Novità fiscali del 2 aprile 2013 – participation exemption: i nuovi chiarimenti dall’Agenzia

Pubblicato il 2 aprile 2013



detrazione autovettura ad uso ufficio; comunicazione lavoro intermittente con sms e fax; fattura falsa: onere della prova a carico del fisco; niente abuso di diritto se il contratto di finanziamento bancario è firmato all’estero; scelta dell’otto per mille con il Cud 2013; in G.U. il Regolamento UE che adotta i miglioramenti ai principi contabili internazionali; pubblicata la tassonomia IFRS 2013; società tra professionisti: regolamento registrato alla Corte dei Conti; imposta sulle transazioni finanziarie: aggiornato l’elenco dei Paesi che effettuano scambio d’informazioni o assistenza recupero crediti; participation exemption: nuovi chiarimenti dalle Entrate; comunicazioni di irregolarità: istituiti tre nuovi codici tributo nel Modello F24; lavoro occasionale accessorio: prime indicazioni dall’Inps; b>indennità di disoccupazione mini ASpI 2012: specifiche operative; interscambio dei dati catastali tra Entrate e Comuni: tutte le modalità in un provvedimento

 

Indice:

1) Detrazione autovettura ad uso ufficio

2) Comunicazione lavoro intermittente con sms e fax

3) Fattura falsa: onere della prova a carico del fisco

4) Niente abuso di diritto se il contratto di finanziamento bancario è firmato all’estero

5) Scelta dell’otto per mille con il Cud 2013

6) In G.U. il Regolamento (UE) che adotta i miglioramenti ai principi contabili internazionali

7) Pubblicata la tassonomia IFRS 2013

8) Società tra professionisti: regolamento registrato alla Corte dei conti

9) Imposta sulle transazioni finanziarie: aggiornato l’elenco dei Paesi che effettuano scambio d’informazioni o assistenza recupero crediti

10) Participation exemption: nuovi chiarimenti dalle Entrate

11) Comunicazioni di irregolarità: istituiti tre nuovi codici tributo nel Modello F24

12) Lavoro occasionale accessorio: prime indicazioni dall’Inps

13) Indennità di disoccupazione mini ASpI 2012: specifiche operative

14) Interscambio dei dati catastali tra Entrate e Comuni: tutte le modalità in un provvedimento

 

 

1) Detrazione autovettura ad uso ufficio

Ai fini della detrazione delle spese per l’autovettura il professionista deve tenere conto degli aspetti sostanziali, anziché di quelli formali, come nel caso dell’autovettura omologata dalla motorizzazione civile per uso ufficio.

Sembra questo quanto è possibile desumere dalla sentenza n. 7896 del 28 marzo 2013 con la quale la Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile  la detrazione sull’auto acquistata dal geometra istallando un kit removibile nonostante risulti già omologata come macchina ad uso ufficio, nel caso di specie, la Suprema Corte avrebbe voluto che il citato kit non fosse removibile.

E, dunque se tale circostanza ha potuto fare negare il bonus fiscale per il suddetto professionista, al contrario pare potere fare sostenere che la semplice autovettura, se effettivamente utilizzata dal contribuente solo per lavorare, potrebbe anche dare luogo ad una detrazione integrale, con ciò, ovviamente, andando oltre a quanto disposto di recente dal Legislatore nazionale (detrazione Iva al 40% e ai fini delle imposte sui redditi solo al 20%) e particolarmente sostenuto dal parere dell’Agenzia delle entrate (la deduzione forfetaria non può essere contestata).

Tale percentuale, particolarmente quella del 20% per molti contribuenti (aziende e professionisti) è inverosimile.

Sul fronte dell’omologazione la Cassazione ha, inoltre, affermato che l’apparente regolarità formale della posizione dal punto di vista documentale non poteva giustificare una situazione di concreta irregolarità, costituita dalla non permanente trasformazione del veicolo. Si propone di seguito il contenuto della suddetta sentenza:

Svolgimento del processo

1. M. B. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza della commissione tributaria regionale dell'Umbria n. 3/4/10, depositata l'8 febbraio 2010, con la quale, rigettato l'appello del medesimo, esercente la professione di geometra, contro la decisione di quella provinciale, l'opposizione inerente ai due avvisi di accertamento, relativi all'Irpef, Irap ed Iva per il 2002-03, veniva respinta. In particolare il giudice di secondo grado osservava che l'autovettura Mercedes da lui acquistata non aveva subito la necessaria trasformazione permanente con l'attrezzatura occorrente per la destinazione ad "uso speciale ufficio", essendovi invece stato installato un impianto di Kit removibile, tanto che, a seguito del procedimento penale instaurato a Bologna con riferimento a diverse vetture, facenti parte della stessa partita, tra cui quella in questione, la Guardia di finanza aveva rilevato la installazione di tale congegno facilmente rimovibile, provvedendo poi in tal senso essa stessa. Pertanto nessuna agevolazione poteva essere riconosciuta al contribuente circa la deduzione dei costi di ammortamento e di gestione, come pure la detrazione dell'Iva concernente l'acquisto, nulla rilevando che al momento dell'immatricolazione dell'autovettura, questa sia stata effettuata con l'indicazione dell'uso speciale suindicato. L'Agenzia delle Entrate resiste con controricorso, mentre il ricorrente ha depositato memoria.

