Novità fiscali del 15 maggio 2013: serve DURC specifico per ogni singola gara?

Pubblicato il 15 maggio 2013



pubblicati gli elenchi del 5 per mille 2013 provvisori degli iscritti; andamento del mercato residenziale nel 2012; DURC specifico per ogni singola gara? no del Consiglio di Stato; reti d’impresa: vicino il termine di scadenza per l’invio del modello per la fruizione dei benefici fiscali; nuovo formato certificazioni di malattia; principio di assoggettamento all’assicurazione previdenziale prevista per l’attività prevalente: chiarimenti Inps; ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti; tirocini: principi normativi e giurisprudenza della Consulta; é in rete il software di compilazione del Modello Unico Persone fisiche 2013

 

 

Indice:

1) Pubblicati gli elenchi del 5 per mille 2013 provvisori degli iscritti

2) Andamento del mercato residenziale nel 2012

3) DURC specifico per ogni singola gara? no del Consiglio di Stato

4) Reti d’impresa: vicino il termine di scadenza per l’invio del modello per la fruizione dei benefici fiscali

5) Nuovo formato certificazioni di malattia

6) Principio di assoggettamento all’assicurazione previdenziale prevista per l’attività prevalente: chiarimenti Inps

7) Ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti

8) Tirocini: principi normativi e giurisprudenza della Consulta

9) E’ in rete il software di compilazione del Modello Unico Persone fisiche 2013

 

 

1) Pubblicati gli elenchi del 5 per mille 2013 provvisori degli iscritti

Sono stati pubblicati ieri gli elenchi del cinque per mille 2013. Le prime liste, provvisorie, con gli  aspiranti alla ripartizione dei fondi, circa 400 milioni di euro, sono infatti dal 14 maggio 2013 consultabili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, all’interno della sezione “Documentazione - 5 per mille - 5 per mille 2013”.

5 per mille, ecco gli iscritti

Gli elenchi, fin d’ora disponibili online, comprendono, in ordine, gli enti del volontariato, della ricerca scientifica e dell’Università, di quella sanitaria e le associazioni sportive dilettantistiche. In particolare, nel 2013 gli iscritti ai quattro elenchi sono 45.603 (rispetto agli elenchi provvisori del 2012 ci sono ben 1.715 candidati in più). A questi potenziali destinatari si aggiungono i Comuni italiani, per le preferenze espresse dai cittadini residenti.

“Maglia rosa” per il Volontariato

Passano gli anni, ma il risultato non cambia. Questa, in dettaglio, la mappa del 5 per mille 2013 al termine della prima tappa, l’iscrizione: gli enti del volontariato iscritti, cioè onlus, associazioni di promozione sociale e associazioni e fondazioni riconosciute in possesso di determinati requisiti, si confermano al vertice del cinque per mille. Infatti, sono 38.031 gli enti e le associazioni che risultano negli elenchi 2013, anche se si tratta d’una platea di candidati ancora potenziali, essendo le liste provvisorie.

Ad inseguire il Volontariato, le Associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni ai fini sportivi, 7.047, a loro volta di gran lunga avanti rispetto agli enti della ricerca scientifica e dell’Università, 422, e a quelli della salute, 103.

Nuove tappe in vista, occhio al calendario

Il primo giorno da ricordare per gli iscritti è il 20 maggio prossimo, termine entro il quale i legali rappresentanti degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche in lista potranno chiedere alla Direzione regionale delle Entrate territorialmente competente di correggere eventuali errori anagrafici, riscontrati in questa prima versione degli elenchi. Il secondo giorno da segnare sul calendario è il 27 maggio, data entro cui l’Agenzia pubblicherà gli elenchi aggiornati, alla luce degli eventuali errori segnalati e corretti.

Dopo l’iscrizione, conta la dichiarazione

I legali rappresentanti degli enti del volontariato presenti in lista devono ricordarsi di presentare alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate, entro il prossimo 1° luglio, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti i requisiti di ammissione all’elenco. Il modello da utilizzare deve essere conforme a quello pubblicato sul sito, con allegata copia del documento di riconoscimento del legale rappresentante che sottoscrive. Stesse modalità e tempistica sia per i rappresentanti legali delle associazioni sportive in lista, tenute a presentare il tutto alla struttura del Coni territorialmente competente, sia per gli enti della ricerca scientifica e dell’università tenuti alla presentazione della documentazione al Miur.

