Novità fiscali del 10 aprile 2013: la dichiarazione IMU si presenterà il 30 giugno di ogni anno

Pubblicato il 10 aprile 2013



la dichiarazione IMU si presenterà ogni anno entro il 30 giugno; stretta della Cassazione sulle esterovestizioni; consulenti del lavoro non sempre esclusi dalla normativa antiriciclaggio; caso in cui deve essere dissequestrato il conto corrente cointestato al coniuge; in arrivo altri 1,2 miliardi di euro di rimborsi Iva; figli a carico anche se hanno cambiato residenza; vendita a stock equivale ad evasione fiscale?; attività di verifica amministrativa relativa all’operazione CRAA

 

 

Indice:

1) La dichiarazione IMU si presenta ogni anno entro il 30 giugno

2) Stretta della Cassazione sulle esterovestizioni

3) Consulenti del lavoro non sempre esclusi dalla normativa antiriciclaggio

4) Caso in cui deve essere dissequestrato il conto corrente cointestato al coniuge

5) In arrivo altri 1,2 miliardi di euro di rimborsi Iva

6) Figli a carico anche se hanno cambiato residenza

7) Vendita a stock equivale ad evasione fiscale?

8) Attività di verifica amministrativa relativa all’operazione CRAA

 

 

1) La dichiarazione IMU si presenta ogni anno entro il 30 giugno

La dichiarazione IMU dovrà essere presentata entro il 30 giugno dell’anno successivo dall’inizio del possesso, o dalla variazione dei dati, del bene immobile.

Per la Tares sono previste misure transitorie per il 2013.

Il Decreto Legge n. 35 del 8 aprile 2013 è, infatti, stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 82 del 08 aprile 2013, ed è già in vigore.

Tale decreto, meglio conosciuto come “sblocca debiti” della Pubblica Amministrazione, è stato, quindi, utilizzato come veicolo per altre disposizioni su IMU e TARES.

IMU

La dichiarazione IMU deve essere presentata entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta.

Il DL 8 aprile 2013 n. 35 ha, quindi, unificato a fine giugno dell’anno successivo il termine di presentazione.

Tale D.L. n. 35/2013, modificando il comma 12-ter dell’art. 13 del D.L. n. 201/2011, conv. in L. 214/2011, prevede, quindi, che tutte le dichiarazioni IMU debbano essere presentare entro un’unica data, il 30 giugno. Ad es., per le variazioni nel 2013, la dichiarazione IMU si presenta entro il 30 giugno 2014.

Anche per l’IMU, quindi, viene eliminata la disposizione che stabiliva che i soggetti passivi fossero tenuti a presentare la dichiarazione entro 90 giorni dalla data in cui, a seconda dei casi, ha avuto inizio il possesso dell’immobile, ovvero si sono verificate variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta.

Oltre all’unificazione al 30 giugno del termine di presentazione della dichiarazione IMU, il D.L. n. 35/2013 prevede termini più ampi entro cui i comuni devono effettuare l’invio delle deliberazioni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni, nonché dei regolamenti al fine che gli stessi abbiano efficacia e che, quindi, possano essere utilizzati dai contribuenti per il calcolo dell’imposta dovuta.

Modificando il comma 13-bis dell’art. 13 DL 201/2011 viene stabilito, infatti, che, a decorrere dall’anno d’imposta 2013, le delibere di approvazione delle aliquote e della detrazione, nonché i regolamenti dell’IMU devono essere inviate esclusivamente per via telematica per la pubblicazione sul sito www.finanze.it, nell’apposita sezione del Portale del federalismo fiscale.

Vengono previsti due termini entro cui i comuni potranno inviare delibere e regolamenti:
- entro il 9 maggio: in questo caso, gli atti saranno pubblicati sul sito informatico alla data del 16 maggio. Il versamento della prima rata dell’IMU, che scadrà il 16 giugno, sarà eseguito sulla base di tali deliberazioni e regolamenti. Con riferimento all’anno 2013, quindi, gli atti che saranno inviati entro il 9 maggio 2013 da parte dei Comuni saranno pubblicati sul sito alla data del 16 maggio 2013 e verranno utilizzati dai contribuenti per il calcolo della prima rata da versare entro il 17 giugno 2013 (poiché il 16 cade di domenica).

In caso di mancata pubblicazione entro il 16 maggio, i soggetti passivi effettuano il versamento della prima rata pari al 50% dell’imposta dovuta calcolata sulla base dell’aliquota e della detrazione dell’anno precedente;
- entro il 9 novembre: in questo caso, gli atti saranno pubblicati sul sito informatico alla data del 16 novembre e saranno utilizzabili per calcolare l’IMU dovuta per la seconda rata di dicembre, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno ed eventualmente a conguaglio sulla prima rata versata.

