Novità fiscali del 22 febbraio 2013: invio spiegazioni per il mancato allineamento agli studi di settore entro il 28 febbraio 2013

Pubblicato il 22 febbraio 2013



rivalutato l’assegno per il nucleo familiare numeroso e quello di maternità; co.co.co. a progetto nelle ONG/ONLUS e attività dei c.d. “promoters”; incarico di revisione e risoluzione consensuale dell’incarico, nonché sezione dei revisori inattivi; come dedurre dal Modello Unico le donazioni fatte a favore della Chiesa apostolica in Italia; le Commissioni Tributarie possono accettare come prove le intercettazioni telefoniche; approvate le specifiche tecniche per la trasmissione telematica del Modello Unico PF 2013; fondo di previdenza del clero: aggiornamento del contributo INPS a carico degli iscritti; invio spiegazioni per il mancato allineamento agli studi di settore entro il 28 febbraio 2013

 

 

Indice:

1) Rivalutato l’assegno per il nucleo familiare numeroso e quello di maternità

2) Co.co.co. a progetto nelle ONG/ONLUS e attività dei c.d. “promoters”

3) Incarico di revisione e risoluzione consensuale dell’incarico, nonché sezione dei revisori inattivi

4) Come dedurre dal Modello Unico le donazioni fatte a favore della Chiesa apostolica in Italia

5) Le Commissioni Tributarie possono accettare come prove le intercettazioni telefoniche

6) Approvate le specifiche tecniche per la trasmissione telematica del Modello Unico PF 2013

7) Fondo di previdenza del clero: aggiornamento del contributo INPS a carico degli iscritti

8) Invio spiegazioni per il mancato allineamento agli studi di settore entro il 28 febbraio 2013

 

 

1) Rivalutato l’assegno per il nucleo familiare numeroso e quello di maternità

L’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai  e impiegati, da applicarsi per l’anno 2013, in relazione all’assegno  al  nucleo familiare numeroso e all’assegno  di  maternità è stato  pari  al  3%, pertanto, per tale anno i valori:

- dell’assegno mensile per il nucleo familiare (se spettante nella misura intera) è pari a euro 139,49; l’indicatore della situazione economica, con riferimento a nuclei familiari composti da cinque componenti, è pari a euro 25.108,71;
- dell’assegno mensile di maternità è pari a euro 334,53. L’indicatore della situazione economica per nuclei familiari composti da tre componenti è pari a euro 34,873,24.

(Comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche della famiglia, pubblicato sulla G.U. n. 43 del 20 febbraio 2013)

 

2) Co.co.co. a progetto nelle ONG/ONLUS e attività dei c.d. “promoters”

Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 7 del 20 febbraio 2013, ha fornito taluni chiarimenti in merito alla possibilità di utilizzo del contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto con riferimento a due specifici ambiti settoriali:

- Il lavoro svolto all’interno di organizzazioni non governative (ONG/ONLUS) e di organizzazioni aventi finalità socio/assistenziali e sanitarie;

- le attività svolte nel settore commerciale dai cd. promoter.

In merito alle ONG/ONLUS e ad altre e diverse tipologie di organizzazioni socio assistenziali, si ricorda che le stesse operano prioritariamente per il raggiungimento di scopi sociali e umanitari (ad es. miglioramento dell’ambiente, rispetto dei diritti umani, incremento del benessere per le fasce di popolazione meno abbienti ecc.).

Per le ONG/ONLUS e le organizzazioni socio assistenziali è possibile l’utilizzo del co.co.co. a progetto qualora l’attività sia connotata “da elementi di specificità puntualmente declinati nel progetto e finalizzati al raggiungimento di un autonomo risultato conseguito attraverso una attività che presenti margini di autodeterminazione del prestatore”.

La presenza di una assoluta determinatezza dell’oggetto dell'attività, la circoscritta individuazione dell’arco temporale per l’espletamento dell'attività progettuale, apprezzabili margini di autonomia anche di tipo operativo da parte del collaboratore e la possibilità di obiettiva verifica circa il raggiungimento dei risultati attesi, sono elementi che possono confermare la sussistenza di una “genuina” collaborazione a progetto.

Più in particolare, la sussistenza di una genuina co.co.pro. è condizionata, nei settori in esame, alla presenza dei seguenti elementi:

- assoluta determinatezza dell’oggetto dell’attività inteso anche come parte integrante del più generale obiettivo perseguito dall’organizzazione;

- circoscritta individuazione dell’arco temporale per l’espletamento dell’attività progettuale in funzione dello specifico risultato finale;

- apprezzabili margini di autonomia anche di tipo operativo da parte del collaboratore, obiettivamente riconoscibili nelle modalità di svolgimento della prestazione stessa ossia per lo svolgimento di compiti non meramente esecutivi;

- possibilità di obiettiva verifica circa il raggiungimento dei risultati attesi.

