Diario giornaliero del 30 maggio 2013: i chiarimenti dalle Entrate sulla deducibilità dei canoni di leasing

Pubblicato il 30 maggio 2013



deducibilità dei canoni di leasing: chiarimenti dalle Entrate sulla nuova disciplina; disponibile il software Irap 2013 modificato; le società tra professionisti: circolare della Fondazione studi; nuova guida del Garante privacy per aiutare le imprese; procedura di deposito ed iscrizione di cessioni di azienda; estensione della platea dei salvaguardati; indicazioni per l’indagine supplementare delle attrezzature da lavoro; contact Center telefonico unico per Inps, ex-Enpals ed ex-Inpdap; imposta di registro: circolare-guida con tutte le regole per la tassazione

 

 

Indice:

 

1) Deducibilità dei canoni di leasing: chiarimenti dalle Entrate sulla nuova disciplina

 

2) Disponibile il software Irap 2013 modificato

 

3) Le società tra professionisti: circolare della Fondazione studi n. 6/2013

 

4) Nuova guida del Garante privacy per aiutare le imprese

 

5) Procedura di deposito ed iscrizione di cessioni di azienda

 

6) Estensione della platea dei salvaguardati: In G.U. il decreto

 

7) Indicazioni per l’indagine supplementare delle attrezzature da lavoro

 

8) Contact Center telefonico unico per Inps, ex-Enpals ed ex-Inpdap

 

9) Imposta di registro: circolare-guida con tutte le regole per la tassazione degli atti notarili

 

 

1) Deducibilità dei canoni di leasing: chiarimenti dalle Entrate sulla nuova disciplina

Il fisco ha reso noto le linee guida su come potere effettuare la deduzione dei canoni di leasing ai fini delle imposte dirette, dopo la modifica alla disciplina disposta dal D.L. n. 16 del 2012 che ha eliminato la condizione della durata minima contrattuale, prima richiesta per la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria.

Infatti, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 17/E del 29 maggio 2013, ha fornito i relativi chiarimenti con degli esempi sul trattamento fiscale della quota capitale e degli interessi passivi impliciti dei canoni di leasing non ancora dedotti alla scadenza del contratto, sul leasing immobiliare, sulla disciplina per i lavoratori autonomi e sugli effetti ai fini Irap.

Le modifiche introdotte dall’art. 4-bis del D.L. 2 marzo 2012, n. 16 interessano i canoni relativi ai contratti di leasing stipulati a partire dal 29 aprile 2012.

Novità

Il D.L. n. 16 del 2012, con la modifica degli artt. 54 e 102 del Tuir, ha eliminato la condizione della durata minima contrattuale, prima prevista per la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria, rendendo così la deduzione autonoma rispetto alla durata del contratto.

Si tratta di novità che riguardano gli operatori economici che redigono il bilancio secondo i principi contabili nazionali, viceversa non sono interessati i soggetti Ias adopter.

Come gestire i canoni di leasing non ancora dedotti alla scadenza del contratto

La normativa previgente imponeva, a pena di indeducibilità, il rispetto della condizione della durata minima del contratto di leasing, per ottenere il pieno riconoscimento ai fini fiscali dei canoni imputati a conto economico.

Adesso, invece, venuta meno la necessaria coincidenza tra la durata contrattuale e quella minima fiscale individuata dall’art. 102, comma 7, del Tuir (secondo cui, per l’impresa utilizzatrice che imputa a conto economico i canoni di locazione finanziaria, a prescindere dalla durata contrattuale prevista, la deduzione è ammessa per un periodo non inferiore ai 2/3 del periodo di ammortamento corrispondente al relativo coefficiente, mentre per i beni immobili la deduzione è ammessa per un periodo non inferiore a 11 anni ovvero pari almeno a 18 anni), si possono verificare diverse ipotesi.

