Novità fiscali del 26 aprile 2013: è arrivato il software per i parametri

Pubblicato il 26 aprile 2013



guida alla previdenza complementare; sovraindebitamento e società consortili; software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2013; sul sito Mef moduli RW dichiarazioni redditi Ministro Grilli anni 2003/2005; modifiche ai modelli e alle istruzioni dei Modelli 770/2013; GdF: rapporto annuale 2012, emerge l’azione d’intelligence per il contrasto dell’evasione fiscale; guida alle agevolazioni fiscali e ai contributi regionali per le persone disabili; società tra professionisti ed esercizio attività professionale: circolare del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro; Assonime: pubblicata la circolare n. 9/2013 in tema di rimborsi Irap; agevolazioni fiscali per lo sport dilettantistico: le Entrate rispondono ai quesiti di società e associazioni

 

 

Indice:

1) Guida alla previdenza complementare

2) Sovraindebitamento e società consortili

3) Software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2013

4) Sul sito Mef moduli RW dichiarazioni redditi Ministro Grilli anni 2003/2005

5) Modifiche ai modelli e alle istruzioni dei Modelli 770/2013

6) GdF: rapporto annuale 2012, emerge l’azione d’intelligence per il contrasto dell’evasione fiscale

7) Guida alle agevolazioni fiscali e ai contributi regionali per le persone disabili

8) Società tra professionisti ed esercizio attività professionale: circolare del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro

9) Assonime: pubblicata la circolare n. 9/2013 in tema di rimborsi Irap

10) Agevolazioni fiscali per lo sport dilettantistico: le Entrate rispondono ai quesiti di società e associazioni

 

 

1) Guida alla previdenza complementare

Pubblicata la guida realizzata dalla COVIP. Con tale guida la Commissione di vigilanza sui fondi pensione intende illustrare attraverso un linguaggio semplice e con l’aiuto di alcuni esempi cos’è la previdenza complementare, quali sono le forme pensionistiche complementari alle quali è possibile aderire e cosa è necessario conoscere per scegliere in modo informato il piano previdenziale più adatto alle proprie esigenze.

Il quadro normativo di riferimento della previdenza complementare è attualmente delineato nel Decreto Legislativo 252 del 2005.

Aderire alla previdenza complementare significa accantonare regolarmente una

parte dei propri risparmi durante la vita lavorativa per ottenere una pensione che si aggiunge a quella corrisposta dalla previdenza obbligatoria.

La previdenza complementare rappresenta un’opportunità di risparmio a cui lo Stato riconosce agevolazioni fiscali di cui altre forme di risparmio non beneficiano.

L’agevolazione vale anche nel caso siano effettuati versamenti a favore di familiari fiscalmente a tuo carico.

Forme pensionistiche complementari

Le diverse tipologie di forma pensionistica complementare sono:

Fondi pensione negoziali: sono forme pensionistiche complementari istituite dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell’ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale. A questa tipologia appartengono anche i fondi pensione cosiddetti territoriali, istituiti cioè in base ad accordi tra datori di lavoro e lavoratori appartenenti a un determinato territorio o area geografica.

Fondi pensione aperti: sono forme pensionistiche complementari istituite da banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM).

Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (PIP): sono forme pensionistiche complementari istituite dalle imprese di assicurazione.

Fondi pensione preesistenti: sono forme pensionistiche così chiamate perché risultavano già istituite prima del Decreto Legislativo 124 del 1993 che ha disciplinato la previdenza complementare per la prima volta.

Quali sono i vantaggi fiscali

Aderendo alla previdenza complementare benefici di una tassazione favorevole:

- contribuzione: puoi dedurre dal tuo reddito complessivo i contributi che hai versato, fino al limite di 5.164,57 euro all’anno. Tale importo comprende l’eventuale contributo del tuo datore di lavoro e i versamenti che puoi aver effettuato a favore dei soggetti fiscalmente a tuo carico; è esclusa la quota del TFR. L’agevolazione fa diminuire l’imposta che devi pagare in base al reddito rendimenti: sono tassati all’11% rispetto al 12,5% che si applica invece alle forme di risparmio finanziario

- pagamento della pensione complementare: la tassazione è particolarmente favorevole. L’aliquota si riduce al crescere degli anni di partecipazione alla previdenza complementare. In particolare, per i primi 15 anni l’aliquota è pari al 15%; dal sedicesimo anno si riduce di 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione, fino al limitemassimo di 6 punti percentuali. Con almeno 35 anni di partecipazione l’aliquota scende quindi al 9%.