Ad es., l’attività del collaboratore svolta in ambito socio assistenziale non può rispondere a puntuali direttive o specifiche indicazioni operative da parte del committente che vanifichino ogni margine di autonomia tecnica e metodologica nella scelta delle prestazioni in funzione delle esigenze degli utenti beneficiari e delle finalità dell’intervento.

In ordine alle modalità concrete di svolgimento della prestazione è possibile rinvenire, infatti, margini di autonomia laddove i collaboratori concordino di volta in volta con il destinatario finale della prestazione gli aspetti operativi afferenti alla tipologia di intervento, gli orari di assistenza nonché le concrete modalità di erogazione del servizio.

Attività di promoter

Il lavoro dei promoter si svolge normalmente presso fiere, centri commerciali, convegni (ecc.) e consiste sia nell'organizzazione di un evento e/o sponsorizzazione di un determinato prodotto, mediante la consegna del materiale promozionale o attraverso la pubblicizzazione di specifiche qualità ed offerte in ordine al prodotto stesso.

La figura del promoter, pertanto, va ad identificarsi non solo con colui o colei che si limita a promuovere un prodotto, ma anche con chi lo vende nell’ambito di strutture commerciali.

Il Ministero ritiene, inoltre, che le attività svolte dai cd. promoter abbiano caratteristiche pressoché analoghe a quelle dei commessi e/o addetti alle vendite, che difficilmente risultano inquadrabili nell’ambito di un genuino rapporto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto, pur risultando astrattamente riconducibili ad altri rapporti di natura autonoma.

Il personale ispettivo è invitato pertanto ad esaminare la fattispecie concreta posta in essere e a ricondurre eventualmente alla subordinazione quelle collaborazioni a progetto che, previa verifica, manifestano assenza dei requisiti.

Sul punto, comunque, viene posta l’attenzione sulla possibilità concessa dalla L. n. 173/2005, recante la “disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali”, in cui si prevede che l’attività in questione, con o senza vincolo di subordinazione, è soggetta all’obbligo del possesso del tesserino di riconoscimento di cui al D.Lgs. n. 114/1998, e che la natura della prestazione svolta senza vincolo di subordinazione deve ritenersi di carattere occasionale fino al conseguimento di un reddito annuo, derivante da tale attività, non superiore ad euro 5.000.

 

3) Incarico di revisione e risoluzione consensuale dell’incarico, nonché sezione dei revisori inattivi

Stabilite le regole per la cessazione dell’incarico di revisione: é ammissibile la risoluzione consensuale dell'incarico

In attuazione di quanto disposto dal D.Lgs. n. 39/2010, relativo alla revisione legale dei conti annuali e consolidati, é stato pubblicato, sulla G.U. n. 43 del 20 febbraio 2013, il Decreto 28 dicembre 2012 riguardante le modalità di cessazione dell’incarico di revisione.

In particolare, il citato Decreto regola i casi e le modalità di revoca, dimissioni e risoluzione consensuale dell’incarico di revisione legale, in attuazione dell’art. 13, comma 4, del D.Lgs. n. 39/2010.

Revoca dell’incarico

L’incarico, affidato sia a revisori persone fisiche, sia a società di revisione, può essere revocato esclusivamente “per giusta causa” (le divergenze di opinioni in merito ad un trattamento contabile o a procedure di revisione non configurano tale ipotesi).

In presenza di giusta causa, l’organo amministrativo deve annunciare per iscritto al soggetto incaricato della revisione legale la presentazione all’assemblea della proposta di revoca per tale ipotesi, specificandone le motivazioni.

Peraltro, costituiscono giusta causa di revoca:

- Il cambio del soggetto che, ai sensi dell’art. 2359 c.c., eserciti il controllo della società assoggettata a revisione, salvo che il trasferimento sia avvenuto nell’ambito del medesimo gruppo;

- il cambio del revisore del gruppo cui appartiene la società assoggettata a revisione, nell’ipotesi in cui la continuazione dell’incarico sia ostativa all’acquisizione di elementi probativi appropriati e sufficienti per la formulazione di un giudizio sul bilancio consolidato;

- il verificarsi di cambiamenti all’interno del gruppo cui appartiene la società assoggettata a revisione tali da impedire il conseguimento dell’incarico di revisione;

- la sopravvenuta inidoneità del revisore, a causa di insufficienza di mezzi o di risorse;

- il riallineamento della durata dell’incarico a quello della società capogruppo dell’ente di interesse pubblico appartenente al medesimo gruppo;

- il verificarsi di gravi inadempimenti del revisore;

- l’acquisizione o la perdita della qualificazione di ente di interesse pubblico;

- la sopravvenuta compromissione dell’indipendenza del soggetto incaricato della revisione;

- la sopravvenuta insussistenza dell’obbligo di revisione legale.

