Novità fiscali del 6 marzo 2013: modificata la relata di notifica della cartella di pagamento

Pubblicato il 6 marzo 2013



costi deducibili anche se l’attività è illecita; Equitalia Sud e i Commercialisti di Napoli inaugurano lo sportello telematico; e-mail di minaccia ai dipendenti delle Entrate e di Equitalia; Assonime: note in tema di ravvedimento parziale; modificata la relata di notifica della cartella di pagamento; monitoraggio salvaguardia assegni straordinari; lavoratori in mobilità ordinaria: chiarimenti dall’Inps; società di comodo - maggiorazione IRES: nota di Assonime

 

 

Indice:

1) Costi deducibili anche se l’attività è illecita

2) Equitalia Sud e i Commercialisti di Napoli inaugurano lo sportello telematico

3) E-mail di minaccia ai dipendenti delle Entrate e di Equitalia

4) Assonime: note in tema di ravvedimento parziale

5) Modificata la relata di notifica della cartella di pagamento

6) Monitoraggio salvaguardia assegni straordinari

7) Lavoratori in mobilità ordinaria: chiarimenti dall’Inps

8) Società di comodo - maggiorazione IRES: nota di Assonime

 

 

1) Costi deducibili anche se l’attività è illecita

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5342 del 4 marzo 2013, ha stabilito che dopo il decreto sulla semplificazione fiscale, l’impresa che recupera rifiuti speciali senza autorizzazione può comunque detrarre sia i costi sia l’Iva, in quanto la fattispecie è oggi solo una contravvenzione e non un reato.

Il caso ha riguardato una società che aveva recuperato rifiuti speciali priva di autorizzazioni e denunciato successivamente i costi sostenuti per l’operazione. Questa operazione aveva avviato un accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Tuttavia, anche in C.t.p. e in C.t.r. la società ha avuto ragione. Si è, dunque, rivelato inutile il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

<<con l’art. 8 del D.L. n. 16/2012 il Legislatore ha recentemente modificato (con effetto retroattivo, atteso che il comma 3 del predetto articolo prevede che: “Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano, in luogo di quanto disposto dal comma 4-bis dell’articolo 14 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, previgente, anche per fatti, atti o attività posti in essere prima dell’entrata in vigore degli stessi commi 1 e 2, ove più favorevoli…”; in termini si è già pronunciata questa Corte con la sent. n. 10167 del 20 giugno 2012) la disciplina dettata dal menzionato art. 14, specificando che “non sono ammessi in deduzione i costi e le spese dei beni o delle prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo”. Consegue da ciò che la disciplina in parola non risulta più applicabile alla specie di causa, atteso che la attività contestata come reato non integra il presupposto del diretto utilizzo dei costi, spese o prestazioni di servizio ai fini del compimento dell’attività medesima e neppure integra la qualificazione astratta di delitto non colposo, attesa la espressa identificazione normativa del reato come fattispecie contravvenzionale. Non resta che concludere che il ricorso avverso la decisione di appello non può essere accolto>>.

 

2) Equitalia Sud e i Commercialisti di Napoli inaugurano lo sportello telematico

Equitalia Sud apre un canale più veloce per dialogare con l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli. Grazie al protocollo d'intesa che sarà firmato il 4 marzo 2013, gli iscritti all’Ordine avranno a disposizione uno sportello telematico per svolgere numerose operazioni senza doversi recare presso gli uffici, ricevere informazioni e assistenza sui temi della riscossione.

 

3) E-mail di minaccia ai dipendenti delle Entrate e di Equitalia

In corso denuncia alle Autorità competenti. Sta circolando una mail contenente minacce nei confronti dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia con un falso indirizzo associato in modo fraudolento al Movimento 5 Stelle.

L’Agenzia delle Entrate ed Equitalia stanno provvedendo alle denunce del caso alle Autorità competenti. Il 05 marzo 2013 si è tenuta una riunione con i sindacati sull’attacco ai dipendenti da parte di ignoti.

 

4) Assonime: note in tema di ravvedimento parziale

In tema di ravvedimento parziale, Assonime ha pubblicato una nota di approfondimento, la n. 3-2013.

