Novità fiscali del 18 marzo 2013: privacy e redditometro sono compatibili?

Pubblicato il 18 marzo 2013



studi di settore: accertamento possibile in caso di notevole scostamento e altre di giurisprudenza; Inps: calcolo dell’indennità per co.co.pro.; dalla Consob il modulo per l’esenzione Tobin tax; consultazione pubblica: Iva nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse - proroga termini; redditometro e privacy; integrabile la dichiarazione inviata per via telematica dal contribuente; fondo speciale per il sostegno del reddito del personale aereo: compilazione del flusso Uniemens per il conguaglio delle spettanze; la promozione di corse di cavalli non giustifica l’applicazione dell’Iva ridotta

 

 

Indice:

1) Studi di settore: accertamento possibile in caso di notevole scostamento e altre di giurisprudenza

2) Inps: calcolo dell’indennità per co.co.pro.

3) Dalla Consob il modulo per l’esenzione Tobin tax

4) Consultazione pubblica: Iva nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse - proroga termini

5) Redditometro e privacy

6) Integrabile la dichiarazione inviata per via telematica dal contribuente

7) Fondo speciale per il sostegno del reddito del personale aereo: compilazione del flusso Uniemens per il conguaglio delle spettanze

8) La promozione di corse di cavalli non giustifica l’applicazione dell’Iva ridotta

 

 

1) Studi di settore: accertamento possibile in caso di notevole scostamento e altre di giurisprudenza

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5852 del 08 marzo 2013, ha stabilito che gli studi di settori sono applicabili anche in caso di semplice scostamento del reddito dai parametri. Ciò qualora il reddito dichiarato dal contribuente nell’anno di riferimento sia stato di gran lunga inferiore a quello degli anni passati. In tale ipotesi, l’onere della prova ricade sul contribuente.

Attribuzione di partita Iva libera

La Corte di Giustizia Ue, con la sentenza 14 marzo 2013, causa C-527/11, ha stabilito che l’Amministrazione finanziaria non può rifiutare di attribuire il numero di partita Iva. Il divieto non può arrivare solo perché il soggetto che lo richiede non è ancora in possesso dei mezzi materiali, tecnici e finanziari occorrenti per svolgere l'attività dichiarata. Il rifiuto non può nemmeno arrivare perché risulta che in precedenza il soggetto ha iscritto numerose società che non hanno esercitato alcuna attività e delle quali ha ceduto le quote poco tempo dopo. Tutto questo salvo che l’Amministrazione finanziaria dimostri la sussistenza di gravi indizi oggettivi, tali da far sospettare un utilizzo fraudolento della posizione fiscale.

Cassa negativa: ok accertamento

Se la cassa è in rosso opera una presunzione automatica di maggiori ricavi occulti idonea a legittimare l’avviso di accertamento.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 4713/2013. La Ctr di Firenze aveva bocciato un accertamento basato sul riscontro di maggiori ricavi in nero, dedotti dall'esistenza di saldi contabili negativi in cassa. L’avvocatura dello stato proponeva ricorso anche perché la cassa per sua natura non può mai essere negativa. Ciò significa che una parte di quanto entrato non è stata registrata in contabilità o che il rosso deriva da errori contabili. Al contribuente l’onere di dimostrare che il segno meno della cassa è imputabile ad errori di registrazione in contabilità

 

2) Inps: calcolo dell’indennità per co.co.pro.

L’Inps, con la circolare n. 38 del 14 marzo 2013, ha fornito chiarimenti in relazione all’indennità riconosciuta, ai sensi dell’art. 2, commi da 51 al 56 della Legge n. 92/2012 (c.d. Riforma Fornero), a decorrere dal 1° gennaio 2013, ai collaboratori coordinati e continuativi a progetto, iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata.

E’ stato ricordato che la predetta indennità spetta a condizione che il co.co.pro. soddisfi in via congiunta una serie di condizioni.

