Novità fiscali dell’11 marzo 2013: pubblicato il prototipo del regolamento TARES

Pubblicato il 11 marzo 2013



aumento di capitale e compensazione di crediti; TARES: pubblicato il prototipo del Regolamento per l’istituzione e l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi; legge Lo Presti: utilizzo contributo integrativo previdenza Dottori Commercialisti; ripartizione non proporzionale del corrispettivo di vendita o di riscatto di partecipazioni sociali; limiti di ammissibilità di clausole convenzionali nella s.r.l. semplificata; requisiti soggettivi e partecipazioni in s.r.l. semplificata e in s.r.l. a capitale ridotto; disciplina del capitale sociale in caso di perdite, nella s.r.l. semplificata e nella s.r.l. a capitale ridotto; modificazioni statutarie e trasformazione di s.r.l. semplificata e s.r.l. a capitale ridotto; gestione fondi d’investimento: consulenza esente da Iva; imprese di assicurazione in lca: versamento del contributo obbligatorio; redditometro: è retroattivo l’obbligo del contraddittorio preventivo

 

 

Indice:

1) TARES: pubblicato il prototipo del Regolamento per l’istituzione e l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi

2) Legge Lo Presti: utilizzo contributo integrativo previdenza Dottori Commercialisti

3) Aumento di capitale e compensazione di crediti

4) Ripartizione non proporzionale del corrispettivo di vendita o di riscatto di partecipazioni sociali

5) Limiti di ammissibilità di clausole convenzionali nella s.r.l. semplificata

6) Requisiti soggettivi e partecipazioni in s.r.l. semplificata

7) Requisiti soggettivi e partecipazioni in s.r.l. a capitale ridotto

8) disciplina del capitale sociale in caso di perdite, nella s.r.l. semplificata e nella s.r.l. a capitale ridotto

9) Modificazioni statutarie e trasformazione di s.r.l. semplificata e s.r.l. a capitale ridotto

10) Gestione fondi d’investimento: consulenza esente da Iva

11) Fondo di solidarietà per il personale già dipendente da imprese di assicurazione in lca: versamento del contributo obbligatorio

12) Redditometro: è retroattivo l’obbligo del contraddittorio preventivo

 

 

1) TARES: pubblicato il prototipo del Regolamento per l’istituzione e l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi

Oltre alle linee guida, é stato pubblicato l’08 marzo 2013, sul sito del Ministero delle Finanze, il prototipo del Regolamento per l’istituzione e l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES).

Il prototipo di regolamento che si propone non ha alcuna pretesa di vincolatività o di completezza, ma costituisce solo un supporto - che si confida dotato di un sufficiente grado di organicità e di compiutezza - posto a disposizione degli enti locali, che potranno quindi apportarvi tutte quelle integrazioni e modifiche che riterranno opportune, purché ovviamente conformi ai limiti che la legislazione pone alla potestà regolamentare locale.

Per far sì che il prototipo di regolamento costituisca uno strumento utile sia come testo normativo organico sia come documento di agevole consultazione, ne è stata curata la suddivisione in titoli e sono stati ridotti al minimo i rimandi esterni, ossia a disposizioni che non fanno parte dello stesso corpus regolamentare, riproducendo quando necessario il testo della norma richiamata, nonché i rimandi interni, ossia ad altre disposizioni del medesimo regolamento.

Per tener conto della variabilità delle situazioni e delle esigenze locali sono state indicate alcune possibili varianti, tra le quali il comune potrà individuare l’opzione preferita o anche introdurre nuove soluzioni. Si è poi curato di indicare le parti facoltative, che gli enti potranno quindi anche omettere o confezionare secondo i propri orientamenti.

Ogni articolo è stato infine dotato di sintetiche note esplicative, per meglio chiarire la portata delle varie disposizioni e il loro rapporto con la disciplina di riferimento.