Se la durata corrisponde con quella fiscale o il contratto si sviluppa in un arco di tempo maggiore, i canoni sono deducibili così come imputati a conto economico, come prevede l’art. 109, comma 4, del Tuir.

Qualche problema in più sorge, invece, nel caso in cui il leasing abbia una durata inferiore a quella minima: In tale circostanza, i canoni sono deducibili per un periodo più lungo rispetto a quello di imputazione a conto economico. Sarà, quindi, necessario effettuare variazioni in aumento del reddito in sede di dichiarazione dei redditi, verificandosi un disallineamento tra i valori civili e fiscali delle quote di competenza di ciascun esercizio.

Sempre in riferimento a tale ultima ipotesi, si pone anche la questione ulteriore del trattamento fiscale dei canoni di leasing non ancora dedotti al momento della scadenza del contratto.

In questo caso i canoni non dedotti devono trovare riconoscimento fiscale mediante variazioni in diminuzione, pari all’importo annuale del canone fiscalmente deducibile, da apportare fino al completo riassorbimento dei valori fiscali sospesi.

A tale riguardo, alla scadenza del contratto di leasing, l’impresa utilizzatrice può scegliere tra le seguenti opzioni.

- Esercizio del diritto di riscatto: Dal periodo di imposta successivo alla scadenza del contratto, sarà necessario operare una variazione in diminuzione per l’importo annuale del canone fiscalmente deducibile, comprensivo quindi sia della quota capitale sia della quota interessi, con un’eventuale variazione in aumento per la quota parte interessi indeducibile a norma dell’art. 96 del Tuir. Naturalmente, l’impresa, divenuta proprietaria del bene riscattato, ha diritto di procedere anche all’ammortamento dello stesso, sulla base del valore di riscatto, ai sensi dell’art. 102 del Tuir.

- Non esercizio del diritto di riscatto: L’impresa utilizzatrice deve continuare a dedurre in via extracontabile, mediante apposite variazioni in diminuzione, le quote dei canoni non dedotte alla scadenza del contratto. Anche in tal caso, parte delle variazioni in diminuzione da effettuare successivamente alla data della scadenza contrattuale del leasing, essendo riferita alla quota interessi non ancora dedotta, deve essere assoggettata alle ordinarie regole di deducibilità previste dall’art. 96 del Tuir.

- Cessione a terzi del contratto di leasing prima della scadenza contrattuale: Le quote capitale dei canoni non dedotte durante la vita contrattuale, unitamente al prezzo di riscatto, devono essere portate in deduzione della sopravvenienza attiva imponibile determinata a norma dell’art. 88, comma 5, del Tuir (C.M. 180/E del 1996).

Situazione Irap

Ai fini Irap rileva l’importo del canone di leasing imputato a conto economico a

prescindere dalla durata contrattuale.

Lavoratori autonomi: Come incide la disciplina

La circolare precisa, inoltre, che il nuovo sistema di deducibilità si applica anche ai contratti stipulati dagli esercenti arti e professioni.

Infatti, è stata eliminata la condizione della durata minima contrattuale, prima prevista ai fini della deducibilità dei canoni di locazione finanziaria.

Le modifiche apportate al comma 2 dell’art. 54 del Tuir operano esclusivamente per i contratti stipulati dal 29 aprile 2012.

Quota di interessi passivi impliciti

La quota di interessi compresa nel canone va calcolata ripartendo l’ammontare complessivo degli interessi impliciti desunti dal contratto per la durata del leasing.

A tale riguardo, per determinare la quota di interessi passivi impliciti, occorre fare riferimento alla durata fiscale e non all’eventuale diversa durata contrattuale. Resta infatti ferma la necessità di assoggettare la quota interessi alle ordinarie regole di deducibilità previste dall’art. 96 del Tuir.

