Novità fiscali del 27 maggio 2013: tutti i chiarimenti sulla prima rata IMU

Pubblicato il 27 maggio 2013



nuova procedura di sospensione legale degli atti della riscossione: circolare IRDCEC; linee guida ODV redatte dall’IRDCEC; stop all’Imu e al 730?; software di compilazione modello Unico Enc 2013; CNDCEC: disciplinare, pubblicati i nuovi regolamenti dei commercialisti; IMU: chiarimenti sul pagamento della prima rata dell’imposta relativa all’anno 2013; finanziamento pubblico ai partiti; bonus edilizia; disponibile il software di compilazione modello Unico SP 2013; pagamenti dei debiti degli enti locali (D.L. n. 35/2013)

 

 

Indice:

1) Nuova procedura di sospensione legale degli atti della riscossione: circolare IRDCEC

2) Linee guida ODV redatte dall’IRDCEC

3) Stop all’Imu e al 730?

4) Software di compilazione modello Unico Enc 2013

5) CNDCEC: Disciplinare, pubblicati i nuovi regolamenti dei commercialisti

6) IMU: chiarimenti sul pagamento della prima rata dell’imposta relativa all’anno 2013

7) Finanziamento pubblico ai partiti

8) Bonus edilizia

9) Disponibile il software di compilazione modello Unico SP 2013

10) Pagamenti dei debiti degli enti locali (D.L. n. 35/2013)

 

1) Nuova procedura di sospensione legale degli atti della riscossione: circolare IRDCEC

Nuova procedura di sospensione legale degli atti della riscossione per tutti i debiti. Le dichiarazioni tardive sono ammissibili.

E’ quanto afferma l’Istituto di Ricerca del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (IRDCEC) con la circolare n. 31/IR del 22 maggio 2013.

La nuova procedura di sospensione legale degli atti della riscossione, come è noto, è stata introdotta dall’art. 1, commi da 537 a 543 della L. n. 228/2012 (Legge di stabilità per il 2013).

Si tratta della procedura che consente al debitore di bloccare la riscossione coattiva, avviata nei suoi confronti, presentando all’ente incaricato della riscossione una dichiarazione, debitamente documentata, che attesti che gli atti emessi dall’ente creditore prima della formazione del ruolo, ovvero la successiva cartella di pagamento o l’avviso per i quali si procede sono interessati da vizi relativi alla pretesa creditoria, ovvero alla successiva corrispondente procedura esecutiva.

Detta dichiarazione, da presentarsi entro 90 giorni dalla notifica del primo atto di riscossione utile o di un atto della procedura cautelare o esecutiva eventualmente intrapresa, comporta ulteriori rilevanti effetti qualora l’ente creditore (destinatario finale della richiesta di riesame) non comunichi al debitore, entro 220 giorni dalla presentazione della dichiarazione, la conferma della correttezza della documentazione prodotta, ovvero l’inidoneità della stessa a mantenere sospesa la riscossione. Infatti, allo scadere del predetto termine, l’inerzia dell’ente creditore determina l’annullamento di diritto delle partite creditorie, il discarico automatico delle stesse in favore del “concessionario” e la contestuale eliminazione dei corrispondenti importi dalle scritture patrimoniali dell’ente creditore.

Un primo aspetto affrontato dalla circolare attiene all’ambito oggettivo di applicazione della disciplina.

Secondo l’IRDCEC, la procedura è applicabile ai debiti di qualsiasi natura, nonostante la formulazione letterale della norma si riferisca, quanto ai destinatari della dichiarazione, agli “enti e alle società incaricate per la riscossione dei tributi”.

Lo stesso testo normativo individua, infatti, i soggetti legittimati alla presentazione della dichiarazione e l’oggetto della domanda, riferendosi, rispettivamente, ai “debitori” e alle “somme”, denotando, quindi, la volontà di non circoscrivere la disciplina a particolari ambiti applicativi.

Quanto al termine di presentazione della dichiarazione da parte del debitore, l’IRDCEC privilegia l’interpretazione che attribuisce, allo stesso, natura ordinatoria sulla base non solo del tenore letterale della norma, che non prevede espressamente che detto termine debba essere rispettato a pena decadenza, ma anche della sua corrispondente ratio, costituita dall’esigenza di ripristinare la legittimità (violata) dell’azione impositiva ed esecutiva.
La circolare non condivide, dunque, la soluzione accolta nella Direttiva di Equitalia n. 2 dell’11 gennaio 2013, secondo cui le dichiarazioni tardive sarebbero inammissibili.

