Congedi parentali: le novità 2013

È contenuta nel comma 339 della Legge di Stabilità 2013 (nota 1) una importante modifica all’articolo 32 del Testo Unico sulla maternità e paternità, di cui al Decreto legislativo n. 151/2001, relativa alle modalità con cui il lavoratore/lavoratrice può usufruire dei congedi parentali in questo recependo il contenuto normativo del D.L. 11 dicembre 2012, n. 216 (c.d. “salva sanzioni”), riguardante l’adeguamento della normativa nazionale in materia di congedo parentale alla direttiva 2010/18/Ue.
 
Il quadro normativo precedente
Secondo quanto prevedeva l’originario testo dell’articolo 32 del Testo Unico sulla maternità e paternità, di cui al Decreto legislativo n. 151/2001,Il diritto al congedo parentale compete:

alla madre lavoratrice, trascorso il congedo di maternità e per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;

al padre lavoratore, dalla nascita del figlio (compreso il giorno del parto), per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi, elevabile a sette mesi nel caso in cui eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi;

qualora vi sia un solo genitore (nel caso di morte o grave infermità dell’altro genitore, abbandono del figlio, affidamento esclusivo del figlio ad un genitore, ecc.), per un periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi.

Nel caso in cui il padre fruisca del congedo parentale per un periodo di almeno tre mesi, il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori è elevato da 10 a 11 mesi.

Secondo l’interpretazione finora seguita in via amministrativa (vedi da ultimo il messaggio Inps n. 28379/2006), il frazionamento del periodo di congedo era consentito fino alla singola giornata lavorativa, ma non per singole ore.
 
Le innovazioni apportate dalla Legge di Stabilità 2013
A partire dal 1° gennaio 2013 è possibile da parte dei lavoratori e delle lavoratrici frazionare i giorni di congedo parentale in periodi orari. Per quanto riguarda la necessaria definizione delle specifiche modalità di fruizione di tali permessi starà alla contrattazione collettiva intervenire, dettandone uno specifico quadro regolamentare e definendo i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa. Infatti, il comma 1-bis. aggiunto dalla Legge di Stabilità al richiamato articolo 32 del D.Lgs. 151/2001, prevede che:
“La contrattazione collettiva di settore stabilisce le modalità di fruizione del congedo di cui al comma 1 su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa…”.
Nulla cambia per quanto riguarda la durata complessiva del periodo di congedo parentale: in costanza di rapporto di lavoro, infatti, il congedo parentale continua a spettare ai due genitori nel periodo ricompreso entro i primi 8 anni di vita del bambino per una durata complessiva tra i due che non può essere superiore a 10 mesi, aumentabili a 11 qualora il padre lavoratore si astenga dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi. Entro i primi 3 anni di età del bambino e per un periodo massimo complessivo (madre e/o padre) di 6 mesi, il congedo parentale viene retribuito con un importo pari al 30% della retribuzione media giornaliera calcolata considerando la retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo indennizzabile. Dall’età di 3 anni e un giorno agli 8 anni di età del bambino invece, il congedo parentale non è retribuito, salvo che il reddito individuale del genitore richiedente risulti inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di …

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