Novità fiscali del 4 giugno 2013: quando il commercialista non deve pagare l’IRAP

Pubblicato il 4 giugno 2013



proroga dei 730 e dei correttivi anticrisi agli studi di settore pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale; imprese familiari: quando è dovuta la contribuzione dei partecipanti; il Commercialista non è soggetto ad Irap, come da “interpretazione costituzionalmente orientata”; attività discontinue salve dagli studi di settore; Corte dei Conti su redditometro; si avvicina la scadenza dell’acconto IMU 2013

 

 

Indice:

1) Proroga dei 730 e dei correttivi anticrisi agli studi di settore pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale

2)  Imprese familiari: quando è dovuta la contribuzione dei partecipanti

3) Cassazione: il Commercialista non è soggetto ad Irap, come da “interpretazione costituzionalmente orientata”

4) Attività discontinue salve dagli studi di settore

5) Corte dei Conti su redditometro

6) Si avvicina la scadenza dell’acconto Imu 2013

 

 

1) Proroga dei 730 e dei correttivi anticrisi agli studi di settore pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale

Nella G.U. n. 126 del 31 maggio 2013, sono stati pubblicati il DPCM 29 maggio 2013, relativo al differimento, per l’anno 2013, del termine per la presentazione e la trasmissione in via telematica delle dichiarazioni modello 730/2013, ai sensi dell’art. 12, comma 5 del D.Lgs. n. 241/97, e, nel S.O. n. 44, nonché il Decreto MEF 23 maggio 2013, che approva la revisione congiunturale speciale degli studi di settore, per il periodo d’imposta 2012.

Termini per la presentazione e la trasmissione delle dichiarazioni dei redditi modello 730/2013 per i CAF-dipendenti e i professionisti abilitati

I possessori dei redditi di cui al’art. 37, co. 1, del D.Lgs. 241/1997, possono presentare l’apposita dichiarazione semplificata e le schede ai fini della destinazione dell’otto e del cinque per mille dell’Irpef entro il 10 giugno 2013 ad un CAF-dipendenti o ad un professionista abilitato, unitamente alla documentazione necessaria all’effettuazione delle operazioni di controllo.

I CAF-dipendenti e i professionisti abilitati, nell’ambito delle attività di assistenza fiscale, provvedono:

- Entro il 24 giugno 2013, a consegnare al contribuente copia della dichiarazione elaborata e il relativo prospetto di liquidazione;

- entro il giorno 8 luglio 2013, a comunicare il risultato finale delle dichiarazioni e ad effettuare la trasmissione in via telematica all’Agenzia delle entrate delle dichiarazioni.

(Provvedimenti in G.U. n. 126 del 31 maggio 2013)

 

 

2)  Imprese familiari: quando è dovuta la contribuzione dei partecipanti

Secondo quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13580 del 30 maggio 2013, ai fini del riconoscimento dell’impresa familiare è necessario che sia fornita la prova sia dello svolgimento da parte del partecipante di un’attività lavorativa continua (nel senso di attività non saltuaria ma regolare e costante, anche se non necessariamente a tempo pieno) sia dell’accrescimento della produttività dell’impresa provocato dal lavoro del partecipante.

In relazione ai singoli componenti della famiglia del titolare dell’impresa è pertanto necessario, ai fini della loro sottoposizione agli obblighi assicurativi, che l’attività prestata nell’azienda sia continua e non occasionale e sia effettivamente funzionale all’accrescimento della produttività e degli utili dell’impresa stessa.

Corte di Cassazione, sentenza n. 13580 del 30 maggio 2013

In particolare, la Corte Suprema con tale decisione  ha stabilito che è necessario che concorrano due condizioni e cioè che sia fornita la prova sia dello svolgimento da parte del partecipante di un’attività lavorativa continua, nel senso di attività non saltuaria ma regolare e costante, anche se non necessariamente a tempo pieno, sia dell’accrescimento della produttività dell'impresa provocato dal lavoro del partecipante, necessaria per determinare la quota di partecipazione agli utili e agli incrementi; infine, anche per quanto attiene al lavoro aziendale, è richiesta l’abitualità e la prevalenza della partecipazione a tale lavoro che si concretizzi nel carattere continuativo e non occasionale di detta partecipazione come voluto dall’art. 1, comma 203, della legge n. 662 del 1996 ai fini dell’insorgenza dell’obbligo di iscrizione alla gestione assicurativa degli esercenti attività commerciale (in tal senso, Cass. 12 luglio 2012 n. 11804).

