Novità fiscali del 16 aprile 2013: proroga dello SPESOMETRO; per rimborso IRES/IRAP reinvio istanze entro il 31 maggio 2013

Pubblicato il 16 aprile 2013



con comunicato dell'Agenzia Entrate spesometro rinviato a data da definirsi; Dirigenti delle Entrate assunti in maniera legittima: avvisi di accertamento validi; indice TFR del mese di marzo 2013; soggetto ad Irap il commercialista che si avvale di società a supporto della propria attività; per la deduzione delle spese occorre esibire anche i contratti; entrate tributarie a febbraio 2013 in linea con quelle precedenti; rimborso Ires/Irap: reinvio istanze entro il 31 maggio 2013; dati O.M.I.: pubblicate le tabelle di aggiornamento dei Valori agricoli medi distinti per provincia e annualità

 

 

Indice:

1) Dirigenti delle Entrate assunti in maniera legittima: avvisi di accertamento validi

2) Indice TFR del mese di marzo 2013

3) Commercialista che si avvale di società a supporto della propria attività soggetto ad Irap

4) Per la deduzione delle spese occorre esibire anche i contratti

5) Entrate tributarie a febbraio 2013 in linea con quelle precedenti

6) Rimborso Ires/Irap: reinvio istanze entro il 31 maggio 2013

7) Dati Omi: pubblicate le tabelle di aggiornamento dei Valori agricoli medi distinti per provincia e annualità

 

 

1) Dirigenti delle Entrate assunti in maniera legittima: avvisi di accertamento validi

Il Giudice del lavoro dà ragione all’Agenzia sulla legittimità della nomina del Direttore provinciale di Messina. E’ così confermata la validità degli atti di accertamento. Con un’ordinanza del 12 aprile 2013, il Giudice del lavoro del Tribunale di Messina ha confermato la procedura di conferimento dell’incarico di Direttore provinciale di Messina, rigettando il ricorso presentato contro l’Agenzia delle Entrate. Cadono quindi i dubbi circa la validità degli atti di accertamento della Direzione provinciale.

Nel caso in questione, il Giudice ritiene corretto l’iter seguito dall’Amministrazione che ha dato ampia contezza delle ragioni della sua scelta, dopo aver riconvocato i partecipanti alla fase dei colloqui individuali e aver valutato i loro curricula professionali (in ottemperanza a quanto stabilito dallo stesso Tribunale di Messina).

A tal fine, non è stata ritenuta rilevante la circostanza che l’atto di nomina non fosse stato notificato al controinteressato e che lo stesso non fosse stato prodotto alla Commissione  tributaria provinciale di Messina nel procedimento diretto a verificare i poteri di sottoscrizione del responsabile del procedimento.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 49 del 12 aprile 2013)

 

2) Indice TFR del mese di marzo 2013

L’indice TFR del mese di marzo 2013 è 0,656690.

Infatti, l’Istat ha reso noto che l’indice dei prezzi al consumo per il mese di marzo 2013 è pari a 106,9 punti.

L’incidenza percentuale della differenza rispetto all’indice in vigore al 31 dicembre 2012 è pari a 0,375587; il calcolo del coefficiente di rivalutazione si esegue sommando il 75% di tale valore con un tasso fisso dell’1,5% annuo, per cui si ottiene 0,656690.

Indice dei prezzi al consumo per le rivalutazioni monetarie

Per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato, si utilizza l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi.

Indice generale

106,9

Variazione percentuale rispetto al mese precedente

    0,2

Variazione percentuale rispetto allo stesso mese dell'anno precedente

 +1,6

Variazione percentuale rispetto allo stesso mese di due anni precedenti

 +4,9

 

3) Commercialista che si avvale di società a supporto della propria attività soggetto ad Irap

La società a cui si appoggia (fruizione di servizi di segreteria ed altri servizi) il Commercialista fa sì che tale professionista sia soggetto ad Irap.

Questo comporta la presenza dell’elemento fondamentale (autonoma organizzazione) che giustifica l’applicazione dell’Imposta regionale sulle attività produttive.

Poi, nel caso di specie, a parere della Suprema Corte, il suddetto professionista non è riuscito a fornire la prova contraria.