Motivi della decisione

2. Col primo motivo, il ricorrente denunzia violazione di norme di legge, in quanto la CTR non considerava che l'autovettura aveva avuto il vaglio dell'omologazione da parte del competente ufficio della motorizzazione civile, e quindi era semmai l'agenzia che doveva fornire la prova che l'installazione del Kit non fosse adeguata in permanenza all'uso speciale ufficio, avendo B. acquistato il veicolo in buona fede, senza che le disposizioni del giudice penale di Bologna per il gruppo di veicoli interessati potesse esplicare efficacia ai fini delle agevolazioni in argomento.

Il motivo non va condiviso, atteso che, come verificato in punto di fatto dai giudici del merito, si trattava di congegno non inserito in modo permanente nella vettura, ma era facilmente rimovibile, come anche verificato dalla magistratura penale di Bologna e dalla Guardia di finanza, non importando alcunché l'inerenza del mezzo, né la dedotta eventuale buona fede dell'acquirente, ove mai il fatto elusivo fosse stato posto in essere dalla cedente o da terzi assieme ad altro stock di vetture.

Dunque sul punto la sentenza impugnata risulta motivata in modo giuridicamente corretto.

3. Col secondo motivo la ricorrente lamenta vizio di motivazione, poiché il giudice di appello non considerava che l'autovettura aveva avuto l'omologazione, e da quel momento ben poteva fruire delle previste agevolazioni, senza che il processo penale di Bologna, peraltro non ancora definito, potesse esplicare alcuna efficacia sul rapporto tributario.

La censura rimane in parte assorbita da quanto enunciato rispetto al primo motivo. Tuttavia appare opportuno rilevare che l'apparente regolarità formale della posizione dal punto di vista documentale non poteva giustificare una situazione di concreta irregolarità, costituita dalla non permanente trasformazione del veicolo. Inoltre gli aspetti elusivi ben potevano scaturire dai provvedimenti del giudice penale e dalla verifica della polizia tributaria. Invero i documenti e gli altri elementi di informazione acquisiti dalla medesima, ai sensi dell'art. 33, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, nell'esercizio dell'attività propria, ben possono - se non ne derivi pregiudizio alle esigenze interne al processo penale, o altrimenti, previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria che di quegli elementi di prova abbia la disponibilità funzionale - essere impiegati ai fini dell'accertamento tributario, senza che a ciò siano di ostacolo il profilo dell'eventuale mancata coincidenza fra la persona indagata ed il soggetto contribuente nei cui confronti essi vengano utilizzati, e quello relativo all'eventuale natura non tributaria dell'illecito perseguito in sede di procedimento penale (V. pure Cass. Sentenze n. 27149 del 16/12/2011, n. 14585 del 27/12/1999).

4. Ne deriva che il ricorso va rigettato.

5. Quanto alle spese del giudizio, esse seguono la soccombenza, e vengono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso, e condanna il ricorrente al rimborso delle spese a favore della controricorrente, e che liquida in complessivi € 1.500,00 (millecinquecento/00) per onorario, oltre a quelle prenotate a debito.

 

2) Comunicazione lavoro intermittente con sms e fax

Al via le modalità per comunicare la chiamata del lavoro intermittente. Il Ministero del Lavoro ha, infatti, pubblicato il 28 marzo 2013 sul proprio sito il Decreto interministeriale del 27 marzo 2013, che disciplina tutte le modalità per effettuare la comunicazione della chiamata del lavoro intermittente.

Si tratta del decreto che é in attesa della registrazione da parte degli organi di controllo e della pubblicazione in Gazzetta.

Il provvedimento, una volta entrato in vigore, ossia il 15° giorno successivo alla data di pubblicazione in G.U., introdurrà il modello di comunicazione “UNI- intermittente” come strumento per l’adempimento della comunicazione.

Il modello dovrà contenere i dati identificativi del lavoratore e del datore di lavoro e la data di inizio e fine cui la chiamata si riferisce.