Non tutta la rendita che ti viene pagata è tassata,ma soltanto quella parte corrispondente ai contributi che hai dedotto durante il periodo di partecipazione.

 

 

2) Sovraindebitamento e società consortili

Gli studi del Consiglio nazionale del Notariato n. 99-2013/I e n. 134-2013/I, approvati il 19 febbraio 2013, e come è noto pubblicati il 23 aprile 2013, sono dedicati rispettivamente al tema della “Composizione delle crisi da sovraindebitamento alla luce delle più recenti novità normative” e a quello delle “Società consortili: profili pratici e questioni applicative”.

Con lo studio n. 99-2013/I, il Notariato si occupa delle diverse forme di composizione della crisi esistenti, ossia delle nuove procedure, di natura concorsuale, a carattere volontario che consentono di porre rimedio a quelle situazioni di sovraindebitamento che non possono essere soggette, né assoggettabili, alle altre procedure fallimentari.

In particolare, vengono ilustrati gli istituti quali l’accordo del debitore, il piano del consumatore e la liquidazione del patrimonio (L. n. 221/2012).

Il Notariato poi si sofferma sui contenuti minimi dell’accordo, il quale viene raggiunto sulla base di una proposta formulata dal debitore con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi, nonché sul procedimento di omologazione e i connessi adempimenti pubblicitari.

Le medesime finalità rinvenibili nel suddetto istituto sono accordate al piano del consumatore, con la differenza che quest’ultimo è riservato al debitore persona fisica che abbia assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o d’impresa, eventualmente svolta.

Il suddetto piano, inoltre, prescinde dal raggiungimento di un accordo con i creditori, essendo soggetto in via esclusiva ad omologazione giudiziale. Un apposito capitolato dello studio è dedicato alla disciplina dell’impugnazione e della risoluzione dell’accordo. In proposito si ricorda che l’accordo del debitore è annullabile, oltre che per dolo, anche nei casi di colpa grave. Il termine per poter chiedere l’annullamento è fissato in sei mesi e, in ogni caso, di non oltre due anni dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto.

La liquidazione del patrimonio, infine, consiste nella liquidazione di tutti i beni del debitore, compresi quelli sopravvenuti – dedotte le passività incontrate per il loro acquisto e la loro conservazione – ad eccezione dei beni aventi carattere personale, la quale viene eseguita da un liquidatore con il ricorso a procedure competitive.

Quest’ultima forma di composizione delle crisi da sovraindebitamento consiste, quindi, in un procedimento di liquidazione analogo a quello fallimentare e, come il piano del consumatore, prescinde da un accordo con i creditori, essendo soggetto esclusivamente all’omologazione da parte del giudice.

La liquidazione ha ad oggetto tutti i beni del debitore, ad eccezione di quelli elencati nel comma 6 dell’art. 14-ter L. n. 3/2012, vale a dire:

a) i crediti impignorabili ai sensi dell’art. 545 del c.p.c.;

b) i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, pensioni, salari e ciò che il debitore guadagna con la propria attività, nei limiti di quanto occorra al proprio mantenimento suo e a quello della sua famiglia;

c) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, nonché i beni costituiti in fondo patrimoniale e i relativi frutti;

d) i beni non pignorabili per esplicita previsione normativa.

Lo studio esamina, infine, i contorni della possibile conversione della procedura di composizione della crisi nel procedimento di liquidazione, la quale può essere disposta dal giudice, su istanza del debitore o di uno dei creditori, nell’ipotesi di annullamento dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano.

Per ultimo, il Notariato si sofferma attentamente sulla nuova figura degli organismi di composizione della crisi (requisiti soggettivi, professionisti investiti e funzioni).

Con lo studio n. 134-2013/I, vengono, invece, esaminate le società consortili, causa l’insorgenza delle frequenti questioni applicative che riguardano, in primo luogo, il tema della sovrapponibilità tra la disciplina dei consorzi e quella del tipo sociale adottato.

La necessità di una specificazione al riguardo sorge dal fatto che il legislatore ha dedicato alle società consortili una sola norma, l’art. 2615-ter c.c., che dispone che le società di cui ai capi III e seguenti del Titolo V possono assumere come oggetto sociale gli scopi indicati nell’art. 2602.

