Novità fiscali del 26 marzo 2013: comunicazione dei beni in godimento ai soci prorogata al 15 ottobre 2013

Pubblicato il 26 marzo 2013



comunicazione dei beni in godimento ai soci prorogata al 15 ottobre 2013; clausola “franco fabbrica”: prova dell’avvenuta cessione intracomunitaria; IRPEF: statistiche sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche relative all’anno d’imposta 2011; accertamenti fiscali definitivi: tempi di notifica della cartella; l’ente non commerciale riconosciuto non può cessare l’attività comunicandolo solo al fisco; ticket licenziamento e metodo di calcolo su anzianità e part-time; in scadenza l’opzione per la tonnage tax

 

 

Indice:

1) Clausola “franco fabbrica”: prova dell’avvenuta cessione intracomunitaria

2) IRPEF: statistiche sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche relative all’anno d’imposta 2011

3) Accertamenti fiscali definitivi: tempi di notifica della cartella

4) Comunicazione dei beni in godimento ai soci: i giovani commercialisti vogliono la proroga e la ottengono

5) L’ente non commerciale riconosciuto non può cessare l’attività comunicandolo solo al fisco

6) Ticket licenziamento: fondazione Studi CDL critica il discutibile metodo di calcolo su anzianità e part-time

7) Comunicazione dei beni in godimento ai soci prorogata al 15 ottobre 2013

8) In scadenza l’opzione per la tonnage tax

 

 

1) Clausola “franco fabbrica”: prova dell’avvenuta cessione intracomunitaria

Quali sono i mezzi di prova da utilizzare nell’ambito della propria attività commerciale affinché si possano ritenere conformi agli oneri documentali gravanti sul contribuente in relazione alla prova del trasporto intracomunitario di beni, al fine di potere considerare l’operazione come cessione intracomunitaria non imponibile ai sensi dell’art. 41 del D.L. 331/1993 ?.

Sul quesito così posto, l’Agenzia delle entrate è intervenuta, con la risoluzione  n. 19/E del 25 marzo 2013, fornendo i relativi chiarimenti.

In particolare, la società, che ha presentato istanza di interpello, ha fatto presente che, nel corso della sua ordinaria operatività, effettua operazioni di cessioni di beni a clienti stabiliti all’interno della UE con trasporto degli stessi al di fuori dell’Italia, utilizzando diverse modalità di trasporto della merce avvalendosi altresì di differenti soggetti trasportatori.

Riguardo la modalità del trasporto dei beni venduti, la cessione può essere effettuata, sia “franco destino”  (consegna a cura della società) sia “franco fabbrica” (trasporto curato direttamente dal cliente).

Nel caso in cui il trasporto sia curato della società istante, questa riceve anche la fattura del trasportatore con l’indicazione dei trasporti effettuati.

Peraltro, la destinazione dei beni è indicata anche nell’ordine del cliente e/o nella conferma d’ordine.

Considerate le diverse modalità di trasporto, i diversi trasportatori e le diverse condizioni contrattuali, la documentazione a supporto del trasporto in altro paese europeo può variare da un caso all'altro e può, a seconda dei casi, includere o meno il documento denominato CMR.

Inoltre, la medesima società istante ha evidenziato che sempre più spesso, nella prassi commerciale, i trasportatori utilizzano sistemi elettronici per conservare i documenti di trasporto, fornendo al cliente documentazione in formato elettronico anziché cartaceo, con la conseguente impossibilità per il cliente di ottenere i documenti originali provvisti di firma, potendone fornire solamente copie estratte dal sistema informatico.

In altri casi, invece, l’informativa o la prova del percorso della merce e delle consegne a destino consiste nelle informazioni rilevabili sui sistemi informatici del trasportatore che, interfacciandosi col sistema gestionale del cliente a ciò autorizzato, inviano in automatico le informazioni sullo stato del trasporto (presa in carico, consegna, ecc.).

Alla luce di ciò, la società ha, quindi, chiesto di sapere la corretta interpretazione dell’art. 41 D.L. 331 del 1993 riguardo alla documentazione idonea al fine di provare l’avvenuto trasporto dei beni in altro paese comunitario e, in particolare, con riferimento alla possibilità di produrre prove alternative al documento di trasporto cartaceo denominato CMR.

