Novità fiscali del 9 aprile 2013: il decreto sulle Società tra professionisti è in Gazzetta Ufficiale

Pubblicato il 9 aprile 2013



Pubblica Amministrazione: il Capo dello Stato ha firmato il decreto sui debiti alle imprese; al via le nuove Società Tra Professionisti, potranno essere costituite dal 22/4/2013; lavoro: anche in Sicilia parte il sistema di comunicazioni on line; lavoratori domestici: contributi 2013; insalate miste pronte da mangiare: aliquota Iva al 4%; la comunicazione di inizio attività (SCIA) non è soggetta all’imposta di bollo; modello F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi a favore dell’EBITEN; ticket licenziamento: alle imprese costerà 225 milioni di euro

 

 

Indice:

1) Pubblica Amministrazione: Capo dello Stato ha firmato il decreto sui debiti alle imprese

2) Società tra professionisti: regole in G.U.

3) Lavoro: anche in Sicilia parte il sistema di comunicazioni on line

4) Lavoratori domestici: contributi 2013

5) Insalate miste pronte da mangiare: sulla cessione si applica l’aliquota Iva del 4%

6) La comunicazione di inizio attività (SCIA) non è soggetta all’imposta di bollo

7) Modello F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi a favore dell’EBITEN

8) Ticket licenziamento: alle imprese costerà 225 milioni di euro

 

 

1) Pubblica Amministrazione: capo dello Stato ha firmato il decreto sui debiti alle imprese

Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha firmato il decreto recante “disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali”.

Il Consiglio dei Ministri (n. 75 del 06 aprile 2013) ha, infatti, approvato un Decreto Legge che dà immediatamente il via al pagamento dei debiti commerciali scaduti della pubblica amministrazione.

Tale arretrato è uno dei nodi principali che ostacolano la ripresa, con effetti diretti sulla liquidità delle imprese fornitrici della PA ed effetti moltiplicatori a catena sullo scaduto tra imprese private e sul loro indebitamento nei confronti del sistema bancario. Un volume di arretrati tale da compromettere anche il mantenimento dei livelli occupazionali e ostacolare l’investimento e la crescita delle aziende del Paese.

Il Decreto approvato dal Consiglio sblocca da subito i pagamenti di debiti commerciali delle PA verso imprese, cooperative e professionisti per un importo di 40 miliardi, che verranno erogati nell’arco dei prossimi dodici mesi.

Al decreto si accompagna una serie di misure precauzionali per contenere la spesa entro il limite di 40 miliardi e non superare così il limite “precauzionale” del 2,9%. A tal fine è previsto che a settembre venga effettuato un monitoraggio mirato che, in caso di superamento del limite, consenta al Ministro dell’economia e delle finanze di adottare per tempo le necessarie misure per la rimodulazione delle spese.

A questo primo passo che istituisce un sistema sicuro ed efficace per liquidare i debiti della PA, ne seguiranno altri.

L’obiettivo è quello di azzerare l’intero stock di debito (stimato da Bankitalia in circa 90 miliardi di Euro includendo anche i debiti non scaduti). A tal fine il decreto obbliga tutte le Amministrazioni a compiere un censimento completo di tutti i debiti commerciali scaduti o in scadenza ancora pendenti e a produrre un elenco completo dei debiti ancora da onorare.

Con la Legge di stabilità 2014 verrà programmato il completamento del processo di liquidazione avviato con il decreto legge approvato, mediante la previsione di appositi stanziamenti destinati anzitutto alla liquidazione, sotto forma di titoli del debito pubblico, dei crediti in precedenza ceduti dalle imprese al sistema bancario.

Il decreto, coerentemente con le linee-guida dell’Unione Europea in materia, prevede le seguenti misure.

Immediato allentamento del Patto di stabilità interno

Esclusione per il 2013 dal Patto di stabilità interno dei pagamenti di debiti certi, liquidi ed esigibili di parte capitale (investimenti già effettuati dalle PA) per un importo di 5 miliardi di euro per quanto riguarda gli enti locali, di 1,4 miliardi per quanto riguarda le regioni, 500 milioni per quanto riguarda le amministrazioni centrali e 800 milioni per investimenti cofinanziati dai fondi strutturali europei, necessario a consentire il conseguimento dei target di spesa.