Al riguardo, l’IRDCEC rileva che, anche prima della codificazione normativa della procedura in esame, nessun dubbio vi era sul fatto che le azioni esecutive avrebbero dovuto immediatamente essere sospese a seguito di sgravio o annullamento del credito, ancorché con sentenza non ancora passata in giudicato.

La tardività della dichiarazione, secondo la circolare, non è tuttavia del tutto irrilevante, comportando, in ogni caso, l’inapplicabilità degli effetti previsti in caso di inerzia dell’ente creditore, primo fra tutti l’annullamento ex lege del credito.

Vengono, infine, analizzati i rapporti tra la procedura amministrativa in esame e la tutela giurisdizionale del debitore.

A parere dell’IRDCEC, in mancanza di un’espressa norma contraria, non sembrano esservi ostacoli alla concorrenza delle due procedure.

In mancanza di risposta dell’ente creditore occorre, dunque, che il debitore provveda tempestivamente all’impugnazione dell’atto da cui origina la presentazione dell’autodichiarazione.

La proposizione del ricorso non inibisce, peraltro, la prosecuzione della procedura amministrativa in oggetto, il che comporta, secondo la circolare, l’ulteriore conclusione secondo cui, in caso di inerzia dell’ente creditore, rimane fermo l’effetto estintivo del credito, a cui dunque il giudice, in mancanza di ulteriori questioni, è tenuto ad uniformarsi.

Nel caso in cui il contenzioso sia stato già attivato precedentemente contro un atto emesso dall’ente creditore prima della formazione del ruolo (in quanto se ne contesta, ad esempio, la carenza di un requisito previsto a pena di nullità), gli effetti dell’eventuale inerzia dell’ente creditore nella procedura, attivata in ordine al successivo atto di riscossione, non sarebbero, tuttavia, secondo l’IRDCEC, suscettibili di riverberarsi in capo all’atto prodromico oggetto di impugnazione, la cui sorte resterebbe, dunque, legata all’esito del giudizio dinanzi al competente organo giurisdizionale.

Per ultimo, la neo circolare si pronuncia in favore dell’impugnabilità dell’eventuale comunicazione di inidoneità della documentazione prodotta, per tutti i motivi invocati dal debitore nella precedente fase amministrativa e illegittimamente non accolti.

 

2) Linee guida ODV redatte dall’IRDCEC

L’IRDCEC ha pubblicato il Documento n. 18 del 22 maggio 2013 sulle “Linee guida per l’organismo di vigilanza ex d.lgs. 231/2001 e per il coordinamento con la funzione di vigilanza del collegio sindacale”.

Le Linee guida per lo svolgimento delle funzioni dell’Organismo di vigilanza ex d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 suggeriscono il comportamento professionale da adottare per la corretta esecuzione dell’incarico.

Le indicazioni nel documento sono rivolte ai professionisti che rivestono l’incarico di componente di un Organismo di vigilanza (di seguito anche OdV) in un ente che abbia adottato il modello di organizzazione, gestione e controllo per la prevenzione dei reati ex d.lgs. 231/2001.

Sono altresì rivolte al collegio sindacale al quale siano attribuite le funzioni dell’OdV, ai sensi dell’art. 6, comma 4-bis, del d.lgs. 231/2001 (introdotto dalla legge 12 novembre 2011, n. 183).

Ciascuna Linea guida è composta da “Riferimenti normativi” e da “Criteri applicativi” che forniscono ai destinatari del documento gli strumenti operativi di riferimento per lo svolgimento delle relative funzioni ed è accompagnata da “Commenti” per l’analisi delle scelte adottate, nonché per la valutazione delle problematiche interpretative che più spesso emergono nella prassi.

Per i casi in cui la funzione è attribuita al collegio sindacale sono richiamate anche le Norme di comportamento del collegio sindacale emanate dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (ultimo aggiornamento: gennaio 2012).

Quanto al collegio sindacale incaricato della funzione di OdV, le Linee guida si pongono l’obiettivo di raccordare quanto previsto dalla legge e dalla prassi in capo all’OdV con le peculiarità del collegio sindacale, declinando lo svolgimento delle attività volte alla prevenzione dei reati nell’ambito della funzione di vigilanza e delle modalità di funzionamento del collegio sindacale. Va evidenziato che le Linee guida muovono dal presupposto che l’attribuzione della funzione di OdV avviene a favore dell’intero organo di controllo e non dei singoli sindaci. Va rilevato, altresì, che le duplici funzioni di vigilanza ex artt. 2403 ss. c.c. e di OdV ex d.lgs. 231/2001 sono destinate a rimanere distinte, ma coordinate fra di loro in modo da realizzare opportune sinergie e un elevato grado di efficienza operativa.

