Novità fiscali del 14 maggio 2013: i casi in cui il commercialista non paga l’IRAP

Pubblicato il 14 maggio 2013



sospese le richieste di pagamento dell’Irap 2011 per i soggetti colpiti dal sisma di maggio 2012; in continua flessione l’apertura delle nuove partite Iva; riduzione della pressione fiscale, maggiore credito alle imprese e semplificazioni; commercialista esente da Irap: non conta il senso soggettivo; innovazioni normative in materia di IMU e Tares: nota IFEL; istituzione codice entrata Tares da inserire nei ruoli; imposte sui redditi - modello 730/2013: circolare di Assonime; estensione del diritto alle indennità giornaliere di malattia e all’indennità per congedo parentale ai lavoratori iscritti alla Gestione separata; disposizioni in tema di sopravvenienze attive e perdite su crediti: circolare di Assonime

 

 

Indice:

1) Sospese le richieste di pagamento dell’Irap 2011 per i soggetti colpiti dal sisma di maggio 2012

2) In continua flessione l’apertura delle nuove partite Iva

3) Riduzione della pressione fiscale, maggiore credito alle imprese e semplificazioni

4) Commercialista esente da Irap: non conta il senso soggettivo

5) Innovazioni normative in materia di IMU e Tares: nota IFEL

6) Istituzione codice entrata Tares da inserire nei ruoli

7) Imposte sui redditi - Modello 730/2013: circolare di Assonime

8) Estensione del diritto alle indennità giornaliera di malattia e all’indennità per congedo parentale ai lavoratori iscritti alla Gestione separata

9) Disposizioni in tema di sopravvenienze attive e perdite su crediti: circolare di Assonime

 

 

1) Sospese le richieste di pagamento dell’Irap 2011 per i soggetti colpiti dal sisma di maggio 2012

Sono sospese le comunicazioni di irregolarità dell’Irap 2011 inviate dall’Agenzia delle entrate ai soggetti residenti nei territori del cratere del sisma di maggio 2012. Lo ha reso noto l’Amministrazione finanziaria con un comunicato stampa del 10 maggio 2013.

La sospensione consentirà all’Agenzia di effettuare una dettagliata ricognizione, che sarà presto avviata, per verificare quali siano i soggetti che, indipendentemente da eventuali errori formali commessi nella dichiarazione, avevano diritto alla sospensione dei versamenti e nei cui confronti si procederà all’annullamento d’ufficio. L’esito di tale ricognizione sarà comunicato a tutti i contribuenti interessati senza necessità di doversi recare presso le strutture territoriali dell’Agenzia.

Tale misura è stata riconosciuta opportuna sia in ragione dei recenti interventi normativi a favore dei soggetti colpiti dal sisma di maggio 2012, sia dal riscontro di numerosi errori formali nelle loro dichiarazioni Irap che non hanno consentito una corretta individuazione dei contribuenti che avevano diritto alla sospensione dei versamenti dovuti fino al 30 novembre 2012.

L’Agenzia delle entrate ricorda, infine, che il recente Decreto Legge n. 43 del 2013 ha esteso la possibilità di accedere al finanziamento agevolato per il pagamento di imposte, contributi e premi per le somme dovute a qualunque titolo fino al 30 settembre 2013 (precedentemente fino al 30 giugno 2013).

 

2) In continua flessione l’apertura delle nuove partite Iva

Secondo i dati diffusi dal MEF, e contenuti nel comunicato del 13 maggio 2013, nello scorso mese di marzo sono state aperte 51.745 nuove partite Iva; in confronto al corrispondente mese dell’anno precedente si registra una sensibile flessione (-17,7%), mentre si nota un lieve aumento rispetto al mese di febbraio.

La distribuzione per natura giuridica evidenzia che la quota relativa alle persone fisiche nelle aperture di partita Iva è pari al 73,8%, mentre le società di capitali si attestano al 18%. Rispetto al marzo 2012 persone fisiche e società di persone accusano considerevoli cali di aperture (-21,9% e -16,4%), di converso le società di capitali mostrano un lieve aumento (+3,6%), verosimilmente legato alle recenti norme civilistiche che facilitano l’apertura di società a responsabilità limitata .