Creazione di un Fondo destinato al pagamento dei debiti di Regioni, Province e Comuni

Si prevede l’istituzione nel bilancio dello Stato di un unico Fondo – con dotazione di 26 miliardi di euro-, articolato in tre sezioni dedicate e comunicanti tra loro, per il pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili rispettivamente degli enti locali (2 miliardi nel 2013 e 2 miliardi nel 2014), delle Regioni per debiti diversi da quelli sanitari (3 miliardi nel 2013 e 5 miliardi nel 2014) e sempre delle Regioni ma per debiti sanitari (5 miliardi nel 2013 e 9 miliardi nel 2014).

Incremento delle erogazioni per rimborsi di imposta per 6,5 miliardi (2,5 miliardi nel 2013 e 4 miliardi nel 2014)

Il decreto delinea, altresì, specifiche procedure da seguire per ottenere i pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni.

I pagamenti sono disciplinati, infatti, in relazione alle diverse tipologie di credito delle imprese nei confronti della pubblica amministazione e alla necessità di non mancare agli obiettivi di finanza pubblica, recentemente deliberati dal Parlamento, in materia di deficit e di debito.

In particolare:

- Comuni e Province, entro il prossimo 30 aprile, faranno richiesta di autorizzazione al Mef per i pagamenti da effettuare. Tali pagamenti saranno autorizzati entro il 15 maggio e finanziati con le disponibilità liquide degli enti. Entro il 15 giugno le Amministrazioni dovranno comunicare importi e tempistiche alle imprese beneficiarie dei pagamenti. Sin da subito, in attesa della citata autorizzazione, i Comuni e le Province possono, comunque, iniziare a pagare i propri debiti nel limite del 50% dei pagamenti programmati.

- Comuni, Province, Regioni e ASL, se non hanno disponibilità liquide, possono ottenere finanziamenti a valere sul Fondo. A tal fine, entro il prossimo 30 aprile faranno richiesta al Mef delle risorse necessarie per i pagamenti e dovranno ricevere entro il 15 maggio le relative ripartizioni, a valere sul Fondo.

- Entro il 31 maggio 2013 le P.A. debitrici dovranno comunicare alle imprese creditrici il piano dei pagamenti.

Per le citate procedure non sarà necessaria la richiesta di certificazione da parte delle imprese creditrici, ma sarà responsabilità diretta dell’Amministrazione identificare i soggetti creditori e gli importi da pagare.

In caso di richiesta di pagamenti per importi superiori alle disponibilità, le Amministrazioni seguiranno il criterio dell’anzianità del credito scaduto: prima i crediti non ceduti pro soluto in ordine di “anzianità”, poi i crediti ceduti pro soluto in ordine di “anzianità”.

Le Amministrazioni sono tenute a rispettare precisi obblighi a garanzia delle imprese creditrici, sia per quanto riguarda il ricorso all’anticipazione da parte del Fondo, sia per quanto riguarda l’utilizzo delle somme anticipate dal Fondo esclusivamente per il pagamento dei debiti commerciali precedenti al 31 dicembre 2012.

Al fine di garantire l’effettiva disponibilità per le imprese creditrici delle somme anticipate dal Fondo, queste non possono essere oggetto di pignoramento o altro atto esecutivo.

Le amministrazioni che si avvarranno del finanziamento del MEF sono tenute a presentare un piano di ammortamento per la restituzione dell'anticipazione ricevuta entro un periodo di durata fino a un massimo di 30 anni e a un tasso di interesse agevolato, determinato sulla base del rendimento di mercato dei BTP a 5 anni. Per le Amministrazioni che si avvarranno del finanziamento non vengono introdotti nuovi vincoli ai piani di spese, né di investimento.

A completamento del programma il decreto prevede inoltre importanti ulteriori misure che consentiranno di individuare la parte residua dei debiti commerciali scaduti e non ancora pagati e renderanno possibile, con la prossima legge di stabilità, di provvedere al pagamento, nel corso del 2014, anche di tali ulteriori debiti. In particolare, si prevedono le seguenti misure:

- Entro il prossimo 15 settembre, l’ABI dovrà predisporre l’elenco dei debiti ceduti a banche e intermediari finanziari autorizzati dalle imprese creditrici nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Sulla base di tale elenco, si potrà programmare il pagamento, nel corso del 2014, di tali crediti ceduti con titoli del debito pubblico.