In particolare, secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 8959 del 12 aprile 2013:

                                              Svolgimento del processo

Con sentenza n. 23 del 4/05/2009, depositata in data 10/06/2009, la Commissione Tributaria Regionale del Veneto Sez. 20 accoglieva, con compensazione delle spese di lite, l’appello proposto, in data 16/04/2008, dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione n. 85/12/2007 della Commissione Tributaria Provinciale di Venezia, che aveva accolto il ricorso di S.R., dottore commercialista, avverso il silenzio rifiuto dell’Ufficio erariale, formatosi sulle istanze di rimborso dell’IRAP versata per gli anni 2001, 2002 e 2003, sul presupposto che il contribuente fosse sprovvisto di autonoma organizzazione necessaria al fine del sorgere dell’obbligazione tributaria, mentre, quanto agli anni 1998, 1999 e 2000, aveva respinto il ricorso del medesimo S., trattandosi di importi non rimborsabili avendo lo stesso presentato istanza di condono, ai sensi dell’art. 7 l. 289/2002.

La Commissione Tributaria Regionale accoglieva il gravame dell’Agenzia delle Entrate, limitatamente al capo della sentenza concernente gli anni 2001, 2002 e 2003, in quanto rilevava, da un lato, che il professionista aveva, nella dichiarazione dei redditi, riportato “i notevoli compensi corrisposti a terzi – per il 2001, lire l34.473.000, per il 2002, euro 66.222, per il 2003, euro 94.109…” (ed anche negli anni successivi) e tali dati dimostravano “la non occasionalità delle prestazioni dei soggetti terzi” e, dall’altro, che detti “professionisti” rendevano conto del loro operato al S., “socio di minoranza della società X” ed “anche membro del consiglio di amministrazione”; i giudici tributari aggiungevano che il contribuente non aveva dato prova della natura delle prestazioni rese dai terzi.

Avverso tale sentenza ha promosso ricorso per cassazione il S., deducendo due motivi di ricorso, per violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto, ex art. 360 n. 3 c.p.c. (in relazione agli artt. 2479 e 2697 e ss. c.c., 2 d.lgs. 446/1997, non avendo la CTR tenuto conto che, come documentato dal contribuente, mancava l’autonoma organizzazione ai fini dell’assoggettabilità ad IRAP dell’attività professionale svolta), e per mancanza e contraddittorietà della motivazione circa un fatto decisivo della controversia, ex art. 360 n. 5 c.p.c. (non avendo i giudici tributari tenuto conto della documentazione allegata dal ricorrente nel corso dei due gradi di giudizio, al fine di dimostrare che i compensi erogati alla X concernevano, “oltre l’affitto del locale, in cui lo stesso svolgeva la propria attività”, “non il corrispettivo di una serie di servizi organizzativi fornitigli, ma esclusivamente specifiche consulenze”, di natura saltuaria).

L’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso.

Il ricorrente, in risposta alla relazione ex art. 380 bis c.p.c. notificatagli, ha depositato memoria, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.. La causa, all’udienza del 9/11/2012 (camerale), veniva rinviata a nuovo ruolo per legittimo impedimento del consigliere relatore e quindi chiamata, previa sostituzione del relatore, all’udienza pubblica del 21/02/2013. Entrambe le parti hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

                                                  Motivi della decisione

Il primo motivo è inammissibile, in quanto sia nel quesito di diritto, ex art. 366 bis c.p.c. (disposizione pienamente operante, trattandosi di sentenza depositata nel giugno 2009), sia nel generale contenuto, non si lamenta un vizio di violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto nella sentenza, quanto un vizio di errata valutazione da parte dei giudici tributari delle risultanze istruttorie. La censura non involge, in realtà, un vizio di violazione (implicante un sindacato sulla interpretazione) o di falsa applicazione (implicante un sindacato sulla sussunzione della fattispecie concreta in quella astratta) di norme di diritto (cfr. Cass. S.U. 7770/2009), ma una questione di merito, inerente l’identificazione e la ricostruzione della fattispecie concreta (la concreta modalità di svolgimento dell’attività professionale da parte del contribuente ai fini dell’assoggettabilità ad Irap), censurabile in sede di legittimità soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione.

L’ulteriore motivo sollevato dal ricorrente, implicante vizio ex art. 360 n. 5 c.p.c., nel prospettare l’utilizzo, da parte del contribuente, come risultante in via documentale, di collaboratori e dei locali relativi ad una società, di cui il S. era “amministratore e membro del consiglio di amministrazione”, soltanto in via occasionale e non continuativa, e l’omesso esame di tale profilo da parte dei giudici tributari, è, peraltro, infondato.