Peraltro, il rischio è grosso poiché mancando una sola delle prove richieste, l’operazione viene dichiarata come imponibile Iva e quindi soggetta alle disposizioni elencate nel DPR 633/1972.

Il chiarimento dell’Agenzia delle entrate

Sul caso di specie, dal canto suo l’Agenzia delle entrate ha rimarcato che secondo i giudici comunitari spetta al fornitore dei beni dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti, in quanto l’onere della prova del diritto di fruire di una deroga o di un’esenzione fiscale (diritto alla non imponibilità IVA della cessione) grava su colui che chiede di fruire del siffatto diritto.

E’ invece di competenza degli Stati membri stabilire quali siano i mezzi di prova idonei a dimostrare l’effettiva sussistenza di una cessione comunitaria, nel rispetto dei principi di neutralità dell’imposta, certezza del diritto e proporzionalità delle misure adottate.

Tuttavia, afferma l’Agenzia delle entrate, la legge italiana non contiene alcuna specifica previsione in merito ai documenti che il cedente deve conservare, ed eventualmente esibire in caso di controllo, per provare l’avvenuto trasferimento del bene in un altro Stato comunitario.

La risoluzione n. 345 del 2007 aveva individuato, quale prova idonea a dimostrare l’uscita delle merci dal territorio dello Stato, il documento di trasporto, sancendo inoltre l’obbligo per il cedente di conservare, oltre agli elenchi Intrastat e alle fatture, la documentazione bancaria dalla quale risulti traccia delle somme riscosse in relazione alle cessioni intracomunitarie effettuate e la copia di tutti gli altri documenti attestanti gli impegni contrattuali che hanno dato origine alla cessione ed al trasporto dei beni in un altro Stato membro.

Mentre la successiva risoluzione n. 477 del 2008, nel chiarire l’ipotesi delle cessioni franco fabbrica, ebbe a precisare che “nei casi in cui il cedente nazionale non abbia provveduto direttamente al trasporto delle merci e non sia in grado di esibire il predetto documento di trasporto, la prova di cui sopra potrà essere fornita con qualsiasi altro documento idoneo a dimostrare che le merci sono state inviate in altro Stato membro”.

Pertanto, alla luce dell’evoluzione della prassi commerciale, adesso l’Agenzia delle entrare ritiene che il CMR elettronico, avente il medesimo contenuto di quello cartaceo, costituisca un mezzo di prova idoneo a dimostrare l’uscita della merce dal territorio nazionale.

Parimenti, la stessa Agenzia ha ritenuto valida la tesi della società istante secondo cui costituisce un mezzo di prova equivalente al CMR cartaceo, un insieme di documenti dal quale si possano ricavare le medesime informazioni presenti nello stesso e le firme dei soggetti coinvolti (cedente, vettore e cessionario).

Tra questi, risulta ammissibile anche l’utilizzo delle informazioni tratte dal sistema informatico del vettore, da cui risulta che la merce ha lasciato il territorio dello Stato ed ha altresì raggiunto il territorio di un altro Stato membro.

A tal fine, l’Agenzia delle entrate ha, tuttavia, precisato che i documenti in questione (CMR in formato elettronico ovvero informazioni tratte dal sistema informatico del vettore), come precisato dalla società istante, non hanno le caratteristiche tali per essere considerati documenti informatici, poiché privi di “riferimento temporale” e di “sottoscrizione elettronica”.

Tali documenti, pertanto, sono da qualificarsi, sotto il profilo giuridico, come documenti analogici. In proposito, la risoluzione n. 158/E del 2009 precisa che “ciò comporta che un siffatto documento, carente dei requisiti per essere considerato fin dalla sua origine come un documento informatico, dovrà essere materializzato su un supporto fisico per essere considerato giuridicamente rilevante ai fini delle disposizioni tributarie”.

La successiva conservazione dei medesimi potrà avvenire nel rispetto delle prescrizioni dell’art. 4 del D.M. 23 gennaio 2004.

A tale proposito, viene fatto rinvio a quanto precisato con la risoluzione n. 158 del 2009 citata secondo la quale “è necessaria la memorizzazione della relativa immagine direttamente su supporti ottici, eventualmente anche della relativa impronta, e termina con l’apposizione, sull’insieme dei documenti o su una evidenza informatica contenente una o più impronte dei documenti o di insiemi di essi, del riferimento temporale e della firma digitale da parte del responsabile della conservazione che attesta così il corretto svolgimento del processo”.