Il modulo dovrà inoltre essere trasmesso esclusivamente secondo una delle seguenti modalità:

- via email all’indirizzo di posta elettronica certificata;

- attraverso il servizio informatico reso disponibile sul portale Cliclavoro.

La modalità sms sarà ammessa esclusivamente in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione. L’sms dovrà contenere almeno il codice fiscale del lavoratore.

Infine, è stata reintrodotta la possibilità di utilizzare il fax, ma solo in caso di malfunzionamento dei sistemi sopracitati (i sistemi di trasmissione del modello UNI- intermittente).

In questo caso il datore di lavoro può inviare un fax alla Direzione territoriale del lavoro competente.

Costituisce prova dell’adempimento dell’obbligo la comunicazione del malfunzionamento del sistema unitamente alla ricevuta di trasmissione del fax.

 

3) Fattura falsa: onere della prova a carico del fisco

E’ l’Amministrazione finanziaria che deve dimostrare, sia pure con presunzioni semplici, la complicità tra il cliente e il fornitore, e, quindi, che sia si sia in presenza di una “cartiera”.

Ciò secondo quanto statuito dalla Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 7900 del 28 marzo 2013, con la quale ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

A differenza delle precedenti pronuncie della Suprema Corte (principio che sembrava ormai consolidato), non è, quindi, il contribuente che deve dimostrare la propria buona fede nel caso in cui il fornitore sia una “cartiera”.

Infatti, adesso viene affermato che “l’onere di provare la connivenza del cessionario nella frode del cedente grava dunque sull’Amministrazione (che può fornire tale prova anche mediante presunzioni semplici, le quali possono derivare anche dalle medesime risultanze di fatto attinenti al cedente)”.

Tutto ciò risponde al principio generale per cui nel caso, come in quello sottoposto all’esame della Corte, di apparente regolarità contabile della fattura, dotata dei requisiti di legge, l’onere della prova grava sul fisco, nel senso che questi deve provare gli elementi di fatto della frode, attinenti il cedente, ovvero la sua natura di “cartiera”, l’inesistenza di una struttura autonoma operativa, il mancato pagamento dell’IVA come modalità preordinata al conseguimento di un utile nel meccanismo fraudolento.

 

4) Niente abuso di diritto se il contratto di finanziamento bancario è firmato all’estero

Per l’imposta sostitutiva si fa riferimento al consenso. Allo stesso tempo, però, ai fini fiscali, è importante stabilire con certezza dove l’accordo è stato effettivamente raggiunto, se in Italia o al di fuori.

Non rientrano nell’abuso del diritto i contratti relativi a operazioni di finanziamento bancario, a medio e lungo termine, stipulati all’estero e destinati a produrre effetti giuridici in Italia. Ciò in quanto il luogo di sottoscrizione del contratto, in assenza di ulteriori elementi, non rientra nella definizione di abuso del diritto finora elaborata dalla giurisprudenza, che si realizza attraverso l’utilizzo distorto di strumenti giuridici finalizzato al risparmio d’imposta.

Il chiarimento è contenuto nella risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 20/E del 28 marzo 2013 che precisa, inoltre, che diversa questione è quella del momento di “formazione” dell’atto, al fine di stabilire se tale momento si realizzi in Italia o all’estero.

Questi contratti ricadono, infatti, nell’ambito applicativo dell’imposta sostitutiva se l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata sottoscritti all’estero non fanno che riproporre l’accordo già raggiunto, attraverso il consenso sugli elementi essenziali, in Italia.

Un esempio può essere rappresentato dal contratto preceduto dalla scrittura privata semplice in base alla quale l’atto è da ritenersi formato “per iscritto nel territorio dello Stato italiano (art. 2 del Tur).

Adempimenti

In relazione alla stipula all’estero di un contratto di finanziamento bancario a medio e lungo termine, i soggetti che svolgono questo tipo di attività, rilevante ai fini dell’imposta sostitutiva, devono comunicare le somme sulle quali va calcolato il tributo e devono farlo in due tempi: una dichiarazione per il primo semestre d’esercizio entro tre mesi dalla scadenza del semestre e una per il secondo semestre entro tre mesi dalla chiusura dell’esercizio (art. 20 del Dpr n. 601/1973).

La risoluzione precisa inoltre, che per l’omessa o tardiva presentazione della dichiarazione è dovuta una sanzione che va dal 120 al 240% dell’imposta dovuta.

Invece, in caso di dichiarazione presentata, per le omissioni di cespiti o per dichiarazione infedele la sanzione sale dal 200% al 400% della differenza tra il tributo dovuto e quello già applicato.