Riguardo alla ripartizione territoriale delle aperture, il 42,9% di esse è avvenuto al Nord, il 23,3% al Centro ed il 33,7% al Sud ed Isole; il confronto col corrispondente mese dell’anno precedente mostra un calo di aperture in tutte le regioni: solo il Friuli-Venezia Giulia registra una flessione inferiore al 10%, mentre Campania e la Valle d’Aosta flettono rispettivamente del 26,8% e del 33,8%.

La classificazione per settore produttivo evidenzia, in linea con i mesi precedenti, che il commercio registra il maggior numero di aperture di partite Iva: circa il 24% del totale, seguito dalle attività professionali con il 15%, agricoltura ed edilizia. Rispetto al marzo 2012, tra i principali settori le flessioni più forti appartengono, al trasporti/magazzinaggio ed all’edilizio, con cali che superano il 30%, in controtendenza invece il settore delle attività finanziarie (+26,5%).

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è stabile, con i maschi cui appartiene il 63,1% di aperture di partite Iva. La metà delle aperture è dovuta a giovani fino a 35 anni ed un terzo alla classe 36-50 anni. Rispetto al corrispondente mese del 2012, tutte le classi di età registrano cali intorno al 20%.

A marzo circa 14 mila soggetti hanno aderito al nuovo regime fiscale di vantaggio, pari al 27% del totale delle nuove aperture. Il nuovo regime prevede una tassazione sostitutiva con aliquota del 5% in luogo dell’Irpef e dell’Iva (oltre alla non assoggettabilità all’Irap). Tra i giovani fino a 35 anni l’adesione al nuovo regime ha interessato il 50% delle nuove aperture.

 

3) Riduzione della pressione fiscale, maggiore credito alle imprese e semplificazioni

Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, si è impegnato ad affrontare, con la massima urgenza, i tre temi di fronte all’Assemblea Generale di “Rete Imprese Italia”.

“La riduzione della pressione fiscale per le imprese è indispensabile e proprio per questo occorre definire una programmazione seria ed efficace senza tuttavia compromettere la tenuta dei conti pubblici” ha assicurato Zanonato.

Al centro dell’intervento anche i debiti scaduti della Pubblica Amministrazione. “Il decreto in discussione in questi giorni in Parlamento mette a disposizione delle imprese 40 miliardi – ha affermato Zanonato - per abbattere il debito commerciale della Pubblica Amministrazione. Il decreto va nella giusta direzione, ma in fase di approvazione bisogna assicurare che queste risorse vengano erogate alle imprese con tempi rapidi e certi.

La priorità è creare le condizioni per una ripresa degli investimenti privati, ha assicurato Zanonato.

 

4) Commercialista esente da Irap: non conta il senso soggettivo

Il Commercialista non è soggetto all’Irap e non deve, quindi, pagare tale imposta, quello che conta è solo il senso oggettivo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11199 del 10 maggio 2013, che ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

In particolare, a parere della Suprema Corte, l’esistenza di un’autonoma organizzazione, che costituisce il presupposto per l’assoggettamento dei liberi professionisti non và intesa in senso soggettivo, come auto-organizzazione creata e gestita dal professionista senza vincoli di subordinazione, ma in senso oggettivo, come esistenza di un apparato esterno alla persona del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui (Cass. 3673/2007). Significativamente, tali indirizzi sono confluiti nell’importante arresto delle Sezioni Unite (12111/2009),

E’ il giudice di merito che deve decidere caso per caso, sapendo che l’Irap è dovuta se: il  professionista sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione che impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, se ha chiesto il rimborso, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni. In caso contrario (ad es. nel caso in cui non sia presentata la dichiarazione Irap), l’onere della prova spetta all’Agenzia delle entrate.

Nel caso di specie, il Commercialista ha dimostrato di essere esente dall’Irap.

Il giudice di merito è giunto alla conclusione che il contribuente risulta aver esercitato l’attività di ragioniere commercialista senza ricorso ad investimenti di beni strumentali complessi ovvero anche impiego di personale dipendente ovvero collaboratori, in coerenza con l’indirizzo condiviso dalla Suprema Corte.