Ad es., riguardo l’anno 2013, se i comuni non inviano le delibere IMU entro il 9 maggio 2013 la prima rata da versare entro il 17 giugno 2013 allora é pari al 50% dell’imposta dovuta calcolata con le aliquote e detrazioni previste per l’anno 2012.

Se i Comuni inviano le delibere entro il 9 novembre 2013, le stesse saranno pubblicate alla data del 16 novembre 2013 e potranno essere utilizzate per determinare la seconda rata dell’IMU dovuta entro il 16 dicembre 2013, a conguaglio sulla prima.

In caso di mancata pubblicazione entro il 16 novembre, infine, si applicano “gli atti pubblicati entro il 16 maggio dell’anno di riferimento oppure, in mancanza, quelli adottati per l’anno precedente”.

TARES

Il D.L. n. 35/2013 (Pagamenti P A) contiene, dunque, anche novità sulla TARES, la nuova tassa sui rifiuti e i servizi. La maggiorazione si pagherà a conguaglio con l’utima rata.

Le somme da versare in acconto saranno determinate in base a quanto versato dai contribuenti lo scorso anno per la Tarsu, la Tia1 e la Tia2. La maggiorazione di 30 centesimi al metro quadrato diventa tassa statale e non potrà essere aumentata dai comuni. Gli enti locali sono tenuti a indicare scadenze e numero delle rate di versamento del tributo.

I cittadini dovranno essere informati, a riguardo, con almeno 30 giorni di anticipo rispetto alla scadenza. Sul sito internet del comune dovranno comparire le scadenze e il numero delle rate. Per le prime due gli enti locali possono utilizzare i modelli già predisposti per la Tarsu, la Tia1 e la Tia2. Gli acconti saranno scomputati dal quantum dovuto, a titolo di Tares, per l'anno 2013.

 

2) Stretta della Cassazione sulle esterovestizioni

Incorre nel reato di omessa dichiarazione la società esterovestita. La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 16001 del 8 aprile 2013, ha ribadito un principio ormai noto per le società esterovestite, cioè quelle con fittizia localizzazione all’estero della residenza fiscale, ma che di fatto svolgono la loro attività e perseguono il loro oggetto sociale in Italia.

La Suprema Corte ha, infatti, sostenuto che ai fini delle imposte sui redditi sono da considerarsi residenti in Italia le società e gli enti che hanno per la maggior parte del periodo d’imposta la sede legale, la sede amministrativa o l’oggetto principale nel territorio nazionale.

Dunque,per la società di noleggio di autoveicoli a lungo termine con sede in Germania, ma operante nel nostro Paese, è obbligatoria la presentazione in Italia della dichiarazione dei redditi, pena l’integrazione, in caso contrario, del reato di omessa dichiarazione previsto dall’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000.

Per i Supremi giudici il richiamo all’esterovestizione trova fondamento in alcuni elementi di fatto venuti alla luce, dato che la società era gestita direttamente da un amministratore con sede in Italia, luogo dove, di conseguenza, doveva essere ricollocata anche la sede gestionale della società e l’oggetto principale della sua attività.

Anche la difesa dell’amministratore della società di avvalersi del meccanismo del reverse charge non è stata accolta dal giudice di legittimità, che ha ribadito come il meccanismo di cui all’art. 17, comma 2, del D.p.r. n. 633/1972 si applica per le cessioni di beni o prestazioni di servizi effettuate da soggetti non residenti, e tutto questo, nel caso di specie, è venuto a mancare.

Il consulente paga i danni per la sua lentezza

La Corte di Cassazione, inoltre, con la sentenza n. 8508 del 8 aprile 2013, ha stabilito che il consulente fiscale che restituisce fuori tempo massimo la documentazione al cliente per impugnare l’atto impositivo è tenuto al risarcimento del danno.

 

 

3) Consulenti del lavoro non sempre esclusi dalla normativa antiriciclaggio

Antiriciclaggio, Cdl sempre esclusi? La Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro risponde al quesito sulla normativa antiriciclaggio.

L’esenzione degli obblighi per l’antiriciclaggio per i consulenti del lavoro è limitata alla sola tenuta del Lul e la redazione dei cedolini ?.

Secondo il parere della ciata Fondazione studi, in materia di antiriciclaggio i professionisti sono tenuti a verificare, registrare e segnalare le operazioni sospette di riciclaggio di denaro sporco.

In particolare, ai professionisti di cui all’art. 12 del D.Lgs 231/2007 è fatto obbligo di procedere all’adeguata verifica della clientela acquisendo tutte le informazioni relative al nuovo cliente all'inizio del rapporto di consulenza, oltre a quelle del titolare effettivo, nonché la dichiarazione sullo scopo e la natura delle operazioni di rapporti da instaurare.