Nella nostra circolare Assonime n. 32 del 23 novembre 2012 sono state segnalate le principali tematiche interpretative emerse in merito al versamento della seconda o unica rata di acconto delle imposte IRES e IRAP e, tra queste, l’evoluzione della posizione in origine molto rigorosa assunta dall’Amministrazione finanziaria in merito alla rilevanza degli errori eventualmente commessi dai contribuenti in sede di determinazione delle somme che, a vario titolo, devono essere versate al fine di fruire dell’istituto del ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del d.lgs. n. 472/1997.

In questa sede Assonime è tornata sull’argomento perché la tematica presenta aspetti molto delicati e, soprattutto, di particolare interesse.

Come è noto, per il mancato o l’insufficiente o il tardivo versamento dell’acconto, il contribuente può avvalersi del ravvedimento operoso.

Se il versamento viene effettuato entro 14 giorni successivi alla scadenza del termine, il contribuente può utilizzare il cd. “ravvedimento sprint”, introdotto dal D.L. n. 98/2011, che consente di pagare una sanzione ridotta ad 1/15 per ogni giorno di ritardo, ossia al 0,20% giornaliero.

In caso di ravvedimento operoso “breve” (entro 30 giorni dalla scadenza) la sanzione del 30% è ridotta ad 1/10, cioè al 3%.

In caso di ravvedimento cd. “lungo” (entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno della violazione) la sanzione del 30% è ridotta ad 1/8, cioè al 3,75%.

Contestualmente al versamento dell’imposta vanno versati anche gli interessi moratori nella misura del 2,50% per i giorni successivi alla scadenza, fino al giorno dell’effettivo versamento compreso.

 

5) Modificata la relata di notifica della cartella di pagamento

E’ stata modificata la relata di notifica della cartella di pagamento (di cui all’allegato 1 del provvedimento del Direttore dell’Agenzia prot. n. 100148 del 3 luglio 2012).

Ciò si è reso possibile con il neo provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate prot. 27980 del 05 marzo 2013.

Il citato direttore delle Entrate ha dovuto adeguare il testo della relata di notifica della cartella di pagamento nella parte concernente l’irreperibilità relativa del destinatario specificando che - in caso di temporanea assenza, o incapacità o rifiuto delle persone legittimate a ricevere gli atti in luogo del destinatario – si procede alla notifica mediante deposito dell’atto nella casa comunale, affissione dell’avviso di deposito in busta chiusa e sigillata alla casa di abitazione, ufficio o azienda del contribuente ed invio di raccomandata con avviso di ricevimento per informare il contribuente degli adempimenti effettuati.

Ciò poiché, la Corte Costituzionale, con la sentenza 19 novembre 2012, n. 258, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del terzo comma (corrispondente al comma 4 del testo attualmente vigente) dell’art. 26 del D.P.R. n. 602/1973, nella parte in cui dispone che “Nei casi previsti dall’art. 140 del codice di procedura civile, la notificazione della cartella di pagamento si esegue con le modalità stabilite dall’art. 60 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600” invece che “Quando nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente, la notificazione della cartella di pagamento si esegue con le modalità stabilite dall’art. 60, primo comma, alinea e lettera e), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600”.

Con la suddetta pronuncia, la Corte ha inteso uniformare a livello sistematico le modalità di notificazione degli atti di accertamento (art. 60 D.P.R. n. 600/1973) e delle cartelle di pagamento (art. 26 D.P.R. n. 602/1973) in caso di irreperibilità relativa del destinatario, ovvero nel caso di mera assenza o incapacità o rifiuto delle persone legittimate a ricevere gli atti in luogo del destinatario.

A tal fine, con riguardo alla notificazione della cartella di pagamento, la Corte ha ristretto la sfera di applicazione del combinato disposto degli art. 26, comma 4, del D.P.R. n. 602/1973 e 60, primo comma, alinea e lettera e), del D.P.R. n. 600/1973 alla sola ipotesi di irreperibilità assoluta del destinatario (ovvero al caso di mancanza, nel Comune, dell’abitazione, ufficio o azienda del

contribuente), con conseguente applicazione - nella diversa ipotesi di irreperibilità relativa - della disciplina ordinaria di cui all’art. 140 c.p.c. in base al disposto dell’ultimo comma dell’art. 26 del citato D.P.R. n. 602/1973.