Proprio per la consapevolezza della natura eminentemente propositiva e non definitiva del testo elaborato, saranno assolutamente preziosi i consigli e i rilievi anche critici che giungeranno dagli operatori del settore, che costituiranno fondamentali spunti per eventuali future edizioni del prototipo di regolamento

La genesi

L’art. 14 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successivamente modificato dall’art. 1, comma 387, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità per il 2013), ha istituito il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES), destinato a trovare applicazione dal 1° gennaio 2013 (comma 1) e a prendere il posto di “tutti i vigenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani, sia di natura patrimoniale sia di natura tributaria, compresa l'addizionale per l'integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza” (comma 46). I commi 8 e 9 del citato art. 14 prevedono che il nuovo tributo sia corrisposto in base a tariffa riferita all’anno solare e commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, sulla base dei criteri determinati dal D.P.R. 27 aprile 1999, n. 158, recante le “norme per la elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani”.

Come è noto, il D.P.R. n. 158 del 1999 venne emanato in attuazione del quinto comma dell’art. 49 del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 (c.d. decreto “Ronchi”), recante la disciplina della tariffa per la gestione dei rifiuti urbani (la c.d. TIA1), norma in forza della quale “Il Ministro dell'ambiente di concerto con il Ministro dell'Industria del Commercio e dell'Artigianato, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano elabora un metodo normalizzato per definire le componenti dei costi e determinare la tariffa di riferimento, prevedendo disposizioni transitorie per garantire la graduale applicazione del metodo normalizzato e della tariffa ed il graduale raggiungimento dell'integrale copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani da parte dei comuni”.

Il D.P.R. n. 158 del 1999, invero, avrebbe già dovuto essere soppiantato da un nuovo atto regolamentare, giacché il sesto comma dell’art. 238 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (T.U. dell’Ambiente), recante la disciplina della c.d. TIA2, già prevedeva che “Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle attività produttive, sentiti la Conferenza Stato regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le rappresentanze qualificate degli interessi economici e sociali presenti nel Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali (CESPA) e i soggetti interessati, disciplina, con apposito regolamento da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto e nel rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo, i criteri generali sulla base dei quali vengono definite le componenti dei costi e viene determinata la tariffa, anche con riferimento alle agevolazioni di cui al comma 7, garantendo comunque l’assenza di oneri per le autorità interessate”. Aggiungeva, peraltro, il comma 11 del predetto art. 238 che “Sino alla emanazione del regolamento di cui al comma 6 e fino al compimento degli adempimenti per l'applicazione della tariffa continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti”, costituite in particolare dal già citato D.P.R. n. 158 del 1999, che pertanto è destinato a “transitare” dalla TIA alla TARES.

Anche nell’originaria versione del comma 9 dell’art. 14 del D.L. 201 del 2011, il D.P.R. n. 158 del 1999 era previsto come riferimento provvisorio, in attesa dell’elaborazione di un nuovo regolamento governativo che avrebbe dovuto vedere la luce entro il 31 ottobre 2011. Con la legge n. 228 del 2012 il comma 9 è stato però riscritto, sancendo lo stabile riferimento alla metodologia contenuta nel citato D.P.R. n. 158 del 1999.

La compatibilità con il D.P.R. 158 n. 1999

La piena compatibilità del D.P.R. n. 158 del 1999 con le disposizioni recate dal D.L. n. 201 del 2011 fa sì che l’analisi degli aspetti tariffari del tributo possa esser svolta direttamente sulla base dello stesso D.P.R. n. 158 del 1999, limitando i richiami delle norme della TARES a un ruolo, almeno di regola, confermativo di quanto prescritto dal vigente metodo normalizzato.

Linee guida dell’attuale metodo tariffario

L’art. 1 del D.P.R. n. 158 del 1999 si apre proclamando “E’ approvato il metodo normalizzato per la definizione delle componenti di costo da coprirsi con le entrate tariffarie e per la determinazione della tariffa di riferimento relativa alla gestione dei rifiuti urbani”.

La tariffa di riferimento rappresenta, come poi specifica l’art. 2 del D.P.R. n. 158 del 1999, “l’insieme dei criteri e delle condizioni che devono essere rispettati per la determinazione della tariffa da parte degli enti locali” (comma 1), in modo da “coprire tutti i costi afferenti al servizio di gestione dei rifiuti urbani” (comma 2).

Il metodo, pertanto, è costituito da un complesso di regole, metodologie e prescrizioni per determinare, da un lato, i costi del servizio di gestione e, dall’altro, l’intera struttura tariffaria applicabile alle varie categorie di utenza (cfr. anche art. 3, comma 1, D.P.R. n. 158 del 1999), in maniera tale che il gettito che ne deriva copra tutti i costi del servizio.