La citata risoluzione precisa inoltre che, per l’acquisizione dell’immagine, le disposizioni normative non prevedono delle specifiche modalità, pertanto la stessa deve considerarsi libera.

Tuttavia, è essenziale che ne venga garantita la leggibilità nel tempo e che l’immagine così acquisita rispecchi in maniera fedele, corretta e veritiera il contenuto rappresentativo del documento.

In ogni caso, il supporto fisico andrà conservato per essere esibito a richiesta degli organi accertatori, fino al completamento del processo di conservazione sostitutiva.

Viene, inoltre, precisato che i predetti documenti - da cui deve risultare che vi è stata la c.d. movimentazione fisica della merce, che deve aver raggiunto un altro Stato membro - sono idonei a fornire prova della cessione intracomunitaria se conservati congiuntamente alle fatture di vendita, alla documentazione bancaria attestante le somme riscosse in relazione alle predette cessioni, alla documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti e agli elenchi Intrastat (cfr. ris. n. 345 del 2007).

Obblighi di conservazione ed esibizione delle prove

Dietro eventuale richiesta di controllo dell’Amministrazione finanziaria, l’Agenzia delle entrate ha fatto presente quanto segue.

La Corte di Giustizia, nella sentenza in causa C-146/05, ha chiarito che la prova dell’avvenuta cessione intracomunitaria può essere prodotta anche in un momento successivo all’operazione.

In tale causa la Corte ha giustificato la propria decisione poiché, successivamente all’esecuzione della cessione, erano emersi fatti non conosciuti al fornitore che avevano giustificato una rettifica delle sue scritture contabili.

Ciò non significa il fornitore non debba acquisire e conservare i mezzi di prova con l’ordinaria diligenza.

L’Amministrazione può quindi esigere che il fornitore adotti tutte le misure necessarie per evitare di partecipare ad una frode fiscale.

A tal fine, l’art. 39 del D.P.R. n. 633 del 1972, che disciplina la tenuta della scritture contabili, richiama l’art. 2219 del codice civile, ove è stabilito il principio di “ordinata contabilità”.

In conclusione, l’Agenzia delle entrate ritiene che la società stante debba acquisire senza indugio le suddette prove, ritenute valide a dimostrare una cessione intracomunitaria, appena la prassi commerciale lo renda possibile.

 

2) IRPEF: statistiche sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche relative all’anno d’imposta 2011

Il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato le statistiche sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche (IRPEF) relative all’anno d'imposta 2011.

Il 5% dei contribuenti con i redditi più alti, detiene il 22,9% del reddito complessivo, ossia una quota maggiore a quella detenuta dal 55% dei contribuenti con i redditi più bassi. Il 90% dei soggetti dichiara invece un reddito complessivo fino a 35.601 euro.

L’analisi territoriale conferma che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (23.210 euro), seguita dal Lazio (22.160 euro), mentre la Calabria ha il reddito medio più basso con 14.230 euro.

Nel 2011 si registra un ulteriore allargamento del divario nord-sud rispetto al 2010: si riscontra infatti una crescita superiore del reddito complessivo medio nelle regioni settentrionali rispetto al resto del Paese; gli incrementi variano da un massimo del 2,2% al nord-ovest ad un minimo dell’1,0% nelle isole.

Tipologie di redditi dichiarate

Dall’analisi per tipologia di reddito, emerge che i lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato, pari a 42.280 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è pari a 18.844 euro.

Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 20.020 euro, quello dei pensionati pari a 15.520 euro e, infine, il reddito medio da partecipazione è pari a 16.670 euro.

Il confronto con l’anno d’imposta 2010 mostra una crescita dei redditi medi d’impresa (+3,7%), da pensione (+3,6%) e da lavoro autonomo (+2,3%) maggiore del reddito medio complessivo (+2,1%), mentre il reddito medio da lavoro dipendente (+1,1%) e da partecipazione (+1,0%) crescono in misura inferiore.