Porte aperte ai “ritardatari”

Anche per l’anno finanziario 2013, gli enti che presentano domande d’iscrizione e documentazione integrativa entro il 30 settembre prossimo comunque possono partecipare al riparto delle quote del 5 per mille, versando una sanzione di 258 euro utilizzando il modello F24 con il codice tributo dedicato “8115” (istituito con la risoluzione 46/E dell’11 maggio 2012). Ciò a patto che i

ritardatari possiedano comunque i requisiti sostanziali per l’accesso al beneficio già alla data di scadenza della domanda di iscrizione: 7 maggio per gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche e 30 aprile per gli enti della ricerca scientifica e dell’università e quelli della ricerca sanitaria.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 66 del 14 maggio 2013)

 

2) Andamento del mercato residenziale nel 2012

Presentato il 14 maggio 2013 a Roma il Rapporto Immobiliare 2013. Calano del 25,7% i volumi di compravendita delle abitazioni rispetto al 2011, mentre il valore di scambio complessivo scende, parallelamente, di quasi 27 miliardi di euro.

Tiene, invece, l’indice di accessibilità (affordability index), che misura la possibilità di accesso delle famiglie italiane all’acquisto di un’abitazione. Sono soltanto alcuni dei dati contenuti nel Rapporto immobiliare 2013 sull’andamento del mercato residenziale nel 2012, realizzato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate in collaborazione con l’Associazione Bancaria Italiana e presentato il 14 maggio 2013 a Roma.

La “casa italiana” allo specchio

Lo studio contiene un’analisi completa sugli andamenti delle compravendite di abitazioni e sulle tipologie dimensionali, sul valore monetario dei volumi scambiati, sulla quantità e distribuzione dei mutui ipotecari.

Completa l’analisi la stima delle condizioni di accessibilità delle famiglie italiane

all’acquisto di un’abitazione, elaborata sulla base di uno specifico indice di accessibilità.

I partecipanti

Alla presentazione del Rapporto hanno preso parte, per l’Agenzia delle Entrate, il Vice Direttore, Gabriella Alemanno, e il Direttore centrale Omise (Osservatorio mercato immobiliare e servizi estimativi), Gianni Guerrieri. Per l’Abi, il Direttore generale, Giovanni Sabatini, e il Direttore Centrale-Responsabile della Direzione Strategie e mercati finanziari, Gianfranco Torriero. Sono intervenuti, inoltre, per gli approfondimenti tematici successivi alla presentazione del Rapporto, Luca Dondi, Direttore generale di Nomisma, e Lorenzo Bellicini, Direttore generale del Cresme. Giovanni D’Alessio, del Servizio Statistiche Economiche e Finanziarie di Banca d’Italia, ha infine illustrato i risultati principali del Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia relativo al primo trimestre 2013, condotto congiuntamente dalla Banca d’Italia, da Tecnoborsa e dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.

Andamento del mercato residenziale nel 2012 in sintesi

Nel corso dell’anno passato, per il mercato delle abitazioni si sono registrati, in ordine:

- una forte riduzione nei volumi di compravendita delle abitazioni, 448.364 NTN (numero delle transazioni normalizzato), -25,7% rispetto al 2011, con un calo inferiore per i capoluoghi, -24,8%, maggiore nei comuni non capoluogo, -26,1%;

- una vendita di abitazioni per un totale di circa 46,4 milioni di metri quadrati, 25,4% rispetto al 2011, con una superficie media per unità abitativa compravenduta pari a circa 104 mq;

- una forte diminuzione del valore di scambio complessivo, stimato in circa 75,4 miliardi di euro, quasi 27 miliardi di euro in meno del 2011;

- una perdita complessiva delle compravendite del 22,4% rispetto al 2011, nelle otto principali città italiane, Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna e Firenze. In pratica, per le grandi città il valore di scambio stimato delle abitazioni è pari a circa 19,5 miliardi di euro, con una perdita di 5,7 miliardi di euro, -22,5%, rispetto al 2011.