Specifica poi l’art. 3, comma 2, che “La tariffa è composta da una parte fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e ai relativi ammortamenti, e da una parte variabile, rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all'entità dei costi di gestione. L’art. 4, comma 3, prescrive infine che “La tariffa, determinata ai sensi dell'art. 3, è articolata nelle fasce di utenza domestica e non domestica”.

Dalle norme ora richiamate si trae quindi che la metodologia tariffaria si articola nelle seguenti fasi fondamentali:

a) individuazione e classificazione dei costi del servizio;

b) suddivisione dei costi tra fissi e variabili;

c) ripartizione dei costi fissi e variabili in quote imputabili alle utenze domestiche e alle utenze non domestiche;

d) calcolo delle voci tariffarie, fisse e variabili, da attribuire alle singole categorie di utenza, in base alle formule e ai coefficienti indicati dal metodo.

Le fasi a) e b), che saranno affrontate nella parte seconda del presente documento, attengono al piano finanziario, o meglio al prospetto economico-finanziario (PEF) che fa parte integrante del piano. Le fasi c) e d) attengono, invece, alle delibere tariffarie e saranno illustrate nella parte terza.

Va inoltre avvertito:

- che le regole e le metodologie che governano la redazione del PEF sono autonome rispetto ai principi che disciplinano la redazione del bilancio di esercizio, anche se queste di norma vi si conformano; esse rilevano, pertanto, esclusivamente ai fini della rendicontazione dei costi afferenti al servizio di gestione dei rifiuti urbani e della determinazione delle tariffe, senza introdurre alcuna deroga per la formazione del bilancio di esercizio, che resta governato dalle regole che gli sono proprie;

- che la prospettiva è diretta alla corretta determinazione dei profili tariffari della TARES, cosicché le citate linee guida si occupano degli aspetti economico-finanziari delle attività gestite, e non degli aspetti più squisitamente tecnico-gestionali, che pure debbono essere specificati nel piano finanziario per monitorare le modalità di svolgimento del pubblico servizio di gestione dei rifiuti e i livelli qualitativi delle attività prestate.

 

2) Legge Lo Presti: utilizzo contributo integrativo previdenza Dottori Commercialisti

La notizia dell’avvenuta approvazione da parte dei Ministeri Vigilanti della delibera che consente in concreto agli iscritti alla Cassa di Previdenza dei Dottori Commercialisti di poter utilizzare parte del contributo integrativo, da loro direttamente prodotto, per l’accrescimento dei montanti individuali, costituisce grande soddisfazione per AIDC che da sempre ha creduto che questa fosse la strada giusta per una moderna previdenza.

Di fatti solo un percorso virtuoso come quello introdotto come principio dalla legge “Lo Presti2 potrà essere il miglior esempio da seguire per continuare ad assicurare un futuro previdenziale sempre più adeguato per i tanti nostri giovani colleghi e non solo.

A questo proposito va sottolineato il sostegno dato a tutti i livelli dalla nostra Associazione al disegno di legge affinché diventasse legge dello Stato e in questo senso va sentitamente ringraziato il collega Antonio Pastore, già Presidente della nostra Cassa nonché ex componente del Consiglio Direttivo di AIDC, per aver creduto, difeso e portato avanti con forza e tenacia lo stesso.

(AIDC, comunicato stampa del 7 marzo 2013)

 

3) Aumento di capitale e compensazione di crediti (artt. 2342, 2343, 2343-ter e 2465 c.c., Consiglio Notarile di Milano massima n. 125 del 5 marzo 2013)

L’obbligo di conferimento di denaro in esecuzione di un aumento di capitale di s.p.a. o s.r.l. può essere estinto mediante compensazione di un credito vantato dal sottoscrittore verso la società, anche in mancanza di espressa disposizione della deliberazione di aumento.

Tale compensazione, qualora sia legale e abbia quindi a oggetto debiti certi, liquidi ed esigibili ai sensi dell'art. 1243 c.c., non richiede il consenso della società, nemmeno nel momento in cui viene eseguita la sottoscrizione.

Qualora il sottoscrittore intenda invece avvalersi, a tali fini, di un credito certo e liquido, ma non esigibile, la compensazione richiede il consenso della società ai sensi dell'art. 1252 c.c.

