Novità fiscali del 26 marzo 2013: comunicazione dei beni in godimento ai soci prorogata al 15 ottobre 2013

Pubblicato il 26 marzo 2013

comunicazione dei beni in godimento ai soci prorogata al 15 ottobre 2013; clausola “franco fabbrica”: prova dell’avvenuta cessione intracomunitaria; IRPEF: statistiche sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche relative all’anno d’imposta 2011; accertamenti fiscali definitivi: tempi di notifica della cartella; l’ente non commerciale riconosciuto non può cessare l’attività comunicandolo solo al fisco; ticket licenziamento e metodo di calcolo su anzianità e part-time; in scadenza l’opzione per la tonnage tax

 

 

Indice:

1) Clausola “franco fabbrica”: prova dell’avvenuta cessione intracomunitaria

2) IRPEF: statistiche sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche relative all’anno d’imposta 2011

3) Accertamenti fiscali definitivi: tempi di notifica della cartella

4) Comunicazione dei beni in godimento ai soci: i giovani commercialisti vogliono la proroga e la ottengono

5) L’ente non commerciale riconosciuto non può cessare l’attività comunicandolo solo al fisco

6) Ticket licenziamento: fondazione Studi CDL critica il discutibile metodo di calcolo su anzianità e part-time

7) Comunicazione dei beni in godimento ai soci prorogata al 15 ottobre 2013

8) In scadenza l’opzione per la tonnage tax

 

 

1) Clausola “franco fabbrica”: prova dell’avvenuta cessione intracomunitaria

Quali sono i mezzi di prova da utilizzare nell’ambito della propria attività commerciale affinché si possano ritenere conformi agli oneri documentali gravanti sul contribuente in relazione alla prova del trasporto intracomunitario di beni, al fine di potere considerare l’operazione come cessione intracomunitaria non imponibile ai sensi dell’art. 41 del D.L. 331/1993 ?.

Sul quesito così posto, l’Agenzia delle entrate è intervenuta, con la risoluzione  n. 19/E del 25 marzo 2013, fornendo i relativi chiarimenti.

In particolare, la società, che ha presentato istanza di interpello, ha fatto presente che, nel corso della sua ordinaria operatività, effettua operazioni di cessioni di beni a clienti stabiliti all’interno della UE con trasporto degli stessi al di fuori dell’Italia, utilizzando diverse modalità di trasporto della merce avvalendosi altresì di differenti soggetti trasportatori.

Riguardo la modalità del trasporto dei beni venduti, la cessione può essere effettuata, sia “franco destino”  (consegna a cura della società) sia “franco fabbrica” (trasporto curato direttamente dal cliente).

Nel caso in cui il trasporto sia curato della società istante, questa riceve anche la fattura del trasportatore con l’indicazione dei trasporti effettuati.

Peraltro, la destinazione dei beni è indicata anche nell’ordine del cliente e/o nella conferma d’ordine.

Considerate le diverse modalità di trasporto, i diversi trasportatori e le diverse condizioni contrattuali, la documentazione a supporto del trasporto in altro paese europeo può variare da un caso all'altro e può, a seconda dei casi, includere o meno il documento denominato CMR.

Inoltre, la medesima società istante ha evidenziato che sempre più spesso, nella prassi commerciale, i trasportatori utilizzano sistemi elettronici per conservare i documenti di trasporto, fornendo al cliente documentazione in formato elettronico anziché cartaceo, con la conseguente impossibilità per il cliente di ottenere i documenti originali provvisti di firma, potendone fornire solamente copie estratte dal sistema informatico.

In altri casi, invece, l’informativa o la prova del percorso della merce e delle consegne a destino consiste nelle informazioni rilevabili sui sistemi informatici del trasportatore che, interfacciandosi col sistema gestionale del cliente a ciò autorizzato, inviano in automatico le informazioni sullo stato del trasporto (presa in carico, consegna, ecc.).

Alla luce di ciò, la società ha, quindi, chiesto di sapere la corretta interpretazione dell’art. 41 D.L. 331 del 1993 riguardo alla documentazione idonea al fine di provare l’avvenuto trasporto dei beni in altro paese comunitario e, in particolare, con riferimento alla possibilità di produrre prove alternative al documento di trasporto cartaceo denominato CMR.

Peraltro, il rischio è grosso poiché mancando una sola delle prove richieste, l’operazione viene dichiarata come imponibile Iva e quindi soggetta alle disposizioni elencate nel DPR 633/1972.

Il chiarimento dell’Agenzia delle entrate

Sul caso di specie, dal canto suo l’Agenzia delle entrate ha rimarcato che secondo i giudici comunitari spetta al fornitore dei beni dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti, in quanto l’onere della prova del diritto di fruire di una deroga o di un’esenzione fiscale (diritto alla non imponibilità IVA della cessione) grava su colui che chiede di fruire del siffatto diritto.

E’ invece di competenza degli Stati membri stabilire quali siano i mezzi di prova idonei a dimostrare l’effettiva sussistenza di una cessione comunitaria, nel rispetto dei principi di neutralità dell’imposta, certezza del diritto e proporzionalità delle misure adottate.

Tuttavia, afferma l’Agenzia delle entrate, la legge italiana non contiene alcuna specifica previsione in merito ai documenti che il cedente deve conservare, ed eventualmente esibire in caso di controllo, per provare l’avvenuto trasferimento del bene in un altro Stato comunitario.

La risoluzione n. 345 del 2007 aveva individuato, quale prova idonea a dimostrare l’uscita delle merci dal territorio dello Stato, il documento di trasporto, sancendo inoltre l’obbligo per il cedente di conservare, oltre agli elenchi Intrastat e alle fatture, la documentazione bancaria dalla quale risulti traccia delle somme riscosse in relazione alle cessioni intracomunitarie effettuate e la copia di tutti gli altri documenti attestanti gli impegni contrattuali che hanno dato origine alla cessione ed al trasporto dei beni in un altro Stato membro.

Mentre la successiva risoluzione n. 477 del 2008, nel chiarire l’ipotesi delle cessioni franco fabbrica, ebbe a precisare che “nei casi in cui il cedente nazionale non abbia provveduto direttamente al trasporto delle merci e non sia in grado di esibire il predetto documento di trasporto, la prova di cui sopra potrà essere fornita con qualsiasi altro documento idoneo a dimostrare che le merci sono state inviate in altro Stato membro”.

Pertanto, alla luce dell’evoluzione della prassi commerciale, adesso l’Agenzia delle entrare ritiene che il CMR elettronico, avente il medesimo contenuto di quello cartaceo, costituisca un mezzo di prova idoneo a dimostrare l’uscita della merce dal territorio nazionale.

Parimenti, la stessa Agenzia ha ritenuto valida la tesi della società istante secondo cui costituisce un mezzo di prova equivalente al CMR cartaceo, un insieme di documenti dal quale si possano ricavare le medesime informazioni presenti nello ste