Nell’allegato viene proposto un esempio di regolamento di funzionamento dell’OdV.

 

3) Stop all’Imu e al 730 ?

La sospensione del pagamento dell’Imu sull’abitazione principale provoca la proroga per il 730.

La scadenza per la presentazione del modello 730 ai centri di assistenza fiscale e ai professionisti abilitati slitterebbe, dunque, al 10 giugno.

Ci a seguito di un Dpcm con cui il Governo avrebbe accolto l’appello lanciato dai Caf, secondo cui il congelamento dell’acconto Imu per l’abitazione principale avrebbe comportato la necessità di rifare circa 100mila modelli già presentati.

Con la proroga a lunedì 10 giugno (rispetto alla scadenza originariamente fissata al 31 maggio) i Caf e i professionisti abilitati avrebbero più tempo per rivedere le dichiarazioni già presentate, evitando ai contribuenti una trafila complessa con la presentazione del 730 integrativo entro il 25 ottobre e con la richiesta di rimborso del credito.

Niente da fare, invece, per chi ha già presentato il modello 730 attraverso il sostituto d'imposta o l’ente previdenziale. In questo caso, infatti, il termine di consegna del 16 maggio (anch’esso proprogato rispetto alla scadenza ordinaria del 30 aprile) è già passato. Chi ha scelto di compensare il credito Irpef con l’Imu dovrà rassegnarsi ad avere un minor rimborso in busta paga a luglio.

Lo slittamento in avanti per la presentazione del 730 naturalmente trascina anche le scadenze per gli adempimenti successivi a carico di Caf e professionisti abilitati.

La consegna della copia della dichiarazione elaborata e del prospetto di liquidazione al contribuente dovrà essere effettuata entro lunedì 24 giugno. Segue sarà la comunicazione del risultato finale delle dichiarazioni e la trasmissione telematica entro l’8 luglio.

Nuovo calendario

10 giugno:

Dieci giorni in più a disposizione dei contribuenti per la presentazione del modello 730 ai Caf e ai professionisti abilitati.

La scadenza già fissata al 31 maggio è stata posticipata al 10 giugno.
24 giugno:

I centri di assistenza fiscale per i lavoratori dipendenti e i professionisti abilitati devono consegnare al contribuente entro il 24 giugno la copia della dichiarazione dei redditi elaborata e il relativo prospetto di liquidazione.
Anche in questo caso la proroga è di dieci giorni rispetto alla scadenza che era stata fissata in precedenza

8 luglio:

Entro l’8 luglio, i Centri di assistenza fiscale e i professionisti abilitati dovranno comunicare il risultato finale delle dichiarazioni dei redditi e dovranno spedire le dichiarazioni per via telematica all’Agenzia delle entrate

 

4) Software di compilazione modello Unico Enc 2013

Sul sito dell’Agenzia delle entrate resa nota la versione software 1.0.0 del 23/05/2013, ovvero del software Unico ENC 2013 che consente la compilazione del Modello Unico Enti Non Commerciali (ENC) 2013 e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Unico Enc 2013 utilizza una nuova tecnologia di distribuzione dei software basati su Java che consente all'utente di usufruire delle applicazioni direttamente dal web. In tal modo è possibile attivare le applicazioni in maniera semplice e con un solo clic, avendo la certezza di utilizzare sempre la versione più aggiornata ed evitando complesse procedure di installazione o aggiornamento.

(Agenzia delle entrate, nota del 24 maggio 2013)

 

5) CNDCEC: Disciplinare, pubblicati i nuovi regolamenti dei commercialisti

Sul Bollettino ufficiale del Ministero della Giustizia le norme per consiglio nazionale dei Dottori commercialisti ed esperti contabili e ordini locali.

Sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale del Ministero della Giustizia i due regolamenti attuativi ex. Art. 8 (commi 3 e 8) del D.P.R. 137/2012, approvati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili nel novembre 2012 e integrati a marzo in seguito ad una richiesta del Ministero della Giustizia.

I regolamenti sono relativi, rispettivamente, ai criteri per la ripartizione delle funzioni disciplinari ed amministrative tra i consiglieri del consiglio nazionale e ai criteri e alle modalità di designazione dei componenti dei consigli di disciplina territoriali .