Costituiscono infine ipotesi di giusta causa di revoca dell’incarico “i fatti di rilevanza”, dei quali è necessario fornire adeguata motivazione, che comportino l’impossibilità di prosecuzione del contratto di revisione, anche in considerazione delle finalità dell’attività stessa.

E’ fatto divieto di previsione di clausole che escludano o limitino la possibilità di revocare l’incarico per giusta causa.

Dimissioni dall’incarico di revisione

Le circostanze idonee a motivare le dimissioni devono risultare tali da rendere impossibile la prosecuzione del contratto di revisione, tenuto conto delle finalità dell’attività.

Le dimissioni, in ogni caso, devono essere formulate secondo i tempi e con modalità idonee a consentire alla società interessata di provvedere all’affidamento di un nuovo incarico.

Risoluzione consensuale dell’incarico

Infine, vengono disciplinate le ipotesi di risoluzione consensuale dell’incarico, nonché le modalità di comunicazione degli eventi di cessazione degli incarichi, con la previsione di una disciplina diversificata per gli enti di interesse pubblico.

Entrata in vigore

L’entrata in vigore del regolamento è prevista per il 7 marzo 2013.

Revisori inattivi ed obbligo formativo

Infine, sulla medesima Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato anche il D.M. n. 16 del 8 gennaio 2013 relativo alla gestione della “Sezione dei revisori inattivi” e alle condizioni per la partecipazione dei revisori inattivi a un corso di formazione e aggiornamento, ai sensi dell’art. 8 del DLgs. n. 39/2010.

Sono iscritti d’ufficio nella Sezione inattivi:

- i soggetti iscritti nel Registro dei revisori legali che non hanno assunto incarichi di revisione legale per tre anni consecutivi;

- i soggetti iscritti nel Registro che non hanno collaborato a un’attività di revisione legale in una società di revisione legale di cui all’art. 1, comma 1, lett. q) del DLgs. 39/2010, per tre anni consecutivi.

Inoltre, sono iscritti nella Sezione i soggetti iscritti che ne fanno richiesta al MEF, anche prima del decorrere dei tre anni per l’iscrizione d’ufficio, sentito il parere della Commissione istituita ai sensi dell’art. 42, comma 2 del DLgs. 39/2010, previa presentazione di una dichiarazione nella quale il revisore attesti di non avere in corso incarichi di revisione.

Il MEF, sentito il parere della Commissione, dispone l’accoglimento o il rigetto dell’istanza entro 90 giorni dal ricevimento.

Il revisore iscritto nella Sezione inattivi, salvo che abbia partecipato volontariamente a programmi di aggiornamento professionale (art. 5, comma 1 del DLgs. 39/2010), per assumere nuovi incarichi di revisione dovrà suo malgrado partecipare ad un corso di formazione e aggiornamento, per acquisire o mantenere le conoscenze teoriche e le competenze professionali necessarie.

Il revisore che partecipa al suddetto programma di formazione dovrà pagare il contributo annuale per la formazione (l’importo verrà stabilito con decreto del MEF).

 

4) Come dedurre dal Modello Unico le donazioni fatte a favore della Chiesa apostolica in Italia

Stabilite le modalità per la deduzione delle erogazioni liberali versate a favore della Chiesa apostolica in Italia.

E’ stato, infatti, pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 43 del 20 febbraio 2013, Decreto del 1 febbraio 2013 - Min. Economia e Finanze.