La relativa domanda deve essere presentata entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento.

L’importo della prestazione è pari al 5% del minimale annuo di reddito, moltiplicato per il minor numero tra le mensilità accreditate l’anno precedente e quelle non coperte da contribuzione.

La prestazione, infine, è liquidata:

- in un’unica soluzione se l’importo della prestazione è pari o inferiore a 1.000 euro;

- in importi mensili pari o inferiori a 1.000 euro se l’importo della prestazione è superiore a 1.000 euro.

Congedo obbligatorio e facoltativo del padre

L’Inps, con la circolare n. 40 del 14 marzo 2013, ha poi fornito chiarimenti in merito alla disciplina, introdotta dalla Legge n. 92/2012, relativa al congedo obbligatorio del padre (della durata di un giorno) ed al congedo facoltativo (della durata di due giorni, anche frazionati) alternativo al congedo di maternità della madre.

A tal fine, con Decreto 22 dicembre 2012, il Ministro del Lavoro ha definito i criteri di accesso e le modalità di utilizzo dei predetti congedi.

Nella citata circolare l’Istituto previdenziale analizza il campo di applicazione di tale disciplina nonché il trattamento economico, normativo e previdenziale.

Tali disposizioni si applicano ai parti, adozioni e affidamenti avvenuti dal 1° gennaio 2013.

 

3) Dalla Consob il modulo per l’esenzione Tobin tax

La Consob con la delibera n. 18494 del 13 marzo 2013, ha approvato il modulo da inviare per ottenere l’esenzione dalla Tobin tax.

L’istanza, debitamente compilata, sottoscritta e completa dei relativi allegati, va inviata:

- attraverso posta elettronica certificata, all’attenzione della Divisione Mercati, Ufficio Post-Tradinf, consob@pec.consob.it;

- tramite lettera raccomandata, anticipandone il contenuto all’indirizzo shortselling-service@consob.it.

Peraltro, ai sensi dell’art. 16, comma 3, lett. a), Decreto 21 febbraio 2013 (di attuazione della Tobin tax), sono esenti da imposta le operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività di supporto agli scambi (market maker), a condizione che il soggetto che svolge tale attività sia stato ammesso a fruire dell’esenzione dalla Consob.

 

4) Consultazione pubblica: Iva nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse - Proroga termini

Iva nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse. Il 10 gennaio 2013 è stato pubblicato sul sito TAXUD della Commissione europea uno studio realizzato da una società esterna sull’ “IVA nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse”.

Si tratta di un approfondimento complementare di un precedente studio pubblicato nel 2011 , allo scopo di analizzare l’impatto dell’attuale normativa IVA relativa al settore pubblico e le possibili opzioni alternative per ridurre le distorsioni e per consentire di realizzare condizioni di parità per gli operatori.

Tale iniziativa si inserisce nel progetto di revisione del sistema dell’IVA, promosso dalla Commissione con il Libro Verde “Sul futuro dell’IVA” (COM(2010) 695 final) ,trasformatosi, poi, negli impegni assunti dalla Commissione in esito ad una consultazione pubblica, contenuti nelle 26 azioni del Libro Bianco “Sul futuro dell’IVA” (COM(2011) 851 final) .

Il Libro Verde ed il Libro Bianco sono reperibili sul sito della Commissione

In particolare, l’azione n. 8 del Libro Bianco prevede che la Commissione, per il settore pubblico, “presenterà una proposta che si concentrerà sulle attività caratterizzate da una partecipazione significativa del settore privato e da un rischio elevato di distorsione della concorrenza”.

L’impatto delle possibili modifiche sarà valutato anche sulla base di quanto emerso nello studio del 10 gennaio scorso e sarà anche oggetto di una Conferenza che si terrà ad aprile 2013 in Italia.