Il primo regolamento, relativo al Consiglio nazionale, prevede che i componenti del Consiglio di disciplina nazionale siano scelti tra i consiglieri nazionali, ma che non possano svolgere altre funzioni amministrative diverse da quella disciplinare nell’ambito delle attività dello stesso consiglio nazionale.

Il secondo regolamento, relativo agli ordini locali della categoria, prevede sia la possibilità di inserire nel Consiglio di disciplina anche soggetti terzi non iscritti all’albo dei commercialisti (art. 3, comma 10), sia l’incompatibilità tra la carica di consigliere dell’Ordine e quella di membro del consiglio di disciplina (art. 2, comma 3).

(CNDCEC, nota del 24 maggio 2013)

 

6) IMU: chiarimenti sul pagamento della prima rata dell’imposta relativa all’anno 2013

Niente sanzioni per eventuali errori che il contribuente potrà commettere, causa l’attuale confusione normativa in materia di IMU.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare n. 2/DF del 23 maggio 2013, ha risposto ai quesiti posti in materia di pagamento della prima rata dell’imposta relativa all’anno 2013.

L’incertezza è determinata dalla circostanza che, in corso di conversione del D.L. 8 aprile 2013, n. 35, è stato presentato un emendamento all’art. 10, comma 4, lett. b), il quale prevede che la prima rata dell’IMU è versata sulla base delle aliquote e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente.

Al riguardo, viene premesso che l’art. 13, comma 13-bis, del D. L. n. 201 del 2011, come modificato dall’art. 10, comma 4, lett. b), del D. L. n. 35 del 2013, attualmente vigente, stabilisce che i contribuenti devono effettuare il versamento della prima rata dell’IMU entro il 17 giugno (poiché il 16 cade di domenica), tenendo conto delle deliberazioni di approvazione delle aliquote e della detrazione nonché dei regolamenti pubblicati nel sito www.finanze.it alla data del 16 maggio di ciascun anno di imposta.

Tuttavia, viene sottolineato che l’art. 13, comma 13-bis, appena citato, è oggetto di un importante intervento normativo contenuto nel testo dell’art. 10, comma 4, lett. b), dell’A.C. 676, approvato il 15 maggio 2013 e trasmesso al Senato per il relativo esame (A.S. n. 662), concernente la conversione del D. L. n. 35 del 2013. Il testo riformulato della disposizione in commento prevede che “il versamento della prima rata di cui al comma 3 dell’articolo 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, è eseguito sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente.”

Da ricordare che l’art. 9, comma 3, del D. Lgs. n. 23 del 2011 stabilisce che “i soggetti passivi effettuano il versamento dell'imposta dovuta al comune per l'anno in corso in due rate di pari importo, scadenti la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre. Resta in ogni caso nella facoltà del contribuente provvedere al versamento dell’imposta complessivamente dovuta in unica soluzione annuale, da corrispondere entro il 16 giugno”.

Si deve, inoltre, aggiungere che l’art. 1 del D. L. 21 maggio 2013, n. 54 stabilisce, nelle more di una complessiva riforma della disciplina dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare, la sospensione del pagamento della prima rata dell’IMU dovuta per:

- l’abitazione principale e relative pertinenze. Sono escluse dalla sospensione le abitazioni di tipo signorile, classificate nella categoria catastale A/1, le ville, classificate nella categoria catastale A/8, i castelli o i palazzi di pregio storico o artistico, classificati nella categoria catastale A/9;

- le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari, nonché per gli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli IACP, istituiti in attuazione dell’art. 93 del D. P. R. 24 luglio 1977, n. 616;

- i terreni agricoli e i fabbricati rurali di cui all’art. 13, commi 4, 5 e 8, del D. L. n. 201 del 2011.

L’art. 2 del D.L. n. 54 del 2013 precisa che la riforma di cui all’art. 1 dovrà essere attuata nel rispetto degli obiettivi programmatici primari indicati nel Documento di economia e finanza 2013, come risultante dalle relative risoluzioni parlamentari e, in ogni caso, in coerenza con gli impegni assunti dall’Italia in ambito europeo. In caso di mancata adozione della riforma entro la data del 31 agosto 2013, continua ad applicarsi la disciplina vigente e il termine di versamento della prima rata dell’IMU degli immobili di cui al medesimo art. 1 è fissato al 16 settembre 2013.