Invero, premesso che, come più volte chiarito da questa Corte (Cass. 36678/07, SS.UU. 12108/09, 10240/10, 21122/10), in tema di Irap, l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte Costituzionaìe con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attivita di lavoro autonomo: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo l’“id quod plerumque accidit”, costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni. Alla stregua di tali consolidati principi l’impiego non occasionale di lavoro altrui deve ritenersi di per sé integrativo del requisito dell’autonoma organizzazione; si veda, in particolare, Cass. 10151/10: “In tema di IRAP, il ricorso al lavoro di terzi per la fornitura di tutti i necessari servizi (dalla telefonia al segretariato) in forma rilevante e non occasionale, ma continuativa, integra il presupposto dell’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata, previsto dal D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, non rilevando che la struttura posta a sostegno e potenziamento dell’attività professionale del contribuente sia fornita da personale dipendente o da un terzo in base ad un contratto di fornitura”.
Ora, la motivazione della decisione di appello risulta congrua e sufficientemente articolata, venendo ivi fatte delle affermazioni, in ordine alla asserita inesistenza dell’autonoma organizzazione, con riferimento agli elementi esaminati e presi in considerazione nel percorso decisionale (in particolare, il ricorso al lavoro di terzi collaboratori, con carattere di continuità, come risultante dai compensi versati, per diverse decine di migliaia di lire e di euro annuali, nel corso degli anni, con carattere sistematico). Per consolidato orientamento giurisprudenziale, “ricorre il vizio di omessa ‘ motivazione della sentenza, denunziabile in sede di legittimità, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella duplice manifestazione di difetto assoluto o di motivazione apparente, quando il Giudice di merito ometta di indicare, nella sentenza, gli elementi da cui ha tratto il proprio _ convincimento ovvero indichi tali elementi senza una approfondita disamina logica e giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento” (Cass. n. 1756/2006, n. 890/2006).

Laddove poi il contribuente (sul quale gravava l’onere della prova dell’assenza delle condizioni indicate dalla giurisprudenza, trattandosi di istanza di rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta) lamenta, in ricorso, il mancato esame della documentazione prodotta in giudizio, il motivo è anche inammissibile, perché il ricorrente – a fronte dell’affermazione della sentenza gravata secondo cui “l’appellato non ha provato… quali siano stati i servizi prestati dalla società, producendo lo statuto della stessa e tutte le fatture emesse con l’indicazione delle relative prestazioni” – avrebbe dovuto indicare nel ricorso (e ivi trascriverle o riassumerle, in ossequio al principio di autosufficienza) le risultanze di causa, trascurate dal giudice di merito, idonee a dimostrare come egli non si avvalesse di collaboratori e consulenti. In difetto di tali indicazioni, il motivo di ricorso si risolve nella richiesta alla Corte di procedere ad una rivalutazione diretta delle risultanze istruttorie che non può trovare ingresso in sede di legittimità.

La Corte rigetta il ricorso.

Le spese processuali, liquidate come in dispositivo, in conformità del D.M. 140/2012, attuativo della prescrizione contenuta nell’art. 9, comma 2°, d.l. 1/2012, convertito dalla l. 271/2012 (Cass. S.U. 17405/2012), seguono la soccombenza.

                                                            PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al rimborso delle spese processuali, liquidate in complessivi euro 2.000 a titolo di compensi, oltre spese prenotate a debito

 

4) Per la deduzione delle spese occorre esibire anche i contratti

Per la deduzione delle spese occorre avere, oltre alle fatture, anche i contratti di appalto.

Lo dice la Corte di Cassazione con l’ordinanza 7897 del 28 marzo 2013.

La Suprema Corte ha ribadito il principio generale in base a cui, qualora l’Amministrazione finanziaria contesti al contribuente l’indebita detrazione di fatture relative a operazioni inesistenti, la prova della legittimità e della correttezza delle detrazioni deve essere fornita dal contribuente stesso, tenuto a contrastare concretamente la pretesa dell’ufficio mediante l’esibizione dei documenti contabili legittimanti (Cassazione, sentenze 13662/2001, 15228/2001 e 11203/2007). A tale riguardo, non è sufficiente la dimostrazione della regolarità formale delle scritture o le evidenze contabili dei pagamenti, in

quanto si tratta di dati e circostanze facilmente falsificabili (Cassazione, sentenze 12802/2011 e 2847/2008).