Tale norma, a differenza di altre, non opera un rinvio alla disciplina delle società di capitali lasciando aperto così un dibattito circa le norme applicabili alle società consortili e alla possibile compatibilità tra regole societarie e norme sui consorzi.

L’esigenza di coordinare le norme in tema di consorzi con quelle relative alle società ha generato quattro distinti orientamenti, illustrati dal Notariato nel suddetto Studio.

In base a un primo orientamento, si ritiene che la causa del contratto di consorzio prevalga sulla forma societaria, con la conseguente applicabilità alle società consortili delle norme vigenti in materia di consorzi, a prescindere dalla presenza di clausole statuaria che dispongano in tal senso.

Un secondo orientamento attribuisce, invece, prevalenza alla disciplina tipica della forma societaria adottata dalle società consortili, la quale non potrebbe essere derogata in considerazione delle particolari finalità della società.

Un terzo orientamento, propende poi per l’attribuzione alle società consortili di una disciplina “mista”, prossima a quella dei consorzi per la regolamentazione dei rapporti “interni” ed “esterni” tra i consorziati e quella della tipologia societaria prescelta per quanto concerne il funzionamento dell’organizzazione associativa.

Tale orientamento, è tuttavia criticabile in quanto foriero di possibili incertezze circa l’individuazione della norma applicabile al caso di specie.

Infine, un quarto orientamento – prevalente in dottrina – propende per l’applicabilità alle società consortili delle regole relative alla tipologia societaria prescelta. Ciò in virtù del rinvio “implicito” operato dall’art. 2615-ter c.c.

Risulta evidente come sia possibile sopperire alle incertezze del sistema, attraverso la regolamentazione statutaria.

Tra i profili pratici emergenti dalla suddetta sovrapposizione regolamentare, il Notariato approfondisce le vicende connesse al trasferimento d’azienda e alla perdita della qualifica di imprenditore nell’ambito dei consorzi.

In proposito, attraverso un articolato percorso interpretativo, lo studio conclude che – come sostenuto anche dalla giurisprudenza di Cassazione – alle società consortili siano applicabili le disposizioni di cui agli artt. 2603, 2609 e 2610 c.c., relative allo scioglimento del vincolo consortile.

Un ulteriore aspetto che forma oggetto di approfondimento, è relativo alla cessione di quote che comporti la sopravvenuta unipersonalità della società consortile, con la conseguente necessità di procedere allo scioglimento in ragione del venir meno dello “scopo” richiesto dall’art. 2602 c.c..

In tale circostanza gli amministratori, una volta accertato il verificarsi della causa di scioglimento, dovranno senza indugio convocare l’assemblea per deliberare le opportune modifiche statutarie (che possono consistere anche in una trasformazione che faccia venir meno la suddetta causa), in mancanza delle quali dovranno procedere all’iscrizione nel registro delle imprese della dichiarazione con cui si accerta la causa di scioglimento ex art. 2485 c.c..

Lo Studio del Notariato si conclude con un’attenta disamina delle questioni relative alla liquidazione della quota in caso di recesso ed esclusione.

In proposito si evidenzia l’accesso dibattito esistente in dottrina circa la sussistenza del diritto di rimborso del partecipante receduto o escluso.

Potendo tale diritto essere escluso attraverso un’apposita clausola statutaria, il Notariato conclude che laddove sia invece riconosciuto un diritto alla liquidazione, il relativo procedimento è regolato dalla disciplina societaria.

In mancanza di norme appositamente dettate per l’ipotesi di esclusione del socio, il procedimento da seguire è quello dettato per il recesso, che prevede l’offerta in opzione ai soci della partecipazione del socio uscente, il tentativo di collocamento presso terzi, il rimborso mediante utilizzo di riserve disponibili (con acquisto da parte della società per le sole consortili in forma di spa) e, eventualmente, la riduzione del capitale sociale e, infine, lo scioglimento della società.

 

 

3) Software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2013

E’ stato reso disponibile dall’Agenzia delle entrate il 24 aprile 2013 il software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2013.

