I reati tributari – parte XVIII

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 15 maggio 2013

nella rassegna giurisprudenziale del mese di maggio puntiamo il mouse su numerose sentenze che trattano il tema del sequestro per equivalente

Premessa

Prosegue il nostro viaggio negli anni recenti di evoluzione delle sentenze di legittimità riguardanti i temi relativi al diritto penale tributario.

In questa puntata troviamo numerose sentenze che trattano il tema del sequestro per equivalente.

 

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Sequestro per equivalente

Per disporre e mantenere la misura cautelare reale, con conseguente compromissione del diritto costituzionalmente tutelato, occorre che vi sia il fumus del reato (tributario) ipotizzato; il sindacato del tribunale del riesame non può limitarsi alla mera verifica dell’astratta possibilità di ricondurre il fatto contestato alla fattispecie di reato ipotizzata, ma deve appunto verificare la concreta sussistenza del fumus del reato e del periculum in mora, avuto riguardo alla determinazione della soglia di punibilità ed alla nozione di imposta evasa, all’uopo mutuando i principi in materia di determinazione della base imponibile del reddito d’impresa.

(Cassazione, sezione penale, sentenza n. 28221/2011)

 

Sequestro per equivalente in capo alla società rappresentata dall’autore del reato

Anche in caso di contestazione della fattispecie di occultamento o distruzione delle scritture contabili al fine di evadere le imposte o consentire a terzi l’evasione, è legittimo il sequestro per equivalente del profitto del reato sui beni della società legalmente rappresentata dall’autore del reato. Ciò in quanto la società non può considerarsi terza estranea al reato posto in essere dall’amministratore perché partecipa alla utilizzazion