Vidimazione dei libri sociali: alla cassa entro il 18 marzo 2013

di Sandro Cerato

Pubblicato il 9 marzo 2013



presentiamo un vademecum per il calcolo ed il pagamento con F24 della tassa di concessione governativa sui libri sociali; il pagamento scade il 18 marzo

Entro il 18 marzo 2013 (poiché il 16 marzo cade di sabato), deve essere versata la tassa annuale per la numerazione dei libri e dei registri sociali obbligatori, per i quali sussiste l'obbligo della bollatura presso il Registro delle imprese o un notaio: libro delle obbligazioni, libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione o ogni altro libro o registro per i quali l'obbligo della bollatura è previsto da norme speciali. Non devono essere oggetto di vidimazione, invece, gli altri libri contabili previsti dal codice civile (libro giornale e libro degli inventari) e quelli previsti dalle norme fiscali (registri Iva, registro beni ammortizzabili...). Per quest’ultime scritture, infatti, l’unica formalità richiesta (per il loro uso) è rappresentata dalla numerazione progressiva delle pagine eseguita direttamente dal soggetto obbligato alla tenuta delle stesse.

L’adempimento in commento riguarda solamente le società di capitali (società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata): non sono tenute, invece, al pagamento della tassa di concessione governativa, le imprese individuali, i consorzi tra imprese, le società personali (società semplici, società in nome collettivo e società in accomandita semplice), ovvero le società cooperative e le società di mutua assicurazione, in quanto non rientrano nel libro V del codice civile.

Controverso risulta essere, invece, la debenza di detto tributo in capo alle società di capitali dichiarate fallite, ovvero sottoposte a procedura concorsuale. Sul punto, l’Agenzia delle Entrate (C.M. n. 108/E del 3 maggio 1996, risposta 12.1.3.) aveva precisato che, in mancanza di un’espressa disposizione di legge, la tassa annuale si sarebbe dovuta applicare anche con riferimento alle società di capitali che si trovano in particolari situazioni procedurali, purché permanga, in capo alle stesse, l’obbligo della tenuta di libri numerati e bollati nei modi previsti dal codice civile. In altri termini, relativamente alle società di capitali in liquidazione ordinaria o sottoposte a procedure concorsuali quali, ad esempio, la procedura di concordato preventivo con continuità, ovvero anche con liquidazione di beni (cessio bonorum), non sarebbe stato possibile ipotizzare l’esonero dal pagamento del tributo in parola. Differente risulta essere, invece, il caso delle società di capitali dichiarate fallite. Al riguardo, la Giurisprudenza di Merito (Tribunale di Torino, ord. 19 febbraio 1996 ed in senso conforme il Tribunale di Udine, sent. 7 marzo 1996) ha avuto modo di precisare che tali società non dovrebbero corrispondere alcuna tassa annuale forfettaria, atteso che il curatore fallimentare non è tenuto alla redazione delle scritture contabili previste del codice civile, ma ha soltanto l’obbligo di “tenere un registro preventivamente vidimato da almeno un componente del comitato dei creditori, e annotarvi giorno per giorno le operazioni relative alla sua amministrazione”.

La misura della tassa annuale in commento, a prescindere dal numero di libri o registri tenuti e dal numero delle relative pagine, è pari ad € 309,87, se il capitale sociale o fondo di dotazione alla data dell'1 gennaio 2013 è inferiore o uguale ad € 516.456,90, ovvero € 516,46, se il capitale sociale o fondo di dotazione alla data dell'1 gennaio 2013 supera € 516.456,90. Sul punto, è bene rammentare che, se le società interessate al pagamento in oggetto effettuano variazioni del capitale successive alla data del 01 gennaio 2013, anche se effettuate prima del versamento della tassa per l’anno 2013 (ossia prima del 18 marzo 2013), tali variazioni non hanno alcuna influenza nel determinare la misura del pagamento della tassa per l’anno 2013, ma avranno effetto su quanto sarà dovuto per il 2014.

Si ipotizzi, ad esempio, il caso di una società per azioni con capitale sociale di € 300.000,00 che a seguito dell'assemblea straordinaria del 13 febbraio 2013 ha proceduto ad aumentare il capitale sociale a €1.000.000,00. L’entità della tassa annuale per la numerazione e la bollatura dei libri e dei registri da corrispondere entro il 18 marzo 2013 (poiché il 16 cade di sabato) sarà, comunque, di € 309,87, in quanto il deliberato aumento, avvenuto dopo il 1° gennaio 2013, troverà riferimento di operatività a decorrere dal 1° gennaio 2014.

Nell'ipotesi di trasformazione, avvenuta successivamente al 1° gennaio 2013 di una società di capitali in una società di persone, il regime di applicazione della tassa forfettaria annuale cesserà di esplicare effetti con decorrenza dall'anno successivo. Parimenti, nel caso di trasformazione di una società di persone in una società di capitali, il regime di applicazione della tassa forfettaria annuale sarà operante a decorrere dall'anno successivo a quello nel corso del quale ha avuto effetto la trasformazione.

Per il primo anno di attività, il versamento deve essere effettuato con apposito bollettino di conto corrente postale, mediante bollettino di c/c postale n. 6007, intestato all'Agenzia delle Entrate - Centro operativo di Pescara. Per gli anni successivi al primo, invece, il versamento deve essere eseguito mediante il Modello F24, utilizzando il codice tributo 7085 - “Tassa annuale vidimazione libri sociali” e indicando, quale periodo di riferimento, il “2013”.

Quanto al regime sanzionatorio previsto per il mancato versamento del tributo è opportuno osservare quanto segue. Sebbene all’interno del Dpr 641/72 non sia più prevista alcuna specifica sanzione in caso di omesso/tardivo versamento della tassa annuale - atteso che la riforma del 1997 ha soppresso l’art. 9 Dpr 641/72 nella parte in cui prevedeva l’applicazione di una sanzione amministrativa specifica nel caso di specie - alcune Camere di Commercio e la stessa Agenzia delle Entrate (nel proprio sito internet) continuano ad evidenziare che la sanzione in esame è pari a quella prevista dall’abrogato art. 9 comma 1 del DPR n. 641/1972 corrispondente dal 100 al 200% della tassa medesima e, in ogni caso, non inferiore ad € 103. Secondo altra dottrina, invece, in mancanza di una specifica sanzione disposta dal citato DPR n. 641/72 per l’omesso e/o ritardato versamento della tassa annuale, si potrebbe fare riferimento alla regola generale contenuta nell'art. 13, comma 2, D.Lgs. n. 471/97 in base alla quale, in caso di omesso versamento dei tributi, la sanzione è pari al 30% dell’importo dovuto. A seconda dell’interpretazione assunta cambia, quindi, la misura della sanzione da corrispondere in caso di ravvedimento operoso. Per tale motivo, si consiglia, prima di sanare l’eventuale ritardo nell’esecuzione del pagamento del tributo, di chiedere alla camera di commercio territorialmente competente, la misura delle sanzioni che dovranno essere applicate e sulle quali calcolare l’importo da versare in sede di ravvedimento.

 

8 marzo 2013

Sandro Cerato