Già con il ricorso iniziale il contribuente aveva evidenziato che non si era avvalso di personale (dipendente o per soggetti esterni), né aveva utilizzato beni strumentali di rilievo, e, dall’altro, non è stato oggetto di censura specifica nel ricorso in sede di legittimità.

Respinte, dunque, tutte le motivazioni difensive esposte dall’Agenzia delle entrate.

 

5) Innovazioni normative in materia di IMU e Tares: nota IFEL

E’ stata pubblicata, il 13 maggio 2013, la nota di approfondimento sulle innovazioni normative in materia di IMU e Tares anche con riferimento agli orientamenti espressi dal MEF (risoluzione n. 5/DF del 28 marzo 2013 e circolare n. 1/DF del 29 aprile 2013).

La suddetta nota del 10 maggio 2013 fornisce un commento suddiviso per argomento, sui temi dell’IMU e del Tares, oggetto delle recenti posizioni del MEF riportate nella risoluzione n. 5/DF/2013 e nella circolare n. 1/DF/2013 (emanata a seguito del D.L. n. 35 del 8 aprile 2013).

IMU

La Risoluzione n. 5/DF, contiene una serie di risposte del MEF a quesiti in materia di:

- nuova ripartizione dell’IMU tra Comuni e Stato con l’attribuzione ai Comuni di tutto il gettito “Altri immobili” e terreni, ad eccezione del gettito derivante dai fabbricati classificati nella categoria catastale “D”, riservato interamente allo Stato;

- assegnazione della casa coniugale.

Sul tema della pubblicazione sul Portale del federalismo fiscale delle deliberazioni concernenti le aliquote e le detrazioni, è recentemente intervenuta la circolare n. 1/DF che ha provveduto ad aggiornare i contenuti della risoluzione n. 5 con le nuove disposizioni contenute nel citato D.L. n. 35.

Riserva allo Stato del gettito derivante dai fabbricati “D” con particolare riferimento ai “D10”

Relativamente alla modifica dell’assetto dell’IMU ed in particolare dell’attribuzione allo Stato di tutto il gettito derivante dagli immobili “D”, il testo della risoluzione chiarisce che i Comuni potranno intervenire solo aumentando l’aliquota di base sino a 0,3 punti percentuali riservandosene il corrispondente maggior gettito, mentre si deve ritenere generalmente esclusa, con esclusivo riferimento agli immobili “D”, la facoltà di diminuire l’aliquota di base, anche in relazione alle agevolazioni di legge di cui all’art. 13, commi 9 e 9 bis del D.L. 201/2011 (immobili non produttivi di reddito fondiario, immobili posseduti da soggetti Ires, immobili locati ed immobili-merce).

Pertanto, secondo le indicazioni del MEF, le deliberazioni concernenti le aliquote ed i regolamenti approvati dai Comuni nel corso del 2012 o variati per il 2013 non saranno applicabili per la parte che stabilisce un’aliquota inferiore a quella standard dello 0,76% con riferimento agli immobili classificati in qualsiasi categoria del gruppo catastale D.

Per quanto riguarda i fabbricati rurali strumentali all’attività agricola classificati nella categoria “D10”, secondo il MEF la norma introdotta dalla Legge di stabilità 2013 (art. 1, comma 380, lettera f) comporta la riserva allo Stato del relativo gettito ad aliquota standard dello 0,2% e l’inapplicabilità delle riduzioni introdotte dai Comuni.

Questa interpretazione appare, tuttavia, incongrua poiché l’esigenza di tutela che caratterizza l’agevolazione riservata ai fabbricati rurali strumentali non può in ogni caso collegarsi ad una particolare classificazione catastale, ma deriva dalla funzione cui assolvono gli immobili in questione. Il regime dei fabbricati rurali strumentali dovrebbe restare omogeneo e coerente con la disciplina delle aliquote disposta dal comma 8, art. 13, del D.L. n. 201 del 2011, senza riguardo alla classificazione attribuita ai fabbricati medesimi sulla base delle diverse norme e pronunce giurisprudenziali susseguitesi nel tempo. È noto infatti che, a seguito dell’emanazione della procedura di cui al D.L. 70 del 2011 (art. 7, comma 2-bis), ripresa poi con il D.L. 201 (art. 13, comma 14-bis) e completata con il decreto del MEF 26 luglio 2012, il riconoscimento del carattere rurale strumentale di un fabbricato non comporta dallo scorso anno l’automatica attribuzione della categoria catastale D10, bensì l’annotazione della caratteristica negli archivi catastali con il mantenimento della categoria più appropriata.