La compensazione tra il debito per il conferimento in denaro e un credito vantato dal sottoscrittore nei confronti della società può avere luogo, secondo quanto sopra esposto, anche qualora tale credito sia sorto da una prestazione di natura non finanziaria (ad esempio, la vendita di un bene alla società). In tal caso - allorchè ricorra sostanziale contestualità e corrispondenza tra la prestazione eseguita a favore della società e l’aumento di capitale sottoscritto dal creditore, ovvero quando risulti che le due operazioni sono tra loro preordinate - si reputa che la sussistenza di una relazione di stima eseguita nel rispetto delle disposizioni di cui agli artt. 2343, 2343-ter o 2465 c.c. costituisca elemento idoneo ad assicurare l'osservanza dei principi che presiedono alla corretta formazione del capitale sociale.

 

4) Ripartizione non proporzionale del corrispettivo di vendita o di riscatto di partecipazioni sociali (artt. 2348 e 2468 c.c., Consiglio Notarile di Milano massima n. 126 del 5 marzo 2013)

Si reputano legittime le clausole statutarie che prevedono per il caso di vendita congiunta di partecipazioni da parte di più soci, specie in conseguenza dell'operare di una clausola di covendita o di riscatto, la ripartizione non proporzionale del corrispettivo previsto.

L’individuazione dei soci soggetti alla previsione statutaria ha luogo, nelle s.p.a., per il tramite di categorie speciali di azioni, nelle s.r.l. per il tramite di diritti particolari ai sensi dell'art. 2468, comma 3, c.c., o comunque in entrambi i casi mediante la predeterminazione in statuto di altri criteri oggettivi.

 

5) Limiti di ammissibilità di clausole convenzionali nella s.r.l. semplificata (art. 2463-bis c.c., Consiglio Notarile di Milano, massima n. 127 del 5 marzo 2013)

L’atto notarile col quale viene costituita una s.r.l. semplificata ai sensi dell'art. 2463-bis c.c. può contenere, oltre a quanto espressamente previsto nel modello standard tipizzato, adottato con D.M. Giustizia 138/2012:

(a) le dichiarazioni, le menzioni e le attestazioni di carattere formale, con particolare riguardo a quelle richieste dalla legge notarile in ordine all'intervento delle parti, alla loro capacità e ad altri aspetti della formazione dell’atto pubblico;

(b) le dichiarazioni che le parti rivolgono al notaio al fine della redazione della domanda di iscrizione della società nel registro delle imprese, quali ad esempio l'indicazione dell'indirizzo della sede sociale, ai sensi dell'art. 111-ter disp.att.c.c., o l'indicazione della data di scadenza degli esercizi sociali;

(c) le clausole meramente riproduttive di norme di legge, quand'anche redatte in documento separato, eventualmente contenente anche gli elementi non contingenti e transitori dell'atto costitutivo.

La presenza di clausole convenzionali aggiuntive - ove compatibili con la disciplina generale della s.r.l. e con la disciplina della s.r.l. a capitale ridotto - non incide sulla legittimità dell’atto costitutivo né sulla validità delle clausole stesse. Non si ritiene in ogni caso che si collochino al di fuori del perimetro del modello della s.r.l. semplificata, tenuto conto del disposto dell'art. 1, comma 2, D.M. Giustizia 138/2012, le eventuali clausole concernenti la durata della società, la scelta del modello di amministrazione (collegiale, unipersonale, pluripersonale congiunta o disgiunta) e la previsione della possibilità di decisioni non assembleari.

 

6) Requisiti soggettivi e partecipazioni in s.r.l. semplificata (art. 2463-bis c.c., Consiglio Notarile di Milano, massima n. 128 del 5 marzo 2013)

La circostanza che i soci fondatori della s.r.l semplificata debbano essere persone fisiche di età inferiore a 35 anni non costituisce un requisito soggettivo di carattere permanente per l'assunzione e la detenzione di partecipazioni in s.r.l. semplificate. Il superamento dell'età di 35 anni da parte di uno o anche tutti i soci di tale modello societario non comporta pertanto alcuna conseguenza né in capo al socio (che mantiene i propri diritti e non può essere per ciò solo escluso, salva apposita clausola in tal senso), né in capo alla società (che permane ad essere una s.r.l. semplificata).

