anno 2013

 

9) Contributi dovuti dai concedenti per i piccoli coloni e compartecipanti familiari per l’anno 2013

 

 

1) Debiti PA: in G.U. il Decreto per i pagamenti alle imprese

La Legge del 6 giugno 2013 n. 64 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 132 del 7 giugno 2013.

Si tratta della conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 8 aprile 2013, n. 35, recante disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della Pubblica Amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali.

E’, quindi, andato in G.U. il Decreto per il pagamento dei debiti della P A.

Il provvedimento consentirà il pagamento di arretrati alle imprese per 40 miliardi in dodici mesi, intesi a partire dalla metà del 2013.

Anche i singoli professionisti rientrano tra i beneficiari che potranno riscuotere i crediti accumulati nei confronti della P A.

Le amministrazioni, una volta identificati i soggetti titolari del diritto ad incassare il proprio credito, dovranno verificare l’eventuale copertura e, nel caso in cui non abbiano la disponibilità per saldare tutti, procedere al pagamento seguendo un ordine cronologico basato sull’anzianità del credito scaduto.

Al fine di reperire le risorse per assicurare la liquidità necessaria all’attuazione degli interventi è autorizzata l’emissione di titoli di Stato per un importo fino a 20.000 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013 e 2014.

Inoltre, il MEF (RgS), ha emanato la circolare 6 giugno 2013, n. 27 con la quale vengono fornite alcune indicazioni sulla metodologia da adottare ai fini della predisposizione del piano del rientro.

 

 

2) Eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012: estesa la possibilità di accedere al finanziamento agevolato per il pagamento agevolato dei contributi

In relazione agli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 che hanno interessato i territori delle province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo, l’art. 6 del D.L. 26 aprile 2013, n. 43 (GU n. 97 del 26/4/2013) ha differito dal 30 novembre 2012 al 15 giugno 2013 il termine per l’accesso ai finanziamenti per il pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, ed ha esteso la possibilità di accedere al finanziamento agevolato per il pagamento di imposte, contributi e premi per le somme dovute a qualunque titolo dal 1° luglio 2013 al 30 settembre 2013 (in precedenza fino al 30 giugno 2013)

(Inps, messaggio n. 9400 del 10 giugno 2013)

 

 

3)  Rilascio procedura sperimentale di acquisizione e trasmissione domande relative allo sgravio contributivo per l’incentivazione della contrattazione di secondo livello, riferito agli importi corrisposti nell’anno 2012

Con la circolare Inps n.73 del 03/05/2013 sono stati illustrati i contenuti e le modalità di accesso allo sgravio contributivo per l’incentivazione della contrattazione di secondo livello riferito agli importi corrisposti nell’anno 2012

Adesso l’Istituto previdenziale comunica che, a partire dalle ore 08.00 del giorno 10/06/2013 alle ore 20.00 del 18/06/2013, sarà disponibile la versione sperimentale dell’applicazione “Sgravi contrattazione II livello 2012” per l’acquisizione e l’invio delle domande di sgravio in oggetto.

Le domande potranno essere trasmesse via internet sia singolarmente che tramite flussi XML contenenti molteplici domande.

L’applicazione sarà disponibile tra i Servizi per le Aziende e Consulenti all’interno della sezione Servizi on-line del sito internet www.inps.it.

Viene poi fatto presente che, trattandosi di una versione sperimentale, finalizzata al test delle procedure, i dati acquisiti e trasmessi non avranno alcun valore ai fini dell'ammissione allo sgravio. A conclusione della sperimentazione tutti i dati inseriti saranno cancellati.

Eventuali richieste di chiarimento potranno essere inoltrate all’indirizzo di posta elettronica SgraviContrattazione.IILivello@inps.it

(Inps, messaggio n. 9399 del 10 giugno 2013)

 

 

4) Ridotto del 25% il contributo a carico delle imprese destinato al finanziamento dell’AGCM

Con il provvedimento n. 24352 del 9 maggio 2013, pubblicato il 10 giugno 2013 sul proprio sito internet, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha disposto che il contributo a carico delle imprese destinato a finanziare la sua attività sarà ridotto del 25% con effetto dal 2014.

La misura del contributo passa dall’attuale 0,08 per mille allo 0,06 per mille del fatturato, a fronte di un tetto massimo dello 0,5 per mille previsto dalla legge.