L’attribuzione del gettito allo Stato, con la conseguenza della generalizzata applicazione dell’aliquota base del 2 per mille, produrrebbe una ingiustificata compressione dell’autonomia regolamentare comunale in materia di variazione delle aliquote, e – soprattutto – una disparità di trattamento nei confronti dei possessori di tali fattispecie imponibili che risulterebbero diversamente gravati per fabbricati simili soltanto a seconda del diverso percorso o periodo di accatastamento di ciascun fabbricato.

A ben vedere, del resto, l’interpretazione proposta dal MEF non appare neanche coerente con una lettura sistematica della disciplina IMU, come modificata ed integrata dalla legge di stabilità 2013.

Con riferimento alle aliquote, la “disciplina generale” è contenuta nell’art. 13, comma 6, del D.L. n. 201 del 2011, che fissa l’aliquota ordinaria pari allo 0,76%. I successivi commi 7 e 8 fissano una “disciplina speciale” con riferimento, rispettivamente, alle abitazioni principali ed ai fabbricati strumentali rurali.

L’art. 1, comma 380, lett. f), della legge n. 228 del 2012 prevede che è riservato allo Stato il gettito IMU “derivante dagli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, calcolato ad aliquota standard dello 0,76 per cento, prevista dal comma 6, primo periodo, del citato articolo 13”.

Non è stata modificata la disciplina speciale prevista al comma 8 per i fabbricati strumentali rurali, assoggettati non all’aliquota standard dello 0,76% ma a quella ridotta dello 0,2%. Il gettito di questa categoria di fabbricati è poi riservato interamente ai Comuni, nonostante l’abrogazione dell’art. 13, comma 11 del D.L. n. 201/2011, in quanto gettito relativo a fabbricati diversi da quello cui si rende applicabile l’aliquota dello 0,76%. La distinzione ai fini del regime IMU applicabile tra fabbricati rurali strumentali e altri immobili, anche appartenenti al gruppo catastale D, appare dunque ben tracciata anche alla luce del contenuto letterale delle modifiche introdotte dalla legge di stabilità 2013.

Si consideri, poi, che su circa 3.900 comuni nei quali i fabbricati rurali strumentali sono imponibili, oltre 500 hanno ridotto l’aliquota nel 2012, nella gran parte dei casi all’1 per mille. È dunque auspicabile che, in assenza di una interpretazione alternativa del nuovo quadro di applicazione dell’IMU dei fabbricati “D”, un’apposita variazione normativa assicuri la riconduzione di tutti i fabbricati rurali strumentali nell’ambito della disciplina specifica di cui al comma 8 dell’articolo 13 del dl 201/2011.

Per i fabbricati rurali strumentali classificati in categoria catastale diversa dalla D/10, anche secondo le indicazioni del MEF, il gettito resta interamente riservato al Comune (codice tributo 3913), e permane la possibilità di diminuire l’aliquota base dallo 0,2% fino allo 0,1%.

Si precisa inoltre che resta in ogni caso valida l’esenzione per i fabbricati rurali ad uso strumentale ubicati nei comuni classificati montani o parzialmente montani di cui all’elenco dei comuni italiani predisposto dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), stabilita dall’art. 9, comma 8, del D.Lgs. n. 23 del 2011.

Termini per la deliberazione e la pubblicazione delle variazioni delle aliquote e delle detrazioni

La circolare n. 1/DF esplicativa del D.L. 8 aprile 2013, n. 35 (in corso di esame parlamentare), riporta, tra le altre questioni, anche le rilevanti novità in materia di termini di deliberazione delle aliquote e dei regolamenti dell’IMU. Viene rimosso, come è noto, il precedente obbligo di comunicazione al MEF dei provvedimenti in tale materia, ai fini della pubblicazione, entro il termine del 23 aprile, pena la generale inefficacia dei provvedimenti, di cui era apparsa evidente l’incongruità anche alla luce della proroga al 30 giugno dei termini del bilancio di previsione 2013.

