La rateizzazione del debito fiscale può causare l'esclusione dalla gara?

Nell’ambito di una procedura bandita per l’affidamento di un appalto di servizi, la società che era risultata essere l’aggiudicataria provvisoria della gara, e successivamente aveva visto revocarsi l’aggiudicazione stessa da parte della stazione appaltante, provvedeva nei termini ad operare l’impugnazione degli atti di revoca della propria aggiudicazione provvisoria nonché quelli contenenti l’aggiudicazione definitiva a favore di un’altra impresa. A seguito di controlli effettuati dalla P.A. era, infatti, accaduto che la società, originariamente aggiudicataria in via provvisoria del contratto d’appalto di servizi, venisse ritenuta trovarsi in una situazione di irregolarità fiscale e che quindi fosse ritenuta da escludere dall’affidamento definitivo della fornitura ai sensi di quanto viene stabilito dall’articolo 38, comma 1 lettera g) del D.lgs. 163/2006 (Codice degli appalti), il quale prevede che “sono esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, né possono essere affidatari di subappalti, e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti….che hanno commesso violazioni, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti”.
In merito alla questione, nel corso del procedimento di primo grado il ricorrente provvedeva a produrre la documentazione relativa all’accordo di rateizzazione fiscale nonché la transazione fiscale afferente i debiti societari intercorsi con l’Erario ai sensi degli articoli 182-bis e182-ter della Legge fallimentare (come noto l’istituto della transazione fiscale, così come previsto dal dettato dell’articolo 182-ter della Legge fallimentare, rappresenta una particolare procedura “transattiva” intercorrente tra il Fisco ed il contribuente, esperibile in sede di concordato preventivo, così come regolato ai sensi dell’articolo 160 della Legge fallimentare o di accordi di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182-bis della Legge fallimentare. Esso costituisce una deroga al principio generale di indisponibilità e irrinunciabilità del credito tributario da parte dell’Amministrazione finanziaria, consentendo all’impresa che versa in uno stato di crisi di concordare con l’Erario, alle condizioni e nel rispetto dei limiti imposti dalla legge, una vera e propria operazione finanziaria di ristrutturazione dei debiti fiscali, sia privilegiati che chirografari, attraverso la fissazione di nuove scadenze più dilatate nel tempo, cd. transazione fiscale dilatatoria, oppure, nei casi di crisi finanziaria più grave, mediante una decurtazione del loro ammontare, cd. transazione fiscale remissoria (nota 1).
Sulla scorta di tale scrittura ed in forza dei principi contenuti nella Circolare 25 maggio 2007, n. 34 dell’Agenzia delle Entrate (principi dai quali emerge che non può essere considerata irregolare la posizione dell’impresa partecipante ad una gara di appalto fino a quando sia ancora pendente il termine per l’impugnazione, o per l’adempimento ovvero, essendo stata proposta impugnazione, non sia passata ancora in giudicato la pronuncia giurisdizionale sfavorevole al contribuente), il ricorrente riteneva di poter sostenere che la propria situazione non fosse riconducibile in alcun modo alla previsione di esclusione sopra riportata, in quanto tali atti dimostravano l’inesistenza di accertamenti definitivi a proprio carico inerenti la violazione delle norma fiscali italiane.
Dagli atti di causa ed in particolare dalla relazione resa dall’Agenzia delle Entrate a seguito di espressa richiesta in tal senso espressa dal Collegio giudicante, emergeva …

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