In relazione ai singoli componenti della famiglia del titolare dell’impresa é pertanto necessario, ai fini della loro sottoposizione agli obblighi assicurativi, che l’attività spiegata nell’azienda sia continua e non occasionale e sia funzionalizzata all’accrescimento della produttività e degli utili dell’impresa stessa, non essendo sufficiente ritenere che la prova richiesta potesse esaurirsi attraverso la qualificazione data nell’atto notarile al rapporto instaurato tra gli indicati componenti della famiglia ed attraverso la dichiarazione dei redditi del titolare dell’impresa.

 

 

3) Cassazione: il Commercialista non è soggetto ad Irap, come da “interpretazione costituzionalmente orientata”

Non deve pagare Irap il Commercialista, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 13752 del 31 maggio 2013, che ha, appunto, accolto il ricorso del contribuente, capovolgendo l’esito del contenzioso che era stato favorevole all’Agenzia delle entrate, la quale si era vista riconoscere la propria linea “accusatoria” nei riguardi della Commissione Tributaria Regionale.

Anzi, la Suprema Corte ha “bacchettato” tale giudice di merito (C.T.R.) per avere ritenuto sussistente in capo al professionista l’autonoma organizzazione, nonostante, come da “interpretazione costituzionalmente orientata”, il contribuente abbia provato di non avere utilizzato beni strumentali di rilievo o altri e diversi valori di investimento per l’attività professionale.

In particolare, a parere della Suprema Corte, l’esistenza di un’autonoma organizzazione, che costituisce il presupposto per l’assoggettamento ad imposizione dei soggetti esercenti arti o professioni indicati dall’art. 49, co. 1, del D.P.R. n. 917/1986, esclusi i casi di soggetti inseriti in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse, non và intesa in senso soggettivo, come auto-organizzazione creata e gestita dal professionista senza vincoli di subordinazione, ma in senso oggettivo, come esistenza di un apparato esterno alla persona del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui. (Cass. 3673/2007). Significativamente, tali indirizzi sono confluiti nell’importante decisione delle Sezioni Unite (12111/2009), per le quali l’esercizio dell’attività (nella specie, di promotore finanziario) è escluso dall’applicazione dell’imposta qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata.

E tale requisito, il cui accertamento si ribadisce spettare al giudice di merito, resta insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorrendo quando il contribuente:

a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;

b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo IV quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell'imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell'assenza delle predette condizioni (Cass. 8556/2011).

Nel caso di specie, la Corte ritiene che il sopra descritto accertamento, invero, sia stato condotto dal giudice di merito in adesione ad un principio estraneo alla descritta lettura consolidata della disciplina dell’IRAP, erroneamente giungendo alla conclusione che il contribuente risultava aver esercitato l’attività di ragioniere commercialista senza ricorso ad investimenti di beni strumentali complessi ovvero anche impiego di personale dipendente ovvero collaboratori e pur tuttavia conferendo alla mera attività professionale in sé ovvero alla mera deduzione dal reddito imponibile di spese attinenti alla gestione dello studio valenza sufficiente per integrare l'autonoma organizzazione, difformemente dall’indirizzo condiviso (Cass. 3677/2007; 9692/2012; 24117/2012).

Né é stato accertato un legame giuridico-organizzativo del contribuente all’interno di una struttura complessa, modellata sullo schema societario ovvero dello studio associato,

Pertanto, la Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, dichiarando integralmente compensate le spese dei gradi di merito e condannando l’Agenzia (contro ricorrente) al pagamento delle spese del giudizio.