L’articolo 10, comma 4 lett. b) del decreto citato, sostituisce il comma 13-bis, art. 13, del D.L. 201, introducendo un dispositivo speciale più coerente con la legislazione ordinaria, in ordine alle condizioni di efficacia delle delibere di variazione della disciplina dell’IMU.

Viene in primo luogo ripristinato il termine ordinario per le deliberazioni in questione, come stabilito dal comma 169 della legge finanziaria per il 2007 (l. 296/2006): la data prevista da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione.

Inoltre, per ciò che riguarda la pubblicazione, la nuova disposizione ha confermato l’obbligo di invio telematico delle delibere al MEF per la pubblicazione sul “Portale del federalismo fiscale”, definendone l’efficacia, distintamente, con riferimento al calcolo dell’acconto e dell’imposta dovuta per l’intero anno.

Il pagamento dell’IMU in acconto deve essere eseguito tenendo conto degli atti pubblicati nel predetto sito, alla data del 16 maggio di ciascun anno di imposta. A tale fine il Comune deve inviare al Mef i provvedimenti entro il 9 maggio. Tale termine condiziona soltanto il calcolo degli acconti, mentre ritorna in vigore il termine ordinario di validità delle deliberazioni comunali correlato alla data di deliberazione del bilancio di previsione (attualmente il 30 giugno 2013).

La modifica introdotta aggiunge però un ulteriore termine, che condiziona la complessiva efficacia delle deliberazioni comunali. Ai fini dell’applicabilità delle modifiche deliberate, infatti, il provvedimento deve risultare pubblicato sul sito MEF alla data del 16 novembre. A tal fine l’invio da parte dei Comuni deve avvenire, non oltre il 9 novembre.

Pertanto, il mancato invio delle variazioni entro il 9 maggio determina soltanto la non applicabilità delle variazioni stesse al momento dell’acconto IMU di giugno, fermo restando l’obbligo di conguaglio degli importi dovuti per effetto delle variazioni deliberate al momento del saldo.

L’eventuale mancato invio in pubblicazione entro il 9 novembre costituisce invece motivo di inapplicabilità generale delle variazioni (anche se validamente deliberate).

In tal caso si applicherà la disciplina comunque risultante dagli atti comunali pubblicati dal MEF alla data del 16 novembre di ciascun anno (quella relativa all’anno precedente, o, in assenza, quella di base stabilita dalla legge).

Viene inoltre previsto che i Comuni inseriscano nel sito del Mef i contenuti delle deliberazioni (aliquote, detrazioni e condizioni di agevolazione o penalizzazione), sulla base di un modello da stabilirsi a cura del Mef, “sentita l’ANCI”.

Assegnazione della casa coniugale

Come noto, la locuzione contenuta nell’art.4, co 12-quinquies del D.L. 16 del 2012, prevede che ai soli fini dell’applicazione dell’IMU, l’assegnazione della casa coniugale disposta dal giudice a seguito di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, si intende effettuata “in ogni casoa titolo di diritto di abitazione.

La risoluzione n. 5 interviene a chiarire che l’espressione “in ogni caso” debba riferirsi a tutti i casi in cui il legislatore non sia intervenuto a disciplinare diversamente talune fattispecie, come è il caso ad esempio dell’art. 6 della legge 27 luglio 1978, n. 392, il quale prevede che “in caso di separazione giudiziale, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso, nel contratto di locazione succede al conduttore l’altro coniuge, se il diritto di abitare nella casa familiare sia stato attribuito dal giudice a quest’ultimo”.

In questa ipotesi, infatti, il legislatore ha previsto direttamente la successione nel contratto di locazione da parte del coniuge assegnatario, il quale, pertanto, utilizza l’immobile sulla base di un titolo giuridico diverso da quello del diritto reale di abitazione previsto, invece dal comma 12-quinquies citato.

Tali considerazioni, ad avviso del MEF, portano alla conclusione che quest’ultima disposizione opera solo nei casi in cui l’immobile assegnato sia di proprietà, interamente o pro-quota, del coniuge non assegnatario e in quello in cui lo stesso immobile sia stato concesso in comodato, escludendosi il caso della locazione.