Il prodotto Parametri 2013 consente di determinare i ricavi o compensi realizzabili da parte dei contribuenti esercenti attività d’impresa o arti e professioni per le quali non risultano approvati gli studi di settore, ovvero, ancorché approvati, operano condizioni di inapplicabilità non estensibili ai parametri sulla base di parametri contabili previsti dall’articolo 1, commi da 181 a 189, della legge n. 549 del 1995.

La determinazione del maggior ricavo o del maggior compenso si basa sul valore delle variabili contabili che caratterizzano l’attività del contribuente.

Il prodotto utilizza i valori delle variabili per individuare i "parametri di riferimento" da utilizzare per il calcolo del maggior ricavo o del maggior compenso. Il prodotto software PARAMETRI 2013 è utilizzabile anche su PC a 64 bit.

 

 

4) Sul sito Mef moduli RW dichiarazioni redditi Ministro Grilli anni 2003/2005

Sul sito del Mef sono stati pubblicati i Moduli RW relativi alle dichiarazioni dei redditi 2003 (per l’anno 2002), 2004 (per l’anno 2003), 2005 (per l’anno 2004) presentate dal professor Vittorio Grilli.

Per quanto riguarda l’anno fiscale 2002 viene fatto presente che il professor Grilli per un periodo di tempo ha lavorato in Inghilterra e nello stesso anno è rientrato stabilmente in Italia.

Dalle dichiarazioni si evince chiaramente che le giacenze all’estero sono regolarmente dichiarate e quindi sottoposte a tassazione.

Si evince, inoltre che nel 2003 e nel 2004 si è proceduto al rientro degli investimenti finanziari in Italia.

(MEF, comunicato del 23 aprile 2013)

 

 

5) Modifiche ai modelli e alle istruzioni dei Modelli 770/2013

E’ stato pubblicato sul sito dell’Agenzia delle entrate, il 24 aprile 2013, con valenza legale pari a quella della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il provvedimento direttoriale Prot. 2013/50172 del 24 aprile 2013 recante “Modificazioni delle istruzioni e dei modelli 770/2013 Semplificato e 770/2013 Ordinario, approvati con separati provvedimenti del 15 gennaio 2013, nonché delle relative specifiche tecniche approvate con separati provvedimenti del 15 febbraio 2013”.

Con tale provvedimento sono state approvate alcune modifiche ai modelli di dichiarazione “770/2013 Semplificato”, “770/2013 Ordinario”, alle istruzioni nonché alle relative specifiche tecniche.

Le citate modifiche al fine di correggere alcuni errori materiali riscontrati successivamente alla pubblicazione dei predetti modelli di dichiarazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate e delle relative specifiche tecniche.

Come previsto nei provvedimenti del 15 febbraio 2013, riguardanti l’approvazione delle specifiche tecniche relative ai modelli 770/2013 Semplificato e 770/2013 Ordinario, eventuali ulteriori correzioni alle specifiche tecniche saranno pubblicate nell’apposita sezione del sito internet dell’Agenzia delle Entrate dandone opportuna comunicazione.

 

 

6) GdF: rapporto annuale 2012, emerge l’azione d’intelligence per il contrasto dell’evasione fiscale

E’ stato pubblicato sul sito del MEF il 24 aprile 2013, il rapporto annuale 2012 della Guardia di Finanza.

I dati relativi ai risultati di servizio conseguiti dalla Guardia di Finanza nei vari comparti operativi nel periodo 1° gennaio – 31 dicembre 2012 potranno essere consultati nell’apposita sezione “Documenti e pubblicazioni” del sito istituzionale www.gdf.gov.it.

Lotta all’evasione fiscale

La lotta all’evasione fiscale ha costituito l’obiettivo prioritario della missione di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza.

I piani d’azione si sono sviluppati in conformità alle linee d’indirizzo fissate dal Ministro dell’Economia e delle Finanze nella Direttiva Generale per l’azione amministrativa, secondo cui il Corpo è chiamato a concentrare prioritariamente la propria attività nei confronti dei fenomeni maggiormente lesivi per il bilancio dello Stato, quali le frodi tributarie, l’evasione fiscale internazionale e l’economia sommersa, che per le loro caratteristiche ed insidiosità richiedono una spiccata azione d’intelligence, analisi di rischio e metodologie d’intervento più incisive, tipiche di una forza di polizia.