Ne consegue conclusivamente che, quando la parte privata non è in grado di dimostrare la fonte che giustifica la detrazione, questa deve ritenersi indebita e legittimamente l’ufficio provvede a recuperare a tassazione l’imposta irritualmente detratta (Cassazione 7144/2007).

 

5) Entrate tributarie a febbraio 2013 in linea con quelle precedenti

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha pubblicato il 15 aprile 2013, sul proprio sito web, il rapporto sulle entrate – Febbraio 2013.

Da dove emerge che le entrate tributarie e contributive nel periodo gennaio-febbraio 2013 sono sostanzialmente in linea con quelle registrate nello stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato deriva dall’effetto combinato della crescita delle entrate tributarie (+365 milioni di euro, pari a +0,6 per cento) e della flessione, in termini di cassa, nel comparto delle entrate contributive (-501 milioni di euro).

Segue poi l’analisi dell’andamento delle entrate tributarie e delle entrate contributive.

Le entrate tributarie nel periodo gennaio-febbraio 2013 evidenziano un aumento del gettito pari a +365 milioni di euro (+0,6 per cento).

In leggera flessione l’andamento dei ruoli incassati (-83 milioni di euro, -7,9 per cento). Tale andamento nei primi mesi dell’anno riflette il maggior ricorso da parte dei contribuenti alle rateazioni delle somme dovute rispetto a quanto operato nello stesso periodo dello scorso anno.

 

6) Rimborso Ires/Irap: reinvio istanze entro il 31 maggio 2013

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 8 del 03 aprile 2013 ha fornito taluni chiarimenti sulla deduzione analitica dalle imposte sui redditi dell’Irap relativa alle spese per il personale dipendente ed assimilato.

Ciò poiché, come è noto, l’art. 2 del D.L. n. 201/2011 (meglio conosciuto come decreto “Salva Italia”), ha previsto che, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, è possibile dedurre dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo l’Irap riferita alla quota imponibile del costo del personale dipendente ed assimilato al netto delle deduzioni ex art. 11, commi 1, lett. a), 1-bis, 4-bis e 4-bis1, D.Lgs. n.446/97.

Ciò comporta che dal periodo di imposta chiuso il 31 dicembre 2012 é deducibile integralmente la quota dell’Irap relativa al costo del personale sostenuto.

I soggetti interessati alla deduzione sono quelli che determinano la base imponibile Irap quale differenza tra i componenti positivi e negativi del valore della produzione ovvero le società di capitali e gli enti commerciali che determinano la base imponibile ex art. 5, D.Lgs. n. 446/97, le società di persone e le imprese individuali che determinano la base imponibile ex art. 5-bis, D.Lgs. n. 446/97), gli esercenti arti e professioni, in forma individuale e associata che determinano la base imponibile ex art. 8, D.Lgs. n. 446/97.

La deduzione va effettuata sulla base del principio di cassa.

Per gli anni precedenti il 2012, in particolare per gli anni 2007, 2008, 2009, 2010 e 2011 è data ai contribuenti la possibilità di far valere tale deduzione con apposita istanza di rimborso da presentarsi alternativamente entro:

- 48 mesi dal versamento dell’imposta (art. 38, DPR n. 602/73),

- il 60° giorno dal termine iniziale di presentazione dell’istanza.

Come è risaputo nei mesi scorsi taluni contribuenti hanno già presentato le istanze di rimborso, adesso l’Agenzia è intervenuta per definire alcuni punti. Questo intervento, ritenuto poco tempestivo, ha aperto alla possibilità di nuovo invio delle istanze qualora, proprio con riferimento ai chiarimenti forniti lo scorso 03 aprile, fosse emerso un errore nella compilazione della istanza originaria.

In caso di errore l’Agenzia afferma difatti che:

il contribuente è tenuto a presentare una nuova istanza prima della scadenza del termine ordinario ovvero entro il 31 maggio 2013.

La nuova istanza, da spedire sempre in via telematica, dovrà contenere l’indicazione dei dati rettificati ed, inoltre, andrà barrata la casella “Correttiva nei termini”.

La liquidazione di quanto dovuto al contribuente sarà eseguita sulla base di tale nuova istanza senza decadenza dall’ordine cronologico acquisito con l’invio della prima istanza.