La decisione è stata adottata “in ragione della particolare situazione economica del Paese e delle imprese … al fine di limitare, quanto più possibile, gli oneri a carico degli operatori economici”. Essa si pone in linea con gli auspici di Assonime, che ha da tempo sollevato il problema dei costi elevati venuti a gravare sulle imprese per il funzionamento delle Autorità indipendenti.

Assonime ha commentato tramite circolari e approfondimenti l’evoluzione normativa che negli ultimi anni ha via via spostato dallo Stato al mercato l’onere del finanziamento delle Autorità indipendenti. In particolare, nel Note e studi n. 11/2012, elaborato dal Gruppo di lavoro su “Autorità indipendenti” della Giunta di Assonime, viene affermata l’esigenza che le prestazioni patrimoniali imposte alle imprese si fondino su presupposti normativi chiari e verificabili e la necessità che vi siano, per le Autorità come per le altre amministrazioni, efficaci forme di controllo della spesa.

Le iniziative di spending review adottate dall’Autorità antitrust, che hanno reso possibile la riduzione del contributo a carico delle imprese, vanno nella direzione indicata da Assonime.

Più in generale, secondo Assonime, per le Autorità indipendenti occorre definire sistemi di controllo che, senza interferire con l’indipendenza istituzionale, consentano l’esame del Parlamento sulla stima del fabbisogno e sui risultati della gestione e riconoscano ai soggetti di mercato interessati la possibilità di esprimere le proprie valutazioni.

Circolare Assonime su novità in materia di reddito d’impresa e IRAP

Assonime ha pubblicato la circolare n. 17 del 11 giugno 2013: Imposte sui redditi e IRAP – Modelli di dichiarazione UNICO 2013-SC e IRAP 2013 – Novità in materia di reddito d’impresa e IRAP – Modalità e termini di versamento – Determinazione degli acconti.

La suddetta circolare illustra le principali novità di ordine normativo e interpretativo che assumono rilevanza ai fini della presentazione della dichiarazione UNICO 2013-SC e IRAP 2013, nonché del versamento delle imposte previste da tali modelli di dichiarazione.

 

 

5) Revisione della Costituzione per il buon funzionamento dell’economia

Negli ultimi anni sono state discusse varie ipotesi di modifica della Costituzione per migliorare l’assetto istituzionale in cui si svolge l’attività d’impresa. E’ stata ripetutamente proposta una revisione dell’articolo 117, che definisce il riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni.

Sono state presentate alcune proposte di modifica dell’articolo 41 sulla libertà di iniziativa economica. In materia di finanza pubblica, la legge costituzionale n. 1/2012 ha introdotto nel nostro ordinamento il principio dell’equilibrio di bilancio, in ottemperanza agli impegni europei, modificando gli articoli 81, 97 e 119 della Costituzione; a fine 2012 è stata adottata la prima legge “rinforzata” di attuazione del nuovo articolo 81 (legge n. 243/2012).

Il mandato del Gruppo di lavoro è compiere una riflessione su questi temi per indicare quali iniziative possono essere utili per migliorare il quadro giuridico per l’attività d’impresa e la disciplina di bilancio. L’esperienza suggerisce di concentrare l’attenzione su temi specifici rispetto ai quali è possibile ottenere un vasto consenso. Le proposte di revisione della Costituzione richiedono un’attenta valutazione della necessità di tale intervento e una formulazione accurata. La stabilità della Costituzione è infatti un valore fondamentale. Spesso per migliorare le regole è sufficiente un intervento sulla legislazione ordinaria. Molti dei fenomeni da contrastare per migliorare il quadro giuridico-istituzionale in cui operano le imprese riguardano questioni di natura politica e culturale che non vengono risolte con un intervento sulla Costituzione.

Articolo 117

L’applicazione dell’articolo 117 ha generato incertezze sulla responsabilità ultima delle decisioni pubbliche, allungando e complicando le procedure deliberative e contribuendo alla crescita di un ampio contenzioso tra Stato e Regioni. Alcuni problemi derivanti dall’attuale formulazione non possono essere risolti a livello interpretativo dalla Corte costituzionale e richiedono un intervento sul testo della Costituzione. Essi riguardano in particolare la frammentazione delle competenze legislative in materie che richiedono una regolazione unitaria a livello nazionale e l’incertezza connessa alla ripartizione dei compiti di Stato e Regioni nelle materie di competenza concorrente.
Il rapporto propone, in linea con un disegno di legge costituzionale presentato nella passata legislatura, di riformulare il ruolo della legislazione dello Stato nelle materie di competenza concorrente, superando la distinzione formalistica tra principi fondamentali e normativa di dettaglio, per giungere a un approccio più lineare, secondo cui l’intervento legislativo del Parlamento nazionale è sempre legittimo se è volto ad assicurare l’unità giuridica o economica del Paese (cosiddetta clausola di supremazia, presente in varia forma in tutti gli ordinamenti federali).