A questo fine, l’azione del Corpo è stata orientata a colpire nella loro globalità quei fenomeni che si connotano per la loro capacità di mettere a rischio contemporaneamente più interessi economici e finanziari,mediante una gestione dinamica e flessibile dei carichi ispettivi e dei modelli operativi. Questi sono stati modulati in funzione delle intrinseche peculiarità, pervasività e complessità delle fattispecie, allo scopo di attribuire priorità assoluta alle attività operative in grado di condurre a risultati concreti in termini di recupero di imposte evase.

I piani d’azione hanno riguardato, in primo luogo, il contrasto dell’evasione internazionale, mediante il rafforzamento delle attività di controllo nei confronti dei soggetti che hanno trasferito capitali all’estero,delle persone fisiche e delle società che hanno dichiarato fittiziamente la residenza o la propria sede in Paesi a fiscalità privilegiata, o che intrattengono rapporti commerciali con società controllate o collegate con soggetti ubicati in paradisi fiscali. A tale scopo, sono stati completati molteplici filoni investigativi su liste di soggetti italiani detentori di capitali e attività finanziarie in “paradisi fiscali”ed avviati ulteriori piani di controllo nei confronti di persone fisiche e società che hanno effettuato significativi investimenti immobiliari all’estero.

In detto ambito, assumono particolare rilievo le informazioni acquisite mediante i canali della cooperazione internazionale in campo fiscale e tramite la rete degli esperti della Guardia di Finanza, distaccati nelle ambasciate dei principali partners comunitari ed internazionali: il costante interscambio informativo con gli interlocutori internazionali e l’approfondimento dei dati esteri fiscalmente rilevanti genera una piattaforma informativa in grado di completare le investigazioni sugli schemi evasivi internazionali più articolati.

In questo settore, nel 2012 sono stati scoperti ricavi non dichiarati e costi indeducibili per 17.098 milioni di euro in gran parte afferenti i trasferimenti “di comodo” delle residenze di persone e società nei “paradisi fiscali”, lo spostamento all’estero di capitali mediante atti negoziali ed operazioni di ristrutturazione societaria formalmente ineccepibili, ovvero operazioni di transfer pricing.

Nel dettaglio:

- 1.984 milioni riguardano casi di esterovestizione della residenza di persone fisiche e società;

- 13.480 milioni sono relativi a stabili organizzazioni non dichiarate di imprese estere operanti in Italia;

- 1.084 milioni sono stati evasi mediante tecniche di transfer pricing;

- i rimanenti 550 milioni concernono le triangolazioni con Paesi off-shore ed altre manovre elusive con l’estero.

Una parte consistente della capacità operativa è stata rivolta alla lotta all’economia sommersa, ossia ai contribuenti che, pur svolgendo attività d’impresa e professionale, non hanno dichiarato i relativi redditi.

Nel 2012 l’azione del Corpo è stata indirizzata anche al contrasto delle frodi all’IVA, per cui i Reparti hanno concentrato l’attenzione sulle filiere delle “grandi frodi carosello”, che continuano a creare gravi scompensi in alcuni segmenti del mercato nazionale e comunitario, alterando la leale concorrenza tra le imprese.

Le attività ispettive hanno, altresì, riguardato le imprese che cessano l’attività entro un anno dalla data d’inizio (cosiddette “imprese apri e chiudi”) e quelle che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per almeno due anni (cosiddette “imprese in perdita sistemica”), in attuazione delle specifiche previsioni contenute nel D.L. n. 78 del 2010.

Sono stati, infine, individuati ricavi non dichiarati e costi non deducibili per ulteriori 16.317 milioni di euro, riguardanti altri fenomeni evasivi.

Una parte degli interventi svolti nel 2012 è stata riservata all’esecuzione di un piano d’azione nei confronti dei professionisti e degli artisti, facendo leva sull’approccio trasversale tipico dell’azione del Corpo, allo scopo di individuare ipotesi di evasione poste in essere non solo dagli stessi consulenti,ma anche da contribuenti che si sono avvalsi delle loro prestazioni professionali per trasferire all’estero proventi illeciti o per realizzare complesse forme di frode o elusione fiscale ovvero strettamente funzionali a “giustificare” o trasferire disponibilità finanziarie frutto di gravi forme di corruzione, appropriazione indebita, frodi alla spesa sanitaria, ed altro ancora.