 

 

4) Attività discontinue salve dagli studi di settore

Gli studi di settore sono inapplicabili al professionista che prova, durante la fase del contraddittorio, l’episodicità della sua attività. Insomma gli standard sono superabili con delle presunzioni semplici.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 13773 del 31 maggio 2013, offre nuove opportunità per contestare gli studi di settore nel caso l’attività non sia continuativa.

Peraltro, la Suprema Corte ha respinto la decisione della C.T.R. che aveva convalidato l’accertamento emesso dal fisco a carico di un professionista il cui reddito si era discostato molto dagli studi di settore.

Dunque, secondo la Cassazione, “in sede di contraddittorio, il quale può avvenire già in fase amministrativa, ma anche e soprattutto nel giudizio, il contribuente potrà in primo luogo dedurre e dimostrare che i parametri utilizzati sono in sé erronei perché sono basati su elementi fattuali non corrispondenti alla realtà o su criteri di elaborazione e di inferenza illogici” e potrà quindi chiedere l’annullamento del provvedimento che li ha approvati ovvero dedurre e dimostrare che l’Ufficio impositore è incorso in errore operativo nell’applicare i parametri alla sua realtà ovvero ancora dedurre o l’estraneità della propria attività rispetto alla tipologia alla quale quei parametri intendono riferirsi o la sussistenza nella propria attività di caratteri per così dire anormali, cioè di elementi che la diversificano rispetto a quelle in riferimento alle quali è stata individuata la normalità reddituale.

In questo caso, la sentenza della C.T.R. non ha dato adeguata motivazione circa le ragioni che hanno indotto a considerare pertinenti i parametri utilizzati per la determinazione presuntiva dei redditi e quindi a non considerare attendibili i ricavi così determinati, malgrado gli elementi di prova offerti dal contribuente circa l’episodicità e marginalità dell’attività di lavoro autonomo svolta.

 

 

5) Corte dei Conti su redditometro

Il redditometro non risolverà il problema. Con lo spesometro rischio acquisti in nero.

La lotta all'evasione continua ad essere un elemento centrale e imprescindibile nell’azione di risanamento della finanza pubblica ma la strategia adottata dal legislatore nel corso della passata legislatura é stata caratterizzata da andamenti ondivaghi e contraddittori.

In tal modo si è espressa la Corte dei Conti nell’ultimo rapporto sul coordinamento della finanza pubblica.

Il redditometro non risolverà il problema della lotta all’evasione, sostiene la Corte dei Conti, rilevando che il clamore mediatico suscitato dal nuovo meccanismo di ricostruzione sintetica dei redditi appare francamente sproporzionato alle limitate potenzialità dello strumento e alla presumibile efficacia dello stesso.

Alcune misure di lotta all'evasione fiscale, come lo spesometro, con il quale vengono registrate tutte le operazioni verso i consumatori finali di importo pari o superiore a 3.600 euro, comportano alcuni rischi, tra i quali effetti negativi sui consumi o, peggio, l’aumento della propensione ad effettuare acquisti di beni e servizi in nero, rileva la Corte dei Conti.

 

 

6) Si avvicina la scadenza dell’acconto Imu 2013

Lo rammenta l’Associazione Italiana Dottori Commercialisti con la seguente nota.

Niente acconto Imu sull’abitazione principale e relative pertinenze e sui terreni agricoli. Ma l’incertezza del legislatore ha portato purtroppo a un forte ritardo nella definizione delle regole per pagare l’acconto Imu 2013. Rendendo ancor più complicato l’adempimento per i contribuenti alle prese con un’imposta da pagare entro il prossimo 17 giugno.

L’unica consolazione del ritardo è che quest’anno per gli acconti non si dovranno rincorrere le aliquote 2013, visto che basterà applicare quelle fissate dai singoli Comuni per il 2012, anche se l’ente locale ha già deciso quelle per quest'anno (ma non sono molti).

In pratica, per gli immobili ancora soggetti all’imposta, si può prendere il totale dell’Imu pagata per il 2012 (acconto più saldo tenendo conto sia della quota comunale sia di quella statale) e versare entro il 17 giugno il 50% a titolo di acconto. Le aliquote 2013 del Comune si utilizzeranno per il calcolo del saldo a dicembre. Chi ha comprato casa nei primi mesi del 2013, o nel corso del 2012, dovrà per forza di cose calcolarsi l’imposta con le regole del 2012, ragguagliare l’importo ottenuto all’anno e versare ora il 50% dell’imposta dovuta per i mesi di possesso nel 2013.