- Semplificazione e detassazione delle cessioni dei crediti. Il decreto prevede che i contratti di cessione dei crediti sono esenti da imposte e tasse e ne semplifica le modalità di perfezionamento.

- Allargamento della possibilità di compensare crediti e debiti con la PA. La possibilità già oggi esistente di compensare crediti commerciali certificati con debiti fiscali iscritti a ruolo viene allargata a debiti fiscali conseguenti ad atti di accertamento con adesione. Viene inoltre elevata da 500.000 € a 700.000 € la soglia di compensazione tra crediti e debiti fiscali (beneficio per le imprese stimabile nel 2013 ad almeno 2 miliardi di €).

- Attivazione universale obbligatoria della procedura di certificazione. Il decreto prevede che tutte le Amministrazioni saranno obbligate a entrare nella piattaforma informatica per la certificazione costituita presso il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato entro 20 giorni dalla sua entrata in vigore.

- Per assicurare il completamento del processo di liquidazione di tutti i debiti commerciali ante 2012 non ancora estinti, tutte le Amministrazioni sono chiamate entro il prossimo 15 settembre alla ricognizione completa dei debiti commerciali scaduti o in scadenza accumulati ancora pendenti e a produrre, senza adempimenti o oneri per le imprese, l’elenco certificato di tutti i debiti ancora da onorare. Con la Legge di stabilità 2014 verrà programmato il completamento del processo di liquidazione prevedendo gli appositi stanziamenti.

Il decreto legge approvato in data odierna contiene anche alcune norme in materia di spending review, di TARES e di riequilibrio dei bilanci regionali.

- Con riferimento alla spending, il decreto stabilisce i criteri di ripartizione dei tagli della “spending review” nei confronti delle Province nel caso in cui non si trovi l’intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Si prevede che, per gli anni 2012 e seguenti, ad eccezione del 2013 e 2014, le riduzioni saranno operate in proporzione alle spese per consumi intermedi.

- Per quanto riguarda la TARES il decreto dà ai Comuni la facoltà di intervenire sul numero delle rate e sulla scadenza delle stesse come previsto dal “Salva Italia” (DL 201/2011). A tutela del contribuente è previsto che la deliberazione sia adottata e pubblicata dal Comune almeno trenta giorni prima della data di versamento. Viene altresì rinviato all’ultima rata relativa al 2013 il pagamento della maggiorazione di 0,30 euro per metro quadro già previsto dal Salva Italia.

 

2) Società tra professionisti: regole in G.U.

È stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 06 aprile 2013, il regolamento del Ministero della Giustizia (Decreto n. 34 del 08 febbraio 2013) riguardante le STP (società tra professionisti) costituite per l’esercizio di attività professionali regolamentate ai sensi della Legge n. 183/2011.

Tale regolamento si applica nei confronti delle società costituite per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico, la cui costituzione è consentita ai sensi dell’art. 10, commi da 3 a 11, della Legge n. 183 del 12 novembre 2011.

In particolare, il citato regolamento disciplina le modalità di conferimento e di esecuzione dell’incarico da parte dei soci professionisti e le cause di incompatibilità di partecipazione degli stessi ad altre società professionali. Le STP, per poter operare, saranno tenute all’iscrizione nell’apposita sezione speciale o dei registri tenuti presso gli ordini o i collegi di appartenenza dei soci professionisti.

La domanda di iscrizione dovrà contenere, oltre all’atto costitutivo e allo statuto societario, il certificato di iscrizione nel Registro delle Imprese – nella sezione speciale istituita ai sensi dell’art. 16 del D.Lgs. n. 96/2001 – accompagnato dall’elenco dei soci professionisti non iscritti presso l’ordine o il collegio cui è rivolta la domanda. La domanda di iscrizione dovrà pervenire all’ordine di riferimento nella cui circoscrizione è ubicata la sede legale della società.

Il neo regolamento impone alle società precisi obblighi informativi nei confronti della clientela.

Tra questi, in particolare, viene riconosciuto al cliente il diritto di richiedere che l’esecuzione dell’incarico conferito alla società sia affidata ad uno o più professionisti da lui selezionati, sulla base di un apposito elenco – contenente l’indicazione dei titoli e delle qualifiche professionali degli iscritti, nonché la lista dei soci di capitale – che la società è tenuta a fornire allo stesso.

