Novità fiscali del 26 febbraio 2013: è possibile la class action nel processo tributario?

Pubblicato il 26 febbraio 2013

è nullo il decreto sul redditometro; tobin tax dal 1° marzo 2013; redditi esenti: non vanno nel CUD; la class action anche nel processo tributario; ricercatori: bonus retroattivo; accesso sbarrato all’abitazione “di fatto”; per i datori di lavoro i risultati del 730 viaggiano online: ok al modello 2013 per comunicare al fisco la sede telematica; studi di Settore - Modello Unico 2013: on line le prime bozze dei modelli; individuato il datore di lavoro per gli immobili dell’incorporata Agenzia del Territorio; Dogane: istanza per la richiesta della certificazione AEO da presentare dal 1 marzo 2013 con nuovo modello; nuovi messaggi Inps; in G.U. i nuovi requisiti tecnici per bonifici e addebiti

 

 

Indice:

1) E’ nullo il decreto sul redditometro

2) Tobin tax dal 1° marzo 2013

3) Redditi esenti: non vanno nel Cud

4) La class action anche nel processo tributario

5) Ricercatori: bonus retroattivo

6) Accesso sbarrato all’abitazione “di fatto”

7) Per i datori di lavoro i risultati del 730 viaggiano online: ok al modello 2013 per comunicare al fisco la sede telematica

8) Studi di Settore - Modello Unico 2013: on line le prime bozze dei modelli

9) Individuato il datore di lavoro per gli immobili dell’incorporata Agenzia del Territorio

10) Dogane: istanza per la richiesta della certificazione AEO da presentare dal 1 marzo 2013 con nuovo modello

11) Nuovi messaggi Inps

12) In G.U. i nuovi requisiti tecnici per bonifici e addebiti

 

 

1) E’ nullo il decreto sul redditometro

Disapplicato il decreto sul redditometro. È nullo per contrasto con i diritti costituzionali dell'individuo e in particolare con il diritto alla libertà individuale, di cui una emanazione è il diritto alla privacy.

Il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, con l’ordinanza 21 febbraio 2013, ha ordinato alla Agenzia delle Entrate di non intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione, o comunque attività di conoscenza e utilizzo dei dati di un contribuente. Non solo. Ha anche ordinato e di cessare, se iniziata, ogni attività di accesso, analisi, raccolta dati. Infine, il giudice ha ordinato alla Agenzia delle entrate di informare il contribuente se è in atto un'attività di raccolta dati e, in caso positivo, di distruggere tutti i relativi archivi. Lo strumento civilistico usato è il provvedimento di urgenza ex articolo 700 del codice di procedura civile.

Questo strumento, quando è attivato nei confronti della pubblica amministrazione, presenta alcuni ostacoli. Primo tra tutti, il divieto al giudice di invadere la competenza della pubblica amministrazione; il giudice non può, attraverso una pronuncia, sostituirsi all’ente pubblico. Ma questo ostacolo è superato dal giudice di Pozzuoli con un argomento che ridimensiona il decreto sul redditometro.

Quest’ultimo è, per il giudice, viziato da nullità assoluta e, quindi, è come se non ci fosse.

Da un punto di vista sostanziale, la tesi della nullità è sostenuta dal giudice mettendo in evidenza che il redditometro viola la norma di riferimento (articolo 38 del dpr 600/1973), introducendo meccanismi di controllo invasivi su base familiare, accomunando realtà geografiche diverse. Nell’ordinanza si rimarca la violazione del diritto alla libertà individuale, in quanto il contribuente non è libero di poter spendere il proprio denaro senza dover rendere conto al fisco e senza subire intrusioni alla riservatezza propria e dei propri familiari. Il redditometro viola anche il diritto costituzionale di difesa e lede il rapporto di collaborazione tra pubblica amministrazione e cittadino. Nell’ordinanza si legge che il redditometro dà agli uffici finanziari poteri ispettivi addirittura maggiori rispetto all'autorità giudiziaria. Infine il giudice ritiene che comunque il redditometro non sia in grado di sconfiggere l’evasione, potendosi fare comunque ricorso a prestanome. Le valutazioni formulate dall’ordinanza in esame si caratterizzano per una forte discrezionalità, soprattutto per quanto concerne la tesi della nullità assoluta per radicale contrasto con le norme costituzionali.

 

 

2) Tobin tax dal 1° marzo 2013

Il ministro dell’Economia ha firmato il decreto sulla tassa per le transazioni finanziarie. Per i derivati l’avvio a luglio.

Intermediari sostituti

Adesso il testo dovrà passare alla Corte dei conti per la registrazione per poi approdare in Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione e l’entrata in vigore. La Tobin Tax entrerà in vigore venerdì prossimo 1° marzo per le azioni, mentre per i derivati si parte a luglio.

Per gli intermediari finanziari, che lavoreranno come sostituto di imposta si tratterà di una corsa contro il tempo: le transazioni sono migliaia e l’imposta andrà gestita con dei software complessi.

Le ultime novità riguardano i derivati più complicati come cw, opzioni su azioni e certificati. La base imponibile per questi strumenti sarà il controvalore trattato.

Il primo appuntamento alla cassa è previsto per il 16 luglio 2013, mentre per tutte le tipologie di prodotti a cui si applica la Tobin tax viene fissato il criterio generale per cui il saldo avviene il 16 del mese successivo all'operazione.

Il quadro normativo

La legge di Stabilità 2013 (Legge n. 228/2012) ha introdotto la Tobin tax. Una tassa che colpisce gli acquirenti di azioni italiane ovunque residenti emessi da società con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro e gli operatori in titoli derivati con sottostante azioni e indici tricolore. Le aliquote sono pari allo 0,10% del valore della transazione per le azioni, mentre per i derivati opera una tariffa fissa in base al valore nozionale del contratto. Solo per il 2013 l’imposta per le azioni sale allo 0,12% visto che la tassa entrerà in vigore ad anno già iniziato, marzo. L’imposta prevede poi un’aliquota dello 0,20% (0,22% solo per il 2013) se la transazione azionaria viene fatta al di fuori dei mercati regolamentati. Sono escluse solo per le azioni le operazioni aperte e chiuse in giornata. Un’azione per considerarsi fiscalmente italiana deve essere emessa da società con sede legale nel territorio dello stato. Le operazioni colpite sono quelle che durano più di un giorno. Le società quotate, i cui t