Quota capitale riferibile all’area nell’ipotesi di leasing immobiliare

L’Agenzia ha esaminato anche la questione del coordinamento delle novità con la disciplina relativa ai contratti di locazione finanziaria riguardanti beni immobili, in base alla quale è irrilevante ai fini fiscali la quota capitale dei canoni riferibile al terreno su cui sorge l’edificio strumentale locato.

A tal fine, viene richiamata la C.M. n. 1/2007 per determinare, ai fini dell’indeducibilità, il valore percentuale: il 20 o 30% della quota capitale complessiva di competenza del periodo d’imposta.

 

 

2) Disponibile il software Irap 2013 modificato

L’Agenzia delle entrate ha modificato il software di compilazione modello Irap 2013.

E’ stata, infatti, pubblicata la versione software “etichettata” 1.0.1 del 28/05/2013.

In particolare, é stato aggiornato il controllo di congruenza tra il rigo IC62 e le deduzioni del quadro IS.

Si tratta, come è noto, del software Irap 2013 che consente la compilazione del modello Irap 2013 e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Irap 2013 utilizza una nuova tecnologia di distribuzione dei software basati su Java che consente all'utente di usufruire delle applicazioni direttamente dal web. In tal modo è possibile attivare le applicazioni in maniera semplice e con un solo clic, avendo la certezza di utilizzare sempre la versione più aggiornata ed evitando complesse procedure di installazione o aggiornamento.

 

 

3) Le società tra professionisti: circolare della Fondazione studi n. 6/2013

Società Tra Professionisti (STP) tra opportunità e criticità. Tali società professioniali sono una delle novità di maggiore impatto all’interno del panorama delle recenti modifiche in materia di ordinamenti professionali.

A tal proposito, la Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro ha emanato la circolare n. 6/2013 del 29 maggio 2013 al fine di chiarire i numerosi dubbi interpretativi nati in merito ai diversi istituti novellati dalla norma, tra cui quelli di natura fiscale.

Trattamento fiscale

La STP viene assimilata allo studio individuale o alla associazione professionale, con qualificazione del reddito come autonomo ai sensi dell’art. 53 del TUIR anche in presenza di STP di capitali.

Conseguenza di tale classificazione è quella che anche le società di capitali verrebbero ad essere escluse dal campo di applicazione dell’Ires e, quindi, dall’imputazione per trasparenza ai soci, compresi quelli non professionisti.

Viceversa, le soci le STP, al pari degli studi professionali, sono soggette al versamento dell’Irap, compreso, quindi, le società di persone e non solo quelle di capitali.

Infine, riguardo l’aspetto previdenziale, secondo la Fondazione studi si ha l’assoggettabilità dei compensi a ritenuta d’acconto del 20% con applicazione in fattura del contributo integrativo (pari al 4% e a carico del cliente) che verrà incassato e direttamente versato alla cassa di previdenza di categoria.

Si tratta, ovviamente, di autorevole parere espresso dai Consulenti del Lavoro nella suddetta circolare che, tuttavia, devono ancora trovare conferma nei prossimi auspicati documenti di prassi ministeriale.

Indebitamento crisi della STP

La legge n. 183/2011 tace su alcuni aspetti di grande rilievo. Il nodo dell’assoggettabilità a fallimento della società non è stato risolto, anzi, più correttamente, non è stato affrontato dal legislatore. Per cui, a parere della Fondazione, occorre muoversi con estrema cautela.

Viene, quindi, affermato che la società tra professionisti non essendo impresa commerciale, possa accedere al nuovo istituto della composizione della crisi da sovraindebitamento di cui alla Legge n. 3/20102 modificata dal D.L. n. 179/2012 e relativa alla sistemazione delle crisi derivanti da situazioni di sovra indebitamento non soggette nè assoggettabili a differenti procedure concorsuali.

Tale soluzione prospettata trova conforto, rileva ulteriormente la citata Fondazione, anche nelle recenti indicazioni fornite dalla Agenzia delle entrate che, ai fini fiscali, hanno assimilato la STP allo studio professionale.