Viene inoltre auspicata l’attribuzione alla competenza legislativa esclusiva dello Stato di una serie di materie oggi di competenza concorrente: ordinamento della comunicazione; porti marittimi di interesse nazionale e internazionale, aeroporti civili, grandi reti di trasporto e di navigazione; produzione, trasporto e distribuzione di energia di interesse non esclusivamente regionale; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro. L’identificazione delle reti e infrastrutture di rilevanza nazionale nei vari settori sarà effettuata dal competente organo dello Stato.

Per il turismo, oggi affidato alla competenza regionale, è proposto l’inserimento tra le materie di competenza concorrente.

Articolo 41

L’articolo 41, a differenza dell’articolo 117, non ha sinora generato gravi problemi applicativi. Proposte di modifica presentate nella passata legislatura, incentrate sul principio per cui “è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”, sono criticabili perché, con l’intento di togliere vincoli alla libertà di impresa, finiscono per aumentare l’incertezza con effetti negativi per il mercato.

Nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e nella Costituzione esiste già una serie di presidi per contrastare restrizioni normative e amministrative della libertà d’impresa e della concorrenza non necessarie e proporzionate per il perseguimento di un interesse pubblico chiaramente identificato. Nella passata legislatura, il requisito della necessità e proporzionatezza delle restrizioni è stato ribadito, come criterio guida, da vari interventi legislativi.
Un intervento puntuale sull’articolo 41, pur non strettamente necessario, potrebbe essere utile per rendere più esplicite le condizioni a cui sono ammesse le restrizioni. Per conseguire un sistema coerente e stabile, che non generi nuove incertezze, appare opportuno attenersi strettamente all’impostazione del diritto europeo, mutuandone il linguaggio. A questo fine, si potrebbe specificare nel comma 2 dell’articolo 41, dopo il primo periodo, che le restrizioni della libertà d’impresa e della concorrenza sono ammesse solo se necessarie e proporzionate al perseguimento di obiettivi di interesse pubblico, nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.
E’ chiaro però che per migliorare la qualità del quadro giuridico in materia di impresa, non si può fare affidamento solo sul controllo ex post da parte dei giudici. L’esigenza prioritaria è prevenire le restrizioni ingiustificate migliorando la qualità della produzione normativa ai vari livelli di governo.
Un tema di particolare rilievo nel settore dei contratti pubblici, ma non solo, è la frequenza dei casi in cui, attraverso successivi interventi normativi o amministrativi, si giunge a una reformatio in peius dei contratti a discapito degli operatori privati. Sarebbe quindi opportuno un intervento legislativo mirato, volto a precludere la possibilità di reformatio in peius a discapito dell’operatore privato, dei contratti pubblici nel corso della loro esecuzione. Un’alternativa più ambiziosa, di cui andrebbe valutata la praticabilità, è quella di un intervento in Costituzione che richieda, per l’adozione di disposizioni con effetto retroattivo che incidono negativamente sul valore degli investimenti, un’approvazione a maggioranza qualificata da parte delle due Camere un espresso richiamo all’esigenza di rispettare i principi dell’irretroattività delle regole e della tutela del legittimo affidamento.

Bilancio in pareggio

Le modifiche della Costituzione già introdotte per conformare l’ordinamento al principio dell’equilibrio di bilancio e le disposizioni della legge “rinforzata” n. 243/2012 sono strettamente ispirate al modello europeo.

Il Rapporto Assonime individua una serie di questioni ancora aperte.

Il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità delle finanze pubbliche e di crescita potrebbe essere realizzato in modo più efficace rendendo meno stringenti i vincoli per le pubbliche amministrazioni relativi all’indebitamento quando questo è finalizzato alla realizzazione di determinate infrastrutture (la cosiddetta golden rule). L’introduzione di una golden rule deve essere anzitutto promossa a livello europeo. Solo quando l’indebitamento per finanziare le infrastrutture sarà considerato compatibile con i vincoli europei, ci si potrà avvalere dello strumento nell’ordinamento italiano, apportando le necessarie modifiche al quadro normativo nazionale. Un primo step potrebbe consistere in una limitata applicazione della golden rule ai cofinanziamenti nazionali di investimenti finanziati dalla Bei e/o dall’Unione europea (fondi strutturali, Connecting Europe Facility).

