Quando conta il conto del figlio

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 2 aprile 2013

in caso di accertamento bancario il Fisco può agire anche per controllare i movimenti di conti correnti formalmente intestati a familiari ma che, tuttavia, sono nella disponibilità del contribuente accertato

Con la sentenza n. 4904 del 27 febbraio 2013 (ud. 20 dicembre 2012) la Corte di Cassazione torna ad occuparsi di indagini finanziarie.

 

Il fatto

L’ufficio ha utilizzato le risultanze delle indagini bancarie, pur essendo il conto corrente cointestato con persone estranee all'accertamento. Nella specie, il conto corrente era cointestato col figlio.

 

La sentenza

La Corte sostiene che, in forza di consolidata giurisprudenza (p.es. Cass. 1999 n. 1728, Cass. 2002 n. 8683, Cass. 2003 n. 13391, Cass. 2007 n. 2085, Cass. 2007 n. 6743), è legittima l'estensione “delle indagini bancarie ai congiunti, reputando il rapporto familiare sufficiente a giustificare, salvo prova contraria, la riferibilità al contribuente accertato delle operazioni riscontrate su conti correnti bancari intestati o cointestati a familiari”.

Resta fermo, osserva la Corte, che gli indizi possano costituire prove dell'evasione e sono utilizzabili nella globalità del meccanismo presuntivo, “legittimando appunto le presunzioni semplici, purchè queste siano gravi, precise e concordanti (cioè dotate di inferenza probabilistica univoca, non plurima, e non confliggente con altri elementi probatori: cfr. Cass. 2012 n. 3281) in coerenza con la connotazione evincibile dagli artt. 2727 e 2729 c.c..

 

Brevi note

E’ possibile per l’ufficio acquisire ed utilizzare dati ed elementi risultanti dai conti, intestati a soggetto diverso rispetto a quello oggetto di accertamento, se legato allo stesso da particolari rapporti di parentela che giustifichino la presunzione di riferibilità dei relativi movimenti bancari ad operazioni imponibili relative al soggetto sottoposto ad accertamento (cfr. circolare n