Ad avviso di IFEL, questa interpretazione non appare integralmente condivisibile perché anche in caso di comodato il giudice della separazione nell’assegnare l’abitazione, ai sensi dell’art. 155-quater Cod. civ., non attribuisce un diritto reale di abitazione, ma un diritto personale di godimento atipico, attraverso il quale si legittima la continuazione a residenza famigliare dell’abitazione, prevedendo, al pari del contratto di locazione, una successione ex lege del coniuge assegnatario nell’originario rapporto di comodato.

In altri termini, fatta salva l’opportunità di una migliore specificazione della norma primaria, la previsione di cui all’art. 4, comma 12-quinquies del D.L. n. 16 del 2012, sembra da intendersi nel senso che essa dispone una sostituzione del soggetto passivo che subisce una limitazione della proprietà, operante solo nei casi in cui l’immobile assegnato sia di proprietà, interamente o pro-quota, del coniuge non assegnatario.

TARES

Sul nuovo tributo, la circolare n. 1/DF interviene a chiarire una serie di quesiti che vertono sulle nuove disposizioni dettate dal D.L. n. 35, con particolare riferimento a:

- scadenza e numero delle rate di versamento del tributo, con particolare riferimento all’organo competente a deliberare;

- versamento dell’acconto in base ai modelli di pagamento già predisposti in vigenza dei precedenti regimi Tarsu, TIA1 e TIA2 e versamento della maggiorazione standard di 0,30 euro per metro quadro;

- possibilità per i Comuni di continuare ad avvalersi per la riscossione del tributo dei soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani;

La nota del MEF commenta inoltre la modifica del comma 4, art. 14, del dl 201/2011, che introduce l’esclusione dalla tassazione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie dei locali diversi dalle abitazioni. Tale previsione recata da comma 3, articolo 10, del D.L. 35/2013, ha carattere ordinario e riprende quanto già previsto in materia dalla disciplina Tarsu. Nella previgente versione dell’articolo 14, l’esclusione era riservata alle sole aree comuni condominiali non detenute o occupate in via esclusiva.

Rate di versamento e organo competente a deliberare

Il MEF chiarisce che in base alla disposizione contenuta nell’art. 10, comma 2 lett.a) del D.L. n. 35, i comuni potranno decidere, con deliberazione adottata dal Consiglio comunale, il numero e la scadenza delle rate Tares da pubblicarsi anche sul sito istituzionale dell’ente almeno trenta giorni prima della data di versamento. Tale disposizione permette, eccezionalmente per il 2013, di determinare scadenze di pagamento “anche nelle more della regolamentazione comunale del nuovo tributo”.

In caso di mancata delibera, il termine per il versamento di queste ultime sarà quello della disciplina generale istitutiva del nuovo tributo cioè luglio ed ottobre, come indicato dal comma 35, art. 14, D.L. n. 201 del 2011 (come modificato dall’art. 1 del D.L. n. 1 del 2013).

L’organo competente è stato individuato dal MEF, in assenza di esplicita diversa indicazione della norma primaria, nel Consiglio comunale, essendo ricompresa tale competenza nelle disposizioni del comma 22, art. 14 del citato D.L. 201 (“… il consiglio comunale determina …. e) i termini di presentazione della dichiarazione e di versamento del tributo.”).

Versamento dell’acconto e della maggiorazione standard

Con la circolare n. 1/DF in commento, il MEF chiarisce anche che i comuni potranno far pagare ai contribuenti, almeno per le prime rate di acconto, gli importi relativi all’anno 2012 stabiliti ai fini Tarsu, TIA1 e TIA2, mentre l’ultima rata dovrà necessariamente essere corrisposta sulla base dei nuovi importi del Tares.

Viene chiarito, anche alla luce dei diversi quesiti pervenuti, che tale disposizione non impedisce ai comuni che abbiano già approvato il Piano finanziario, le tariffe ed il regolamento in base alla normativa Tares, di applicare tale regolamentazione già dai pagamenti in acconto, ma attribuisce la facoltà di applicare gli importi dell’anno precedente al fine precipuo di snellire l’avvio della riscossione.