Le famiglie sotto la lente dell’indice di accessibilità

Quanto all’indice di accessibilità, nel 2012 rimane in territorio positivo e nell’ultimo semestre inverte il processo di peggioramento dell’ultimo anno e mezzo conseguente alla crisi dei debiti sovrani; ciò sta ad indicare che la famiglia media italiana è in grado, grazie all’ausilio del mutuo bancario, di accedere all’acquisto di una casa media: la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è, infatti, di poco superiore al 50% come per il primo semestre 2010 (13 milioni di famiglie circa, dopo aver toccato il minimo nel 2008 quando la quota di famiglie in grado di acquistare una casa era intorno al 46%). L’andamento del 2012 è la risultante di una sostanziale stabilità del costo del credito a cui si contrappone per la prima volta, un deciso miglioramento del prezzo relativo delle case rispetto al reddito disponibile, anche se tale miglioramento avviene in discesa per tutti e due gli indicatori.

La geografia dell’accessibilità

Lo studio contiene anche una disaggregazione territoriale dell’indice di accessibilità, che mostra una notevole variabilità di situazioni, in relazione principalmente alla accentuata variabilità del prezzo delle case nelle regioni italiane. Delle 19 regioni considerate, 4 presentano condizioni di non accessibilità, ma a causa di fattori quali la presenza di grossi agglomerati urbani, la notevole attrattività turistica e un patrimonio residenziale di particolare pregio, elementi che esercitano tutti una considerevole pressione sulle quotazioni delle case. Generalmente le regioni meridionali presentano una più alta facilità di accesso all’acquisto di abitazioni.

Cos’è l’indice di accessibilità (affordability index)

Questo indice, elaborato secondo le prassi metodologiche e le esperienze di matrice anglosassone, sintetizza l’analisi dei vari fattori che influenzano la possibilità per le famiglie di comprare casa indebitandosi e ne descrive l’andamento. La collaborazione instaurata tra l’Abi e l’Agenzia delle Entrate viene rinsaldata con questa iniziativa, grazie al concreto conseguimento di uno degli obiettivi stabiliti nell’intesa siglata a fine 2009, finalizzata ad accrescere trasparenza ed efficacia delle informazioni sul mercato immobiliare.

(Agenzia delle entrate, Abi, comunicato congiunto del 14 maggio 2013)

 

3) DURC specifico per ogni singola gara? No del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato, con l’ordinanza n. 1465 del 23 aprile 2013, ha di fatto sancito l’erronea interpretazione data da Inail, Inps e Ministero del Lavoro in ordine alla necessità di consegnare per ogni singola gara d’appalto un DURC specifico. Tutte disposizioni emanate “contra legem”.

Nella prima circolare Inail n. 7 del 5 febbraio 2008 si legge “la validità del DURC è correlata alla specifica normativa di riferimento e quindi: per tutti gli appalti pubblici, è legata allo specifico appalto ed è limitata alla fase per la quale il certificato è stato richiesto (es. stipula contratto, pagamento SAL, ecc.)”.

Anche il Ministero del Lavoro si era pronunciato a riguardo con circolare 8 ottobre 2010, n. 35 nella quale si affermava afferma che “occorre pertanto specificare che relativamente ai contratti pubblici disciplinati dal D.lgs n. 163/2006: nell’ambito delle procedure di selezione del contraente, deve essere acquisito un DURC per ciascuna procedura”.

Infine , l’Inps nella propria circolare 17 novembre 2010, n. 145 esprimeva anch’essa il medesimo principio: “Il DURC che, come noto, attesta la regolarità contributiva dell’impresa alla data del suo rilascio, deve essere richiesto per ogni singola procedura di selezione e la sua validità trimestrale opera limitatamente alla specifica procedura per la quale è stato richiesto”. Sostanzialmente opposta l’interpretazione fornita ora dal Consiglio di Stato. Hanno affermato i giudici di Palazzo Spada ““non vi sono norme primarie che prescrivano che il DURC per la partecipazione alle gare di appalto debba riferirsi alla specifica gara di appalto” aggiungendo anche che “disposizioni contenute in circolari (come, ad esempio, nella circolare INAIL 5 febbraio 2008, n. 7; ma si veda anche la circolare del Ministero del lavoro 8 ottobre 2010, n. 35, e la circolare INPS 17 novembre 2010, n. 145), invocate dall’appellante, non appaiono rilevanti, non potendo essere considerate rilevanti le circolari che risultino contra legem”.