Redditi da immobili soggetti a tassazione sostitutiva (cedolare secca)

I soggetti che hanno optato per questa tassazione sono stati solo circa 483.000 (pari al 2,3% di chi dichiara redditi da fabbricati) per un ammontare di imponibile pari a 4,2 miliardi di euro (11% dell’imponibile totale da fabbricati).

 

3) Accertamenti fiscali definitivi: tempi di notifica della cartella

Per effettuare l'iscrizione a ruolo, il termine di decadenza è il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui si chiude la procedura di controllo della verifica fiscale.

La sentenza della Consulta (n. 280/2005 e l’art. 1, comma 5-bis, del D.L. n. 106/2005) riguarda esclusivamente le cartelle emesse a seguito dell’attività di liquidazione delle dichiarazioni (art. 36-bis del Dpr 600/1973), e pertanto la declaratoria di illegittimità costituzionale non riguarda  il caso delle cartelle emesse a seguito di accertamento divenuto definitivo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6264 del 13 marzo 2013, che ha, così, accolto il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate.

A seguito della citata sentenza della Corte Costituzionale, il legislatore è intervenuto con l’art. 1, comma 5-bis, del D.L. n. 106/2005, con il quale, nell’abrogare l’art. 17 del Dpr n. 602/1973 (termini di decadenza per l’iscrizione a ruolo), ha stabilito la futura disciplina (a partire dalle dichiarazioni presentate dal 2005) e una normativa transitoria per il passato, concernente tuttavia solo le cartelle conseguenti all'iscrizione a ruolo derivante da attività di liquidazione, ex art. 36-bis del Dpr 600/1973.

Tempi di notifica attuali

Attualmente, gli avvisi di accertamento e le cartelle di pagamento devono essere notificati entro termini previsti a pena di decadenza, individuati, rispettivamente, dagli artt. 43 del Dpr 600/1973, 57 del Dpr 633/1972 e 25 del Dpr 602/1973.

In particolare, gli avvisi di accertamento vanno notificati, in assenza di cause di proroga, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, quinto anno se si è in presenza di omessa dichiarazione.

In merito alle cartelle di pagamento, invece, la notifica deve essere effettuata entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione per la liquidazione automatica (36-bis), quarto anno se si verte in caso di controllo formale (36-ter), secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio.

 

4) Comunicazione dei beni in godimento ai soci: i giovani commercialisti vogliono la proroga e la ottengono

Comunicazione dei beni in godimento ai soci: i giovani commercialisti cercano insistentemente la proroga e la trovano (vedi comunicato stampa dell’Agenzia delle entrate n. 35 del 25 marzo 2013).

A pochi giorni dalla scadenza, i giovani commercialisti chiedono la proroga della comunicazione dei beni in godimento ai soci

Lo fanno con il comunicato stampa del 25 marzo 2013, titolato: "Nell'uovo di Pasqua i giovani commercialisti cercano la proroga". Eccolo di seguito:

<<L'Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili delusa dal deprecabile silenzio che è seguito al proprio ragionato appello rivolto all'Agenzia delle Entrate di comunicare ai contribuenti le ragioni che stanno sovrintendendo al singhiozzante rimborso delle istanze Irap presentate a novembre 2009, si ritrova, a distanza di poco, a dover necessariamente stigmatizzare con amarezza il comportamento di increscioso ritardo con cui la stessa Agenzia dovrebbe procedere a rinviare l'adempimento della comunicazione dei beni in godimento ai soci in scadenza alla fine del corrente mese.

Si precisa che tale proroga, peraltro già richiesta a gran voce da alcuni Ordini ed associazioni di categoria, si impone, non perché i professionisti non siano inclini a rispettare la scadenza, già prorogata più volte, ma perché, gli stessi, non sono in grado di provvedere alla corretta esecuzione di tale nuovo adempimento a causa della mancanza di circolari chiare su temi controversi (finanziamenti dei soci) e dei software, non ancora pronti allo scopo.

Di fronte alla giustificata esigenza di fissare scadenze improrogabili, atte a restituire credibilità' all'intero sistema Paese, l'UNGDCEC ben consapevole della moltitudine di adempimenti a cui sono chiamati i commercialisti con spirito di solidarietà e sussidiarietà, richiede, quale minimo sindacale, che faccia da contraltare la messa in campo, per tempo, di tutti gli strumenti necessari per adempiere a tali incombenze con la giusta coscienza e professionalità che la natura tributaria richiede.

