Il sostegno alla genitorialità: i nuovi congedi parentali

di Marta Bregolato

Pubblicato il 1 marzo 2013



l’intendimento del Legislatore è quello di promuovere norme che siano poste a tutela delle donne al fine di favorire la loro inclusione nel mercato del lavoro e tali da consentire ai genitori una migliore assistenza dei propri figli e la conciliazione dei tempi di vita professionale, privata e di famiglia

Nell’ultimo decennio e forse più il Legislatore è intervenuto in varie occasioni per porre ordine, disciplinare ma soprattutto tutelare, nell’ambito lavorativo, un diritto imprescindibile per ogni persona che lo desideri: quello di essere genitori.

In un mondo del lavoro che fino all’introduzione della Riforma Fornero lasciava spazio a prassi illecite quali quelle della sottoscrizione delle dimissioni in bianco in occasione dell’assunzione, così da consentire al datore di lavoro in particolari occasioni, sempre più spesso identificate quali gravidanza, malattia o ripetuti permessi per motivi familiari, l’interruzione degli obblighi contrattuali, quasi a disincentivare il perseguire di un sogno – quello di essere genitori, di formarsi una famiglia senza che ciò pregiudichi la voglia, l’interesse, la necessità, di lavorare, positivamente vengono accolti i provvedimenti che si pongono quali obiettivi quelli di sostenere la genitorialità.

Ed è proprio quest’ultimo concetto che la Legge n. 92 del 28.06.2012 “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, che d’ora in poi definiremo sinteticamente Riforma Fornero, pubblicata nel supplemento ordinario n. 136 della Gazzetta Ufficiale n. 153 del 03.07.2012 ed entrata in vigore il 18.07.2012, ha voluto disciplinare nel suo articolo 4 comma 24 lettera a).

La definizione dei criteri di accesso e di utilizzo delle misure introdotte era rimessa ad un decreto ministeriale del Ministero del Lavoro da emanarsi in concerto con il Ministero dell’Economia entro un mese dalla data di entrata in vigore della Legge di Riforma.

In realtà tale Decreto di Attuazione è stato solo recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale; pur portando data 22.12.2012 è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 37 del 13.02.2013.

L’analisi che faremo delle novità introdotte dalla Riforma Fornero a sostegno della genitorialità tiene conto comunque della definitiva loro stesura in sede di Decreto attuativo.

L’intendimento del Legislatore è quello di promuovere norme che siano poste a tutela delle donne al fine di favorire la loro inclusione nel mercato del lavoro e tali da consentire ai genitori una migliore assistenza dei propri figli e la conciliazione dei tempi di vita professionale, privata e di famiglia.

Tutto ciò si attua anche promuovendo una visione paritaria del ruolo di genitori (indifferentemente quindi tra padre e madre), una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia, rafforzando a tal fine il ruolo del padre, e favorendo una più corretta distribuzione nell’arco della giornata dei periodi lavoro e vita familiare.

Si tratta di un mutamento culturale molto radicale e importante che tenta di ampliare il coinvolgimento dei padri nella cura della famiglia e dei figli in particolare, dando così una visione della paternità e della maternità quale parte integrante dei diritti delle persone.

E’ il sintomo di una società che si sta trasformando e che sta assistendo alla nascita di un nuovo concetto di famiglia che scardina la visione vecchia e stereotipata che solo alla donna spetti il diritto-dovere di crescere, accudire, accompagnare a scuola, seguire nelle attività pomeridiane anche sportive e ricreative, i propri figli.

La Riforma Fornero introduce quindi con maggior forza, seppure in via sperimentale per il triennio 2013-2015, l’istituto del congedo obbligatorio e del congedo facoltativo di paternità, individua nuove forme di contributi economici alla madre per favorire il rientro nel mondo del lavoro al termine del congedo; ciò in linea anche con quanto richiesto dagli Stati Europei e in recepimento della Direttiva n. 2010/18/UE.

Quello che si vede all’orizzonte è un triennio sperimentale per gli anni 2013-2015, in cui grazie anche al Decreto di Attuazione approvato il 22.12.2012 e come abbiamo detto pubblicato in Gazzetta Ufficiale proprio recentemente (13.02.2013 Gazzetta Ufficiale n. 37) fissare nuovi diritti e anche nuovi impegni economici in favore dei genitori.

Parliamo quindi di congedi parentali e di tutele anche economiche a favore dei genitori.

Fissiamo un concetto quindi: per congedo parentale si intende la possibilità di astensione per determinati periodi dal lavoro dei genitori al fine di garantire l’accudimento dei figli fino al compimento dei primi otto anni di età.

Per ricordare gli altri interventi normativi precedenti:

  • Decreto Legislativo n. 151/2001 “Testo Unico sulla Maternità”: prevedeva al padre il diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino.

In particolare questa normativa prevedeva la possibilità di astensione dal lavoro:

  • Per la madre: per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi;

  • Per il padre: per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 7 mesi;

  • Al genitore solo (indipendentemente se padre o madre): per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 10 mesi;

  • Per i genitori adottivi o affidatari: il congedo parentale è usufruibile entro gli otto anni dall’ingresso del bambino nella famiglia a prescindere dall’età dell’adottato o affidato, comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età.