Società multidisciplinari

L’art. 10, comma 8, della legge n. 183/2011 consente la costituzione di società c.d. multidisciplinari, intendendosi come tali quelle costituite per l’esercizio di più attività professionali.

Pertanto, la medesima Fondazione rileva come sia consentita la costituzione di STP tra soci professionisti che risultino iscritti in differenti albi od elenchi di professioni regolamentate, nei limiti della compatibilità con i singoli ordinamenti professionali.

Tuttavia, la professione forense non può essere esercitata da una società tra professionisti c.d. multidisciplinare, nella quale, cioè, siano presenti anche soci non avvocati.

concludere che la costituzione di società multidisciplinari sia

Si perviene, quindi, alla conclusione che la STP sia consentita esclusivamente tra professionisti appartenenti a professioni regolamentate e dunque preclusa a prestatori d’opera intellettuale non iscritti in albi. Allo stesso modo, sembra esclusa la possibilità di costituire società multidisciplinari con appartenenti a professioni regolamentate fuori dall’ambito di applicazione della normativa in esame.

4) Nuova guida del Garante privacy per aiutare le imprese

Proposte 10 pratiche aziendali per migliorare il business e valorizzare il corretto utilizzo dei dati. La corretta adozione di semplici misure a protezione dei dati personali può contribuire a rendere più efficiente l’organizzazione dell'impresa e a ridurre sensibilmente i potenziali rischi a cui la stessa si espone sul mercato, ma può rappresentare anche un vantaggio competitivo.

Per questi motivi, l'Autorità ha predisposto una breve guida – “La privacy dalla parte dell'impresa - Dieci pratiche aziendali per migliorare il proprio business”.

L’obiettivo è quello di aiutare le imprese a valorizzare il proprio patrimonio dati, trasformando la privacy da costo a risorsa, senza per questo ridurre le tutele dei diritti fondamentali della persona.

Il Garante per la privacy ha individuato dieci “best practice” che possono migliorare non solo l’immagine dell'impresa, come soggetto attento al principio di “responsabilità sociale”, ma anche la propria capacità di business, aumentando la fiducia di utenti e consumatori nella serietà e affidabilità dell'attore economico.

Il vademecum richiama regole fondamentali e consigli pratici - che vanno dalla selezione del personale all'uso delle nuove tecnologie, dalla trasparenza alle misure di sicurezza - per utilizzare e proteggere al meglio i dati personali trattati.

L’imprenditore potrà trovare anche riferimenti alle principali modalità semplificate che l’Autorità ha, nel tempo, indicato alle aziende per ottenere una conformità sostanziale alla protezione dei dati, evitando attività inutili e meramente formali.

La guida

La guida è suddivisa in dieci brevi capitoli: Il valore dei dati; A ciascuno le sue responsabilità; Trasparenza e correttezza nel business; Curriculum & Co.; Trattamenti a rischio; Tecnologie per l’impresa; Difesa del patrimonio dati; Controllo del controllore informatico; L’export dei dati; Verso una customer care dei dati. Ogni capitolo affronta una differente pratica aziendale e alcuni dei benefici diretti e indiretti generati dalle misure adottate per tutelare i dati personali.

La nuova guida sarà distribuita al Forum Pa, in programma dal 28 al 30 maggio 2013 al Palazzo dei Congressi di Roma, presso lo stand del Garante.

In alternativa, copia in formato cartaceo potrà essere richiesta all’Ufficio stampa dell’Autorità, Piazza di Monte Citorio n. 121 - 00186 Roma, e-mail: ufficiostampa@garanteprivacy.it, oppure scaricata in formato elettronico dal sito Internet www.garanteprivacy.it.



5) Procedura di deposito ed iscrizione di cessioni di azienda

Procedura di deposito ed iscrizione di cessioni di azienda sotto condizione sospensiva o risolutiva o con riserva di proprietà.