 

5) Scelta dell’otto per mille con il Cud 2013

Da utilizzare i modelli aggiornati il 12 febbraio. Per la scelta dell’otto per mille 2013 valgono i modelli approvati con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 12 febbraio 2013. A partire da questa data, infatti, è disponibile la nuova sezione del Cud, del 730 e di Unico PF che individua le seguenti istituzioni come destinatarie della propria scelta:

- Stato;

- Chiesa Cattolica;

- Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno;

- Assemblee di Dio in Italia;

- Chiesa Valdese unione delle chiese metodiste e valdesi;

- Chiesa Evangelica Luterana in Italia;

- Unione Comunità Ebraiche italiane;

- Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale;

- Chiesa Apostolica in Italia;

- Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia.

I sostituti di imposta, datori di lavoro e enti pensionistici, che hanno già inviato una scheda non aggiornata non dovranno riconsegnare al contribuente l’intero CUD, ma potranno limitarsi a rilasciare la scheda contenuta nella pagina 3 del CUD 2013.

I dipendenti o i pensionati che non presentano la dichiarazione ma intendono comunque esprimere la propria scelta per l’otto per mille, se hanno ricevuto una scheda non aggiornata possono utilizzare quella presente nella terza pagina del modello CUD 2013 presente sul sito internet dell’Agenzia.

La scheda compilata e firmata va presentata in busta chiusa entro il termine di scadenza previsto per la presentazione di UNICO 2013 con le seguenti modalità:

- allo sportello di un ufficio postale (il servizio di ricezione è gratuito)

- a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (professionista, CAF, ecc).

La busta da utilizzare per la presentazione della scheda deve riportare l’indicazione “scelta per la destinazione dell’otto e del cinque per mille dell’IRPEF” il codice fiscale, il cognome e nome del contribuente.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 38 del 28 marzo 2013)

 

6) Regolamento (UE) 301/2013 che adotta i miglioramenti ai principi contabili internazionali – Ciclo 2009-2011

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale L 90 del 28 marzo 2013 il Regolamento (UE) 301/2013 della Commissione del 27 marzo 2013, che adotta i Miglioramenti ai principi contabili internazionali – Ciclo 2009-2011.

L’obiettivo dei miglioramenti è quello di trattare argomenti necessari relativi a incoerenze riscontrate negli IFRS oppure a chiarimenti di carattere terminologico, che non rivestono un carattere di urgenza, ma che sono stati discussi dallo IASB nel corso del ciclo progettuale iniziato nel 2009. Tre miglioramenti, in particolare le modifiche dell’Appendice D dell’IFRS 1 e dei principi contabili internazionali IAS 16 e IAS 34, rappresentano chiarimenti o correzioni dei principi in questione. Gli altri tre miglioramenti, in particolare le modifiche dell’IFRS 1, dello IAS 1 e dello IAS 32, comportano cambiamenti delle previsioni esistenti oppure la formulazione di linee guida aggiuntive in merito all’implementazione di tali previsioni.

Le società applicano le modifiche, al più tardi, a partire dalla data di inizio del loro primo esercizio finanziario che cominci il 1° gennaio 2013.

IASB pubblica Request for information su Rate Regulation

Lo IASB ha pubblicato una Request for Information come primo step del progetto di ricerca su Rate-regulated Activities. L’obiettivo dell’indagine è di individuare una serie di modelli di rate-regulated che possono aiutare nel determinare lo scope del progetto di ricerca. La consultazione termina il 30 maggio 2013.

 

7) Principi contabili internazionali: pubblicata la tassonomia IFRS 2013

La Fondazione IFRS ha pubblicato, il 27 marzo 2013 sul proprio sito istituzionale, l’ultima versione annuale della tassonomia IFRS che é conforme ai principi contabili internazionali emanati dallo IASB al 1° gennaio 2013.

La tassonomia IFRS rappresenta una trasposizione degli International Financial Reporting Standard (IFRS) in formato XBRL, finalizzata a fornire uno standard elettronico per la trasmissione dell’informativa finanziaria prescritta dai principi contabili internazionali.

La struttura della tassonomia per il 2013 risulta compatibile con le versioni precedenti e consolida tutte le versioni intermedie che sono state pubblicate nel corso del 2012.

La tassonomia include oltre 700 concetti relativi a prassi comuni, ottenuti dall’analisi di circa 200 bilanci redatti in conformità con i principi contabili internazionali.

In particolare, la nuova versione include diversi elementi ricavati dall’analisi dei bilanci da parte dei rappresentanti delle imprese del settore bancario, assicurativo e delle industrie del comparto energetico.