Durante il periodo di congedo parentale al dipendente che ne usufruisce viene riconosciuto dall’Inps una indennità pari al 30% della retribuzione.

La Riforma Fornero in materia di congedi parentali si applica con decorrenza dalle nascite successive al 13.01.2013.

Se prima abbiamo visto che cosa si intende per congedo parentale, ora proprio in virtù delle modifiche introdotte dalla Riforma Fornero, dobbiamo certamente delineare il concetto di congedo di paternità.

Con il termine di congedo di paternità si intende l’astensione del lavoratore, fruito in alternativa al congedo di maternità.

Lo stesso nella precedente previsione normativa del Testo Unico (D.Lgs. n. 151/2001 era legato ad eventi negativi rispetto all’evento nascita; infatti l’ex art. 28 del D.Lgs. n. 151/2001 prevedeva la possibilità per il padre lavoratore dipendente di astenersi dal lavoro nei primi 3 mesi dalla nascita del figlio o per la parte residua che sarebbe spettata alla madre, nelle seguenti ipotesi:

  • Morte o grave infermità dalla madre;

  • Abbandono del bambino da parte della madre;

  • Affidamento esclusivo al padre;

  • Riconoscimento del figlio solo da parte del padre.

La Riforma Fornero, introduce, seppure in via sperimentale e cioè fino al 31.12.2015 i principi di:

  • Congedo di paternità obbligatorio:

  • Congedo di paternità facoltativo.

Vediamo nel dettaglio le caratteristiche di questi due istituti:

  • Congedo di paternità obbligatorio: il padre deve, entro i primi 5 mesi dalla nascita del figlio, astenersi dal lavoro per il periodo di 1 giorno; può essere utilizzato anche durante il congedo di maternità in aggiunta al suo obbligo di astensione..

Tale astensione obbligatoria vale anche nel caso di adozione o affidamento.

Per tali giorni di astensione è prevista una indennità giornaliera, riconosciuta dall’Inps, pari al 100% della retribuzione.

  • Congedo di paternità facoltativo: il padre può, entro il medesimo arco temporale, astenersi dal lavoro per il periodo di 2 giorni anche continuativo, previo accordo con la madre ed in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima. Tale fruizione è quindi alternativa a quella della madre; infatti per poterne usufruire la madre deve scegliere di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità con l’effetto di anticipare così il termine finale del congedo post - partum di tanti giorni quanti sono quelli utilizzati dal padre del bambino quale congedo di paternità facoltativo.

Tale astensione vale, così come previsto per il congedo di paternità obbligatorio, anche in caso di adozione o affidamento.

Anche per tali giorni di astensione è prevista una indennità giornaliera, riconosciuta dall’Inps, pari al 100% della retribuzione.

Per poter usufruire di questi congedi è necessario che il padre lavoratore inoltri al proprio datore di lavoro una preventiva comunicazione (almeno 15 giorni prima) in forma scritta e con l’indicazione dei giorni scelti per l’astensione.

Ancora, la Riforma Fornero ha previsto degli interventi economici a favore delle madri nel momento in cui le stesse intendono rientrare nel mondo del lavoro al termine del periodo di congedo di maternità ed in alternativa del congedo parentale.

E’ stato previsto infatti un sostegno economico, seppure in misura sperimentale per il triennio 2013 – 2015 esattamente come per i congedi di paternità; l’art. 24 lettera b) della Riforma prevede infatti la corresponsione di voucher per l’acquisto si servizi quali per esempio il baby-sitting ovvero per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati quali paritari.

Nel caso in cui la madre si rivolga alla rete pubblica dei servizi per l’infanzia non sarà necessario neppure richiedere il riconoscimento dei voucher in quanto l’Inps verserà, in favore della struttura scelta e per l’attività da quest’ultima svolta a favore della madre lavoratrice e dei propri figli, la somma di € 300,00.

Ogni quota mensile corrisponderà alla riduzione di un mese di congedo parentale.

Ricordiamo infatti che il godimento dei voucher è previsto al termine del periodo di congedo di maternità e per i successivi 11 mesi e come abbiamo già detto si tratta di un contributo sostitutivo al congedo.

Le lavoratrici assunte con contratto part – time potranno accedere al beneficio dei voucher in proporzione alla percentuale della prestazione lavorativa svolta.

La richiesta dei voucher va inoltrata all’Inps e il contributo sarà assegnato sulla base di una graduatoria nazionale; ai fini della determinazione del numero di voucher a cui avrà diritto la madre – lavoratrice si farà riferimento all’Isee (indicatore della situazione economica equivalente in cui si dovrà tener conto del reddito, della composizione del nucleo familiare, del suo patrimonio sia mobiliare che immobiliare).

Ci si augura che la Riforma Fornero segni effettivamente una crescita culturale del concetto di famiglia e di genitorialità, con l’equiparazione dei ruoli tra madre e padre anche e soprattutto negli interessi dei figli.

 

1 marzo 2013

Marta Bregolato