Lo studio complementare ipotizza tre opzioni alternative all’attuale sistema, al fine di analizzarne l’impatto con riferimento a vari settori di azione degli enti pubblici: il passaggio ad un sistema di piena tassazione, un sistema di rimborso dell’IVA pagata dagli enti pubblici, una parziale modifica delle regole già esistenti.

Tra i settori analizzati, nello studio, vi sono il settore postale, il settore sanitario, la gestione dei rifiuti, il settore delle telecomunicazioni. Il settore pubblico, tuttavia, include anche altri importanti ambiti in cui l’esercizio pubblico è affiancato da un esercizio privato delle attività (istruzione, ad esempio), mentre permangono attività tipicamente pubbliche (ad esempio, Giustizia, Pubblica Sicurezza e Difesa). In tutte queste situazioni, l’impossibilità di detrarre l’IVA sui costi sostenuti per l’acquisto di beni e servizi può determinare l’ente pubblico a scelte economicamente inefficienti sia al momento dell’acquisto di beni e servizi, sia dal lato della fornitura dei servizi medesimi.

I cittadini, le amministrazioni pubbliche, gli operatori economici, le associazioni di categoria e gli esperti del settore possono inviare contributi e osservazioni sullo studio complementare ed, eventualmente, sullo studio del 2011(disponibile in lingua inglese), nel loro complesso e sugli scenari che ne emergono con concreto riferimento alla situazione italiana, o anche solo in relazione a specifiche parti. In tal caso, si invitano gli interessati ad individuare la parte cui i contributi e le osservazioni si riferiscono.

I contributi e le osservazioni possono essere inviati entro il 5 aprile 2013.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, nota del 15 marzo 2013)

 

5) Redditometro e privacy

A seguito del restyling del redditometro, dal vecchio strumento del 1992 a quello previsto dal DL 78/2010, i Consulenti del Lavoro hanno predisposto una guida pratica per una eventuale difesa dal suddetto strumento.

Inoltre, una nota del 15 marzo 2013 del Consiglio Nazionale dei CDL (che ha preannunciato tale evento) si è soffermata sugli aspetti legati alla privacy.

Il nuovo sistema di accertamento calcola il reddito del contribuente sulla base di tutti i dati in possesso dell’AT (Anagrafe Tributaria), dati che oltre a quelli “classici” quali: spese sanitarie e di istruzione portate in detrazione, patrimonio immobiliare e mobiliare,possesso di utenze elettriche, pagamenti per assicurazioni e contributi , ecc..

Ricomprendono, a seguito del Dl 78/2012 e del DM 24.12.12, anche l’acquisizione dei movimenti finanziari e delle spese rilevanti (non inferiori a € 3.600) per via del c.d. spesometro, e soprattutto la “stima” della spesa corrente sulla base delle statistiche ISTAT.

Proprio la determinazione della spesa corrente riveste la principale criticità del nuovo sistema, non si riesce a ipotizzare come il contribuente possa dimostrare di non aver speso quanto calcolato statisticamente dal fisco; come insegnano gli economisti per un consumatore (contribuente) le differenti scelte nel consumo si attestano su curve chiamate di indifferenza la cui altezza dipende dal reddito disponibile (imponibile), in termini più comprensibili fermo restando il limite di reddito conseguito ciascuno può spendere )e in effetti spende) il proprio reddito a secondo delle proprie scelte insindacabili di vita e di valori. Pretendere di “uniformare” il comportamento dei singoli ad uno standard sarebbe un’indebita ingerenza del fisco nella vita privata dei liberi cittadini ed quindi,una violazione dei loro diritti costituzionali .

Partendo da tali considerazioni il Tribunale di Napoli (sez. Pozzuoli 21/02/13) ha ritenuto il redditometro contrario alla disciplina in materia di trattamento dei dati personali (Privacy) ed ordinato all’Agenzia Entrate di non iniziare, e se iniziata di cessare, la raccolta dati su un pensionato napoletano che aveva presentato apposito ricorso, ordinando, altresì, la distruzione dei dati raccolti. L’Agenzia Entrate ha annunciato ricorso in appello, ma c’è da augurarsi che il nuovo redditometro venga modificato al fine di garantire un’efficace lotta all’evasione senza sacrificare i diritti costituzionali dei cittadini.