Spese per lavoro dipendente

L’Agenzia delle entrate ha, inoltre chiarito che partecipano alla determinazione del costo del lavoro su cui tenere conto dell’Irap:

- Le indennità di trasferta;

- le somme corrisposte a titolo di “incentivo all’esodo”;

- le somme accantonate per il trattamento di fine rapporto;

- gli accantonamenti per altre erogazioni attinenti il rapporto di lavoro dipendente da effettuarsi negli esercizi successivi (fatto salvo l’obbligo di recuperare a tassazione la quota Irap dedotta nel caso in cui la quota accantonata si rilevi superiore a quella effettivamente sostenuta).

Periodo di imposta non coincidente con l’anno solare

Altresì, nel caso di contribuenti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare che hanno chiuso l’esercizio in data precedente al 31 dicembre 2012, questi possono avvalersi della deduzione per il 2012 solo presentando apposita istanza di rimborso.

L’istanza può essere presentata anche prima della presentazione della dichiarazione dei redditi 2012 (fatta salva la possibilità di ripresentare una nuova istanza nel caso in cui i dati definitivi non corrispondano a quelli riportati nella istanza presentata).

Istanza ai sensi dell’art. 38 del D.P.R. n. 602/73

Peraltro il rimborso spetta anche ai contribuenti che al 28 dicembre 2011 hanno presentato istanza di rimborso ex art. 38 del D.P.R. n. 602/73.

A tal fine, l’Agenzia sostiene che tale istanza si considera valida anche se non motivata dalla deducibilità dell’Irap specificatamente riferita alle spese per il personale dipendente.

E’ comunque necessario presentare una nuova istanza di rimborso entro 60 giorni dalla data di attivazione della procedura telematica.

L’Agenzia delle entrate ha, inoltre, chiarito che saranno ritenute valide anche le istanze cartacee presentate tra il 28 dicembre 2011 e il 2 marzo 2012 se riferite a versamenti non anteriori al termine decadenziale dei 48 mesi dal versamento a saldo delle imposte sui redditi (termine che non può essere precedente al 28 dicembre 2007).

Anche in tale ipotesi, i contribuenti devono trasmettere in via telematica nuova istanza di rimborso.

 

 

7) Dati Omi: pubblicate le tabelle di aggiornamento dei Valori agricoli medi distinti per provincia e annualità

Nel caso di esproprio di un’area non edificabile, l’indennità è determinata in base al criterio del valore agricolo, tenendo conto delle colture effettivamente praticate sul fondo e del valore dei manufatti edilizi legittimamente realizzati, anche in relazione all'esercizio dell'azienda agricola, senza valutare la possibile o l'effettiva utilizzazione diversa da quella agricola.

Se l’area non è effettivamente coltivata, l’indennità è commisurata al valore agricolo medio corrispondente al tipo di coltura prevalente nella zona fondo e del valore dei manufatti edilizi legittimamente realizzati.

I VAM sono regolamentati dalla seguente normativa:

D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 art. 40-42 "Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità (Testo A)"

L. 22-10-1971 n. 865 art. 16 "Programmi e coordinamento dell'edilizia residenziale pubblica, norme sulla espropriazione per pubblica utilità".

II Valore agricolo medio è determinato ogni anno, entro il 31 gennaio, dalla Commissione Provinciale Espropri nell'ambito delle singole regioni agrarie, con riferimento ai valori dei terreni considerati liberi da vincoli di contratti agrari, secondo i tipi di coltura effettivamente praticati, e rilevati nell'anno solare precedente.I Valori sono espressi in Euro per ettaro.

I Valori agricoli medi sono stati acquisiti dalle delibere delle Commissioni Esproprio Provinciali. I dati sono pubblicati sui bollettini regionali. L'Agenzia declina ogni responsabilità per eventuali errori, omissioni o difformità rispetto i dati ufficiali.

(Agenzia delle entrate, nota del 15 aprile 2013)

 

 

8) Spesometro prorogato a data da stabilirsi

La trasmissione dei dati delle operazioni rilevanti ai fini Iva relative al 2012 (cd. Spesometro), a seguito delle rilevanti modifiche normative introdotte dal Dl n. 16 del
2012, non può essere più effettuata con le stesse modalità previste per le annualità fino al 2011, compresa la scadenza del 30 aprile che non è più valida.
Con successivo provvedimento del direttore dell’Agenzia, che terrà conto delle numerose proposte formulate dalle associazioni di categoria, sarà approvato il nuovo
modello di comunicazione con le relative specifiche tecniche e fissata una nuova scadenza, per inviare i dati relativi al 2012, che sarà definita tenendo in considerazione i
tempi tecnici necessari per effettuare gli adempimenti richiesti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vincenzo D’Andò