In conformità con le procedure della Fondazione IFRS relative alle attività XBRL, la tassonomia 2013 ha subito una revisione complessiva ad opera del team per la “quality review”, un comitato consultivo esterno a supporto delle attività della fondazione.

Inoltre, una consultazione pubblica conclusasi lo scorso 18 marzo 2013 ha portato alla presentazione di numerosi commenti che sono stati discussi e che, laddove si è ritenuto opportuno, hanno determinato l’integrazione di ulteriori elementi nella versione finale. Inoltre, la Fondazione IFRS ha rilasciato la relativa guida insieme ad una vasta gamma di materiali di supporto alla comprensione e all’utilizzo della stessa.

 

8) Società tra professionisti: regolamento registrato alla Corte dei conti

Un altro passi avanti per la realizzazione della Stp (quindi, per l’esercizio in comune delle attività professionali attraverso il sistema ordinistico). E’ stato, infatti, registrato alla Corte dei conti il regolamento contenente la disciplina per la costituzione delle società tra professionisti. Ne sono escluse le categorie degli avvocati e dei notai.

Gli enti possono costituirsi secondo i modelli societari previsti dai titoli V e VI le Libro V del codice civile (quindi, anche Snc, Srl, Spa).

Ammessa anche la società multidisciplinare ossia quella costituita per l’esercizio di più attività professionali.

Uno dei paletti fissati dal regolamento ministeriale riguarda il numero dei soci professionisti e la loro partecipazione al capitale sociale che deve sussistere in modo da dar luogo alla maggioranza di 2/3 in caso di deliberazioni o decisioni dei soci (tranne che per la categoria degli ingegneri). Tra i divieti anche quello per cui lo stesso socio non può prendere parte a più di una Stp.

Stp: obblighi informativi verso la clientela

Al momento del primo contatto con il cliente è necessario specificare che può chiedere che l’incarico sia affidato ad uno o più professionisti da lui scelti.

Inoltre il cliente deve essere informato dell’eventuale esistenza di situazioni di conflitto d’interesse tra cliente e società, a causa della presenza di soci investitori che, peraltro, sono ammessi se possiedono requisiti di onorabilità previsti per l’iscrizione all’Albo professionale cui la società è iscritta.

Iscrizione presso una sezione speciale

La società tra professionisti è tenuta ad iscriversi in una sezione speciale del Registro imprese ed in una sezione speciale degli albi o dei registri tenuti presso l’ordine o il collegio professionale di appartenenza dei soci professionisti.

 

9) Imposta sulle transazioni finanziarie: aggiornato l’elenco dei Paesi che effettuano scambio d’informazioni o assistenza recupero crediti

L’Agenzia delle Entrate, con un provvedimento del proprio Direttore, Protocollo n. 2013/40010 del 29 marzo 2013, ha integrato, inserendo l’Australia, l’India e gli Stati Uniti d’America, l’elenco dei Paesi che effettuano con l’Italia scambio d’informazioni o assistenza al recupero crediti.

Con questo nuovo provvedimento, che aggiorna il precedente dell’1 marzo 2013, l’Agenzia precisa, inoltre, che la lista degli Stati e dei territori potrà essere modificata in futuro alla luce dell’entrata in vigore o della cessazione di accordi che consentono lo scambio d’informazioni o l’assistenza al recupero crediti, nonché a seguito di verifiche sull’effettiva applicazione degli accordi stessi.

 

10) Participation exemption: nuovi chiarimenti dalle Entrate

La verifica relativa all’esercizio di impresa commerciale e il discrimine con la fase di start up, oltre che i rapporti tra il regime Pex e le società non operative,

sono alcuni degli argomenti affrontati dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 7/E del 29 marzo 2013.

Vengono, inoltre, chiariti alcuni aspetti legati alle condizioni di esenzione in presenza di holding, alla sussistenza dell’holding period in caso di costituzione di diritti reali di garanzia e ai criteri di movimentazione delle partecipazioni da un comparto all’altro.

In particolare, per quanto riguarda le holding, vengono fornite precisazioni sull’applicazione del meccanismo del look trough e sulla verifica dei requisiti di esenzione nell’ipotesi di holding estere black list.

Cosa si intende per commercialità

Una delle tante questioni affrontate dalla circolare è quella della commercialità. Si è in presenza di “un’impresa commerciale” ai fini della participation exemption se la società partecipata risulta dotata di una struttura operativa idonea alla produzione e/o alla commercializzazione di beni o servizi potenzialmente produttivi di ricavi.

Inoltre, lo stesso requisito sussiste se l’impresa dispone della capacità anche solo potenziale di soddisfare la domanda del mercato nei tempi tecnici ragionevolmente previsti in relazione alle specificità dei settori economici di appartenenza.