Fatta questa ricostruzione il MEF è poi passato ad analizzare i vari quesiti pervenuti.

VERSAMENTO DELLA PRIMA RATA SULLA BASE DELLE ALIQUOTE E DELLA DETRAZIONE DEL 2012, PRIMA DELLA CONVERSIONE IN LEGGE DEL D. L. N. 35 DEL 2013.

E’ stato chiesto se, per evitare disagi organizzativi, legati ai tempi di conversione del D. L. n. 35 del 2013, sia possibile dare attuazione anticipata all’emendamento in questione.

A questo proposito, si deve considerare la circostanza che la conversione del D.L. n. 35 del 2013 deve avvenire entro il 7 giugno 2013 e cioè a ridosso della scadenza del pagamento della prima rata dell’IMU, determinando evidenti difficoltà dal punto di vista organizzativo, soprattutto per i Centri di assistenza fiscale (CAF) che gestiscono un numero elevatissimo di versamenti IMU.

Alla luce di quanto, innanzi, evidenziato, ferma restando, in ogni caso, la potestà di accertamento del tributo da parte dei comuni, si ritiene che nell’ipotesi in cui i contribuenti effettuino il versamento della prima rata dell’IMU tenendo conto delle disposizioni contenute nell’emendamento in questione, ancor prima della conversione in legge del D. L. n. 35 del 2013, possa trovare applicazione la disposizione di cui all’art. 10, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, in base alla quale “le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria”.

Ovviamente, i contribuenti possono, prima della citata conversione, procedere, comunque, al pagamento della prossima rata di giugno sulla base delle deliberazioni di approvazione delle aliquote e della detrazione nonché dei regolamenti pubblicati nel sito www.finanze.it alla data del 16 maggio 2013, come attualmente disposto dalla lett. b), comma 4, dell’art. 10 del D. L. n. 35 del 2013.

Tali premesse di carattere generale conducono alle seguenti precisazioni.

MUTAMENTO DEI REQUISITI SOGGETTIVI E OGGETTIVI DELL’IMU

Come già precisato, l’emendamento prevede che il pagamento della prima rata dell’IMU avvenga sulla base delle aliquote e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente.

Si deve evidenziare che l’emendamento in questione ha come finalità quella di semplificare al contribuente la determinazione dell’imposta, poiché alla scadenza prevista per il versamento della prima rata potrebbero non essere ancora note le aliquote e le detrazioni deliberate dal comune per l’anno in corso. Pertanto, con la proposta emendativa il contribuente non è costretto a consultare il sito istituzionale del Ministero dell’Economia e delle Finanze due volte nell’arco delle stesso anno, come attualmente previsto dall’art. 10, comma 4, lett. b), del D. L. n. 35 del 2013.

L’applicazione concreta della disposizione in esame comporta, in via generale, che, ai fini della prima rata dell’IMU, la locuzione “anno precedente” vale esclusivamente per le aliquote e per le detrazioni applicabili ma non anche per gli altri elementi relativi al tributo, quali, ad esempio, il presupposto impositivo e la base imponibile, per i quali si deve tenere conto della disciplina vigente nell’anno di riferimento.

Pertanto, alla luce di tali considerazioni, la prima rata dell’IMU potrebbe non coincidere esattamente con la metà dell’imposta dovuta per l’anno precedente, poiché non sempre è riscontrabile un’identità di situazioni rispetto all’anno antecedente.

A tale riguardo, si può, ad esempio, prospettare il caso in cui, nel 2013, l’immobile viene destinato ad abitazione principale diversamente dall’anno precedente. In tale evenienza, il versamento della prima rata dell’IMU è sospeso. Viceversa, nel caso in cui l’immobile, nel 2013, non è più adibito ad abitazione principale, lo stesso sarà soggetto ad imposizione e, conseguentemente, la prima rata dell’IMU dovrà essere calcolata applicando l’aliquota prevista per tale fattispecie per l’anno 2012.

Analogamente, nel caso in cui il contribuente possiede un’area fabbricabile che, nel 2013, diventa terreno agricolo, il versamento della prima rata dell’IMU è sospeso. Viceversa, nel caso in cui il terreno agricolo, nel 2013, diventa area edificabile, lo stesso sarà soggetto ad imposizione e, conseguentemente, la prima rata dell’IMU dovrà essere calcolata applicando l’aliquota prevista per tale fattispecie per l’anno 2012.