 

6) Monitoraggio salvaguardia assegni straordinari

Dal monitoraggio effettuato per l’individuazione – tra i titolari di assegno straordinario alla data del 4 dicembre 2011 e tra i titolari di assegno straordinario da data successiva – dei destinatari della normativa in deroga, è risultato che il contingente numerico di coloro che potranno usufruire della normativa per l’accesso alla pensione in vigore prima della riforma, è da considerarsi esaurito con la decorrenza del 1° aprile 2013. Nel messaggio dell’Inps n. 3771 del 4 marzo 2013 vengono fornite maggiori informazioni in merito.

 

 

7) Lavoratori in mobilità ordinaria: chiarimenti dall’Inps

L’Inps, con il messaggio n. 3890 del 05 marzo 2013, ha fornito chiarimenti sulla gestione delle posizioni interessate dalla salvaguardia di cui all’articolo 24, comma 14, del decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 214 del 22 dicembre 2011.

A seguito delle numerose richieste di chiarimento pervenute riguardanti i lavoratori in mobilità ordinaria, l’Inps ha fornito ulteriori indicazioni per le citate tipologie di lavoratori rispetto a quelle indicate nel messaggio n. 13343 del 9 agosto 2012.

Lavoratori in mobilità ordinaria

Con messaggio n. 20441 del 11 dicembre 2012 è stato comunicato l’aggiornamento della procedura Unicarpe per la trattazione delle domande relative ai soggetti inclusi in “Monitoraggio 65000”. Per i lavoratori in mobilità ordinaria la data di fine della mobilità viene acquisita in automatico. Tale data è rilevata tenendo conto delle sospensioni a seguito di rioccupazione a tempo determinato ed in considerazione della possibilità che il lavoratore possa avvalersi di una o più delle salvaguardie previste (legge 122/2010; legge 111/2011 e legge 214/2011).

Per alcune posizioni la data di fine mobilità non può essere acquisita in automatico e viene presentato il seguente messaggio:

PRESENZA DI DOMANDA DI MOBILITA’ IN DEROGA DA SOTTOPORRE A VERIFICA DELL’OPERATORE DEL SOSTEGNO AL REDDITO.

Tale messaggio identifica il lavoratore destinatario di un provvedimento di mobilità in deroga alla normativa ordinaria a seguito di apposita decretazione Ministeriale o Regionale. Le domande di mobilità di detti lavoratori sono presenti nella procedura DSWEB con il codice intervento da 536 a 558, da 570 a 686, da 700 a 735 e da 748 a 899.

La citata decretazione regionale può riguardare:

lavoratori licenziati da aziende non destinatarie di mobilità ordinaria;

lavoratori che hanno terminato la mobilità ordinaria.

In relazione a quanto sopra risulta evidente che non tutte le situazioni indicate implicano l’esclusione del lavoratore dalla salvaguardia in parola, pertanto, l’operatore del processo assicurato-pensionato dovrà confrontarsi con quello del sostegno del reddito per conoscere la tipologia di mobilità in deroga e, in seguito, stabilire l’esito della domanda di certificazione della salvaguardia.

Di conseguenza, qualora l’operatore del processo sostegno al reddito dovesse comunicare a quello dell’assicurato - pensionato che la domanda di mobilità si riferisce a lavoratori di cui al punto 1., la certificazione della salvaguardia in oggetto dovrà essere definita dall’operatore del processo assicurato-pensionato con la dicitura no diritto in quanto la salvaguardia dei 65000 non è rivolta ai lavoratori in mobilità in deroga.

Per quanto riguarda, invece, le situazioni di cui al punto 2. l’operatore del processo sostegno del reddito dovrà restituire a quello dell’assicurato-pensionato, relativamente alla sola mobilità ordinaria, le seguenti informazioni:

data di licenziamento;

data di inizio della mobilità ordinaria;

data di fine della mobilità ordinaria.

Qualora durante il periodo di pagamento della mobilità ordinaria dovessero essere presenti dei periodi di sospensione della stessa, per effetto di rioccupazione a tempo determinato, la data di fine mobilità ordinaria dovrà essere individuata dall’operatore del processo sostegno del reddito perché quella fornita dalla procedura dsweb potrebbe non coincidere con quella utile ai fini della salvaguardia.

