Esenzioni da IRAP: il caso dell'agente

Si prende spunto da una recente sentenza di merito (CTR Lazio 30 gennaio 2013, n. 68/14713) per affrontare la questione della spettanza del rimborso Irap versata dai professionisti che non si avvalgono di una mera organizzazione per lo svolgimento della loro attività .

Nel caso specifico il soggetto, esercente l’attività di agente di commercio, ha chiesto il rimborso dell’Irap versata per gli anni 2001-2004 ed ha eccepito l’assenza di soggettività passiva al tributo dell’autonoma organizzazione, in quanto svolgeva la sua attività in modo individuale senza l’ausilio di dipendenti e con beni strumentali necessari alla propria attività.

 

L’Irap si basa sull’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata finalizzata alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione dei servizi. Presupposto per l’assoggettabilità all’imposta in esame, quindi, prevista dalla legge n. 662 del 1996, e istituita dal D.lgs. n. 446/1997, è che l’attività professionale sia svolta mediante una “organizzazione autonoma” e l’accertamento dell’assenza di tale requisito rappresenta condizione essenziale per l’esclusione dal pagamento dell’imposta per i soggetti che svolgono lavoro autonomo che non si avvalgono di una struttura organizzativa stabile.

Il requisito dell’autonoma organizzazione, che deve essere accertato dal giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, sussiste quando il contribuente è il responsabile dell’organizzazione e non sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altri; impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (Cass 28 dicembre 2012, n. 24117).

Nel caso di specie il ricorso del contribuente è stato accolto dalla commissione tributaria di primo grado e l’ufficio ha proposto appello.

I giudici della CTR hanno affermato preliminarmente che ciò che rileva agli effetti dell’autonoma organizzazione è la possibilità concreta che gli esercenti arti e professioni “utilizzino normalmente nell’esercizio della loro attività, personale, beni strumentali e mezzi finanziari idonei a potenziarla” (Cass. n. 12078/2009).

Premesso che l’onere della prova relativamente all’assenza di una autonoma organizzazione incombe sul contribuente, è stato ritenuto che il professionista non si avvale di beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile, inteso in termini di funzionalità effettiva per l’esercizio dell’attività in base ad un criterio di normalità tali da giustificare alcune quote minime di ammortamento di tali beni, ritenendo che lo svolgimento di lavoro autonomo deve essere supportato da un certo numero di beni strumentali indispensabili (automobile, telefonini, PC, una biblioteca, banche dati ed altro). Pertanto è importante che il professionista utilizzi beni strumentali “non eccedenti”, secondo l’d quod plerumque accidit, il minimo indispensabile Ai fini dell’esercizio dell’attività. A tale riguardo è stato precisato che “ai fini della verifica dell’autonoma organizzazione rileva comunque la disponibilità di beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per lo svolgimento dell’attività, anche qualora non vengano acquisiti direttamente, ma siano forniti da terzi, a qualunque titolo” (vedi Cass n. 24117/2012).

Dall’ampia giurisprudenza di legittimità emersa sul tema fino ad ora emerge il principio secondo cui “il fatto di dichiarare un reddito d’impresa o di lavoro autonomo è una questione che non rileva ai fini dell’Irap”.

 

Tale principio ricorda che le attività cd ausiliarie ex art. 2195 cc non sono soggette ad Irap se risultano prive di una autonoma organizzazione e tra esse rientrano quella di agente di commercio e di promotore finanziario. La qualificazione di un reddito come di impresa non comporta l’automatico assoggettamento ad Irap, in quanto possono esistere attività imprenditoriali prive del requisito organizzativo considerando che…

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