La sostituzione del professionista sarà possibile esclusivamente in relazione ad attività caratterizzate da esigenze sopravvenute e non prevedibili al momento di conferimento dell’incarico.

Inoltre, la società dovrà dare conto dell’eventuale presenza di situazioni di conflitto di interesse con riguardo ad entrambe le categorie di soci (professionisti e con finalità d’investimento).

Nell’ambito delle cause di incompatibilità, la società dovrà comunicare ai potenziali clienti la presenza di eventuali condanne subite da parte dei soci di investimento, i quali dovranno essere inoltre in possesso dei requisiti di onorabilità previsti per l’iscrizione all’albo professionale di riferimento.

In particolare, i soci di capitale, per poter far parte di una società tra professionisti, non dovranno aver riportato condanne definitive per una pena pari o superiore a due anni di reclusione, fatta salva l’ipotesi di intervenuta riabilitazione, per la commissione di un reato di natura non colposa.

Il socio con finalità d’investimento, inoltre, non potrà prendere parte alla STP qualora sia stato destinatario di un procedimento di cancellazione da un albo professionale per motivi disciplinari.

Per quanto riguarda il regime disciplinare al quale dovranno sottostare le STP e i singoli soci, è prevista l’applicazione delle regole deontologiche dell’ordine nel cui albo risulta iscritta la società.

Altresì, si prevede l’estensione della responsabilità disciplinare nei confronti della società, a seguito di violazioni deontologiche poste in essere da parte del socio, qualora le stesse siano conseguenza di indicazioni dettate dalla società.

Infine, i professionisti già aggregati in altre forme (società tra avvocati, associazioni professionali, ecc.) potranno decidere se trasformare la loro organizzazione in STP, che può assumere la forma di una società di persone, una società di capitali (anche Srl semplificata) o una cooperativa.

 

3) Lavoro: anche in Sicilia parte il sistema di comunicazioni on line

Dal 9 al 16 aprile fase transitoria con UNIURG. Parte il sistema di Comunicazioni Obbligatorie On-Line della Regione Siciliana “CO Sicilia”.

Per consentire l’avvio del Sistema “CO Sicilia”, a partire dalle ore 10.00 di Martedì 9 Aprile e fino alle ore 10.00 di Martedì 16 Aprile, saranno sospesi gli accessi al Sistema Informatico CO (Dominio Transitorio del Ministero del Lavoro). Va utilizzato il modello Unificato URG.

Comunicato della Regione Sicilia

Come da avviso del Ministero del Lavoro, nel sito del sistema transitorio delle comunicazioni obbligatorie on-line, ad oggi ancora utilizzato solamente da Molise, Sicilia e Provincia Autonoma di Trento, all’indirizzo https://www.co.lavoro.gov.it/, si comunica che a partire dal 16 aprile alle ore 10.00 sarà abilitato il sistema autonomo per l’invio delle Comunicazioni Obbligatorie On-Line della Regione Siciliana “CO Sicilia” accessibile all’indirizzo: www.cosicilia.it/co .

Le credenziali di accesso (nome utente e password) dei Centri per l’Impiego, della Regione e dei datori di lavoro/soggetti abilitati resteranno invariate comprese quelle degli utenti delegati .

Per consentire l'avvio del Sistema “CO Sicilia”, a partire dalle ore 10.00 di Martedì 9 Aprile e fino alle ore 10.00 di Martedì 16 Aprile, saranno sospesi gli accessi al Sistema Informatico CO (Dominio Transitorio del Ministero del Lavoro).

Tutti i soggetti interessati, esclusivamente per l'invio delle comunicazioni di assunzione, dovranno avvalersi del modello cartaceo Unificato URG inviandolo al FAX SERVER del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (848 800 131). Le comunicazioni di assunzione dovranno poi essere inviate on-line, tramite il modello UNILAV ordinario, il primo giorno utile di funzionamento del sistema “CO Sicilia”.

Rimangono nella gestione del Ministero del Lavoro tutte le attività di ambito territoriale nazionale come:

1. L’accesso al sistema informatico UNIMARE

2. L’accesso al sistema per l’invio dei Prospetti informativi L. 68/99

3. L’accesso degli Ispettori del Lavoro al sistema informatico CO del Ministero del Lavoro (nota circolare 8371 del 21/12/2007-Ministero del Lavoro)

Si precisa che l’accesso degli ispettori del lavoro avverrà dunque, senza interruzione, sempre nel sistema del Ministero da cui, come è noto, si potrà accedere direttamente al controllo del database relativo anche alle comunicazioni delle assunzioni di urgenza UNIURG trasmesse al fax server (848 800 131).