Per rafforzare la disciplina di bilancio sugli enti territoriali occorre attivare incisive procedure volte a evidenziare tempestivamente gli squilibri e il rischio di dissesti a livello regionale e locale, con meccanismi di trasparenza e sanzioni. I meccanismi sanzionatori alla fine del mandato che sono stati recentemente introdotti sono insufficienti perché intervengono troppo tardi. Si potrebbe anche prevedere, in sede di legge rinforzata, il divieto per lo Stato di ripianare ex post le perdite accumulate dalle amministrazioni regionali e locali.
Controlli di tipo giuridico/costituzionale non sono sufficienti per assicurare l’effettivo rispetto dei vincoli di natura economico-finanziaria in questa materia. Uno strumento per rendere più incisivo e tempestivo il sistema dei controlli può essere costituito dal nuovo Ufficio parlamentare di bilancio, istituito in conformità con gli impegni europei, che va reso operativo in tempi rapidi. Per rendere più efficace l’attività di controllo occorre dotare l’Ufficio di poteri ispettivi e prevedere che, in caso di mancata collaborazione da parte delle amministrazioni, possano essere applicate sanzioni.

Occorre infine includere i debiti commerciali delle amministrazioni, come le altre forme di debito, nei vincoli europei e nazionali di finanza pubblica, per eliminare gli incentivi delle amministrazioni a non rispettare i termini di pagamento nei confronti delle imprese.

(Assonime, Note e Studi n. 7 del 11 giugno 2013)

 

 

6)  Accertamento da studi di settore: una vaga motivazione da parte del giudice di merito favorisce il fisco

Studi di settore e scostamento dagli standard: Il giudice di merito deve valutare analiticamente gli elementi emersi a favore del contribuente, altrimenti vince l’Agenzia delle entrate.

Lo ha deciso la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 14492 del 07 giugno 2013.

Difatti, secondo la Suprema Corte, nel vagliare la giustificatezza o meno di scostamento dagli standard degli studi di settore, il giudice deve valutare analiticamente da un canto gli elementi addotti dalla parte contribuente per giustificare il contestato scostamento dalle medie di settore e d’altro canto tenere in considerazione gli ulteriori elementi di anomalia che sono stati indicati dall’Agenzia a conferma delle risultanze dell’indagine ricostruttiva standardizzata. Un comportamento appena sufficiente del giudice, motiva l’accoglimento del ricorso delle Entrate.

Il fatto

La CTR di Milano aveva respinto l’appello dell'Agenzia delle entrate - appello proposto contro la sentenza n. 113/03/2009 e 199/13/2008 della CTP di Milano che avevano accolto il ricorso proposto dal contribuente, così annullando l’avviso di accertamento con cui venivano recuperati a tassazione ai fini IVA-IRAP-IRPEF ricavi non dichiarati relativi al periodo di imposta 2003, in considerazione dell’acclarato scostamento del dichiarato rispetto allo studio di settore.

La predetta CTR aveva motivato la decisione evidenziando che l’avviso di accertamento risultava basato sul rilievo che il contribuente aveva dichiarato una percentuale di ricavi diversa da quella che scaturisce applicando gli studi di settore, così attribuendo di fatto ad essi la funzione di “presunzione iuris et de iure della fondatezza dell’accertamento stesso”.

Di contro, “dalla documentazione allegata si evince che il contribuente, in sede di contraddittorio, aveva fornito le cause giustificative dello scostamento dagli studi di settore ed aveva fornito, altresì, tutta la documentazione contabile relativa all’anno d’imposta 2003...e da detto esame non risultava emersa alcuna irregolarità contabile”.

La decisione

Sul caso la Cassazione ritiene che il giudice del merito avrebbe dovuto valutare analiticamente da un canto gli elementi addotti dalla parte contribuente per giustificare il contestato scostamento dalle medie di settore e d’altro canto tenere in considerazione gli ulteriori elementi di anomalia che sono stati indicati dall’Agenzia a conferma delle risultanze dell'indagine ricostruttiva standardizzata.

Al contrario, è risultato dalla motivazione della pronuncia impugnata che il giudice del merito ha motivato il proprio convincimento con considerazioni vaghe e di puro stile, del tutto elusive delle concrete tematiche poste dalle parti e peculiarmente dei dati fattuali sui quali l’accertamento risulta fondato ovvero sui quali sono fondate le contestazioni di parte contribuente.

