Quel che rimane dell’indennità di mobilità

La mobilità rientra tra le tutele poste in essere dal datore di lavoro, in difficoltà, comunemente chiamati “ammortizzatori sociali” a favore di determinate categorie di lavoratori.
 
Gli ammortizzatori sociali vengono adottati quindi quando un’impresa, trovandosi in una situazione di crisi può attuare alcuni piani che tendono a salvaguardare la forza lavoro, o laddove questo non sia possibile, almeno sostenere per un certo periodo quei lavoratori che purtroppo, a causa dello stallo irreversibile del settore in cui operano, siano state allontanate dal proprio posto di lavoro.
 
Le tutele offerte dal nostro “sistema lavoro” possono assumere varie connotazioni a seconda del livello di crisi che l’azienda attraversa.
 
Quindi, potremmo individuare:

La Cassa Integrazioni Guadagni Ordinaria (C.I.G.O) se la situazione di crisi aziendale è congiunturale;

La Cassa Integrazioni Guadagni Straordinaria (C.I.G.S.) se la situazione di crisi aziendale è strutturale ovvero non destinata ad una soluzione se non attraverso azioni straordinarie quali per esempio la riduzione dei costi;

La Mobilità quando purtroppo lo stato di crisi aziendale è strutturale ed irreversibile.

 
I primi due casi prevedono la conservazione del posto di lavoro; il dipendente rileva ancora quale occupato e percepisce dall’Inps, in luogo del datore di lavoro, un sostegno al reddito in assenza o in riduzione della prestazione lavorativa.
 
Nel terzo caso invece, quello della mobilità, il lavoratore non fa più parte della forza lavoro dell’impresa in crisi ed è quindi annoverato tra la categoria di disoccupati. 
 
L’indennità di mobilità trova applicazione solo a favore dei dipendenti a tempo indeterminato di imprese:

Industriali che hanno impiegato mediamente più di 15 dipendenti nell’ultimo semestre;

Commerciali che hanno impiegato mediamente oltre 50 dipendenti negli ultimi 6 mesi.

 
Ulteriore condizione è che si tratti di un licenziamento definito “collettivo”, ovvero che l’azienda abbia posto in essere almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni, in una o più sedi o stabilimenti collocati nella stessa provincia.
 
Ai fini dell’individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità l’azienda deve attenersi ai criteri indicati dai contratti collettivi stipulati con i sindacati, oppure lì dove questi contratti siano assenti, ai seguenti criteri in concorso tra loro:

Carichi di famiglia;

Anzianità;

Esigenze tecnico produttive ed organizzative dell’azienda

 
L’indennità di mobilità è cofinanziata dall’impresa in quanto per ogni lavoratore posto in mobilità le imprese devono versare all’Inps un contributo pari allo 0,30% delle retribuzioni lorde corrisposte.
 
L’indennità di mobilità compete ai lavoratori iscritti nelle liste di mobilità dalla loro azienda a seguito di:

Esaurimento della Cassa integrazione guadagni straordinaria;

Licenziamento per riduzione di personale o trasformazione di attività o di lavoro;

Licenziamento per cessazione di attività da parte dell’azienda.

 
La norma istitutiva dell’indennità di mobilità è la legge 23 luglio 1991 n. 223 la quale individuava, tra l’altro i requisiti oggettivi e soggettivi che i lavoratori debbono possedere per poter beneficiare di tale prestazione, nonché le procedure da attivare a cura dell’azienda nelle fasi precedenti al licenziamento del proprio personale dipendente.
 
L’indennità di mobilità è una prestazione che tende quindi a garantire da un lato al …

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