Anche per quanto riguarda i modelli di pagamento previsti per il versamento del nuovo tributo – chiarisce il MEF – i comuni sono liberi di utilizzare per le prime rate di acconto quelli predisposti per la corresponsione dei precedenti prelievi, oppure i nuovi modelli in via di definizione per i pagamenti Tares (F24 o bollettino postale al quale si applicano le disposizioni relative all’F24, per quanto compatibili). Tale possibilità resta tuttavia ancora impedita dalla mancata emanazione dei provvedimenti del MEF e dell’Agenzia delle entrate per la definizione dei modelli e dei codici tributo da utilizzare.

Il MEF precisa che la riserva allo Stato del gettito derivante dalla maggiorazione standard comporta la preclusione per il 2013 della facoltà comunale di elevarla a 0,40 euro, mentre sussiste l’applicabilità ad essa delle agevolazioni previste dall’art. 14 del D.L. n. 201 del 2011.

La maggiorazione standard di 0,30 euro al metro quadro dovrà essere pagata contestualmente al pagamento dell’ultima rata del tributo, da effettuarsi con F24 o bollettino postale apposito. Resta fermo che fin dal 2013 i comuni potranno variare con delibera di Consiglio la scadenza di ottobre ordinariamente prevista dall’art. 14 del dl 201 del 2011.

In sostanza, anche per il 2013 il comune potrà determinare a propria discrezione il numero e la scadenza delle rate di pagamento. Sono in questo campo ammissibili diverse determinazioni, preferibilmente in continuità con la prassi seguita in precedenza: il pagamento in unica soluzione e in tal caso la scadenza va necessariamente collocata nell’ultimo trimestre dell’anno e il pagamento dovrà avvenire sulla base del modello F24 o del bollettino postale apposito; il pagamento rateale con scadenze che superano la fine del 2013, assicurando, in tal caso appare ragionevole e coerente con l’impianto generale delle norme sulla riscossione che il regime ordinario F24 si applichi dall’ultima rata in scadenza nel 2013 in corrispondenza con il pagamento della maggiorazione.

Viene altresì segnalato che con le modifiche del D.L. 35, il Tares è entrato comunque formalmente in vigore fin dal 2013 e non è stato previsto alcun rinvio al prossimo anno. Ciò comporta che i pagamenti in acconto richiesti utilizzando i modelli già in uso per la Tarsu o la Tia non potranno comprendere quote accessorie abolite o rese inesigibili con l’abolizione delle previgenti fattispecie di prelievo.

Si tratta in particolare, nel caso di previgente Tarsu, dell’addizionale ex ECA e, nel caso della previgente Tia, dell’eventuale IVA applicata alla tariffa richiesta considerata come corrispettivo di servizio. Fin dai pagamenti richiesti in acconto, è invece opportuno includere la quota del tributo ambientale provinciale, espressamente mantenuto in vigore dal comma 28, art. 14 del D.L. 201 del 2011, di cui si può ritenere la continuità rispetto al precedente dispositivo, potendosi quindi considerare le misure del prelievo note al momento dell’emissione dei modelli di pagamento o della scadenza delle prime rate (eventualmente sulla base della misura stabilita per il 2012) ed utilizzando il pagamento dell’ultima rata per l’eventuale conguaglio delle misure 2013 deliberate dalla Provincia.

Riscossione del tributo

Per quanto riguarda la disposizione contenuta nell’art. 10 comma 2 lett.g) del D.L. n. 35, secondo cui i comuni possono continuare ad avvalersi per la riscossione, dei soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani, la circolare n. 1/DF propone una lettura estensiva, considerando la possibilità di attribuire direttamente alle aziende di gestione del servizio rifiuti l’intero gettito annuale del tributo, previa delibera comunale in tal senso.

A questo proposito viene osservato che la norma “speciale” di cui al D.L. 35 si limita a confermare che “i comuni possono continuare ad avvalersi per la riscossione del tributo dei soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani” (art. 10, co. 2, lett. g), come già peraltro stabilito per il solo 2013 dal comma 35 , primo periodo, dell’articolo 14 del dl 201/2011, senza derogare espressamente alla diretta destinazione al Comune delle somme incassate a titolo di Tares, come prescritto ordinariamente dallo stesso comma 35, terzo periodo. Appare naturale considerare implicita negli intenti semplificatori del dl 35 la possibilità di non modificare per le rate in acconto i dispositivi di incasso che prevedano l’acquisizione del gettito da parte del soggetto gestore del servizio rifiuti. Per quanto riguarda il saldo, o comunque a decorrere dal momento dell’attivazione dell’ordinario circuito di riscossione basato sull’F24, tale interpretazione appare invece meno fondata.