No al redditometro senza contraddittorio (CTP Torino n. 3/4/13 del 8 gennaio 2013)

È nullo l’avviso di accertamento sintetico quando non è preceduto dal contraddittorio con il contribuente. Riprendendo precedenti sentenze della Corte di Cassazione, e in particolare la n. 21661/10 e la n. 13289/11, i giudici della CTP piemontese hanno stabilito che la mancanza del contraddittorio non può che determinare la nullità dell’avviso di accertamento da redditometro.

 

6) Integrabile la dichiarazione inviata per via telematica dal contribuente

In tema di IVA, la dichiarazione del contribuente non costituisce la fonte dell’obbligo tributario, né produce effetti assimilabili a quelli di una confessione, ma rappresenta unicamente un momento essenziale del procedimento di accertamento e riscossione dell’imposta, con la conseguenza che essa è emendabile e ritrattabile, non potendosi precludere al contribuente - anche in conformità al principio di capacità contributiva – di dimostrare l’inesistenza, anche parziale, dei presupposti d’imposta erroneamente dichiarati.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6318 del 13 marzo 2013 che ha così respinto il ricorso presentato dall’Amministrazione finanziaria.

Anche la CTP aveva accolto il ricorso presentato dal contribuente avverso una cartella di pagamento per Iva.

Peraltro,  anche la CTR ha ritenuto integrabile la dichiarazione inviata per via telematica dal contribuente.

 

7) Fondo speciale per il sostegno del reddito del personale aereo: compilazione del flusso Uniemens per il conguaglio delle spettanze

Con il messaggio n. 4560 del 15 marzo 2013 l’Inps ha fornito chiarimenti sul fondo speciale per il sostegno del reddito e dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale del settore del trasporto aereo.

In particolare, ha fornito le istruzioni per la gestione amministrativa delle domande per il finanziamento di programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale,nonché  le istruzioni per la compilazione del flusso Uniemens per il conguaglio delle relative somme da parte delle aziende.

 

 

8) La promozione di corse di cavalli non giustifica l’applicazione dell’Iva ridotta

La promozione di corse di cavalli, salto ad ostacoli ed altri sport equestri non giustifica l’applicazione dell’aliquota Iva in misura ridotta.

La Corte di giustizia UE  con la sentenza 14 marzo 2013, causa C-108/2011, ha confermato l’orientamento restrittivo, che mira a giustificare una riduzione dell’aliquota dell'imposta sul valore aggiunto soltanto in ipotesi circoscritte, pena la distorsione del sistema comune Iva.

L’applicabilità dell'agevolazione è subordinata all’esistenza di definite ragioni sociali e benefici per il consumatore finale.

Nel caso di specie, la Corte di giustizia ha dichiarato che l’Irlanda, applicando un’aliquota Iva ridotta (4,8%) alle cessioni di levrieri e cavalli, non destinati alla preparazione di prodotti alimentari, al noleggio di cavalli e a taluni servizi di inseminazione artificiale, ha violato alcuni degli obblighi previsti dalla direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto.

L’aliquota IVA ridotta deve essere adottata per “ragioni sociali ben definite" ed "a favore del consumatore finale".

La Commissione, a questo proposito, ricorda che sono adottate per “ragioni sociali ben definite" quelle misure dirette al fine di ridurre la pressione fiscale sul consumo di beni o servizi che coprono bisogni sociali di base.

Ebbene, la fornitura di levrieri e cavalli, il noleggio di cavalli ed i servizi di inseminazione artificiale non possono essere ritenute misure necessarie per coprire tali bisogni.

 

 

Vincenzo D'Andò