 

4) Reti d’impresa: vicino il termine di scadenza per l’invio del modello per la fruizione dei benefici fiscali

Invio del modello per i benefici previsto entro il prossimo 23 maggio.

Si avvicina, dunque, il termine di scadenza per comunicare le informazioni necessarie per fruire dei vantaggi fiscali destinati alle aziende che aderiscono allo specifico contratto.

Per godere della specifica agevolazione a loro riservata (sospensione d’imposta di una quota degli utili dell’esercizio destinata al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare), le imprese che stipulano un contratto di rete, con il quale più imprenditori possono perseguire lo scopo di accrescere la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato, dovranno trasmettere on line, entro il 23 maggio, l’apposito modello disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.

Chi è tenuto alla comunicazione

La comunicazione deve essere presentata dalle imprese appartenenti a una delle reti d’impresa che intendono beneficiare dell’agevolazione prevista dall’articolo 42, comma 2-quater, del decreto legge 78/2010.

Le imprese che attribuiscono il reddito per trasparenza ai propri soci o associati o collaboratori dell’impresa familiare, devono presentare la comunicazione anche se il risparmio d’imposta non è da esse realizzato.

Analogamente, in caso di opzione per il consolidato fiscale di cui agli articoli 117 e seguenti del Tuir, la comunicazione va presentata dalle singole società partecipanti, anche se il risparmio d’imposta è realizzato dalla consolidante per il gruppo.

Modalità e termini di presentazione

La comunicazione relativa al periodo d’imposta 2012 deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate, esclusivamente in via telematica, dal 2 al 23 maggio 2013, utilizzando il modello e il prodotto informatico denominato “AgevolazioneReti”, disponibili gratuitamente sul sito dell’Agenzia stessa.

L’invio tramite web dei dati contenuti nella comunicazione può essere eseguita:

direttamente, da parte dei soggetti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate tramite una società del gruppo, qualora il richiedente appartenga a un gruppo societario (ente o società controllante e società controllate; si considerano controllate le società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata, le cui azioni o quote sono possedute dall’ente o società controllante o tramite altra società controllata da questo per una percentuale superiore al 50% del capitale tramite professionisti, associazioni di categoria, Caf e altri soggetti (articolo 3, comma 3, Dpr 322/1998).

La trasmissione telematica diretta può avvenire utilizzando il servizio telematico Entratel dai soggetti già abilitati a tale servizio ovvero utilizzando il servizio telematico internet da parte di tutti gli altri.

In caso di presentazione telematica tramite intermediari abilitati (soggetti incaricati o società del gruppo), questi ultimi sono tenuti a rilasciare al richiedente, contestualmente alla ricezione della comunicazione o all’assunzione dell’incarico per la sua predisposizione, l’impegno a trasmettere in via telematica all’Agenzia delle Entrate i dati in esso contenuti (la data di tale impegno, unitamente alla sottoscrizione dell’intermediario e all’indicazione del suo codice fiscale, andrà riportata nello specifico riquadro posto nel frontespizio del modello. L’intermediario deve rilasciare al contribuente anche un esemplare della comunicazione trasmessa e una copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate, che ne attesta l’avvenuta presentazione.

 

5) Nuovo formato certificazioni di malattia

Allo scopo di facilitare la gestione applicativa degli attestati di malattia, il messaggio Inps n. 7485 del 7 maggio 2013 fornisce le specifiche tecniche del messaggio contenente la lista degli attestati, inviato dall’Inps ai datori di lavoro tramite posta elettronica certificata e/o scaricata dagli stessi tramite il servizio – accessibile con PIN – di consultazione degli attestati di malattia. In base a quanto disposto dal decreto del Ministero della salute del 18 aprile 2012, gli attestati di malattia sono resi disponibili nel nuovo formato a partire dal 4 giugno 2013.

(Inps, nota del 14 maggio 2013)

 

6) Principio di assoggettamento all’assicurazione previdenziale prevista per l’attività prevalente: chiarimenti Inps

Più che il requisito della prevalenza, predomina quello dell’abitualità. Pare questo il principale chiarimento fatto ieri dall’Istituto previdenziale.