La mancata ufficialità della proroga a tutt'oggi è, purtroppo, da intendersi quale ennesima espressione di scarsa sensibilità e attenzione dell'amministrazione finanziaria verso il contribuente e il professionista che lo assiste.>>.

(Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, comunicato stampa del 25marzo 2013)


5) L’ente non commerciale riconosciuto non può cessare l’attività comunicandolo solo al fisco

L’ente non commerciale, avente personalità giuridica, poiché iscritto nel registro tenuto dalla Prefettura, non può considerarsi estinto solo mediante la delibera di scioglimento da parte dell’assemblea dei soci e la sua comunicazione di avvenuta cessazione solo all’Agenzia delle entrate.

Infatti, in tale ipotesi la notifica di un atto fiscale a tale ente non commerciale é sempre possibile ed è comunque valida.

Affinché, invece, tale notifica sia nulla occorre che l’ente sia giuridicamente inesistente, sia, quindi, cessato e ciò può avvenire solo con la richiesta di cessazione da presentare alla Prefettura.

Infatti, ai sensi dell'art. 1 d.p.r. 361/2000, le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture.

“Dispone l'art. 4 d.p.r. cit. che nel registro devono essere iscritti, fra l'altro, i provvedimenti che ordinano lo scioglimento o accertano l'estinzione, il cognome e nome dei liquidatori e tutti gli altri atti e fatti la cui iscrizione è espressamente prevista da norme di legge o di regolamento.

La cessazione dell'attività non è motivo di estinzione e, in ogni caso, né essa né la deliberazione di scioglimento o l'accertamento dell'estinzione valgono a determinare la fine della persona giuridica, che si verifica solo allorquando, chiusa la procedura di liquidazione, l'ente viene cancellato dal registro delle persone giuridiche (art. 7 d.p.r. cit.): circostanza, questa, che la Polisportiva non ha né allegato né provato.

Pertanto, la tesi della ricorrente, secondo cui gli avvisi di accertamento sarebbero stati notificati a ente giuridicamente inesistente, è infondata.”.

(Commissione Tributaria Provinciale di brindisi, sentenza n. 57 del 13 marzo 2013)

 

6) Ticket licenziamento: fondazione Studi CDL critica il discutibile metodo di calcolo su anzianità e part-time

Nella circolare n. 44/13 l’INPS fornisce i criteri e le modalità per il pagamento del contributo che colpisce le risoluzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato verificatesi a partire da gennaio 2013.

A regime (aprile), il contributo va pagato entro il termine di scadenza della denuncia contributiva riferita al mese successivo a quello in cui si verifica l'interruzione del rapporto di lavoro.

Per quanto riguarda le risoluzioni verificatesi nei primi tre mesi dell’anno, i datori di lavoro potranno effettuare il pagamento entro il 17 giugno 2013.

Due i principali punti di criticità espressi dalla Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro sui contenuti della circolare: l’omogeneneità di trattamento tra i lavoratori fa tempo pieno e quelli part- time e il discutibile metodo di calcolo del contributo connesso all'anzianità aziendale.

L’Inps trasforma un contributo per la ricollocazione dei dipendenti, in una ennesima tassa occulta per l'imprese. E’ questo l'Inps lo fa tramite una circolare amministrativa senza alcuna copertura legislativa. Questa è l’unica spiegazione che è possibile dare dopo la lettura della circolare n. 44/13 in cui si fa il punto della situazione sulle novità introdotte dalla Legge Fornero in tema di licenziamenti.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 25 marzo 2013)

 

7) Comunicazione dei beni in godimento ai soci prorogata al 15 ottobre 2013

Comunicazione dei beni in godimento ai soci La semplificazione sposta il termine al 15 ottobre 2013.

E’ stato prorogato dal 31 marzo al 15 ottobre 2013 il termine per la trasmissione all’Anagrafe tributaria dei dati relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento a soci o familiari.

Il rinvio nasce dall’esigenza di valutare le proposte di semplificazione avanzate dalle associazioni di categoria, con particolare riferimento al tipo di informazioni da comunicare e alle relative modalità di trasmissione ed è, quindi, funzionale alla definizione del confronto in corso tra l’Agenzia delle Entrate e le stesse associazioni.