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 08 aprile 2013)

 

 

4) Lavoratori domestici: contributi 2013

Mercoledì 10 aprile 2013 è l’ultimo giorno utile per pagare i contributi dovuti per il personale domestico, relativi al periodo gennaio-marzo 2013.

Le nuove fasce di retribuzione, su cui calcolare i contributi dovuti per l’anno 2013, sono state determinate sulla base della variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo, calcolata dall’Istat nella misura del 3,00%.

Inoltre, sulla contribuzione dovuta per i rapporti di lavoro domestico, a partire dal 1° gennaio 2013, hanno effetto alcune delle novità introdotte dalla Legge 28 giugno 2012, n. 92 (legge di riforma del mercato del lavoro), che ha sostituito l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria (DS) con l’assicurazione sociale per l’impiego (ASpI).

L’articolo 2, comma 28, della Legge 92/2012, inoltre, ha previsto che ai rapporti di lavoro a tempo determinato – compresi quelli di lavoro domestico – venga applicato un contributo addizionale a carico del datore di lavoro, pari all’1,40% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali (retribuzione convenzionale).
Ciò ha, pertanto, determinato due diverse tabelle contributive, una per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, senza contributo addizionale, e l’altra, per i rapporti di lavoro a tempo determinato, comprensiva del contributo addizionale, come da circolare Inps n. 25 del 8 febbraio 2013.

(Inps, nota del 08 aprile 2013)

 

5) Insalate miste pronte da mangiare: sulla cessione si applica l’aliquota Iva del 4%

Si applica l’aliquota Iva nella misura del 4% sulla vendita di frutta e ortaggi freschi già lavati e tagliati per un pasto veloce.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 23/E del 8 aprile 2013.

A molti (soprattutto a chi lavora e poi rientra a casa all’ultimo minuto) è capitato di ricorrere a tali tipi di alimenti anche misti. Vengono chiamati prodotti ortofrutticoli di IV gamma: Si tratta di un settore in continua espansione, particolarmente innovativo, grazie all’evoluzione tecnologica applicata alla conservazione dei vegetali e non, pronti per essere consumati o cucinati, però non di facile classificazione.

Adesso il mercato offre un’ampia gamma di insalate “assortite”, che contengono, oltre ai prodotti vegetali, anche altri ingredienti, della stessa natura (non freschi o secchi, ad es. crostini, noci, olive, eccetera) e/o di natura non vegetale (formaggi, salumi, pollo, tonno, ecc.).

Il mantenimento della catena del freddo e le nuove tecnologie legate anche al confezionamento (si pensi agli imballaggi in atmosfera modificata, i “Map” - modified atmospheric packaging) consentono all’industria del settore di offrire questi generi alimentari come una unica derrata, pronta per il consumo.

Tali prodotti ortofrutticoli, definiti di IV gamma, sono però difficilmente classificabili, sia dal punto di vista merceologico sia dal punto di vista fiscale.

Secondo il parere tecnico dell’Agenzia delle Dogane, si tratta di “un prodotto misto, composto da materiali diversi, costituito dall'assemblaggio di oggetti diversi e presentato in assortimento condizionato per la vendita al minuto” e deve essere “classificata tenendo in considerazione la merce che conferisce all'insieme il carattere essenziale”, considerando altresì quantità, volume e valore. La nota definisce ancora meglio: “Le insalate di "IV gamma" sono costituite principalmente dall'elemento ortofrutticolo, che prevale sugli altri elementi che costituiscono il mix sia per quanto attiene il peso, il volume e, quando è conosciuto, il valore", ...;"risulta una netta prevalenza dei prodotti ortofrutticoli rispetto alla totalità della merce confezionata sia in volume, sia in quantità ed anche in valore.”