In particolare, al fine di tenere conto dell’evoluzione giurisprudenziale, l’Inps con la circolare n. 78 del 14 maggio 2013, ha ricordato il regime contributivo applicabile ai soggetti che si trovino ad esercitare contemporaneamente un’attività da cui percepiscono redditi assoggettabili alla gestione separata (Legge n. 335/1995) ed altra attività imprenditoriale che comporta obbligo di iscrizione alla gestione commercianti o artigiani.

In caso di contemporaneo esercizio di due attività, l’una di natura imprenditoriale e l’altra compresa tra quelle iscrivibili alla gestione separata, l’Inps ha proceduto – in presenza dei rispettivi requisiti – ad imposizione contributiva nell’ambito di entrambe le gestioni previdenziali interessate.

In tale contesto è intervenuto il legislatore che, con decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, art. 12, comma 11, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122, ha introdotto una norma di interpretazione autentica relativa al citato comma 208, disponendo come segue: “L’art. 1, comma 208 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all’assicurazione prevista per l’attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell’Inps. Restano, pertanto, esclusi dall’applicazione dell’art. 1, comma 208, legge n. 662/96 i rapporti di lavoro per i quali è obbligatoriamente prevista l’iscrizione alla gestione previdenziale di cui all’art. 2, comma 26, legge 16 agosto 1995, n. 335”.

La successiva giurisprudenza ha uniformemente applicato tale disposizione, ribadendo che “l’esercizio di attività di lavoro autonomo, soggetto a contribuzione alla Gestione separata, che si accompagni all’esercizio di un’attività d’impresa commerciale, artigiana o agricola, la quale di per sé comporti obbligo di iscrizione alla relativa gestione assicurativa presso l’Inps, non fa scattare il criterio dell’attività prevalente” (Cass. S.S.U.U., 17076/11; dello stesso tenore, Cass. S.S.U.U., 17074/11).

Infatti, “la regola per cui ci si deve iscrivere presso l’unica gestione ove si svolge l’attività prevalente è rimasta in vigore, ma riguarda solo gli iscritti alla gestione Inps dei lavoratori autonomi ossia artigiani, commercianti e coltivatori diretti: ad es. i commercianti che svolgano anche attività di artigiano, o i coltivatori diretti che vendano i prodotti della coltivazione, ecc.” (Cass. sez. VI civ., 3839/12).

Chiarimenti in ordine ai requisiti di partecipazione personale ed abituale all’attività lavorativa: Istruzioni operative

A causa del fatto che la norma in parola è “una disposizione dichiaratamente ed effettivamente di interpretazione autentica, diretta a chiarire la portata della disposizione interpretata” (Cass., sez. lav., 5678/12), con conseguente valenza retroattiva, essa deve essere applicata a tutti i rapporti previdenziali attivi ed ai periodi contributivi ancora recuperabili entro i termini prescrizionali.

Pertanto, nell’ipotesi in cui un soggetto eserciti contemporaneamente una qualsiasi attività autonoma che comporti obbligo di iscrizione alla Gestione separata ed un’attività imprenditoriale compresa tra quelle iscrivibili alla Gestione commercianti o artigiani, ai fini di tale ultima iscrizione non è richiesta la verifica del requisito della prevalenza, bensì degli elementi della abitualità e della professionalità della prestazione lavorativa, nonché degli altri requisiti eventualmente previsti dalle rispettive discipline normative di settore.

Ne consegue che devono intendersi superati i chiarimenti forniti con il messaggio 14905/99, nella parte in cui risulta in contrasto con la sopravvenuta norma, facendosi riserva di diramare ulteriori precisazioni in ordine ad eventuali fattispecie concrete che richiedano specifici approfondimenti.

In sede di valutazione dei requisiti richiesti ai fini dell’iscrizione di un soggetto alle gestioni ART/COM, le strutture territoriali procederanno ad una verifica attenta e puntuale della fattispecie concreta, al fine di garantire la legittimità del provvedimento ed evitare eventuali soccombenze dell’Istituto in giudizio.