Viene disposto che le erogazioni liberali in denaro versate a decorrere dall’1 gennaio 2012 dalle persone fisiche a favore della Chiesa apostolica in Italia, nonché degli enti e opere da essa controllati, per fini di culto, istruzione, assistenza e beneficenza debbono risultare, ai fini della loro deduzione dal reddito complessivo fino all’importo di euro 1.032,91, dai seguenti documenti:

a) attestazione o ricevuta di versamento in conto corrente postale intestato alla Chiesa apostolica in Italia, contenente la causale dell’erogazione liberale;

b) ricevuta rilasciata dall’azienda di credito al cliente attestante l’avvenuto accreditamento dell’importo dell’erogazione liberale, per detta causale, sul conto corrente bancario o postale intestato alla Chiesa apostolica in Italia, in caso di effettuazione dell'erogazione mediante bonifico bancario o postale, ovvero mediante altri mezzi di pagamento bancario o postale;

c) in caso di effettuazione dell’erogazione con assegno bancario, quietanza liberatoria rilasciata a nome della Chiesa apostolica in Italia su appositi  stampati predisposti e numerati da detta Chiesa e contenente: il numero progressivo della quietanza; cognome, nome e comune di residenza del donante; l'importo dell'erogazione liberale; la causale dell'erogazione liberale. La quietanza può essere rilasciata e sottoscritta, oltre che dal legale rappresentante della Chiesa apostolica in Italia, anche da altri soggetti incaricati dalla Chiesa medesima.

I Donatori, al fine di potersi avvalere del beneficio fiscale) dovranno conservare ed esibire, a richiesta degli uffici finanziari entro i consueti termini di prescrizione tributaria (art. 43 del D.P.R. n. 600/1973), i documenti comprovanti le erogazioni liberali effettuate.

 

5) Le Commissioni Tributarie possono accettare come prove le intercettazioni telefoniche

Se il giudice di merito lo ritiene opportuno può accettare come prove nel processo tributario le intercettazioni telefoniche e le dichiarazioni rese dal personale della Guardia di Finanza.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2916 del 7 febbraio 2013.

Spetta, dunque, a tale giudice (C.T.P. e C.T.R.) decidere se accettare o meno tali dichiarazioni.

primo punto della,

L’analisi della Suprema Corte si è, in particolare, soffermata su un punto della motivazione del ricorso, quello riguardante la legittimità della sentenza formulata sulla base di sommarie di informazioni testimoniali ed intercettazioni telefoniche, in violazione dell’art. 7, comma 4 del D.Lgs. n. 546/1992 e art. 246 c.p.c..

Se è vero che la citata norma non ammette il giuramento e la prova testimoniale in seno al processo tributario, nel caso di specie non sono state dedotte dai ricorrenti le prove testimoniali ma le intercettazioni telefoniche in quanto tali.

La Corte ha precisato che, quando sono inserite nel processo verbale di constatazione, le dichiarazioni di terzi raccolte dalla polizia tributaria non hanno natura di testimonianza ma di mere informazioni inserite nell’ambito delle indagini amministrative.

Già in precedenza il giudice supremo, con la sentenza 4306/2010, in merito al divieto imposto dall’art. 270 c.p.p. di utilizzare i risultati di intercettazioni telefoniche in procedimenti diversi da quello in cui sono state disposte, ha chiarito che detto divieto non opera nel contenzioso tributario, ma soltanto in ambito penale.

La giurisprudenza ha ammesso come principio generale, per l’utilizzo delle informazioni raccolte dalla polizia tributaria all’interno del processo, quanto disposto dall’art. 63 del D.p.r. n. 633/1972, in forza del quale la Guardia di finanza, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria, trasmette i documenti o le notizie acquisite anche da altre Forze nell’esercizio dei poteri di polizia giudiziaria. Tutelando in tal caso la riservatezza delle indagini penali.

Nel caso di specie, i ricorrenti non hanno dubitato della legittimità delle intercettazioni telefoniche in ambito penale, svolte dall’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge, ma hanno sollevato qualche perplessità sull’estensione di tale mezzo nel processo tributario.

 

6) Approvate le specifiche tecniche per la trasmissione telematica del Modello Unico PF 2013

Approvate le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello di dichiarazione “Unico 2013-PF”.

E’ stato pubblicato il 21 febbraio 2013 il provvedimento n. 2013/20486 datato 15 febbraio 2013 del Direttore dell’Agenzia delle entrate recante “Approvazione delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello di dichiarazione “Unico 2013-PF”, nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dei parametri e nella comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli indicatori di normalità economica nonché dei dati riguardanti le scelte per la destinazione dell’otto e del cinque per mille dell’IRPEF”.

Con il provvedimento del 31 gennaio 2013, pubblicato il 1° febbraio 2013 è stato approvato il modello di dichiarazione Unico 2013–PF che contiene la versione semplificata “Unico Mini”, con le relative istruzioni, concernente la dichiarazione agli effetti delle imposte sui redditi delle persone fisiche da presentare nell’anno 2013.

Lo stesso provvedimento ha, inoltre, approvato i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dei parametri per il periodo d’imposta 2012, unitamente alle relative istruzioni.