Pubblicata la massima dei Notai.

E’ frequente nella prassi, e legittima dal punto di vista giuridico, la conclusione di atti di cessione di azienda condizionati, sospensivamente o risolutivamente, al verificarsi di determinati eventi; ancora più frequente è la conclusione di atti di cessione di azienda con riserva della proprietà in capo al cedente in funzione della dilazione del pagamento del prezzo di cessione.

Nel caso di cessione sotto condizione sospensiva il trasferimento della proprietà dell'azienda è sospeso; nel caso di cessione sotto condizione risolutiva il trasferimento dell’azienda avviene, ma la stessa azienda può tornare di proprietà del cedente al verificarsi dell’evento condizionante; infine, in caso cessione con di riserva di proprietà, il cedente rimane titolare dell'azienda. Tali situazioni sono rilevanti per l’eventuale ulteriore trasferimento della medesima azienda e occorre quindi darne pubblicità nel Registro delle Imprese.

Il deposito al Registro delle Imprese per la successiva iscrizione degli atti di trasferimento di azienda condizionati, sospensivamente o risolutivamente, al verificarsi di un determinato evento, ovvero con riserva della proprietà in capo al cedente, deve avvenire in ogni caso entro 30 giorni dalla data dell’atto e deve essere effettuato utilizzando il codice 99 (ALTRO) del campo OGGETTO ATTO del Modello TA ed inserendo nel relativo campo libero la dicitura “compravendita [o il diverso negozio traslativo] sotto condizione sospensiva [o sotto condizione risolutiva ovvero con riserva di proprietà]”.

Dopo il verificarsi della condizione sospensiva o risolutiva, ovvero dopo la scadenza del termine relativo senza che la condizione si sia verificata, ovvero ancora ad avvenuto saldo del prezzo in caso di trasferimento con riserva di proprietà o al venir meno della riserva o della condizione per altra causa, le parti dell'atto di cessione, di regola congiuntamente, devono comunicare il verificarsi dei suddetti eventi. Nel caso in cui si tratti di eventi il cui verificarsi può essere accertato tramite documenti, atti o certificati che ne facciano oggettivamente stato, la comunicazione può essere effettuata da una sola delle parti, allegando la relativa documentazione. Nel caso in cui l’evento condizionante consista nella conclusione di un atto soggetto ad autonomo deposito nel registro delle imprese (ad esempio atto di fusione o scissione ...), è possibile effettuare la comunicazione facendo rinvio al deposito dell’atto che costituisce l’evento condizionante.

E’ altresì possibile comunicare, con le medesime modalità, il definitivo mancato verificarsi della condizione e il mancato saldo del prezzo di cessione.

La comunicazione è depositata utilizzando il codice 99 (ALTRO) del campo OGGETTO ATTO del Modello TA ed inserendo nel relativo campo libero una dicitura che dia conto dell’evento verificatosi (tipo “accertamento di verificata condizione”, “accertamento di mancato verificarsi di condizione”, “saldo di corrispettivo di compravendita con riserva di proprietà” ecc.) ed indicando nel “Modello note” il riferimento al deposito originario.

La comunicazione del verificarsi dell’evento non è soggetta a termine (e quindi non è soggetta a sanzione in caso di deposito oltre i 30 giorni dall’evento).

 

 

6) Estensione della platea dei salvaguardati: In G.U. il decreto

Ok alla pensione per altri 10.130 esodati: Decreto in G.U.

Il Decreto 22 aprile 2013, riguardante l’estensione della platea dei salvaguardati al terzo contingente di 10.130 lavoratori, è stato pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 123 del 28 maggio 2013.