In particolare, dall’istruttoria devono emergere idonei elementi probatori in ordine alla personalità della prestazione lavorativa ed all’abitualità dell’apporto conferito, da valutarsi in base al tipo di attività ed all’impegno che essa richiede.

Sono soci lavoratori tutti coloro che svolgono un’attività rivolta alla concreta realizzazione dello scopo sociale, al suo effettivo raggiungimento attraverso il concorso della collaborazione prestata a favore della società dai collaboratori della stessa.

Può ritenersi abituale un’attività effettuata per poche ore al giorno e non tutti i giorni, come è nel caso della gestione immobiliare, oppure un’attività necessaria all’interno del processo aziendale anche se non costituisce lo scopo aziendale, quale quella di predisposizione della documentazione necessaria alla vendita (Cass. Sez. lav., 11804/12).

Parimenti, può ritenersi abituale un’attività di vendita di merce on-line, ove sia effettuata con carattere di sistematicità e di reiterazione nel tempo.

Come ribadito dall’Agenzia delle Entrate con Ris. 126/E del 16 dicembre 2011, i “connotati dell’abitualità, sistematicità e continuità dell’attività economica vanno intesi in senso non assoluto ma relativo, con la conseguenza che la qualifica di imprenditore può determinarsi anche in ragione del compimenti di un unico affare, avente rilevanza economica e caratterizzato dalla complessità delle operazioni in cui si articola, che implicano la necessità di compiere una serie coordinata di atti economici.”.

La prova circa la partecipazione al lavoro aziendale con i caratteri della personalità e dell’abitualità spetta all’Istituto di previdenza.

Viene ritenuto indispensabile che l’onere probatorio venga compiutamente assolto ed, a tal fine, che l’attività di verifica dei requisiti non si limiti a riscontri meramente documentali, bensì si estenda, ove necessario, ad accertamenti da effettuarsi in loco.

La presenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni sono elementi che possono avere rilevanza al fine della valutazione: di recente la suprema Corte ha confermato di ritenere compiuta la prova dell’esercizio dell’attività da parte del socio in presenza della semplice domanda di iscrizione e dell’assenza di lavoratori ad eccezione dell’altro socio (Cass. Sez. lav., 11685/12).

A tal proposito, è da tener presente che “per partecipazione personale al lavoro aziendale deve intendersi non soltanto l’espletamento di un’attività esecutiva o materiale, ma anche di un’attività organizzativa e direttiva, di natura intellettuale, posto che anche con tale attività il socio offre il proprio personale apporto all’attività di impresa, ingerendosi direttamente ed in modo rilevante nel ciclo produttivo della stessa” (Cass. sez. lav., 5360/12).

Oneri accessori

In considerazione dei contrastanti orientamenti giurisprudenziali che hanno preceduto la disposizione normativa in parola, si ritengono ravvisabili i presupposti di cui al comma 15 lettera a) dell’art. 116 della legge 388/00, pertanto si dispone la riduzione alla misura degli interessi legali delle sanzioni civili, relative ai casi di mancato o ritardato pagamento dei contributi.

Tale riduzione non è riferibile alle fattispecie già definite, ovverosia quelle coperte da giudicato ovvero per le quali vi è stato un pagamento senza riserva di ripetizione, mentre sarà applicata, a richiesta del soggetto interessato, ai periodi contributivi la cui scadenza di versamento si colloca entro il 31 luglio 2010, data di entrata in vigore della legge n. 122/10, recante la disposizione di interpretazione autentica.

Per i periodi successivi, le sanzioni vengono calcolate secondo gli ordinari criteri di cui alla legge n. 388/00, art. 116, comma 8.

 

7) Ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti

Rateizzazione oneri di ricongiunzione relativi alle domande presentate nel 2013.

I piani di rateizzazione degli oneri di ricongiunzione, relativi a domande presentate nel corso del corrente anno 2013, in applicazione del terzo comma dell’art. 2 della legge 45/90, devono essere predisposti in base ai coefficienti riportati nelle allegate tabelle alla circolare dell’Inps n. 79 del 14 maggio 2013.

 

8) Tirocini: principi normativi e giurisprudenza della Consulta

In materia pubblicata la circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro n. 05 del 14 maggio 2013.