Tali modelli, che costituiscono parte integrante della dichiarazione Unico 2013–PF, devono essere presentati dagli esercenti attività d’impresa o attività professionali per le quali non sono stati approvati gli studi di settore, ovvero, ancorché approvati, operano le condizioni di inapplicabilità individuate nei provvedimenti di approvazione degli studi stessi.

Il medesimo provvedimento ha, inoltre, approvato la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli indicatori di normalità economica per il periodo d’imposta 2012, unitamente alle relative istruzioni.

Tale comunicazione, che costituisce parte integrante della dichiarazione “Unico 2013–PF”, deve essere effettuata dagli  esercenti attività d’impresa o attività professionali per i quali non si rendono applicabili gli studi di settore.

Il punto 2.2 del suddetto provvedimento di approvazione del modello di dichiarazione Unico 2013–PF fa rinvio ad un successivo atto dell’Agenzia delle Entrate per la definizione delle specifiche tecniche per la trasmissione in via telematica dei dati ivi contenuti.

Pertanto, al fine di dare attuazione alle predette disposizioni, con il presente provvedimento sono definite:

- nell’Allegato A, le specifiche tecniche da utilizzare per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati contenuti nel modello di dichiarazione Unico 2013–PF, nonché nel modello Unico Mini, unitamente ai dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli indicatori di normalità economica, da parte delle persone fisiche che provvedono direttamente all'invio nonché da parte degli altri utenti del servizio telematico che intervengono quali intermediari abilitati alla trasmissione;

- nell’Allegato B, le specifiche tecniche da adottare per la trasmissione telematica all'Agenzia delle Entrate dei dati contenuti nel modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dei parametri da parte degli esercenti arti e professioni che provvedono direttamente all'invio nonché da parte degli altri utenti del servizio telematico che intervengono quali intermediari abilitati alla trasmissione;

- nell’Allegato C, le specifiche tecniche da adottare per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati contenuti nel modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dei parametri da parte degli esercenti attività d’impresa che provvedono direttamente all’invio nonché da parte degli altri utenti del servizio telematico che intervengono quali intermediari abilitati alla trasmissione.


7) Fondo di previdenza del clero: aggiornamento del contributo INPS a carico degli iscritti

L’INPS con la circolare n. 30 del 21 febbraio 2013 ha indicato gli importi dovuti, quale conguaglio dei contributi già versati per gli anni 2011 e 2012, dagli iscritti al Fondo di previdenza del clero secolare e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica.

L’Istituto riporta i seguenti importi dovuti, quale conguaglio dei contributi già versati per gli anni 2011 e 2012, dagli iscritti al predetto Fondo:

Contributo annuo aggiornato euro 1.607,04

Contributo annuo già dovuto euro 1.581,72

Differenza dovuta per ciascun anno euro 25,32

L’importo dovuto a titolo di conguaglio per un bimestre è di euro 4,22 e per un mese euro 2,11.

Considerati i tempi necessari per la predisposizione dei nuovi bollettini da inviare agli iscritti al Fondo, il termine di versamento senza aggravio di interessi è fissato al 31 marzo 2013 e attiene alle sole integrazioni dovute per gli anni precedenti. La contribuzione riferita al 2013 deve essere adeguata ai nuovi importi fin dalla prima scadenza.

A decorrere dal 2013 anche per i versamenti riferiti alla contribuzione dovuta dagli iscritti al Fondo Clero è stato introdotto il bollettino MAV - pagamento mediante avviso - in sostituzione del bollettino di conto corrente postale.

 

8) Invio spiegazioni per il mancato allineamento agli studi di settore entro il 28 febbraio 2013

Imprese e professioni, alle prese con risultanze non conformi a quelle volute dagli studi di settore per il periodo d’imposta 2011, hanno tempo fino al 28 febbraio 2013 per potere spiegare al fisco le circostanze e le criticità che hanno determinato il disallineamento.

L’appuntamento si rinnova dopo le precedenti esperienze relative ai periodi d’imposta 2009 e 2010.

L’Amministrazione finanziaria attende, quindi, quei fatti che hanno portato, nonostante i correttivi apportati per la difficile crisi economica, a situazioni di non congruità (anche in presenza di non normalità economica), non normalità (nonostante una situazione generale di congruità) e non coerenza, rispetto alle stime elaborate secondo il sistema messo a punto con gli studi di settore.

Per tale fine, i contribuenti interessati possono farlo utilizzando l’apposito software messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate sul proprio sito internet.

 

Vincenzo D’Andò