Sì alla commercialità per la start up, se dopo arriva l’impresa

Il periodo di start up, anche se autonomamente non si configura come esercizio di attività commerciale, può assumere una connotazione commerciale ai fini Pex se viene seguito dallo svolgimento dell’attività d’impresa. In altri termini, vi è commercialità già nella fase di start up se la società partecipata, dopo aver ultimato le fasi preparatorie, ed essersi così dotata di un apparato organizzativo autonomo, inizia poi a svolgere l’attività per la quale è stata costituita.

Rapporti tra pex e società non operative

Riguardo ai rapporti tra la pex e le società non operative, viene chiarito che tra le due discipline non esiste alternatività né prevalenza dell’una sull'altra, ma concorrenza.

Lo svolgimento di un’attività d'impresa può portare ad effetti fiscali per la società, ai fini delle due normative, profondamente diversi.

Ad es., può succedere che una società, pur non svolgendo un’effettiva attività commerciale, produce ricavi effettivi superiori a quelli presunti previsti dalla disciplina delle “non operative”; in tale ipotesi, la cessione della partecipazione in essa detenuta non consente di usufruire dell’esenzione anche in presenza di una società non “di comodo”. Viceversa, può accadere che una società, pur possedendo il requisito della commercialità, non riesce a conseguire ricavi minimi, in base ai coefficienti ex art. 30, legge n. 724/1994; in questo caso, la società si considera non operativa, fatta salva la possibilità di dimostrare l’esistenza di situazioni oggettive tali da impedire la produzione di ricavi presunti, ma comunque la plusvalenza da cessione della partecipazione in essa detenuta rientra nel regime pex.

Infine, in relazione alle holding, vengono forniti chiarimenti sull’applicazione del meccanismo del look trough, sulla verifica dei requisiti di esenzione in ipotesi di holding estere black list, sulla sussistenza dell'holding period triennale in caso di costituzione di diritti reali di garanzia (vengono individuati i criteri atti a stabilirne l’idoneità ad interrompere il periodo minimo di possesso richiesto dalla norma) e sui criteri di movimentazione delle partecipazioni da un comparto all'altro (oltre a ribadire il criterio Lifo già previsto dalla norma, viene indicata la regola da seguire in caso di partecipazioni acquisite alla medesima data).

 

11) Comunicazioni di irregolarità: istituiti tre nuovi codici tributo nel Modello F24

Si tratta dell’istituzione di neo codici tributi che vanno utilizzati dai contribuenti che intendono pagare solo una parte dell’importo richiesto a seguito del controllo automatico della dichiarazione ai sensi del 36-bis.

I codici tributo “910B”, “911B” e “912B” consentiranno i versamenti parziali delle somme dovute a titolo di addizionale comunale all’Irpef (rispettivamente imposta, interessi e sanzioni) risultanti dalle comunicazioni da controllo automatico delle dichiarazioni dei redditi (art. 36-bis del Dpr 600/1973).

Detti codici, istituiti dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 21/E del 29 marzo 2013,  devono essere utilizzati nel caso in cui il contribuente destinatario della comunicazione di irregolarità voglia pagare solo una parte dell’importo complessivamente richiesto dall’Amministrazione fiscale, a partire dall’anno d’imposta 2011.

Nel modello F24, i codici tributo vanno esposti nella sezione “erario” esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, indicando nel campo “rateazione/regione/prov./mese rif.” il codice catastale del Comune (reperibile sul sito dell’Agenzia nella “Tabella dei codici catastali dei Comuni”) in cui era domiciliato il contribuente alla data dell’1 gennaio del periodo di riferimento.

Nella delega di pagamento vanno anche riportati, negli specifici campi, il codice atto e l’anno di riferimento evidenziati nella comunicazione.

 

12) Lavoro occasionale accessorio: prime indicazioni dall’Inps

La Legge 28 giugno 2012, n. 92, di Riforma del mercato del lavoro, in vigore dal 18 luglio 2012, all’art. 1, commi 32 e 33, e la Legge n. 134 del 7 agosto 2012, all’art. 46-bis, hanno apportato novità nella disciplina del lavoro occasionale accessorio consistente nell’integrale sostituzione dell’art. 70 e parziale modificazione dell’art. 72 del D.Lgs. n. 276 del 2003.

Sulla materia sono intervenute le circolari del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali n. 18 del 18 luglio 2012 e n. 4 del 18 gennaio 2013.

Adesso l’Inps, con la circolare n. 49 del 29 marzo 2013, ha fornito indicazioni in merito alle suddette innovazioni normative.

