IVA per cassa: la modalità di determinazione del volume d’affari, i casi delle procedure concorsuali, le operazioni verso privati consumatori

Con la circolare n. 6 del 18 febbraio 2013, l’Associazione delle s.p.a. (ASSONIME) torna sulle disposizioni di applicazione del nuovo regime di Iva per cassa ed, in particolare, sulla modalità di determinazione del volume d’affari, sulle procedure concorsuali che comportano l’inapplicabilità del limite annuale al differimento dell’esigibilità dell’imposta, nonché sulla identificazione delle operazioni escluse dal novellato regime di Iva per cassa (le c.d. operazioni verso privati consumatori).
Come ormai noto, la possibilità di aderire al meccanismo di liquidazione dell’IVA per cassa è riconosciuta a tutti quei soggetti passivi IVA che, nell’anno solare precedente, hanno realizzato (o in caso di inizio di attività prevedono di realizzare) un volume d’affari annuo non superiore ad € 2.000.000: tale limite, peraltro, non deve essere superato né nell’anno precedente, né nell’anno di adesione al regime, pena l’obbligatorio abbandono dalla disciplina in esame. Più precisamente, il superamento della soglia indicata se è avvenuto nell’anno passato, comporta l’impossibilità di aderire al regime nella corrente annualità; mentre se è avvenuto nell’anno stesso, impone la fuoriuscita dal regime con effetto dalla prima liquidazione successiva allo sconfinamento.
Nel computo del predetto limite massimo di volume d’affari (€ 2.000.000) devono essere considerate sia le operazioni assoggettate al regime dell’IVA per cassa che le operazioni escluse da tale regime (operazioni soggette al meccanismo di “reverse charge”). Con particolare riferimento a detto volume d’affari, Assonime sottolinea come nel computo dello stesso si debba tener conto anche delle operazioni riconducibili a cessioni di beni e prestazioni di servizi, carenti del presupposto territoriale (artt. da 7 a 7-septies del DPR 633/72), soggette all’obbligo di fatturazione e comunque rilevanti nella determinazione del volume d’affari: questo perché, a partire dall’1.1.2013, per effetto del neo-introdotto art. 21, c. 6-bis, D.P.R. 26.10.1972, n. 633, devono essere fatturate dall’emittente stabilito in Italia anche le transazioni (siano esse cessioni di beni o prestazioni di servizi) fuori campo Iva perché territorialmente non rilevanti nel nostro Paese. Si tratta sostanzialmente di fatture relative:

ad operazioni attive diverse da quelle esenti di carattere finanziario/assicurativo, verso un operatore comunitario;

ad operazioni che si considerano effettuate in territorio extracomunitario.

Nel nuovo regime di iva per cassa, l’Imposta diviene esigibile al momento del pagamento dei relativi corrispettivi, ovvero, in ogni caso, trascorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione: quest’ultimo limite temporale non si applica qualora il cessionario o committente, prima del decorso dell’anno, è stato assoggettato a procedure concorsuali. In tale ipotesi è però necessario che il provvedimento di apertura della procedura si sia avuto entro il termine annuale dall’effettuazione dell’operazione.
Sul punto, Assonime osserva che il differimento in commento è possibile soltanto in caso di apertura di una vera e propria “procedura concorsuale” (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi), mentre (diversamente da quanto valevole in vigenza del regime Iva di cassa di cui all’art. 7, D.L. 29.11.2008, n. 185) è ininfluente, a tali fini, che il cliente sia stato eventualmente assoggettato a procedure esecutive individuali: nel testo del decreto attuativo, “contrariamente a quanto avevamo auspicato nella nostra circolare n. 27 del 2012” non è stata inserita, infatti, la previsione dell’…

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