Fa eccezione l’attività “di amministrazione del personale di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12”, in ottemperanza a quanto stabilito dall’art. 12 comma 3 del D.Lgs. 231 del 21 novembre 2007, che prevede l’esclusione dagli adempimenti in materia di riciclaggio stabilendo che:

“Gli obblighi di cui al Titolo II, Capo I (obblighi di adeguata verifica della clientela) e II (obblighi di registrazione), non sussistono in relazione allo svolgimento della mera attività di redazione e/o di trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e degli adempimenti in materia di amministrazione del personale di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12”.

Il MEF ha chiarito, in data 12/6/2008, che negli adempimenti in materia di amministrazione del personale tutti i soggetti autorizzati ad esercitare le attività in materia giuslavoristica vengono esclusi dall’obbligo della verifica della clientela e dalla registrazione, per tutti gli adempimenti previsti da norme vigenti relativamente all’amministrazione del personale (svolti da ogni tipologia di professionisti).

Infatti, per quanto riguarda la materia giuslavoristica, la Fondazione studi precisa (come peraltro previsto nella relazione ministeriale di accompagnamento agli emendamenti dell’art. 12) che la nuova previsione dell’art. 12, comma 3, D. Lgs. 231/2007, amplia l’esonero che nella formulazione previgente, riguardava gli adempimenti in materia di amministrazione del personale di cui all’art. 2, comma 1, della legge n. 12/1979.

Ai fini del precedente esonero era perciò necessarie riscontrare sia la qualifica di consulente del lavoro, sia l’attività svolta. Nella nuova formulazione, invece, permane il richiamo generico alla legge n. 12/1979, mentre è soppresso il riferimento all’art. 2, comma 1.

Ne discende che tutti coloro che svolgono professionalmente adempimenti in materia di amministrazione del personale sono esclusi dagli obblighi di adeguata verifica e di registrazione di tali adempimenti.

Ciò, tuttavia, deve essere chiaramente specificato. Un consulente del lavoro (ma anche qualsiasi altro professionista di cui all’art. 12 del D. Lgs.) che svolge attività non direttamente collegata agli adempimenti per l’elaborazione di paghe e contributi (con annessi adempimenti) non può svincolarsi dagli obblighi antiriciclaggio.

Come nel caso del consulente del lavoro si occupi di assistenza nello studio dell’acquisizione ottimale di risorse per un’azienda, o che presti opera di consulenza per la selezione del personale. Bene, tale consulente non potrà essere esonerato dagli obblighi in questione.

Viene, inoltre, precisato che l’inserimento del Consulenti del lavoro nell’art. 12 comma 1 lett. a) vincola gli stessi all’osservanza di tutte le altre norme contenute nel D.Lgs. n. 231/2007.

Questo comporta che i Consulenti del Lavoro devono osservare la riferita norma anche in considerazione di quanto dettato dal combinato disposto dell’art. 43 e art. 16 comma 1 lett. d) in relazione all’eventuale obbligo di segnalazione di tutte quelle operazioni di sospetto riciclaggio o finanziamento del terrorismo, indipendentemente della precedente riferita esenzione.

 

4) Caso in cui deve essere dissequestrato il conto corrente cointestato al coniuge

Si tratta di c/c contestato a due coniugi che, per errore, era stato sottoposto a sequestro preventivo per equivalente.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16003 del 8 aprile 2013, ha così  risolto il caso a favore del contribuente annullando tale provvedimento e rinviando la causa nuovamente al Tribunale, poiché non aveva esaminato la documentazione presentata a propria difesa dal coniuge.

In particolare, il coniuge, dopo aver premesso di essere cointestataria del conto corrente e del deposito di titoli in amministrazione, assume che dalla documentazione prodotta e non esaminata dal Tribunale emergeva che tutti i rapporti bancari sequestrati al marito, erano stati alimentati anche con mezzi finanziari propri della ricorrente e che quindi la cointestazione non era fittizia ma effettiva.

Tale mera cointestazione di un conto corrente non determina la disponibilità richiesta dalla norma per legittimare il sequestro.

La confisca per equivalente ha natura sanzionatoria e non può pertanto pregiudicare i diritti di terzi estranei all’illecito penale.

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso presentato dalla contribuente.

A parere della Corte, nel sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, il contribuente ha possibilità, quale terzo, di dimostrare che quanto sequestrato sia di esclusiva sua proprietà.

Infatti, “spetta al terzo cointestatario del conto corrente oggetto di sequestro preventivo, provare in sede di riesame che la somma di denaro relativa sia in tutto o in parte di sua pertinenza…”.

Nel caso di specie, ciò è avvenuto, ma è stato il Tribunale che non ne ha tenuto conto.