La Corte costituzionale (sentenza 11 dicembre 2012, n. 287) ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 11 del d.l. n. 138/2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148/2011, ritenendo lo stesso, nonostante la formale affermazione di “livelli di tutela essenziali per l’attivazione dei tirocini”, come da rubrica dello stesso articolo, lesivo delle prerogative delle Regioni, che sole possono intervenire a normare la materia.

La norma dichiarata incostituzionale

La sentenza della Corte costituzionale è intervenuta sull’art. 11 d.l. 138/11, il cui testo prevede(va) al primo comma che “i tirocini formativi e di orientamento possono essere promossi unicamente da soggetti in possesso degli specifici requisiti preventivamente determinati dalle normative regionali in funzione di idonee garanzie all’espletamento delle iniziative medesime. Fatta eccezione per i disabili, gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti e i condannati ammessi a misure alternative di detenzione, i tirocini formativi e di orientamento non curriculari non possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e possono essere promossi unicamente a favore di neodiplomati o neo-laureati entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento del relativo titolo di studio”.

Per il secondo comma poi, “in assenza di specifiche regolamentazioni regionali trovano applicazione, per quanto compatibili con le disposizioni di cui al comma che precede, l’articolo 18 della legge 24 giugno 1997 n. 196 e il relativo regolamento di attuazione”.

La sentenza n. 287/2012 della Corte costituzionale.

La Corte costituzionale individua nella istruzione e formazione professionale, cui ascrivere la materia dei tirocini formativi e di orientamento non curriculari, un ambito oggetto della esclusiva di cui all’art. 117, co. 4, della Costituzione, per il quale “spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato”.

La Consulta giunge alla dichiarazione di incostituzionalità dell’art. 11 del d.l. 138/2011 ritenendo che lo stesso invada tale territorio di competenza normativa residuale (ed esclusiva) delle Regioni.

Il percorso logico-giuridico dei giudici delle leggi muove dalle premesse dichiarate dalla pronuncia, che richiamano altri provvedimenti conformi a quello in discorso.

La giurisprudenza della Corte, anche in tempi recenti, ha chiarito che, dopo la riforma costituzionale del 2001, la competenza esclusiva delle Regioni in materia di istruzione e formazione professionale “riguarda la istruzione e la formazione professionale pubbliche che possono essere impartite sia negli istituti scolastici a ciò destinati, sia mediante strutture proprie che le singole Regioni possano approntare in relazione alle peculiarità delle realtà locali, sia in

organismi privati con i quali vengano stipulati accordi» (sentenza n. 50 del 2005). Viceversa, la disciplina della formazione interna – ossia quella formazione che i datori di lavoro offrono in ambito aziendale ai propri dipendenti – di per sé non rientra nella menzionata materia, né in altre di competenza regionale; essa, essendo intimamente connessa con il sinallagma contrattuale, attiene all’ordinamento civile, sicché spetta allo Stato stabilire la relativa normativa (sentenza n. 24 del 2007)”.

La giurisprudenza successiva ha avuto modo di precisare, peraltro, che i due titoli di competenza non sempre appaiono «allo stato puro» (così la sentenza n. 176 del 2010 in relazione al regime dell’apprendistato), ed ha chiarito che il nucleo «di tale competenza, che in linea di principio non può venire sottratto al legislatore regionale (…) – al di fuori del sistema scolastico secondario superiore, universitario e post-universitario – cade sull’addestramento teorico e pratico offerto o prescritto obbligatoriamente (sentenza n. 372 del 1989) al lavoratore o comunque a chi aspiri al lavoro: in tal modo, la sfera di attribuzione legislativa regionale di carattere residuale viene a distinguersi sia dalla competenza concorrente in materia di istruzione (sentenza n. 309 del 2010), sia da quella, anch’essa ripartita, in materia di professioni (art. 117, terzo comma, Cost.), nel quadro della esclusiva potestà statale di dettare le norme generali sull’istruzione (art. 117, secondo comma, lettera n, Cost.)» (così la sentenza n. 108 del 2012).