Ulteriori ipotesi possono verificarsi quando il contribuente abbia acquistato l’immobile nel corso dell’anno precedente, per cui il possesso non si è protratto per dodici mesi. Si supponga, ad esempio, che:

- il contribuente abbia acquistato un immobile, non destinato ad abitazione principale, il 1° ottobre 2012. In tal caso, il soggetto passivo, entro il 17 giugno 2013, dovrà calcolare l’IMU dovuta per l’anno 2013 sulla base dell’aliquota dei dodici mesi dell’anno precedente, indipendentemente cioè dalla circostanza che nell’anno 2012 abbia avuto il possesso dell’immobile per soli tre mesi;

- il contribuente, al momento del pagamento della prima rata non ha avuto il possesso dell’immobile per sei mensilità, avendolo venduto il 28 marzo 2013, possedendolo, dunque, nell’anno 2013 per soli tre mesi. Questa circostanza è determinante per affermare che sarebbe in aperto contrasto con le norme che disciplinano il presupposto impositivo del tributo imporre al soggetto passivo IMU di calcolare l’imposta sulla base dell’aliquota dei dodici mesi dell’anno precedente. Se così fosse, infatti, si addosserebbe a quest’ultimo l’onere di anticipare una somma superiore a quella

realmente dovuta per l’anno in corso - in violazione del disposto dell'art. 9, comma 2, del D. Lgs. n. 23 del 2011, il quale stabilisce che l’imposta è dovuta per anni solari, proporzionalmente alla quota e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso - costringendolo, poi, a presentare istanza di rimborso per l’ammontare del tributo versato in eccedenza.

Alla luce di queste precisazioni si può, quindi, concludere che in tal caso l’interessato, entro il 17 giugno 2013, dovrà versare l’IMU dovuta per l’anno 2013, commisurandola ai tre dodicesimi dell’importo calcolato sulla base dell’aliquota dei dodici mesi dell’anno precedente.

IMMOBILI CLASSIFICATI NEL GRUPPO CATASTALE D.

L’art. 13, comma 4, lett. d), del D. L. n. 201 del 2011, prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2013, il moltiplicatore applicabile per determinare la base imponibile dei fabbricati classificati nel gruppo catastale D, esclusi quelli della categoria catastale D/5, è elevato a 65.

A decorrere dalla stessa data, l’art. 1, comma 380, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità per l’anno 2013) ha introdotto significative novità alla disciplina degli immobili classificati nel gruppo catastale D2, poiché:

la lett. f) ha riservato allo Stato il gettito dell’IMU, derivante dagli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, calcolato ad aliquota standard dello 0,76 per cento, prevista dal comma 6, primo periodo, dell’art. 13 del D. L. n. 201 del 2011;

la lett. g) ha stabilito che i comuni possono aumentare sino a 0,3 punti percentuali l’aliquota standard dello 0,76 per cento, prevista dal comma 6, primo periodo, dell’art. 13 del D. L. n. 201 del 2011, per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D.

Pertanto, essendo mutata, in via generale, la disciplina sostanziale della fattispecie in questione, si ritiene che il calcolo per il versamento della prima rata deve essere effettuato tenendo conto, innanzitutto, del moltiplicatore elevato a 65 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, ad eccezione di quelli classificati nella categoria catastale D/5.

Si deve, inoltre, precisare che, in coerenza con le citate esigenze di semplificazione, e, in considerazione della formulazione dell’emendamento in via di approvazione, i contribuenti applicano in ogni caso l’aliquota vigente nei dodici mesi dell’anno precedente per la fattispecie in questione, anche nel caso in cui detta aliquota risulti inferiore a quella standard stabilita dal citato art. 1, comma 380, lett. f), della legge n. 228 del 2012.

Ovviamente, in sede di versamento della seconda rata dell’IMU, i contribuenti dovranno applicare l’aliquota dello 0,76% o quella eventualmente elevata dai comuni per l’anno 2013, in virtù della lett. g) del citato comma 380.

Si fa, altresì, presente che, con risoluzione n. 33/E del 21 maggio 2013, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i nuovi codici tributo per il versamento dell’IMU relativa a tale tipologia di fabbricati.

IMMOBILI ASSIMILATI ALLE ABITAZIONI PRINCIPALI

E’ stato chiesto, inoltre, di chiarire se il provvedimento recante la sospensione del pagamento della prima rata dell’IMU sull’abitazione principale e relative pertinenze riguardi anche i casi in cui i comuni abbiano “assimilato all’abitazione principale i fabbricati degli anziani ricoverati nelle case di riposo e dei residenti all’estero”.

