Quel che rimane dell’indennità di mobilità

di Marta Bregolato

Pubblicato il 29 maggio 2013

la Riforma Fornero ha riformato in modo radicale il mondo degli ammortizzatori sociali: vediamo come continuerà ad essere erogata la vecchia indennità di mobilità in attesa che la riforma entri a regime

La mobilità rientra tra le tutele poste in essere dal datore di lavoro, in difficoltà, comunemente chiamati “ammortizzatori sociali” a favore di determinate categorie di lavoratori.

 

Gli ammortizzatori sociali vengono adottati quindi quando un’impresa, trovandosi in una situazione di crisi può attuare alcuni piani che tendono a salvaguardare la forza lavoro, o laddove questo non sia possibile, almeno sostenere per un certo periodo quei lavoratori che purtroppo, a causa dello stallo irreversibile del settore in cui operano, siano state allontanate dal proprio posto di lavoro.

 

Le tutele offerte dal nostro “sistema lavoro” possono assumere varie connotazioni a seconda del livello di crisi che l’azienda attraversa.

 

Quindi, potremmo individuare:

  • La Cassa Integrazioni Guadagni Ordinaria (C.I.G.O) se la situazione di crisi aziendale è congiunturale;

  • La Cassa Integrazioni Guadagni Straordinaria (C.I.G.S.) se la situazione di crisi aziendale è strutturale ovvero non destinata ad una soluzione se non attraverso azioni straordinarie quali per esempio la riduzione dei costi;

  • La Mobilità quando purtroppo lo stato di crisi aziendale è strutturale ed irreversibile.

 

I primi due casi prevedono la conservazione del posto di lavoro; il dipendente rileva ancora quale occupato e percepisce dall’Inps, in luogo del datore di lavoro, un sostegno al reddito in assenza o in riduzione della prestazione lavorativa.

 

Nel terzo caso invece, quello della mobilità, il lavoratore non fa più parte della forza lavoro dell’impresa in crisi ed è quindi annoverato tra la categoria di disoccupati. 

 

L’indennità di mobilità trova applicazione solo a favore dei dipendenti a tempo indeterminato di imprese:

  1. Industriali che hanno impiegato mediamente più di 15 dipendenti nell’ultimo semestre;

  2. Commerciali che hanno impiegato mediamente oltre 50 dipendenti negli ultimi 6 mesi.

 

Ulteriore condizione è che si tratti di un licenziamento definito “collettivo”, ovvero che l’azienda abbia posto in essere almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni, in una o più sedi o stabilimenti collocati nella stessa provincia.

 

Ai fini dell’individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità l’azienda deve attenersi ai criteri indicati dai contratti collettivi stipulati con i sindacati, oppure lì dove questi contratti siano assenti, ai seguenti criteri in concorso tra loro:

  1. Carichi di famiglia;

  2. Anzianità;

  3. Esigenze tecnico produttive ed organizzative dell’azienda

 

L’indennità di mobilità è cofinanziata dall’impresa in quanto per ogni lavoratore posto in mobilità le imprese devono versare all’Inps un contributo pari allo 0,30% delle retribuzioni lorde corrisposte.

 

L’indennità di mobilità compete ai lavoratori iscritti nelle liste di mobilità dalla loro azienda a seguito di:

  • Esaurimento della Cassa integrazione guadagni straordinaria;

  • Licenziamento per riduzione di personale o trasformazione di attività o di lavoro;

  • Licenziamento per cessazione di attività da parte dell’azienda.

 

La norma istitutiva dell’indennità di mobilità è la legge 23 luglio 1991 n. 223 la quale individuava, tra l’altro i requisiti oggettivi e soggettivi che i lavoratori debbono possedere per poter beneficiare di tale prestazione, nonché le procedure da attivare a cura dell’azienda nelle fasi precedenti al licenziamento del proprio personale dipendente.

 

L’indennità di mobilità è una prestazione che tende quindi a garantire da un lato al lavoratore un’indennità sostitutiva alla retribuzione e dall’altro a favorirne il reinserimento nel mondo del lavoro. Infatti sono previsti alcuni sgravi contributivi e fiscali in favore delle aziende che dovendo assumere personale attingano alle così dette liste di mobilità.

 

La Legge prevede anche un diritto di prelazione (di 6 mesi) riconosciuto allo stesso datore di lavoro che ha attuato il licenziamento per riassumere il personale dipendente qualora, nel suddetto termine, superata la crisi, si trovi nella necessità di assumere nuovi lavoratori.

 

Così come era strutturata l’indennità di mobilità prima dell’entrata in vigore della Riforma Fornero e fino al suo totale assorbimento, le fattispecie di indennità di mobilità, possono essere così riassunte:

 

Mobilità ordinaria 

La durata dell'indennità di mobilità è determinata in base all'età fatta valere dai lavoratori all'atto del licenziamento e all'ubicazione dell'unità produttiva di appartenenza, e, secondo quanto stabilito dall'articolo 7, comma 1, della legge n. 223/1991, spetta per un periodo di 12 mesi, elevato a 24 mesi per coloro che hanno da 40 a 50 anni, e a 36 mesi per coloro che hanno più di 50 anni.

L'indennità spetta, ai sensi di quanto disposto dal successivo c