Novità fiscali del 27 maggio 2013: tutti i chiarimenti sulla prima rata IMU

Pubblicato il 27 maggio 2013

nuova procedura di sospensione legale degli atti della riscossione: circolare IRDCEC; linee guida ODV redatte dall’IRDCEC; stop all’Imu e al 730?; software di compilazione modello Unico Enc 2013; CNDCEC: disciplinare, pubblicati i nuovi regolamenti dei commercialisti; IMU: chiarimenti sul pagamento della prima rata dell’imposta relativa all’anno 2013; finanziamento pubblico ai partiti; bonus edilizia; disponibile il software di compilazione modello Unico SP 2013; pagamenti dei debiti degli enti locali (D.L. n. 35/2013)

 

 

Indice:

1) Nuova procedura di sospensione legale degli atti della riscossione: circolare IRDCEC

2) Linee guida ODV redatte dall’IRDCEC

3) Stop all’Imu e al 730?

4) Software di compilazione modello Unico Enc 2013

5) CNDCEC: Disciplinare, pubblicati i nuovi regolamenti dei commercialisti

6) IMU: chiarimenti sul pagamento della prima rata dell’imposta relativa all’anno 2013

7) Finanziamento pubblico ai partiti

8) Bonus edilizia

9) Disponibile il software di compilazione modello Unico SP 2013

10) Pagamenti dei debiti degli enti locali (D.L. n. 35/2013)

 

1) Nuova procedura di sospensione legale degli atti della riscossione: circolare IRDCEC

Nuova procedura di sospensione legale degli atti della riscossione per tutti i debiti. Le dichiarazioni tardive sono ammissibili.

E’ quanto afferma l’Istituto di Ricerca del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (IRDCEC) con la circolare n. 31/IR del 22 maggio 2013.

La nuova procedura di sospensione legale degli atti della riscossione, come è noto, è stata introdotta dall’art. 1, commi da 537 a 543 della L. n. 228/2012 (Legge di stabilità per il 2013).

Si tratta della procedura che consente al debitore di bloccare la riscossione coattiva, avviata nei suoi confronti, presentando all’ente incaricato della riscossione una dichiarazione, debitamente documentata, che attesti che gli atti emessi dall’ente creditore prima della formazione del ruolo, ovvero la successiva cartella di pagamento o l’avviso per i quali si procede sono interessati da vizi relativi alla pretesa creditoria, ovvero alla successiva corrispondente procedura esecutiva.

Detta dichiarazione, da presentarsi entro 90 giorni dalla notifica del primo atto di riscossione utile o di un atto della procedura cautelare o esecutiva eventualmente intrapresa, comporta ulteriori rilevanti effetti qualora l’ente creditore (destinatario finale della richiesta di riesame) non comunichi al debitore, entro 220 giorni dalla presentazione della dichiarazione, la conferma della correttezza della documentazione prodotta, ovvero l’inidoneità della stessa a mantenere sospesa la riscossione. Infatti, allo scadere del predetto termine, l’inerzia dell’ente creditore determina l’annullamento di diritto delle partite creditorie, il discarico automatico delle stesse in favore del “concessionario” e la contestuale eliminazione dei corrispondenti importi dalle scritture patrimoniali dell’ente creditore.

Un primo aspetto affrontato dalla circolare attiene all’ambito oggettivo di applicazione della disciplina.

Secondo l’IRDCEC, la procedura è applicabile ai debiti di qualsiasi natura, nonostante la formulazione letterale della norma si riferisca, quanto ai destinatari della dichiarazione, agli “enti e alle società incaricate per la riscossione dei tributi”.

Lo stesso testo normativo individua, infatti, i soggetti legittimati alla presentazione della dichiarazione e l’oggetto della domanda, riferendosi, rispettivamente, ai “debitori” e alle “somme”, denotando, quindi, la volontà di non circoscrivere la disciplina a particolari ambiti applicativi.