Sul fronte della prevenzione all’evasione diffusa o “di massa”, la presenza ispettiva del Corpo è stata assicurata anche attraverso l’esecuzione dei piani di controllo coordinato del territorio finalizzati a contrastare non solo la mancata emissione dello scontrino e della ricevuta fiscale,ma anche l’abusivismo commerciale, l’utilizzo di manodopera irregolare ed il commercio di merce contraffatta e non sicura.

Inoltre, nell’ambito della più ampia azione di controllo economico del territorio, sono stati eseguiti controlli sulla circolazione delle merci su strada ed interventi finalizzati all’identificazione di soggetti che sono in possesso di beni indicativi di alta capacità contributiva.

Questi ultimi controlli rivestono un ruolo fondamentale per la ricerca e la scoperta del sommerso, in quanto consentono, attraverso l’incrocio dei dati acquisiti con le risultanze delle banche dati disponibili, di individuare ed estrapolare i soggetti che presentino significative incongruenze tra i redditi consumati e/o investiti e quelli dichiarati.

Sulla base di queste informazioni, i Reparti possono alternativamente attivare interventi ispettivi per contrastare i fenomeni illeciti più articolati, mediante l’avvio di verifiche fiscali nei casi di presunta evasione fiscale di redditi prodotti lecitamente, ma non dichiarati, ovvero l’esecuzione di indagini patrimoniali ai fini antiriciclaggio, laddove emergano sospetti di reimpiego di proventi illeciti o ancora, nelle ipotesi più semplici, con l’invio di segnalazioni all’Agenzia delle Entrate per l’applicazione dell’accertamento sintetico.

Nel 2012, su due direttrici principali, entrambe finalizzate ad aggredire i patrimoni indebitamente accumulati ed a recuperare i tributi evasi: approccio trasversale e qualità degli interventi.

L’approccio trasversale implica la capacità di riuscire a cogliere tutti gli illeciti economico-finanziari connessi alla fattispecie, come, ad esempio, ipotesi di riciclaggio dei proventi da evasione, di emissione di fatture false per beneficiare indebitamente di fondi pubblici, di illecito trasferimento di capitali all’estero, ovvero integranti reati di borsa.

In questa prospettiva, le unità operative della Guardia di Finanza valorizzano, in maniera sistematica, ogni elemento indicativo di violazioni tributarie acquisito nel corso delle attività svolte nei diversi segmenti della missione istituzionale, come nel caso di indagini di polizia giudiziaria, degli approfondimenti delle segnalazioni per operazioni sospette ai fini antiriciclaggio, dei controlli sulla circolazione transfrontaliera di capitali, delle segnalazioni provenienti da altri soggetti pubblici incaricati istituzionalmente di attività ispettive o di vigilanza e di quelle inoltrate dagli Enti locali, anche in attuazione di eventuali protocolli d’intesa.

Per qualità degli interventi si intende, altresì, la capacità delle attività ispettive di tradursi in un effettivo recupero dell’evasione fiscale, attraverso la solidità dell’impianto probatorio.

A questo fine, la Guardia di Finanza ha ulteriormente migliorato il processo volto a incrementare la qualità e l’efficacia delle verifiche e dei controlli, perfezionando i criteri di analisi e selezione dei soggetti da sottoporre ad attività ispettiva che presentano gli indizi di evasione più evidenti, e sviluppando efficaci sinergie con l’Agenzia delle Entrate per coordinare la formulazione dei rilievi nei casi connotati da incertezza normativa ovvero fondati su interpretazioni di norme o su disconoscimenti di effetti fiscali di operazioni ritenute elusive o abusive.

Grazie a questo approccio, nel 2012, hanno raggiunto i 6.204 milioni di euro i recuperi a tassazione derivanti dall’adesione integrale dei contribuenti, ai sensi

dell’art. 5 bis del D.Lgs. n. 218 del 1997, al contenuto dei verbali redatti dalla Guardia di Finanza.

Inoltre, è stata assicurata una diffusa aggressione dei patrimoni dei responsabili dei reati tributari, con il sistematico interessamento dell’Autorità Giudiziaria, per addivenire al sequestro di beni in funzione della confisca obbligatoria dei valori corrispondenti alle imposte evase, ai sensi della Legge n. 244 del 2007.

 

 

7) Guida alle agevolazioni fiscali e ai contributi regionali per le persone disabili

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il 24 aprile 2013, sul proprio sito internet, la guida alle agevolazioni fiscali e ai contributi regionali per le persone disabili (seconda edizione).