In definitiva, spetterà perciò al medesimo giudice di appello - in funzione di giudice di rinvio - tornare a valutare gli argomenti e le fonti di prova addotte dalle parti, alla luce del principio dianzi trascritto, ai fini del più puntuale vaglio circa la fondatezza del provvedimento di accertamento.

 

 

7) Rinnovato il protocollo d’intesa tra l’autoritaà sui contratti pubblici (avcp) e la guardia di finanza

Ieri mattina (11 giugno 2013), presso la sede del Comando Generale della Guardia di Finanza, il Presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, dott. Sergio Santoro e il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Saverio Capolupo, hanno rinnovato il protocollo d’intesa relativo ai rapporti di collaborazione per la tutela del settore dei contratti pubblici.

La firma del nuovo memorandum fa tesoro delle importanti esperienze maturate lungo un percorso che, dalla formalizzazione del precedente Protocollo nel 2000, ha visto l’Autorità e la Guardia di Finanza costantemente impegnate per affinare l’azione di controllo e migliorare le prassi operative nello specifico comparto.

In linea con la dovuta attenzione alle tematiche del contenimento della spesa pubblica e del corretto impiego delle risorse disponibili, l’odierna intesa aggiorna i termini della collaborazione e dell’interscambio

informativo alla luce delle novità legislative nel frattempo intervenute, rinnovando così le basi per consolidare, in modo sinergico, le attività di verifica della trasparenza delle pubbliche commesse e del regolare andamento del mercato degli appalti pubblici.

A margine dell’evento, il Presidente dell’Autorità e il Comandante Generale hanno espresso ampia soddisfazione per la stipula del nuovo accordo, che rappresenta certamente uno strumento di sostanziale potenziamento delle linee di presidio della legalità in un settore di mercato strategico per il rilancio dell’economia.

 

 

8) Coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali: contributi obbligatori dovuti per l’anno 2013

Pubblicata la circolare Inps n. 95 del 11 giugno 2013.

Contribuzione IVS

Il calcolo dei contributi I.V.S., dovuti dai coltivatori diretti, coloni, mezzadri ed imprenditori agricoli professionali, si basa sulla classificazione delle aziende nelle quattro fasce di reddito convenzionale, indicate nella “Tabella D”, allegata alla legge 2 agosto 1990, n. 233, rimodulate a partire dal 1° luglio 1997 dal decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146 e convertite in euro, come da circolare n. 83 del 23 aprile 2002.

Come é noto, ciascuna azienda è inclusa annualmente nella fascia di reddito convenzionale corrispondente al reddito agrario dei terreni condotti e/o a quello determinato dall’allevamento degli animali.

La contribuzione dovuta è determinata, ai sensi dell’art. 7 della legge 233/90, moltiplicando il reddito medio convenzionale - stabilito annualmente con Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sulla base della media delle retribuzioni medie giornaliere degli operai agricoli - per il numero di giornate indicate nella citata “Tabella D”, in corrispondenza della fascia di reddito convenzionale in cui è inserita l’azienda e applicando al risultato le aliquote percentuali come di seguito riepilogate.

Con decreto del Direttore Generale per le Politiche Previdenziali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è stato determinato il reddito medio convenzionale, per l’anno 2013, in Euro 53,13.

Le aliquote da applicare al suddetto reddito sono state rideterminate dal Decreto Legge 201/2011 convertito in Legge 214/2011 che all’art. 24, comma 23 prevede che, a partire dal 1° gennaio 2012, le aliquote contributive pensionistiche di finanziamento e di computo dei lavoratori coltivatori diretti, mezzadri e coloni ed anche, a partire dal 2013, per gli Imprenditori Agricoli Professionali iscritti alla relativa gestione autonoma dell’INPS, sono quelle di seguito riportate nelle Tabelle B e C :

Tabella B – Aliquota di finanziamento

<td style="border-bottom: black 1pt solid; border-left: black 1pt sol

 

Zona normale

 

Zona svantaggiata

 

Anno

Maggiore di 21 anni

Minore di 21 anni

Maggiore di 21 anni

Minore di 21 anni

2012

21,6%

19,4%

18,7%

15,0%

2013

22,0%

20,2%

19,6%

16,5%

2014

22,4%

21,0%

20,5%

18,0%

2015

22,8%

21,8%

21,4%

19,5%

2016

23,2%

22,6%

22,3%

21,0%

Scarica il documento