Nel rammentare che i lavoratori possono essere destinatari, per effetto della data dell’accordo e della successiva data del licenziamento, di una o più salvaguardie, di seguito si riassumono per ciascuna salvaguardia le date entro le quali i periodi di sospensione hanno riflesso sul periodo di fruizione della mobilità ordinaria:

A. salvaguardia ex articolo 12, comma 5, della legge n. 122/2010, che si applica ai lavoratori collocati in mobilità ordinaria sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2010. Le sospensioni che concorrono alla determinazione della fine della durata della mobilità ordinaria sono quelle entro 31 maggio 2010. E’ opportuno ricordare che tutti coloro che non rientrano nel novero dei 10.000, perché licenziati successivamente al 30-10-2008, se licenziati entro il 30 aprile 2010, sono potenziali destinatari del prolungamento del sostegno al reddito di cui all’articolo 12, comma 5 bis, della legge n. 122 del 2010 a seguito dell’apposito decreto emanato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e Finanza;

B. salvaguardia ex articolo 18, comma 22 quater, della legge n. 111/2011, che si applica ai lavoratori collocati in mobilità ordinaria sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 giugno 2011. Le sospensioni che concorrono alla determinazione della fine della durata sono quelle fino al 16 luglio 2011;

C. salvaguardia ex articolo 24, commi 14 e 15 della legge n. 214/2011 che si applica ai lavoratori collocati in mobilità ordinaria sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 4 dicembre 2011. Le sospensioni che concorrono alla determinazione della fine della durata sono quelle fino al 24 luglio 2012.

Di seguito si dettagliano le istruzioni a cui deve attenersi l’operatore del sostegno del reddito per poter individuare, nel caso di presenza di sospensioni, la data di fine mobilità ordinaria:

operazione preliminare è la verifica della presenza di periodi di sospensione aperti, cioè quelli per i quali è indicata la sola data inizio, che devono essere completati;

la valutazione dei periodi di sospensione dovrà essere effettuata nel rispetto di quanto previsto nei punti A., B. e C.

In merito si propongono i seguenti esempi.

Esempio relativo alla situazione di cui al punto 1.

Soggetto ultracinquantenne del Nord per il quale nella procedura DSWEB la domanda di mobilità è identificata con il codice intervento 864 (mobilità in deroga regione Piemonte).

In procedura DSWEB, oltre al citato codice intervento 864, risulta la data di licenziamento 30-6-2008, la data inizio mobilità 1-7-2008, la data fine mobilità 31-12-2012, la percentuale di riduzione 40% e la presenza di una sospensione, a seguito di rioccupazione a tempo determinato, dal 13-2-2010 al 15-8-2010.

L’elemento, che da subito deve indurre alla individuazione di una mobilità in deroga a favore di un lavoratore licenziato da una azienda non destinataria di mobilità (punto 1.) è il fatto che la decorrenza della prestazione inizia il giorno successivo a quello del licenziamento. La presenza della percentuale di riduzione (40%) ci conferma detta situazione. Infatti siamo in presenza di un lavoratore al quale è stata concessa dalla Regione Piemonte la terza proroga dell’indennità di mobilità in deroga.

In relazione a quanto sopra l’operatore del sostegno del reddito restituirà a quello dell’assicurato- pensionato l’informazione che si tratta di mobilità in deroga dall’origine. Di conseguenza l’operatore dell’assicurato pensionato dovrà definire la certificazione con no diritto in quanto la salvaguardia dei 65000 non riguarda i lavoratori in mobilità in deroga.

Esempio relativo alla situazione di cui al punto 2.

Soggetto ultracinquantenne del Nord per il quale nella procedura DSWEB la domanda di mobilità è identificata con il codice intervento 864 (mobilità in deroga regione Piemonte). In procedura DSWEB risulta la data di licenziamento 30-6-2008, la data inizio mobilità 13-7-2008 e la data fine mobilità 31-12-2012. Sono presenti, inoltre, a seguito di rioccupazione a tempo determinato i seguenti periodi di sospensione:

dal 13-2-2011 al 25-8-2011 gg 194

dal 14-10-2011 al 25-3-2012 gg 184

In relazione ai dati sopra indicati l’operatore del processo sostegno al reddito deve restituire a quello del processo assicurato-pensionato i seguenti dati necessari per la definizione della certificazione della salvaguardia (65000):