Realizzata in collaborazione con la Regione Piemonte, è stata pensata in un periodo particolarmente intenso di modifiche normative per garantire un’agevole reperibilità delle informazioni aggiornate e diffondere il più possibile la conoscenza delle novità intervenute.

Anche con la seconda edizione l’obiettivo rimane quello di offrire uno strumento di consultazione, scritto in modo semplice e chiaro, in grado di orientare i cittadini sulle opportunità previste dalla normativa statale e regionale a favore delle persone disabili.

 

 

8) Società tra professionisti ed esercizio attività professionale: circolare del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro

In tema di società tra professionisti ed esercizio attività professionale – D.M. 8 febbraio 2013, n. 34, il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro ha pubblicato la circolare n. 1092 del 22 aprile 2013.

Sulla G.U. n. 81 del 6 aprile 2013 è stato pubblicato il suddetto D.M. che, in attuazione dell'art. 10 della legge n. 183/2011, regolamenta la costituzione delle società tra professionisti.

Molteplici sono gli adempimenti che stanno in capo ai Consigli Provinciali degli Ordini per i quali la citata circolare ha fornito le prime indicazioni e la relativa modulistica.

 

 

9) Assonime: pubblicata la circolare n. 9/2013 in tema di rimborsi Irap

Rimborsi delle imposte sui redditi a seguito del riconoscimento della deducibilità dell’IRAP afferente il costo del lavoro – Questioni applicative.

Su tale argomento verte la circolare n. 9 del 24/04/2013 di Assonime.

La suddetta circolare illustra i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 8/E del 3 aprile 2013, in merito alla deducibilità analitica dalle imposte sui redditi dell’IRAP riferibile alle spese per il personale dipendente e alla presentazione in via telematica della relativa istanza di rimborso per i periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2012

 

 

10) Agevolazioni fiscali per lo sport dilettantistico: le Entrate rispondono ai quesiti di società e associazioni

L’Agenzia ha fornito indicazioni in merito al rispetto dei principi di democraticità negli enti sportivi dilettantistici, chiarendo gli aspetti legati all’annotazione dei corrispettivi e alla compilazione del rendiconto.

Sono questi gli argomenti trattati dall’Agenzia delle entrate con la circolare 9/E del 24 aprile 2013 che affronta alcuni dubbi avanzati da associazioni e società sportive dilettantistiche in ambito fiscale.

Quando mancano le annotazioni

L’associazione sportiva che non ha annotato i corrispettivi nel modello di cui al DM 11 febbraio 1997 può continuare a godere delle agevolazioni previste dalla legge n. 398/1991.

Deve però essere in grado di fornire all’Amministrazione finanziaria tutta la documentazione utile alla determinazione del reddito e dell’Iva.

La circolare precisa, inoltre, che, data la particolare rilevanza riconosciuta agli enti sportivi dilettantistici, la mancata compilazione dello specifico rendiconto previsto dall’art. 5 del DM n. 473 del 1999 non comporta di per sé l’inapplicabilità della disposizione di esclusione dall’Ires per i proventi realizzati e non rilevati, sempre che in sede di accertamento l’ente dilettantistico sia in grado di documentare la realizzazione delle somme escluse dal reddito imponibile (art. 25, comma 2, della Legge n. 133 del 1999).

L’assemblea convocata per email non mette fine al beneficio fiscale

Il rispetto dei principi di democraticità e di non lucratività previsti dalla Legge n. 289/2002 è condizione necessaria per il riconoscimento dei benefici fiscali alle associazioni o società sportive dilettantistiche.

Le modalità di convocazione e verbalizzazione delle assemblee dei soci costituiscono indici che consentono di comprendere la reale natura associativa dell’ente e la sua democraticità.

Tuttavia, l’adozione di modalità diverse da quelle tradizionali di convocazione dell’assemblea, come ad esempio l’invio di e-mail agli associati, o l’assenza di un elenco dei nomi dei partecipanti nei verbali non sono elementi sufficienti di per sé a determinare la decadenza dei benefici fiscali previsti dalla legge 398/1991 qualora, sulla base di una valutazione globale, risultino posti in essere dall’associazione comportamenti che garantiscano il raggiungimento delle medesime finalità.

 

Vincenzo D’Andò