Sono prestazioni di lavoro accessorio quelle attività lavorative di natura “meramente occasionale” che non danno luogo a compensi complessivamente percepiti dal prestatore superiori a 5.000 euro nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti.

Fermo restando il limite dei compensi fissato in linea generale a 5.000 euro, le prestazioni di natura meramente occasionale svolte a favore di imprenditori commerciali o professionisti, non possono comunque superare i 2.000 euro annui, con riferimento a ciascun committente.

La nuova disciplina prevede che i compensi siano annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT relativo ai prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.

Si modifica quindi, sostanzialmente, la previgente disciplina che prevedeva un tetto reddituale di 5.000 euro nell’anno solare nei confronti del medesimo committente, (nonché di 10.000 euro nell’anno fiscale per le sole imprese familiari).

Poiché il nuovo limite economico è sensibilmente più basso rispetto alla normativa previgente, diventa importante per il committente non superare l’importo massimo consentito con riferimento a ciascun prestatore. A tale proposito è in fase di completamento una nuova funzionalità finalizzata al monitoraggio in ordine ai suddetti limiti economici.

Le disposizioni di cui al comma 32 dell’art. 1 della Legge 92 intervengono significativamente anche con riferimento all’impiego dei buoni lavoro nel settore delle attività agricole.

A decorrere dal 18 luglio 2012, con riferimento ai buoni lavoro acquistati da tale data, il lavoro occasionale accessorio può essere svolto per ogni tipo di attività e da qualsiasi soggetto (disoccupato, inoccupato, lavoratore autonomo o subordinato, full-time o part-time, pensionato, studente, percettore di prestazioni a sostegno del reddito), ovviamente nei limiti del compenso economico previsto.

In considerazione di finalità antielusive, viene confermato che il ricorso all’istituto del lavoro occasionale non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato (a tempo pieno o parziale), se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente.

Imprenditori commerciali e professionisti

Le nuove disposizioni prevedono uno specifico limite nell’impiego dei buoni lavoro con riferimento ai committenti imprenditori commerciali e professionisti. In particolare, fermo restando il limite economico dei 5.000 euro per prestatore nell’anno solare, le prestazioni occasionali e accessorie svolte in favore di tali categorie di committenti non possono superare i 2.000 euro annui, con riferimento a ciascun committente.

Il limite dei 2.000 euro trova applicazione anche nei confronti dei committenti professionisti.

Limite economico

Si prevede che il compenso complessivamente percepito dal prestatore non possa essere superiore:

- a 5.000 euro nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 6.666 € lordi;

- a 2.000 euro per prestazioni svolte a favore di imprenditori commerciali o professionisti, con riferimento a ciascun committente, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 2.666 € lordi;

- a 3.000 euro per anno solare per i prestatori percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito che, per l’anno 2013, possono effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi compresi gli enti locali, da intendersi come importo netto per il prestatore, corrispondenti a 4000 € lordi.

Per i buoni lavoro che rientrano nella fase transitoria e quindi fino al 31 maggio 2013 continuano, invece, come precisato successivamente, ad operare i previgenti limiti economici.

Nuovi buoni lavoro

Un’importante modifica è stata apportata con riferimento agli elementi  essenziali del buono lavoro, con la finalità di assicurare una maggiore certezza dell’utilizzo dell’istituto.

Si prevede infatti che i “beneficiari acquistano presso le rivendite autorizzate uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati”.

 

13) Indennità di disoccupazione mini ASpI 2012: Specifiche operative relative alle domande dei Vigili del Fuoco Volontari

L’Inps rammenta che è in corso un processo di riorganizzazione all’interno della Pubblica Amministrazione, il quale prevede, a regime, che il Ministero dell’Economia e delle Finanze (da ora MEF) assuma le funzioni di soggetto preposto alla trasmissione dei flussi UNIEMENS relativi ai pubblici dipendenti per i quali detto adempimento sia previsto.

L’operazione sopra descritta, sostanzialmente aggiornata in relazione alle retribuzioni del 2013, al momento non prevede che il MEF completi gli invii dei flussi connessi alle retribuzioni dell’anno 2012 appena concluso.

Per quel che attiene i compiti dell’Istituto, la fase di transizione rappresentata impone la necessità di adottare specifiche modalità operative in materia di definizione delle domande di indennità di disoccupazione mini ASpI 2012 finalizzate alla correntezza delle operazioni di erogazione.

