Novità fiscali del 9 maggio 2013: gestione antiriclaggio, altri chiarimenti in arrivo

 

 
Indice:
1) Ricorso contro la cartella esattoriale ammesso anche in caso di errori nella compilazione del Modello Unico
2) Studi di settore, abbinati ai controlli bancari, vincenti
3) Consulenti del lavoro: ecco i parametri
4) Antiriciclaggio: per i soli reati fiscali niente segnalazione
5) Antiriciclaggio: in G.U. due provvedimenti della Banca d’Italia
6) Software denunce imposta sulle assicurazioni dovuta sui premi ed accessori incassati
7) Aspi e mini-Aspi: ampliata la platea dei beneficiari
8) Debiti PA: a CDP oltre 1.500 domande per circa € 6 miliardi
9) Dogane: informazioni Vincolanti in materia di Origine (IVO): standardizzazione del procedimento e del modello di richiesta
10) Autotrasportatori: agevolazioni al via
11) Dall’Inps i dati Prima Salvaguardia
12) Due nuove Circolari Assonime su: modifiche al Tuf e al Codice Civile (D.lgs n. 184/2012) e territorialità dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti bancari
 

 
1) Ricorso contro la cartella esattoriale ammesso anche in caso di errori nella compilazione del Modello Unico
La cartella può essere impugnata anche per l’errore in dichiarazione. Il contribuente può, quindi, impugnare la cartella di pagamento facendo valere l’errore commesso nella compilazione della dichiarazione dei redditi.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10647 del 7 maggio 2013, con la quale ha accolto il ricorso del contribuente.
La decisione è interessante perché evidenzia come l’atto impositivo sia impugnabile sia per vizi propri sia per cause esterne come l’errore in dichiarazione.
In particolare, secondo la Suprema Corte, il contribuente che abbia commesso un errore a suo danno nella compilazione della denuncia dei redditi può emettere una dichiarazione correttiva e non deve seguire la procedura di rimborso di cui all’art. 38 del D.P.R. n. 602/1973.
Inoltre, la correzione è possibile pure in sede di impugnazione di una cartella di pagamento, emessa in base alla dichiarazione del contribuente, non essendo di ostacolo il limite previsto dal co. 3 dell’art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992 (secondo cui la cartella sarebbe impugnabile solo per vizi propri), perché non viene in rilievo un vizio della cartella, ma l’errore del contribuente, e l’esigenza del rispetto del principio della capacità contributiva e della obiettiva legalità dell’azione amministrativa.
 
2) Studi di settore, abbinati ai controlli bancari, vincenti
I conti bancari sono risultati incongruenti, allora il fisco applica facilmente gli accertamenti parametrici.
In particolare, il solo scostamento del reddito dichiarato dagli studi di settore legittima l’accertamento fiscale se i versamenti bancari del professionista sono ingiustificati.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 10584 del 7 maggio 2013, ha accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria.
Nel caso di specie, un veterinario aveva dichiarato molto poco rispetto alle risultanze derivati dal relativo studio di settore.
Per questo l’Erario aveva recuperato a tassazione le maggiori imposte basandosi essenzialmente sul predetto scostamento.
Il contribuente aveva presentato ricorso contro l’atto impositivo, peraltro con esiti vittoriosi presso i giudici di merito (C.T.P. e C.T.R.).
In particolare, detti giudici avevano ritenuto che il solo scostamento dallo standard previsto dalla disciplina degli studi di settore fosse stato insufficiente a sorreggere il metodo induttivo.
Contro questa tesi “pro contribuente” l’Agenzia delle entrate ha presentato ricorso in Cassazione e, questa volta, con successo.
Infatti, secondo la Suprema Corte, il solo scostamento, negli ultimi anni ritenuto irrilevante per la giurisprudenza ai fini dell’accertamento fiscale, pu&…

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