Quanto al termine di presentazione della dichiarazione da parte del debitore, l’IRDCEC privilegia l’interpretazione che attribuisce, allo stesso, natura ordinatoria sulla base non solo del tenore letterale della norma, che non prevede espressamente che detto termine debba essere rispettato a pena decadenza, ma anche della sua corrispondente ratio, costituita dall’esigenza di ripristinare la legittimità (violata) dell’azione impositiva ed esecutiva.
La circolare non condivide, dunque, la soluzione accolta nella Direttiva di Equitalia n. 2 dell’11 gennaio 2013, secondo cui le dichiarazioni tardive sarebbero inammissibili.

Al riguardo, l’IRDCEC rileva che, anche prima della codificazione normativa della procedura in esame, nessun dubbio vi era sul fatto che le azioni esecutive avrebbero dovuto immediatamente essere sospese a seguito di sgravio o annullamento del credito, ancorché con sentenza non ancora passata in giudicato.

La tardività della dichiarazione, secondo la circolare, non è tuttavia del tutto irrilevante, comportando, in ogni caso, l’inapplicabilità degli effetti previsti in caso di inerzia dell’ente creditore, primo fra tutti l’annullamento ex lege del credito.

Vengono, infine, analizzati i rapporti tra la procedura amministrativa in esame e la tutela giurisdizionale del debitore.

A parere dell’IRDCEC, in mancanza di un’espressa norma contraria, non sembrano esservi ostacoli alla concorrenza delle due procedure.

In mancanza di risposta dell’ente creditore occorre, dunque, che il debitore provveda tempestivamente all’impugnazione dell’atto da cui origina la presentazione dell’autodichiarazione.

La proposizione del ricorso non inibisce, peraltro, la prosecuzione della procedura amministrativa in oggetto, il che comporta, secondo la circolare, l’ulteriore conclusione secondo cui, in caso di inerzia dell’ente creditore, rimane fermo l’effetto estintivo del credito, a cui dunque il giudice, in mancanza di ulteriori questioni, è tenuto ad uniformarsi.

Nel caso in cui il contenzioso sia stato già attivato precedentemente contro un atto emesso dall’ente creditore prima della formazione del ruolo (in quanto se ne contesta, ad esempio, la carenza di un requisito previsto a pena di nullità), gli effetti dell’eventuale inerzia dell’ente creditore nella procedura, attivata in ordine al successivo atto di riscossione, non sarebbero, tuttavia, secondo l’IRDCEC, suscettibili di riverberarsi in capo all’atto prodromico oggetto di impugnazione, la cui sorte resterebbe, dunque, legata all’esito del giudizio dinanzi al competente organo giurisdizionale.

Per ultimo, la neo circolare si pronuncia in favore dell’impugnabilità dell’eventuale comunicazione di inidoneità della documentazione prodotta, per tutti i motivi invocati dal debitore nella precedente fase amministrativa e illegittimamente non accolti.

 

2) Linee guida ODV redatte dall’IRDCEC

L’IRDCEC ha pubblicato il Documento n. 18 del 22 maggio 2013 sulle “Linee guida per l’organismo di vigilanza ex d.lgs. 231/2001 e per il coordinamento con la funzione di vigilanza del collegio sindacale”.

Le Linee guida per lo svolgimento delle funzioni dell’Organismo di vigilanza ex d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 suggeriscono il comportamento professionale da adottare per la corretta esecuzione dell’incarico.

Le indicazioni nel documento sono rivolte ai professionisti che rivestono l’incarico di componente di un Organismo di vigilanza (di seguito anche OdV) in un ente che abbia adottato il modello di organizzazione, gestione e controllo per la prevenzione dei reati ex d.lgs. 231/2001.

Sono altresì rivolte al collegio sindacale al quale siano attribuite le funzioni dell’OdV, ai sensi dell’art. 6, comma 4-bis, del d.lgs. 231/2001 (introdotto dalla legge 12 novembre 2011, n. 183).

Ciascuna Linea guida è composta da “Riferimenti normativi” e da “Criteri applicativi” che forniscono ai destinatari del documento gli strumenti operativ