I lavoratori ammessi alla salvaguardia sono:

- i lavoratori cessati dal rapporto di lavoro entro il 30 settembre 2012 e collocati in mobilità ordinaria o in deroga, a seguito di accordi governativi o non governativi stipulati entro il 31 dicembre 2011, e che abbiano perfezionato i requisiti utili al trattamento pensionistico entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità;

- i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria dei contributi entro il 4 dicembre 2011 e con un contributo accreditato o accreditabile entro il 6 dicembre 2011;

- i lavoratori che hanno risolto il rapporto entro il 30 giugno 2012 per effetto di accordi individuali o collettivi d’incentivo all'esodo stipulati entro il 31 dicembre 2011.
La precedenza verrà stabilita dall’Inps a seguito dell’esame delle istanze presentate dai soggetti interessati.

I soggetti che intendono usufruire del beneficio devono presentare l’istanza, corredata dell'accordo a seguito del quale sono stati posti in mobilità, alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio, entro 120 giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto sulla “G.U.”, indicando anche la data di cessazione del rapporto di lavoro.

 

 

7) Indicazioni per l’indagine supplementare delle attrezzature da lavoro

Come effettuare le verifiche periodiche sulle attrezzature? Sicurezza sul lavoro: il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 18 del 23 maggio 2013, interviene sull’obbligo delle verifiche periodiche e chiarisce, tra l’altro, quali siano gli obblighi che incombono sul datore di lavoro e sui soggetti verificatori.

Il Ministero del lavoro interviene a chiarimento di taluni passaggi contenuti nel D.M. 11 aprile 2011 recante la disciplina delle modalità di effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’All. VII del D.Lgs. n. 81/2008, che riguarda la verifica delle attrezzatura , nonché i criteri per l’abilitazione dei soggetti di cui all’art. 71, comma 13, del medesimo Decreto Legislativo.

Il Decreto prevede la necessità di un’indagine supplementare sulle attrezzature - volta ad individuare difetti, vizi, ecc. - che sono in esercizio da oltre 20 anni. Vengono sottoposte a detta indagine tutti gli apparecchi di sollevamento di tipo mobile o trasferibile oltre ai ponti mobili.

L’indagine si basa su esami visivi, prove non distruttive, analisi dei comportamenti strutturali e funzionali, prove funzionali e di funzionamento. Dovrà essere infine stabilito se occorre intervenire con delle limitazioni all’uso della macchina a fronte dei vizi riscontrati e quale sia il ciclo di vita residuo.

Inoltre, con riferimento ai carrelli semoventi a braccio telescopico il datore di lavoro deve comunicare all’Inail la messa in servizio di dette attrezzature indicando il relativo numero di matricola. Qualora le attrezzature siano state già sottoposte a verifica da parte dell’Inail o Asl/Arpa, non occorre richiedere la prima visita periodica all’Inail.

Per quanto riguarda le PLAC - piattaforme di lavoro autosollevanti su colonne, le verifiche periodiche saranno effettuate nella configurazione posta in essere al momento della verifica.

Inoltre, seguono precisazioni relative alle scale per traslochi per le quali non si prevedono verifiche periodiche se destinate al trasporto di soli materiali.

Infine, occorre che il tecnico verificatore del soggetto abilitato, all’atto dell’accesso presso il datore di lavoro, esibisca, ai fini dell’attuazione della verifica periodica, copia della lettera di incarico da parte del soggetto titolare della funzione o del datore di lavoro, ed evidenza documentale della sua appartenenza all’elenco dei verificatori.

 

 

8) Contact Center telefonico unico per Inps, ex-Enpals ed ex-Inpdap

Dal 1° giugno il Contact Center telefonico dell’Inps-Inail fornirà il servizio anche per gli iscritti alle gestioni dei lavoratori dello spettacolo (ex-Enpals) e dei lavoratori pubblici (ex-Inpdap).

I numeri da chiamare per i lavoratori assicurati e i pensionati di tutte le gestioni saranno quindi:

- il numero verde gratuito 803.164 per le chiamate da telefono fisso;

- il numero 06.164164 per le chiamate da telefono cellulare (in questo caso la chiamata è a pagamento e il costo dipende dal piano tariffario applicato dai gestori telefonici ai cittadini che chiamano il Contact Center).