Perciò, prosegue la sentenza n. 287/2012, l’art. 11 d.l. 138/2011 è incostituzionale in quanto invade la competenza normativa delle Regioni. Il comma 1 della disposizione, infatti, interviene a stabilire i requisiti che devono essere posseduti dai soggetti che promuovono i tirocini formativi e di orientamento. La seconda parte del medesimo comma, poi, dispone che, fatta eccezione per una serie di categorie ivi indicate, i tirocini formativi e di orientamento non curricolari non possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e possono essere rivolti solo ad una determinata platea di beneficiari. In questo modo, però, la legge statale – pur rinviando, nella citata prima parte del comma 1, ai requisiti «preventivamente determinati dalle normative regionali» – interviene comunque in via diretta in una materia che non ha nulla a che vedere con la formazione aziendale.

D’altra parte – è ancora un passaggio della sentenza n. 287/12 – che la normativa in esame costituisca un’indebita invasione dello Stato in una materia di competenza residuale delle Regioni è confermato dal comma 2 del censurato art. 11, il quale stabilisce la diretta applicazione – in caso di inerzia delle Regioni – di una normativa statale, ossia l’art. 18 della legge n. 196 del 1997.

Conseguenze ed estensione della dichiarazione di incostituzionalità.

Proprio il richiamo della sentenza dell’art. 18 l. n. 196/97 suscita la necessità di verificare la sorte della norma alla luce della dichiarazione di incostituzionalità della Corte.

Va subito precisato che giusta la caratteristica concretezza del giudizio di costituzionalità delle leggi assegnato alla Corte costituzionale, non v’è dubbio che la sentenza n. 287/12, e la conseguente declaratoria di incostituzionalità, non può che riguardare ed essere circoscritta all’art. 11 d.l. 138/2011, senza che tali effetti possano ritenersi automaticamente estesi a qualsiasi altra norma. E dunque, da un punto di vista rigorosamente procedurale, l’art. 18 l. n. 196/97 rimane vigente all’interno del nostro sistema di leggi.

Cio nondimeno appare evidente, alla luce dei princìpi enunciati dalla Corte con la sentenza de qua, la necessità di respingere qualsiasi norma statale che, per la puntualità ed il dettaglio della disciplina dell’istituto dei tirocini, finisca per invadere l’area riservata alla potestà normativa regionale dal quarto comma dell’art. 117 Cost..

E dunque, i princìpi generali recati dall’art. 18, che non possono ritenersi invalidati dalla pronuncia né superati dalle recenti “linee guida”, rimangono pertanto immanenti alla materia.

Per tutto quanto sin qui rilevato, è da ritenersi la possibilità di una efficacia immediatamente sostitutiva e diretta della applicazione dell’art. 18 laddove manchi una normativa regionale, e ciò almeno fino a quando la Corte con sentenza specifica non dichiari incostituzionale tale normativa.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, circolare della Fondazione Studi n. 05 del 14 maggio 2013)

 

9) E’ in rete il software di compilazione del Modello Unico Persone fisiche 2013

L’Agenzia delle entrate ha reso disponibile la versione 1.0.0 del 14 maggio 2013 del software UnicOnLine Pf 2013 che consente la compilazione del modello Unico Persone fisiche e permette la generazione del modello di versamento F24 (plug-in F24 da Unico Pf 2013).

Il prodotto consente inoltre di precompilare il modello Unico Persone fisiche 2013 con alcune informazioni della dichiarazione presentata per il precedente periodo d’imposta (Unico/2012 o 730/2012).

Le persone fisiche abilitate ai servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate, infatti, hanno a disposizione, nella sezione "Comunicazioni" del sito http://telematici.agenziaentrate.gov.it, un file contenente alcuni dati rilevati dalla dichiarazione del 2012, così come risultano presentati, nonché l'elenco dei versamenti effettuati con il mod. F24 per il periodo d'imposta 2012. Per scaricare il file è richiesto il codice Pin attribuito all’atto dell'abilitazione a Fisconline.

Per la "preparazione" delle dichiarazioni mod. Unico Pf 2013 (attivita' propedeutica al successivo invio) gli utenti registrati a Fisconline devono installare l'applicazione FileInternet; i contribuenti registrati a Entratel, invece, devono utilizzare l’applicazione Entratel. Entrambi i suddetti prodotti sono prelevabili dalle rispettive sezioni "Software" del sito http://telematici.agenziaentrate.gov.it.

 

Vincenzo D'Andò