La proroga è prevista dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 25 marzo 2013.

Il testo del provvedimento è disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it.

(Agenzia delle entrate, comunicato stampa n. 35 del 25 marzo 2013)

 

8) In scadenza l’opzione per la tonnage tax

Entro il 2 aprile 2013 i contribuenti interessati devono a trasmettere per via telematica all’Agenzia delle Entrate la comunicazione (opzione, rinnovo, variazione del gruppo) per la tassazione Ires secondo il sistema della tonnage tax. L’adempimento coinvolge le imprese marittime che intendono avvalersi del regime forfetario di determinazione della base imponibile del reddito prodotto dalle navi. Un apposito modello in formato elettronico, reperibile sul sito internet dell’Amministrazione finanziaria, è a disposizione dei contribuenti per l’esercizio o il rinnovo dell’opzione. Il canale telematico è l’unico possibile e il Fisco ha messo a disposizione dei contribuenti un software gratuito ad hoc che presenta alcune novità in vigore da gennaio.

Opzione per il regime di tonnage tax

L’opzione per il regime della tonnage tax può essere individuale o di gruppo, a seconda che il riferimento sia a una singola impresa di navigazione che non fa parte di alcun gruppo o a un gruppo di imprese e si perfeziona soltanto con la trasmissione della comunicazione per via telematica all’Agenzia delle Entrate.

I contribuenti che hanno esercitato l'opzione per il consolidato nazionale o mondiale non possono esercitare quella per il

regime tonnage tax (articolo 160, comma 1, del Tuir). Nel caso in cui per qualsiasi motivo venga meno l’efficacia dell’opzione esercitata, non è possibile optare nuovamente per la tonnage tax prima che sia decorso il decennio originariamente previsto.

Modello di comunicazione: caratteristiche

Il modello di comunicazione si compone di sei specifici quadri. Il primo quadro contiene un campo dedicato alla scelta tra opzione, rinnovo e variazioni del gruppo. Nel secondo quadro devono essere, invece, indicati i dati relativi alla società o all’armatore. Il terzo e quarto quadro devono contenere i dati relativi al rappresentante della comunicazione e alle società del gruppo. Nel quinto quadro, un apposito campo è dedicato al firmatario della comunicazione. Infine il sesto, e ultimo quadro, contiene l’impegno alla presentazione telematica nel caso in cui il contribuente non provveda direttamente e si rivolga, invece, a un intermediario abilitato e, pertanto, deve essere indicata la firma dell'incaricato. Sul sito web delle Entrate a disposizione le istruzioni per la corretta compilazione.

Novità del D.L. n. 16/2012 (remissione in bonis)

Anche la tonnage tax, in base alle norme contenute nel D.L. n. 16 del 2012 sulle “semplificazioni fiscali”, convertito nella legge n. 44 del 2012, rientra nelle ipotesi previste dalla norma che consentono di “attivare” l’istituto della remissione in bonis.

A questa forma di ravvedimento operoso è possibile ricorrere, a determinate condizioni, per evitare che dimenticanze formali o relative a comunicazioni possano precludere al contribuente l’accesso a benefici fiscali o, come nel caso della tonnage tax, a regimi di tassazione opzionali.

Come indicato anche dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 38/E del 28 settembre 2012, è necessario che “la violazione non sia stata constatata ovvero non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento di cui il soggetto abbia avuto formale conoscenza”.

Contribuenti interessati

possono esercitare l’opzione per il regime agevolato della tonnage tax:

Società per azioni e in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, cooperative o di mutua assicurazione che risiedono nel territorio dello Stato. Possono, inoltre, farlo anche società o enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti in Italia, in relazione ai redditi prodotti nel territorio dello Stato mediante una stabile organizzazione, società in nome collettivo e in accomandita semplice.

Requisiti delle navi

Il reddito, determinato a forfait, si riferisce a imbarcazioni che:

- Esercitano le attività di trasporto merci, trasporto passeggeri, soccorso, rimorchio, realizzazione e posa in opera di impianti e altre attività di assistenza marittima da svolgersi in alto mare o altre attività direttamente connesse o strumentali a quelle appena indicate;

- sono iscritte nel Registro internazionale;

- hanno un tonnellaggio superiore alle 100 tonnellate di stazza netta.

 

Vincenzo D’Andò