A tal fine la Cassazione ha rilevato che “Il Tribunale, dopo aver dato atto “che non si rinvengono negli atti le dichiarazioni tributarie……. si è limitato ad affermare che la documentazione prodotta “non essendo possibile ricostruire né versamenti con certezza ascrivibili alla ricorrente né gli eventuali prelievi, non è idonea ai fini della determinazione della quota alla medesima spettante”.
Si è, dunque, trattato di una “motivazione apparente ed apodittica, non essendosi il Tribunale, sostanzialmente, fatto carico di esaminare e confutare la documentazione prodotta dalla ricorrente (per le dichiarazioni tributarie si afferma esplicitamente che non sono state rinvenute)”.

L’ordinanza del Tribunale è stata, quindi, annullata con rinvio per nuovo esame al medesimo Tribunale.

 

5) In arrivo altri 1,2 miliardi di euro di rimborsi Iva

Da inizio anno restituiti 3,7 mld. Nuova iniezione di liquidità a imprese, artigiani e professionisti. Nelle prossime settimane altre 4 mila imprese riceveranno il rimborso di crediti Iva per un importo di circa 1,2 miliardi di euro, messi a disposizione dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Quest’ultima tranche si aggiunge a quella stanziata nel mese di marzo, pari a 1,2 miliardi di euro arrivati nelle casse di oltre 4.300 imprese (si veda comunicato stampa dello scorso 19 marzo).

Sale, in questo modo, a 3,7 miliardi la somma complessivamente rimborsata nei primi quattro mesi del 2013.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 46 del 8 aprile 2013)


6) Figli a carico anche se hanno cambiato residenza

Figli a carico anche se non conviventi. La precisazione è contenuta in una nota pubblicato su fiscoggi.it (Notiziario telematico dell’Agenzia delle entrate) il 09 aprile 2013.

Il quesito

Mia figlia è studentessa universitaria, fino a oggi a mio carico al 100% in quanto mia moglie non lavora. Ha deciso di andare a convivere con il fidanzato, cambiando la residenza: può continuare a essere a mio carico ?

La risposta

Le detrazioni d’imposta per i figli a carico spettano, in presenza del requisito reddituale (reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili), a prescindere dalla loro età e dalla circostanza che convivano con i genitori. Il beneficio fiscale compete indipendentemente dal fatto che il figlio sia dedito agli studi o a tirocinio gratuito e anche nel caso in cui sia sposato, sempre che non sia a carico del coniuge.


7) Vendita a stock equivale ad evasione fiscale?

Legittimo il recupero nei confronti di un commerciante di abbigliamento che, anziché effettuare i più convenienti saldi di fine stagione, liquida la merce in blocco e sottocosto.

La notizia è stata evidenziata da fiscoggi.it nella sua edizione del 09 aprile 2013.

In particolare, viene specificato che secondo quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 7693 del 27 marzo 2013, l’ufficio può recuperare a tassazione i maggiori ricavi accertati a carico di un commerciante di abbigliamento, che non effettua, come sarebbe più logico e vantaggioso, i saldi di fine stagione, ma vende a stock la merce comperata da poco tempo e a prezzo notevolmente inferiore a quello di acquisto.

Suprema Corte che ha, quindi, accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, che aveva provato in giudizio come la vendita a stock celasse, in realtà, una condotta evasiva.

 

8) Attività di verifica amministrativa relativa all’operazione CRAA

Con messaggio n. 2126 del 04/02/2013, il termine di cui al punto 3) del messaggio n. 17901 del 5/11/2012 è stato prorogato di 60 giorni a decorrere dalla data del 05/02/2013, al fine di consentire alle aziende interessate di addivenire ad una definizione bonaria con l’Istituto, ovvero di proporre eventuali eccezioni, debitamente documentate e giustificate, che tengano conto della novellata interpretazione delle norme contrattuali di cui all’avviso comune firmato in data 14/01/2013 dalle parti firmatarie del CCNL degli operai agricoli tradizionali e florovivaisti e in data 14/02/2013 dalle parti firmatarie del CCNL per i lavoratori dipendenti di cooperative e consorzi agricoli.

Alla luce di richieste pervenute alla scrivente Direzione dovute anche alla necessità di consentire una puntuale verifica delle documentazioni presentate dalle aziende, il succitato termine è da intendersi prorogato di ulteriori 60 giorni decorrenti dal 8 aprile 2013.

L’attività di confronto delle retribuzioni delle aziende agricole, non potendo prescindere dall’instaurazione di un confronto/contraddittorio con l’azienda interessata, rientra tra le tipiche attività da svolgere all’interno dell’Unità Organizzativa di Verifica Ammnistrativa.

Si ribadisce, infine, che le sedi dovranno astenersi dal notificare ulteriori atti di accertamento per periodi non ancora prescritti e diffidati, fino a nuove disposizioni, che saranno fornite con apposito messaggio, per il proseguimento dell’operazione di confronto delle retribuzioni contrattuali.

(Inps, messaggio n. 5921 del 09 aprile 2013)

 

Vincenzo D’Andò