Ciò posto, l’Agenzia delle Dogane conclude inserendo il prodotto esaminato nel capitolo 7 della Nomenclatura combinata (ortaggi o legumi, piante, radici e tuberi mangerecci), in ragione del carattere essenziale determinato dall'elemento ortofrutticolo che prevale sugli altri (noci, formaggi, tonno, ecc.). Inoltre, precisa che “ogni singola insalata considerata, sempre in base al medesimo principio del carattere essenziale, dovrà essere classificata in relazione alla tipologia di elemento ortofrutticolo prevalente” tendenzialmente alle voci 07.05 e 07.09 (a seconda del tipo di ortaggio prevalente - lattuga iceberg piuttosto che insalata chioggia), “non potendosi individuare una voce, all'interno del Capitolo 7, in cui possano essere ricompresi i prodotti ortofrutticoli misti”.

L’Agenzia delle Entrate, considerato il parere acquisito, ritiene che alle cessioni dei prodotti ortofrutticoli di IV gamma, anche misti, si renda applicabile l’aliquota Iva del 4%, secondo quanto previsto dalla voce n. 5) della Tabella A, parte II, allegata al Dpr 633/1972.

 

6) La comunicazione di inizio attività (SCIA) non è soggetta all’imposta di bollo

Dunque, la segnalazione certificata, che viene presentata in sostituzione della denuncia, non sconta il tributo, trattandosi non di un’istanza, ma di un semplice avviso, e, pertanto, non deve essere assoggettata all’imposta di bollo la dichiarazione cui sono tenute le imprese per iniziare, cessare o modificare un’attività produttiva (SCIA), purché la stessa non preveda il rilascio di provvedimenti o certificazioni. Bollo nella misura di € 14,62 euro a foglio, invece, per il nulla osta di fattibilità che i titolari delle attività soggette al controllo dei Vigili del fuoco possono richiedere preventivamente al Comando

provinciale.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 24/E del 8 aprile 2013, ha, così chiarito la corretta applicazione dell’imposta di bollo su alcuni documenti con i quali il corpo dei Vigili del fuoco viene spesso a contatto.

Si tratta del nulla osta di fattibilità che i titolari delle attività soggette al controllo dei vigili del fuoco possono richiedere preventivamente al Comando provinciale vigili del fuoco e delle richieste di verifiche in corso d’opera al fine di attestare la rispondenza delle opere alle disposizioni in materia di prevenzione incendi, anche durante la loro realizzazione.

Mentre nel caso del nulla osta di fattibilità l’Agenzia ha ritenuto che rientrasse tra gli “Atti e provvedimenti…” di cui all’articolo 4 della tariffa allegata al Dpr 642/1972, “…rilasciati (…) a coloro che ne abbiano fatto richiesta” e, pertanto, l’ha considerato soggetto all’imposta di bollo nella misura di 14,62 euro per ogni foglio, nel caso delle richieste di verifiche in corso d’opera, seguendo lo stesso iter argomentativo orientato ad appurare la sussistenza di un eventuale rilascio di un provvedimento o certificato, ha ritenuto che, se a seguito dell’effettuazione di dette visite, l’amministrazione proceda all’emanazione di un atto amministrativo, sia l’istanza presentata dall’ente o dal privato sia il relativo atto rilasciato devono essere assoggettati a imposta di bollo, ai sensi degli articoli 3 e 4 della tariffa del Dpr 642/1972.

Tuttavia, la particolarità che rende degna di nota tale risoluzione sta nel fatto che, con essa, l’Agenzia delle Entrate chiarisce la posizione sul trattamento tributario ai fini del bollo, da riservare alla nuova figura della dichiarazione d’inizio attività, che adesso si chiama SCIA.

Infatti, la denuncia di inizio attività (Dia) è stata sostituita dalla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), prevista dall’art. 19 della legge 241/1990, il quale stabilisce che “Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per l’iscrizione in albi o ruoli richieste per l’esercizio delle attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento di equisiti e presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale, (…) è sostituito da una segnalazione dell’interessato…”.

Già in passato, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 109/2001, aveva avuto modo di chiarire, con riferimento alle denunce di inizio attività, che le stesse “…non sono da assimilare alle istanze volte ad ottenere l’emanazione di un provvedimento che peraltro non è previsto… Non essendo prevista l’emanazione di un provvedimento autorizzativo (…) non è possibile far rientrare tra le istanze…” di cui all’articolo 3 della tariffa dell’imposta di bollo “…le denunce di inizio attività (…) che sono infatti da considerare come semplici comunicazioni e pertanto non soggette ad imposta di bollo..”.