Si deve ritenere che il divieto di "cessione delle quote a soci non aventi i requisiti di età" (art. 2463, comma 4, c.c.):

(a) sia applicabile a tutti gli atti tra vivi che comportino, a qualsiasi titolo il trasferimento delle partecipazioni sociali;

(b) abbia ad oggetto, oltre che il trasferimento della piena proprietà della partecipazione, anche il trasferimento o la costituzione di diritti parziali di godimento o il trasferimento della nuda proprietà da essi gravata;

(c) comporti anche il divieto di porre in essere operazioni societarie (aumenti di capitale, fusioni, scissioni, etc.) in esito alle quali una o più partecipazioni della s.r.l. semplificata venga attribuita a persone fisiche che abbiano compiuto i 35 anni o a soggetti diverse dalle persone fisiche.

 

7) Requisiti soggettivi e partecipazioni in s.r.l. a capitale ridotto (art. 44 d.l. 83/2012, Consiglio Notarile di Milano, massima n. 129 del 5 marzo 2013)

I soci fondatori di una s.r.l. a capitale ridotto devono necessariamente essere persone fisiche, aventi un'età sia superiore che inferiore ai 35 anni.

Pur in mancanza di un espresso divieto di "cessione delle quote a soci non aventi i requisiti" - al pari di quanto disposto dall'art. 2463, comma 4, c.c., per le s.r.l. semplificate - si deve ritenere che detta norma trovi applicazione analogica, mutatis mutandis, anche nella s.r.l. a capitale ridotto. Ne consegue che:

(a) sono vietati tutti gli atti tra vivi che comportino, a qualsiasi titolo, il trasferimento delle partecipazioni sociali di una s.r.l. a capitale ridotto a favore di un soggetto diverso da una persona fisica;

(b) sono altresì vietati i medesimi atti qualora abbiano ad oggetto, oltre che il trasferimento della piena proprietà della partecipazione, anche il trasferimento o la costituzione di diritti parziali di godimento o il trasferimento della nuda proprietà da essi gravata;

(c) sono parimenti vietate le operazioni societarie (aumenti di capitale, fusioni, scissioni, etc.) in esito alle quali una o più partecipazioni della s.r.l. a capitale ridotto venga attribuita a soggetti diverse dalle persone fisiche.

Ambito di applicazione dell’obbligo di integrale versamento dei conferimenti in denaro e del divieto di conferimenti diversi dal denaro, nella s.r.l. semplificata e nella s.r.l. a capitale ridotto (art. 2463-bis c.c. e art. 44 d.l. 83/2012, Consiglio Notarile di Milano, massima n. 130 del 5 marzo 2013)

L’obbligo di integrale versamento dei conferimenti in denaro e il divieto di conferimenti diversi dal denaro si applicano in tutti i casi di costituzione sia di s.r.l. semplificate che di s.r.l. a capitale ridotto.

Tale obbligo e tale divieto, tuttavia, non si applicano ai conferimenti da eseguire in sede di aumento di capitale di s.r.l. semplificate o s.r.l. a capitale ridotto, nemmeno nelle ipotesi in cui il capitale non venga aumentato a un importo pari o superiore a euro 10.000 e la società mantenga la forma di s.r.l. semplificata o s.r.l. a capitale ridotto.

Le operazioni di aumento di capitale in tali sotto-tipi di s.r.l., pertanto, sono interamente disciplinate dalle norme dettate per la s.r.l. "ordinaria".

 

8) La disciplina del capitale sociale in caso di perdite, nella s.r.l. semplificata e nella s.r.l. a capitale ridotto (art. 2463-bis c.c. e art. 44 d.l. 83/2012, Consiglio Notarile di Milano, massima n. 131 del 5 marzo 2013)

La disciplina degli artt. 2482-bis e 2482-ter c.c. trova piena applicazione anche nelle s.r.l. semplificate e nelle s.r.l. a capitale ridotto, con riferimento al diverso limite legale minimo del capitale sociale, pari a euro 1, anziché euro 10.000.