data di licenziamento: 30-6-2008;

data inizio mobilità ordinaria: 13-7-2008

data fine mobilità ordinaria utile per la salvaguardia della legge n. 122/2010: 13-7-2011 (ottenuta tenendo conto della durata teorica di 3 anni e dell’assenza dei periodi di sospensione al 31-5-2010);

data di fine mobilità ordinaria utile per la salvaguardia della legge n. 111/2011: 17-12-2011 (ottenuta tenendo conto della durata teorica di 3 anni e della sospensione dal 13-2-2011 al 16-7-2011 gg 154);

la data di fine mobilità ordinaria utile per la salvaguardia della legge n. 214/2011: 5-8-2012 (ottenuta tenendo conto della durata teorica di 3 anni delle sospensioni dal 13-2-2011 al 25-8-2011 gg 194 e dal 14-10-2011 al 25-3-2012 gg 184).

Di conseguenza l’operatore del sostegno del reddito fornirà a quello dell’assicurato-pensionato le notizie sopra dettagliate il quale provvederà all’acquisizione sull’apposito pannello predisposto per la definizione della verifica delle posizioni.

Come risulta evidente il periodo dal 6-8-2012 al 31-12-2012 non viene menzionato nei dati da restituire a cura dell’operatore del sostegno del reddito in quanto non utilizzabili ai fini della salvaguardia 65.000.

Lavoratori cessati per accordi individuali di cui all’articolo 2, comma 1 lettera g) del Decreto Interministeriale 1 giugno 2012

Il Ministero del lavoro ha precisato che le istanze di cui all’articolo 2, comma 1 lettera g) del Decreto Interministeriale 1 giugno 2012 presentate da lavoratori cessati entro il 31 dicembre 2011 che dichiarano di essere stati rioccupati antecedentemente all’entrata in vigore della normativa in argomento in qualità di lavoratori subordinati in mobilità, le istanze in parola vanno accolte in quanto all’epoca dei fatti i lavoratori in questione risultavano obbligati ad accettare l’offerta di lavoro per non perdere lo status di lavoratore in mobilità come espressamente indicato dall’articolo 9, comma 1 lettere b) e lettera c) della legge n. 223 del 1991.

Pertanto le certificazioni di salvaguardia di cui alla legge n. 214 del 2011 c.d. dei 65.000, relative ai lavoratori cessati e che si trovano nelle condizioni sopra indicate devono essere definite senza tener conto delle eventuali rioccupazioni a tempo determinato intervenute entro il 24 luglio 2012 (data di pubblicazione del Decreto Interministeriale 1 giugno 2012).

Ne consegue che l’indicazione dell’assenza di rioccupazione prevista nell’articolo 2, comma 1 lettera g) del Decreto Interministeriale 1 giugno 2012 non deve essere applicate ai lavoratori in parola.

 

8) Società di comodo - maggiorazione IRES: nota di Assonime

Una nota di Assonime del 05 marzo 2013 commenta la circolare n. 3/E del 4 marzo 2013, con la quale l’Agenzia delle entrate fornisce alcuni chiarimenti in merito all’addizionale IRES cui sono assoggettate le società che si considerano “non operative” ai sensi degli artt. 30, comma 2, della l. n. 724/1994 e 2, commi 36-quinquies – 36-duodecies del d.l. n. 138/2011, in materia, rispettivamente di cc.dd. società di comodo e società in perdita sistematica.

Al riguardo, ricorda brevemente che, ai sensi dell’art. 30, commi 1-2, della l. n. 724/1994, si considerano non operative le società che hanno conseguito un ammontare complessivo di ricavi, incrementi di rimanenze e proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dal conto economico, inferiore alla somma degli importi che risultano applicando determinati coefficienti di rendimento al valore delle immobilizzazioni e di altri elementi dell’attivo patrimoniale. Per effetto dell’art. 2, commi 36-decies – 36-duodecies del d.l. 138/2011, a decorrere dal 2012, sono considerate non operative anche le società che nei tre esercizi precedenti hanno conseguito perdite, nonché le società che nello stesso arco temporale siano risultate “per due periodi d’imposta in perdita fiscale ed in uno abbiano dichiarato un reddito". Nei confronti di tali società – e, cioè, delle società che non soddisfano le predette “condizioni di operatività” – si presume che, fermo restando l’ordinario potere di accertamento dell’Amministrazione finanziaria, il reddito ai fini IRPEF/IRES del periodo d’imposta in cui si rende applicabile la descritta disciplina non possa essere inferiore a quello ottenibile applicando determinati coefficienti di redditività al valore fiscalmente riconosciuto degli stessi elementi patrimoniali rilevanti ai fini del calcolo dei ricavi presunti.