Al riguardo, si fa presente che l’art. 13, comma 10, del D. L. n. 201 del 2011, attribuisce ai comuni la facoltà di considerare, con regolamento, “direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata, nonché l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata”.

Pertanto, considerata la finalità del legislatore di assicurare, comunque, un regime di favore per l’abitazione principale e relative pertinenze, si deve concludere che, sia nel caso in cui detta assimilazione venga disposta per l’anno 2013, sia in quello in cui la stessa è stata effettuata nel 2012 e non è stata modificata nel 2013, l’assimilazione in questione determina l’applicazione delle agevolazioni previste per l’abitazione principale e relative pertinenze, compresa, quindi, la sospensione del pagamento della prima rata dell’IMU.

IMMOBILE ASSEGNATO ALL’EX CONIUGE

E’ stato chiesto se ricadono nella sospensione della prima rata dell’IMU due unità immobiliari destinate ad abitazione principale, la prima dall’ex coniuge assegnatario e la seconda dall’altro coniuge non assegnatario.

Si ricorda, a questo proposito, che il comma 12-quinquies dell’art. 4 del D. L. 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, stabilisce che, ai soli fini dell’applicazione dell’IMU, “l’assegnazione della casa coniugale al coniuge, disposta a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, si intende in ogni caso effettuata a titolo di diritto di abitazione”.

Tale assetto normativo comporta che le agevolazioni inerenti l’abitazione principale e relative pertinenze sono riconosciute al coniuge assegnatario della ex casa coniugale, in quanto titolare del diritto di abitazione di cui all’art. 4, comma 12-quinquies del D. L. n 16 del 2012, per il quale, quindi, è sospeso il versamento della prima rata dell’IMU.

Ovviamente, la sospensione opera anche a favore del coniuge non assegnatario relativamente all’immobile dallo stesso adibito ad abitazione principale

 

7) Finanziamento pubblico ai partiti

Nella seduta del Consiglio dei ministri del 24 maggio 2013, il presidente Letta ha illustrato le tematiche inerenti alla situazione del finanziamento pubblico ai partiti e il governo ha quindi deciso di deliberare, entro la prossima settimana, un disegno di legge recante l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e la disciplina per assicurare la trasparenza e la democraticità del loro funzionamento.
A tal fine il disegno di legge prevede:

- l’abrogazione delle vigenti norme sul finanziamento pubblico dei partiti;

- la definizione di procedure rigorose in materia di trasparenza di statuti e bilanci dei partiti;

- la semplificazione delle procedure per le erogazioni liberali dei privati in favore dei partiti, ferma l’esigenza di assicurare la tracciabilità e l’identificabilità delle contribuzioni;

- l’introduzione dei meccanismi di natura fiscale, fondati sulla libera scelta dei contribuenti, a favore dei partiti;

- la disciplina di modalità di sostegno non monetario al funzionamento dei partiti in termini di strutture e servizi.

 

8) Bonus edilizia

Il Consiglio dei ministri, nella sua seduta del 24 maggio 2013, ha avviato l’esame del decreto sul risparmio energetico. Fermo restando il recepimento della Direttiva comunitaria sull’efficientamento energetico, il governo ha deciso di mettere a punto le questioni tecniche e finanziarie per consentire la proroga degli incentivi fiscali in materia di risparmio energetico e le ristrutturazioni edilizie.
In particolare, il decreto prevede:

- il recepimento della Direttiva 2010/31 in materia di prestazione energetica nell’edilizia in relazione alla quale è in corso una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia avviata dalla Commissione europea. Il decreto completa altresì il recepimento della Direttiva 2002/91/CE, che la Direttiva 2010/31/UE rifonde e contestualmente abroga. Viene, tra l’altro, così integrata la normativa di recepimento già in vigore:

- viene adottata a livello nazionale una metodologia di calcolo della prestazione energetica degli edifici che tenga conto, tra l’altro, delle caratteristiche termiche dell'edificio, nonché degli impianti di climatizzazione e di produzione di acqua calda;

- vengono fissati i requisiti minimi di prestazione energetica in modo da conseguire livelli ottimali in funzione dei costi. I requisiti minimi di prestazione energetica, da applicarsi agli edifici nuovi e a quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti, sono riveduti ogni 5 anni;

- nasce la definizione di “edifici a energia quasi zero” e viene redatta una strategia per il loro incremento tramite l'attuazione di un Piano nazionale che comprenda l’indicazione del modo in cui si applica tale definizione, gli obiettivi intermedi di miglioramento della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione entro il 2015, informazioni sulle politiche e sulle misure finanziarie o di altro tipo adottate per promuovere il miglioramento della prestazione energetica degli edifici.

Entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a energia quasi zero. Gli edifici di nuova costruzione occupati dalle Amministrazioni pubbliche e di proprietà di queste ultime dovranno rispettare gli stessi criteri a partire dal 31 dicembre 2018.

Viene infine previsto un sistema di certificazione della prestazione energetica degli edifici che comprenda informazioni sul consumo energetico, nonché raccomandazioni per il miglioramento in funzione dei costi. La redazione dell’attestato è obbligatoria in caso di costruzione, vendita o locazione di un edificio o di un'unità immobiliare, nonché per gli edifici occupati dalla Pubblica Amministrazione.

 

9) Disponibile il software di compilazione modello Unico SP 2013

L’Agenzia delle entrate ha reso disponibile sul proprio sito internet la versione 1.0.0 del 23/05/2013 del software Unico SP 2013 che consente la compilazione del modello Unico SP 2013 (società di persone) e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Unico Sp 2013 utilizza una nuova tecnologia di distribuzione dei software basati su Java che consente all'utente di usufruire delle applicazioni direttamente dal web. In tal modo è possibile attivare le applicazioni in maniera semplice e con un solo clic, avendo la certezza di utilizzare sempre la versione più aggiornata ed evitando complesse procedure di installazione o aggiornamento.

(Agenzia delle entrate, nota del 24 maggio 2013)

 

10) Pagamenti dei debiti degli enti locali (D.L. n. 35/2013)

È disponibile sul sito web della Ragioneria generale dello Stato, all’indirizzo http://pattostabilitainterno.tesoro.it, il nuovo modello per effettuare, entro il 5 luglio, la richiesta degli spazi finanziari necessari per sostenere i pagamenti, in deroga ai vincoli del patto di stabilità interno 2013, di debiti di parte capitale certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto legge n. 35 del 2013.

In vista del decreto da emanare entro il 15 luglio 2013 (comma 3, articolo 1, decreto legge n. 35 del 2013) per la distribuzione della seconda quota di spazi finanziari, è disponibile sul sito web della Ragioneria generale dello Stato, all’indirizzo http://pattostabilitainterno.tesoro.it, il nuovo modello per effettuare, entro il 5 luglio, la richiesta degli spazi finanziari necessari per sostenere i pagamenti, in deroga ai vincoli del patto di stabilità interno 2013, di debiti di parte capitale certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto legge n. 35 del 2013.

Il nuovo modello è predisposto per essere compilato sia dagli enti locali che hanno già inviato la richiesta entro il 30 aprile 2013, ai fini della distribuzione della prima quota di spazi finanziari operata entro il 15 maggio 2013, sia dagli enti locali che inviano la richiesta per la prima volta. Le modalità per la compilazione del modello sono differenziate per le due categorie di enti locali.

Gli enti che hanno già effettuato la richiesta di spazi finanziari possono compilare il nuovo modello variando, in aumento o in diminuzione, i dati già comunicati entro il 30 aprile. Per cui, in merito alla richiesta di spazi finanziari già effettuata, possono richiedere:

- ulteriori spazi rispetto a quelli concessi con il decreto n. 41483 del 14 maggio 2013 e indicati nella colonna D, inserendo l’ulteriore importo richiesto nella colonna E. Nella colonna E va, quindi, inserito il valore degli spazi che si intende acquisire con la ripartizione che sarà operata il 15 luglio, ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 del decreto legge n.35 del 2013.

- una riduzione degli spazi concessi con il decreto n. 41483 del 14 maggio 2013 e indicati nella colonna D, inserendo nella colonna F il valore della riduzione stessa.

Inoltre, tali enti possono operare, ove necessaria, la modifica dei valori afferenti all’ammontare dei debiti certi liquidi ed esigibili, inseriti nella colonna A del modello già inviato, inserendo il dato corretto nella colonna D.

Gli enti che compilano il modello per la prima volta, possono compilare il nuovo modello inserendo:

- nella colonna D il valore del debito secondo quanto specificato in ogni riga;

- nella colonna E l'importo dello spazio finanziario, secondo quanto specificato in ogni riga, che intendono chiedere e ottenere con il decreto del 15 luglio 2013. Nessun dato andrà inserito nella colonna F.

 

Vincenzo D’Andò