Una lettura più prudente delle norme straordinarie recate dal dl 35, in combinazione con le prescrizioni di cui all’art. 14 del dl 201 in materia di versamento diretto al comune del Tares, suggerisce che il gestore incassi direttamente il gettito Tares di cui mantiene la gestione fino all’ultima rata 2013 esclusa e che le rate in acconto siano comunque contabilizzate in entrata dal comune, in corrispondenza di un pagamento di pari importo al gestore stesso. A decorrere dall’attivazione del pagamento via F24 il comune dovrebbe invece essere il diretto destinatario delle somme riscosse, sulla base della normativa ordinaria, restando comunque auspicabili dispositivi di sollecita e correlata erogazione delle somme dovute al gestore in forza dei contratti di affidamento dei servizi di igiene urbana.

 

6) Istituzione codice entrata Tares da inserire nei ruoli

Con la comunicazione del 23 aprile 2013, diramata da Equitalia è stato istituito il nuovo codice entrata Tares da inserire nella minuta di ruolo da parte di tutti gli enti che intendono riscuotere il nuovo tributo con le attuali modalità previste per la Tarsu e per la TIA.

Il carico trasmesso ad Equitalia dovrà essere al netto dell’ultima rata.

Il nuovo codice entrata è: 2R28.

La comunicazione precisa inoltre che ai sensi del comma 28 dell’art. 14 del D.L. n. 201 del 2011, convertito nella legge n. 214 del 2011, non dovrà essere effettuato il calcolo delle maggiorazioni ECA, MECA o iva 10%,ma solo della maggiorazione dell’addizionale provinciale deliberata dalla provincia sull’importo del tributo.

Attenzione: Il nuovo codice entrata non deve confondersi con i codici tributo da inserire nel modello F24 per il versamento della Tares, che non sono ancora stati comunicati dall’Agenzia delle Entrate.

 

7) Imposte sui redditi - modello 730/2013: circolare di Assonime

Assonime, con la circolare n. 14 del 13 maggio 2013, illustra le principali novità normative che interessano la compilazione del modello 730/2013 che dovrà essere consegnato dai lavoratori dipendenti entro il 16 maggio 2013 ai propri sostituti d’imposta che abbiano comunicato di voler prestare assistenza fiscale, oppure entro il 31 maggio 2013 ad un Caf dipendenti o ad un professionista abilitato.

 

8) Estensione del diritto alle indennità giornaliera di malattia e all’indennità per congedo parentale ai lavoratori iscritti alla Gestione separata

Le tutele previdenziali dell’indennità di malattia e del trattamento economico per congedo parentale sono state progressivamente estese, attraverso provvedimenti normativi e indicazioni ministeriali, a tutti i lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 - non iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria e non titolari di pensione.
Alla luce di ciò, l’Inps, con la circolare n. 77 del 13 maggio 2013, procede con una ricostruzione dell’evoluzione delle suddette tutele al fine di fornire indirizzi interpretativi univoci e istruzioni operative per l’erogazione delle prestazioni.

 

9) Disposizioni in tema di sopravvenienze attive e perdite su crediti: circolare di Assonime

La circolare di Assonime n. 15 del 13 maggio 2013 ha per oggetto l’analisi delle modifiche al regime fiscale delle sopravvenienze attive e delle perdite su crediti introdotte dal decreto legge 22 giugno 2012 n. 83, convertito, con modificazioni, dalla Legge 7 agosto 2012 n. 134.

Si tratta di un primo commento in cui vengono segnalate le principali questioni interpretative e le residue criticità applicative non risolte dal decreto, in attesa dei chiarimenti dell’Agenzia delle entrate e di una auspicabile revisione della materia da parte del legislatore.

 

Vincenzo D’Andò