Pertanto, adesso l’Inps con il messaggio n. 5330 del 29 marzo 2013 ha fornito le seguenti indicazioni:

In conformità a quanto concordato tra l’INPS e il Ministero dell'Interno - Dipartimento dei Vigili del Fuoco - per agevolare le operazioni di definizione delle domande di indennità di disoccupazione miniASpI 2012, saranno i Comandi Provinciali VV. FF. ad inoltrare all’INPS i dati UNIEMENS relativi all’anno 2012; i Comandi informeranno, altresì, tutti gli interessati alla suddetta prestazione affinché, in occasione dell’invio della relativa domanda - che dovrà avvenire, sia da parte dei lavoratori che da parte dei Patronati, mediante l’applicazione Sportello virtuale del cittadino - inseriscano, nel campo riservato alle note, l’indicazione "personale volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”.

Al fine di assicurare una tempestiva erogazione della prestazione di sostegno al reddito ai titolari del diritto, le Strutture territoriali dovranno procedere alla definizione delle domande di indennità di disoccupazione mini ASpI 2012 per detta tipologia di lavoratori sulla base dei dati inviati dai Comandi Provinciali senza attendere eventuali invii definitivi dal MEF; dovranno altresì tenere opportuna evidenza delle domande stesse col ricorso alla specifica indicazione contenuta nelle note delle medesime ("personale volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”).

La necessità di tenere evidenza della tipologia di domande in argomento si impone per poter far fronte ad eventuali esigenze future di normalizzazione relativa ai dati retributivi e contributivi anche sulla base di segnalazioni degli interessati.

In via residuale e per consentire la definizione di ogni istanza anche in caso di indisponibilità parziale o totale dei dati dovuta alla suddetta fase di transizione, si raccomanda, compatibilmente con le precisazioni della circolare n. 47 del 2012, il ricorso a tutta la documentazione alternativa utile, la quale dovrà essere fornita dagli interessati preferibilmente in formato digitale ed inoltrata telematicamente alla Struttura di competenza all’indirizzo di posta elettronica certificata reperibile sul sito www.inps.it (nella sezione contatti - le sedi INPS

– ricerca per elenchi – posta certificata).

 

14) Interscambio dei dati catastali tra Entrate e Comuni: tutte le modalità in un provvedimento

Definite le procedure di interscambio tra l’Agenzia delle Entrate e i Comuni dei dati relativi alla superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria, iscritte in catasto e corredate di planimetria.

Lo prevede il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate,  n. 39724/2013 protocollo, pubblicato il 29 marzo 2013, che illustra tempi e modalità di interscambio tra l’Amministrazione finanziaria e i Comuni dei dati catastali ai fini dell’accertamento del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi Tares, istituito dall’articolo 14, comma 1, del D.L. n. 201 del 2011.

Dati scorporati per l’accertamento

Il provvedimento, con parere favorevole della Conferenza Stato-città ed autonomie locali e dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci), definisce i dati relativi alla superficie resi disponibili dall’Agenzia, ai fini delle attività di accertamento da parte dei Comuni.

In particolare, tali dati sono determinati scorporando dalla superficie catastale, per le sole destinazioni abitative, quella relativa a balconi, terrazzi e aree scoperte pertinenziali e accessorie, comunicanti o non comunicanti.

Dalla Tarsu alla Tares

Il tracciato per l’interscambio dei dati di superficie ai fini della Tares è stato predisposto sulla base di quello già in uso per l’applicazione della Tarsu. Infatti, in entrambe le tipologie di interscambio sono presenti, per ciascuna unità immobiliare, tra gli altri, i seguenti dati: identificativo catastale, intestatari catastali e indirizzo presente nella banca dati. Naturalmente, nel caso in cui i Comuni riscontrassero scostamenti significativi della superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria rispetto ai dati in loro possesso, possono segnalare all’Agenzia le eventuali incongruenze.

La carta d’identità dell’immobile

Come già previsto per la Tarsu, la chiave primaria di ricerca rimane l’identificativo catastale dell’immobile, a cui si affianca l’indirizzo, che può essere utilizzato come chiave secondaria di ricerca.

Tares e stradario comunale

Nella comunicazione dei dati ai fini della Tares, viene fornito un codice univoco nazionale per tutti i toponimi che risultano presenti nello stradario comunale e la data di certificazione, se il toponimo risulta certificato.

Come si comunicano i dati

Per la comunicazione dei dati vengono utilizzate le piattaforme informatiche, denominate “Portale per i Comuni” e “Sistema di Interscambio”.

Le regole per l’interscambio saranno pubblicate entro il 15 aprile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, nell’area relativa alle attività di competenza dell’ex Agenzia del Territorio, all’indirizzo:

http://www.agenziaterritorio.it/site.php?id=6255.

Successivamente, verrà comunicata la data di attivazione del servizio mediante

pubblicizzazione sul sito internet dell’Agenzia.

 

Vincenzo D’Andò