 

9) Modificazioni statutarie e trasformazione di s.r.l. semplificata e s.r.l. a capitale ridotto (art. 2463-bis c.c. e art. 44 d.l. 83/2012, Consiglio Notarile di Milano, massima n. 131 del 5 marzo 2013)

L’assemblea dei soci di s.r.l. semplificate e di s.r.l. a capitale ridotto può legittimamente deliberare, mantenendo la propria “forma” giuridica originaria, tutte le modificazioni dell’atto costitutivo che siano compatibili con l'insieme delle regole e dei limiti che caratterizzano l’uno o l'altro sotto-tipo. Siffatte modificazioni sono assoggettate alla medesima disciplina delle modificazioni dell’atto costitutivo delle s.r.l. “ordinarie”.

Si reputa altresì ammissibile l'adozione di modificazioni statutarie che comportino il passaggio da un sotto-tipo all'altro (da s.r.l. semplificata a s.r.l. a capitale ridotto e vice versa) o il passaggio da uno di tali sotto-tipi alla forma giuridica della s.r.l. “ordinaria” ovvero ancora il passaggio inverso, da s.r.l. "ordinaria" a uno di tali sotto-tipi. A tal fine è necessario che: (i) l'atto costitutivo (o lo statuto, ove sussistente) risultante da siffatte modificazioni sia conforme alla disciplina del modello di destinazione ; (ii) siano rispettati i requisiti soggettivi dei soci, richiesti dalla legge in sede di costituzione del modello di destinazione.

Il passaggio da s.r.l. semplificata o da s.r.l. a capitale ridotto alla forma di s.r.l. ordinaria richiede necessariamente il contestuale aumento del capitale sociale sino a un ammontare di almeno euro 10.000 - a titolo gratuito o a pagamento - con modalità analoghe a quanto avviene in caso di trasformazione di una s.r.l. (con capitale inferiore a euro 120.000) in s.p.a., senza che a tal fine risulti necessario accertare il valore del patrimonio sociale mediante una relazione di stima.

Nel caso inverso di passaggio da s.r.l. “ordinaria” a uno dei due sotto-tipi, è d'altro canto necessario ridurre il capitale sociale a un importo inferiore a euro 10.000. Ne consegue che il passaggio al sotto-tipo prescelto può essere deliberato: (a) con efficacia immediata (salva l'iscrizione nel registro delle imprese) in caso di riduzione del capitale sociale per perdite, anche ai sensi dell'art. 2482-ter c.c.; (b) con efficacia subordinata al decorso del termine di novanta giorni di cui all'art. 2482, comma 2, c.c. (e alle altre condizioni ivi previste), qualora alla riduzione del capitale sociale risulti applicabile la disciplina dettata dal citato art. 2482 c.c..

 

10) Gestione fondi d’investimento: consulenza esente da Iva

La Corte di giustizia Ue, con la sentenza del 7 marzo 2013, nel procedimento C-275/11, ha stabilito che la consulenza in materia di compravendite mobiliari resa alla società che gestisce un fondo d’investimento è esente dall’Iva poiché rientra tra le operazioni di gestione del fondo.

Nella sentenza, la Corte ricorda di avere già chiarito che i servizi di gestione forniti da un gestore esterno rientrano, in linea di principio, nell’ambito di applicazione della citata disposizione, poiché la gestione dei fondi comuni d’investimento ivi menzionata è definita in funzione della natura oggettiva delle prestazioni di servizi, e non del prestatore o del destinatario. Per essere considerati esenti, tuttavia, i servizi forniti dal gestore esterno devono formare un insieme distinto, valutato globalmente e costituire elementi specifici ed essenziali per la gestione di fondi comuni d’investimento.

Il fatto che i servizi di consulenza e di informazione non siano menzionati nell'allegato II della direttiva 85/611, come modificata dalla direttiva 2001/107, non impedisce di includerli nella categoria dei servizi specifici rientranti nelle attività di gestione di un fondo comune d'investimento ai sensi e per gli effetti della direttiva Iva, perché l'elencazione di cui al predetto allegato, per espressa previsione normativa, non è esaustiva. Non è di impedimento neppure la circostanza che le prestazioni di consulenza e di informazione fornite da un terzo non comportano una modifica della situazione giuridica e finanziaria del fondo.

Viene, infine, precisato che il fatto che le prestazioni di consulenza e informazione sono esenti dall’Iva giacché inserite nella categoria dei servizi specifici rientranti nell’ambito delle attività di gestione di un fondo comune d’investimento, mentre i servizi di consulenza forniti a persone fisiche o giuridiche che investono direttamente il loro denaro in titoli sono invece imponibili, non lede il principio di neutralità, essendo l’obiettivo della norma quello di agevolare ai piccoli investitori l’investimento in titoli tramite organismi d’investimento collettivo per garantire parità di trattamento con l'investimento diretto in titoli.