Adesso l’Agenzia, sulle orme della risoluzione del 2001, ha ritenuto che le conclusioni raggiunte con riferimento alla dichiarazione d’inizio attività sono applicabili anche alla SCIA che, pertanto, non deve essere assoggettata a imposta di bollo, sempreché in esito alla sua presentazione non sia previsto, da parte dell’amministrazione ricevente, il rilascio di un provvedimento o, comunque, di certificazioni.

 

7) Modello F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi a favore dell’Ente Bilaterale Nazionale del Terziario - EBITEN

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 25/E del 08 aprile 2013 ha istituito una nuova causale. Ciò poiché con la convenzione del 18 giugno 2008 e successivi rinnovi stipulata tra l’Agenzia delle entrate e l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale (INPS) è stato regolato il servizio di riscossione, mediante il modello F24, per il versamento dei contributi di spettanza dell’INPS, nonché di quelli previsti dalla legge 4 giugno 1973, n. 311.

Adesso per consentire il versamento, tramite modello F24, dei contributi a favore dell’Ente Bilaterale Nazionale del Terziario (EBITEN), l’Agenzia ha istituito la seguente causale contributo:

- “ENBI” denominata “Ente Nazionale Bilaterale del Terziario-EBITEN”

In sede di compilazione del modello di pagamento F24, la suddetta causale è esposta nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, della colonna “importi a debito versati”, indicando:

- nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente;

- nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda;

- nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di competenza del contributo, nel formato MM/AAAA. La colonna “a  mm/aaaa” non deve essere valorizzata.

 

8) Ticket licenziamento: alle imprese costerà 225 milioni di euro

Il ticket licenziamento viene trasformato dall'Inps in un'ulteriore forma di tassa per le imprese italiane.

Sono, infatti, quasi 225 milioni di euro per l’anno 2013 e poco meno per ciascuno degli anni successivi, le somme che l’Istituto di previdenza italiano sottrae loro per effetto di una interpretazione a dir poco forzata sul ticket licenziamento varata con la circolare 44-2013.

Con una indagine della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, che tiene conto dei dati storici gestiti dai consulenti del lavoro negli ultimi cinque anni, si fa luce su questo nuovo balzello inventato intervenendo sui criteri interpretativi del contributo introdotto dalla legge n. 92/2012 (legge Fornero).

Dai dati in possesso dei Consulenti del Lavoro i lavoratori che purtroppo nel corso del 2013 si stima possano perdere il posto di lavoro sono 643.000.

Le motivazioni che sono alla base della interruzione riguardano:

- il 57,85% (pari a 372.000 unità ) a seguito di provvedimento di licenziamento per esaurimento degli ammortizzatori sociali già avviati negli anni scorsi;

- il 18,35%% (pari a 118.000 unità ) a seguito di nuovi provvedimenti di licenziamento diretti;

- il 23,79% (pari a 153.000 unità ) a seguito di risoluzioni consensuali e altre ipotesi che consentono il riconoscimento di AsPI

La suddetta Fondazione Studi ha distinto i lavoratori per tipologia di recesso e per data di instaurazione del rapporto ed ha desunto che su base statistica parte dei lavoratori per i quali sarà dovuto il contributo di licenziamento (ossia, 372.000 su 643.000) hanno una anzianità media aziendale pari a 32 mesi.

Invece, per 118.000 unità l’anzianità aziendale media é pari a 21 mesi, mentre il residuo campione ha un'anzianità aziendale pari a 10 mesi.

Per questi lavoratori, per effetto di una interpretazione infondata sul piano giuridico da parte dell’Inps, le aziende saranno tenute a versare un contributo per il licenziamento pari a quasi 225 milioni di euro l'anno in più rispetto a quanto stabilito chiaramente dalla legge.

A questo si deve aggiungere ulteriori 25 milioni di euro per l'errata interpretazione sul massimale contributivo posto a base del calcolo del contributo.

Il totale fa 224.501.760 milioni di euro che l’Inps sottrae alle aziende per risanare le casse dello Stato.

Quindi, da un lato viene varato un decreto che consentirà di incassare i crediti vantati dall’imprese che attendono da anni pagamenti per servizi prestati, e dall'altro lato si tolgono risorse alle stesse imprese recuperandole nella forma di tassa occulta in violazione alla legge.

 

Vincenzo D’Andò