Obbligati

Devono versare l’Imu tutti i proprietari di immobili situati sul territorio italiano e tutti coloro che su di essi sono titolari di un diritto reale di godimento: Come l’usufruttuario o chi ha un diritto d’abitazione (ad es. quello che spetta al coniuge superstite sulla casa di famiglia), di uso, di enfiteusi e di superficie. In caso di separazione o divorzio, obbligato al versamento è l’ex coniuge affidatario della casa coniugale, anche se non proprietario, che fruisce della sospensione a condizione che vi dimori abitualmente e vi risieda anagraficamente.
L’imposta va versata anche dalle società per tutti gli immobili posseduti, anche se utilizzati nell’esercizio della propria attività e anche se si tratta di immobili costruiti per la vendita. Nel caso di più comproprietari - o di più contitolari di un diritto reale – l’imposta è pagata da ciascuno in proporzione alla propria quota e con versamenti separati. La sospensione per l’abitazione principale si applica solo a chi vi dimora e vi ha la residenza anagrafica; gli altri comproprietari che non vi risiedono devono invece pagare l’Imu.

Immobili soggetti

L’Imu si applica su qualunque immobile, esclusa l’abitazione principale e relative pertinenze, nel limite di una per ciascuna categoria catastale C2, C6 e C7.

Non beneficiano dell’esonero gli immobili accatastati come A1, A8 e A9 anche se destinati ad abitazione principale. L’esenzione riguarda anche gli immobili assimilati all’abitazione principale dal singolo comune, ad es. quelli di proprietà di anziani che hanno trasferito la residenza in una casa di cura o di ricovero. Sospesa l’Imu anche sui terreni, sia agricoli coltivati sia incolti, inclusi gli orticelli.

L’acconto Imu riguarda quindi gli immobili abitativi a disposizione come le seconde case e quelli affittati o sfitti. E si paga anche per gli immobili dati in uso gratuito a figli o familiari, per le pertinenze non della prima casa o comunque non agevolabili come ad es. il secondo box. Oltre che per gli uffici, negozi, depositi, capannoni, altri immobili commerciali e industriali, per le aree fabbricabili (per le quali conta il valore commerciale al primo gennaio 2013) e gli immobili di qualsiasi categoria posseduti da società. Per i fabbricati in corso di costruzione o di ricostruzione, oppure oggetto di interventi di recupero edilizio, l’imposta si applica sull'area fabbricabile fino alla data di ultimazione dei lavori, ovvero, se antecedente, a quella di utilizzo del fabbricato.

Base imponibile

Il meccanismo di calcolo dell’imponibile è analogo a quello dello scorso anno. Si parte sempre dalla rendita catastale attribuita all’immobile al 1° gennaio dell’anno che, come in passato, deve essere rivalutata del 5%. Per trovare la rendita si può consultare il rogito o una visura catastale recente. La rendita si può ottenere anche dal quadro RB del modello Unico o B del 730. Attenzione, però, perché in Unico si indica la rendita già incrementata del 5% (non occorre quindi rivalutarla), mentre nel 730 viene indicato l’importo base (quindi da maggiorare).
La rendita rivalutata va moltiplicata per un coefficiente variabile a seconda della tipologia dell’immobile, invariato rispetto al 2012 tranne che per i fabbricati strumentali di categoria D.

Per le abitazioni ancora soggette all’Imu e per le relative pertinenze il coefficiente è 160; per gli uffici è 80 e per i negozi 55.

Per i capannoni industriali, opifici e immobili commerciali di categoria D il moltiplicatore è 65 (era 60 nel 2012).

Base imponibile dimezzata per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, per il periodo dell’anno in cui sussistono tali condizioni, da accertare da un tecnico comunale o da attestare con una dichiarazione sostitutiva. Dimezzata la base di calcolo anche per i fabbricati di interesse storico e artistico.

 

Vincenzo D’Andò