Nei confronti di tali società, è prevista inoltre l’applicazione a decorrere dal 2012 (rectius: dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 17 dicembre 2011) di una maggiorazione di 10,5 punti percentuali dell’aliquota ordinaria IRES (art. 2, commi 36-quinquies–36-nonies, del d.l. n. 138/2011). L’Agenzia delle entrate fornisce chiarimenti proprio in relazione a tale addizionale.

Innanzitutto, l’Agenzia delle entrate precisa che l’addizionale dovrà essere applicata tenendo conto del reddito dichiarato, anche quando esso risulti superiore al reddito minimo presunto. In questo caso, peraltro, le società interessate potranno utilizzare le perdite pregresse al fine di ridurre il reddito imponibile (per la parte che eccede il reddito minimo e non oltre).

Quanto al meccanismo applicativo di detta addizionale, qualora il soggetto passivo IRES riceva per trasparenza c.d. naturale – e, cioè, ai sensi dell’art. 5 del TUIR – un reddito da una società di persone ritenuta di comodo, dovrà provvedere a liquidare e versare l’addizionale relativa a tale reddito; ne consegue che se anche il soggetto IRES è considerato di comodo, assoggetterà tutto il suo reddito all’addizionale IRES.

Al di là di questa ipotesi, l’addizionale IRES va applicata con regole analoghe a quelle che attengono alla Robin Hood Tax, nel senso che essa deve essere liquidata e versata autonomamente da ogni società che vi è soggetta a prescindere dall’eventuale adozione del regime di tassazione per trasparenza di cui agli artt. 115 e 116 del TUIR, nonché del regime di tassazione consolidata previsto dagli art. 117 e ss. del TUIR.

Per quanto attiene, infatti, al regime di cui agli art. 115 e 116 del TUIR, è espressamente previsto che tanto la società che ha optato per tale regime in qualità di partecipante, quanto quella coinvolta in qualità di partecipata, dovranno assoggettare autonomamente il proprio reddito imponibile all’addizionale in parola; al fine poi di evitare una duplicazione d’imposta, è previsto che qualora la società partecipante risulti essa stessa di comodo, dovrà assoggettare ad addizionale il proprio reddito imponibile “senza tener conto del reddito imputato dalla società partecipata”.

Analogo meccanismo trova applicazione nell’ipotesi in cui le società (non operative) soggette all’addizionale IRES abbiano optato per il regime di tassazione consolidata di cui agli artt. 117 e ss del TUIR; anche in questo caso, infatti, le singole società dovranno applicare la maggiorazione IRES sul proprio reddito imponibile, “ferma restando l’applicazione dell’aliquota ordinaria dell’IRES sul reddito complessivo globale della fiscal unit (che continuerà ad essere liquidata e versata dalla consolidante secondo le regole ordinarie)”. Il medesimo meccanismo applicativo – secondo cui il reddito imponibile della società consolidata è, come di consueto, assoggettato all’aliquota ordinaria IRES dal consolidato (rectius: dalla società consolidante), mentre l’addizionale IRES, qualora sussistano i presupposti, è assolta autonomamente dalla medesima società consolidata – trova applicazione anche nel caso in cui alla società consolidata sia imputata per trasparenza ai sensi dell’art. 5 del TUIR una quota di reddito di una società di persone ritenuta di comodo. Ai sensi dell’art. 2, comma 36-septies, del d.l. n. 138/2011, infatti, “nel caso in cui ad un soggetto partecipante al consolidato sia imputato per trasparenza, ai sensi dell’articolo 5 del Tuir, una quota di reddito di una società di persone “di comodo” la quale, a sua volta, non può rientrare nel perimetro di consolidamento, tale soggetto provvede – sempre autonomamente – all’applicazione della maggiorazione Ires limitatamente al reddito imputatole per trasparenza”.

 

Vincenzo D’Andò