 

11) Fondo di solidarietà per il personale già dipendente da imprese di assicurazione in lca: versamento del contributo obbligatorio

Fondo di solidarietà per il personale già dipendente da imprese di assicurazione poste in liquidazione coatta amministrativa: versamento del contributo ordinario, di finanziamento del Fondo per il periodo gennaio-dicembre 2012, entro il 16 giugno 2013.

Lo precisa l’Inps nel messaggio n. 4207 del 08 marzo 2013.

I Fondi di Solidarietà istituiti presso l’INPS ai sensi dell’art. 2, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 prevedono un contributo ordinario di finanziamento, a carico delle imprese e dei lavoratori, pari allo 0,50%.

Il Comitato amministratore del Fondo di solidarietà per il personale già dipendente da imprese di assicurazione poste in liquidazione coatta amministrativa, con delibera n. 1 del 16 giugno 2011 aveva disposto la sospensione del versamento del contributo ordinario di finanziamento per il periodo da giugno a dicembre 2011, data prevista di cessazione del Fondo.

Il 17 febbraio 2012, con messaggio n. 2890, l’Istituto comunicava la cessazione del Fondo e il venir meno dell’obbligo di versamento del contributo dello 0,50%, comunicando al contempo l’esistenza di un accordo tra le parti sociali per la proroga del Fondo e facendo riserva di fornire ulteriori chiarimenti.

L’articolo 5, comma 1, del decreto ministeriale n. 68157 del 24 settembre 2012 (pubblicato nella G.U. 19 ottobre 2012, n. 245) ha prorogato al 31 dicembre 2012 la scadenza del Fondo in oggetto. L’articolo 4, comma 1, del medesimo decreto ha correlativamente prorogato alla medesima data l’obbligo di finanziamento del Fondo con il contributo dello 0,50%.

Per effetto di tali proroghe e considerato che la delibera, su indicata, di sospensione del versamento aveva efficacia limitata al 31 dicembre 2011, il contributo di finanziamento risulta dovuto per il periodo gennaio-dicembre 2012.

Si precisa che dal 1 gennaio 2013 è venuto meno l’obbligo contributivo dello 0,50% non essendo stata prorogata la vigenza del Fondo.

In conseguenza delle precisazioni fornite con il presente messaggio, le aziende potranno versare il contributo dovuto per l’anno 2012 senza aggravio di sanzioni entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare (deliberazione n. 5 del Consiglio di amministrazione dell'Istituto del 26/3/1993, approvata con D.M. 7/10/1993, circolare n. 292 del 23/12/1993, punto 1).

Modalità operative per il versamento del contributo arretrato.

Con riferimento alle modalità di esposizione dei dati nel flusso UNIEMENS vengono fornite le seguenti istruzioni.

Per l’esposizione del contributo arretrato, le aziende interessate, già contraddistinte dal codice di autorizzazione “2L” avente il significato di “Azienda tenuta al versamento dei contributi ex DM 351/2000”, dovranno valorizzare all’interno dell’elemento <AltrePartiteADebito> di <DenunciaAziendale> nell’elemento <CausaleADebito> il nuovo codice “M091” avente il significato di "Arr. contr. DM 351/2000", nell’elemento <Retribuzione> il totale delle retribuzioni su cui la contribuzione arretrata è calcolata e nell’elemento <SommaADebito> l’importo del contributo da

 

12) Redditometro: è retroattivo l’obbligo del contraddittorio preventivo

E’ obbligatorio il contraddittorio preventivo anche per il “vecchio” redditometro.

È questo il principio espresso dalla Commissione Tributaria Provinciale di Torino con sentenza n. 3/4/13 del 08 gennaio 2013, conformemente al prevalente orientamento della giurisprudenza tributaria di legittimità.

Dunque, la mancanza della fase preventiva del contraddittorio determina la nullità dell’avviso di accertamento da “redditometro”.

L’obbligo del contraddittorio riguarda sia gli accertamenti per l’anno d’imposta 2009 sia quelli pregressi, per l’efficacia retroattiva della previsione di legge.

 

Vincenzo D’Andò