(Inps, nota del 29 maggio 2013)

 

 

9) Imposta di registro: circolare-guida con tutte le regole per la tassazione degli atti notarili

E’ sul web tutto quanto vi è da sapere sulla tassazione degli atti redatti dai notai, da quelli sui fabbricati e sui terreni a quelli societari. Dal 29 maggio 2013 è disponibile, infatti, sul sito Internet delle Entrate, la prima Guida Operativa per i contribuenti e per gli uffici dell’Agenzia sulla registrazione degli atti notarili, redatta dalla Direzione Centrale Normativa con la collaborazione delle Direzioni Regionali dell’Agenzia delle Entrate. Obiettivo dell’iniziativa è  semplificare e fornire a tutti gli operatori del settore, e naturalmente ai contribuenti, a vario titolo coinvolti nella tassazione degli atti, e nelle diverse fasi che ne determinano la definizione, uno strumento di lavoro utile, chiaro e di semplice consultazione.

Per questa ragione, la molteplicità di questioni trattate all’interno della Guida, realizzata in forma di circolare dell’Agenzia delle entrate n. 18/E del 29 maggio 2013, sono illustrate in modo semplice e arricchite con tabelle ed esempi esplicativi.

Semplificazione

La Guida illustra, per la prima volta in modo sistematico e uniforme, il lungo elenco di disposizioni fiscali applicabili ai fini del calcolo dell’imposta di registro e di altri tributi indiretti indirizzati alla tassazione degli atti notarili. In pratica, il nuovo vademecum delle Entrate passa in rassegna le diverse modalità che guidano il prelievo su tutti gli atti redatti dai notai, da quelli sui fabbricati e sui terreni a quelli societari, illustrando la disciplina completa dell’imposta di registro e di fatto superando le numerose difficoltà interpretative emerse in materia e cumulatesi nel corso degli anni.

La Guida Operativa ha un duplice effetto

Infatti, mentre sul versante della semplificazione il presente vademecum contribuisce a trasmettere un deciso impulso nel rendere omogenea ed uniforme la tassazione degli atti notarili sull’intero territorio nazionale, come conseguenza indiretta potrebbe determinare una significativa diminuzione delle casistiche conflittuali che possono insorgere tra i contribuenti ed i notai da un lato e l’Amministrazione finanziaria dall’altro. In questo modo, l’azione amministrativa ne risulterebbe più efficiente ed efficace, oltre che più trasparente, con l’effetto indiretto di condurre ad una significativa riduzione del contenzioso.

Rimborso della maggiore imposta versata

In particolare, tra le novità segnalate, la Guida Operativa pone in chiaro la possibilità di ottenere il rimborso della maggiore imposta versata in sede di registrazione del contratto preliminare, per la caparra confirmatoria e per gli acconti di prezzo, qualora questa risulti superiore all’imposta di registro dovuta per il contratto definitivo. Riguardo la tempistica del rimborso, il contribuente deve richiederlo entro tre anni dal giorno del pagamento dell’imposta o, se posteriore, da quello in cui è sorto il diritto alla restituzione. In questo caso il termine triennale decorrerebbe dalla data di registrazione del contratto definitivo.

Aree bianche senza Iva

Inoltre, la Guida illustra la disciplina applicabile ai casi di trasferimenti o atti traslativi che hanno per oggetto le cosiddette aree bianche, cioè le zone non classificate come specificamente destinabili né all’edilizia né all’esercizio dell’agricoltura. Trasferimenti questi su cui si applica l’aliquota dell’8%, in pratica quella prevista per i terreni diversi da quelli agricoli. Dunque, prosegue la Guida, queste cessioni sono da considerare al di fuori dal campo di applicazione dell’Iva.

 

Vincenzo D’Andò