Accertamento integrativo: le caratteristiche

di Francesco Buetto

Pubblicato il 6 giugno 2013

una recente sentenza di Cassazione analizza in quali casi il Fisco può validamente correggere il suo operato ed emettere l'accertamento definito "integrativo"

Con la sentenza n. 8029 del 3 aprile 2013 (ud 13 novembre 2012) la Corte di Cassazione torna ad occuparsi di accertamento integrativo.

Nel caso in questione l’elemento nuovo che lo legittimava era costituto da un p.v.c., e che se era pur vero che i precedenti atti ispettivi avevano esaminato l'acquisto del know how senza contestarlo, l'accertamento successivo non poteva che essere nuovo ed effettivamente integrativo rispetto ai precedenti, a nulla rilevando se l'accesso ispettivo fosse stato diretto ad acquisire nuovi elementi su tale operazione.

 

La sentenza sul punto

La Corte osserva che sulle condizioni legittimanti il c.d. accertamento integrativo, “si è andata stratificando … una consolidata giurisprudenza, alla stregua della quale sono nuovi gli elementi non soltanto non conosciuti, ma anche non conoscibili dall'Amministrazione al momento del precedente accertamento, essendole inibito di valutare differentemente, in un secondo momento (e salvo il caso della diversa azione in autotutela - v. Cass. n. 2531/2002), dati e documenti già a sua disposizione (ex plurimis, Cass. n. 14377/2007; Cass. n. 4164/1995; Cass. n. 3888/1988)”.

Ciò significa che “gli accertamenti integrativi non possono essere fondati sugli stessi elementi di fatto del precedente o dei precedenti accertamenti, ma altresì che la conoscenza dei nuovi elementi deve essere avvenuta in epoca successiva a quella in cui l'originario accertamento è stato notificato - cfr. Cass. n. 451/2002”.

L'espressione "sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi", d'altra parte, richiama testualmente analoga dizione utilizzata dal D.P.R. n. 645 del 1958, art. 35 nel vigore del quale la Corte aveva avuto modo di precisare che essa indicava "elementi non soltanto non conosciuti, ma neppure conoscibili al momento di detto accertamento, e non può essere quindi esercitato per correggere errori nell'apprezzamento di elementi già a disposizione" - cfr. Cass. n. 282 del 23/01/1985, Cass. n. 3056 del 30/03/1987.

Alla base di tale indirizzo sta il convincimento che l'accertamento nei