Novità fiscali del 21 febbraio 2013: co.co.co. a progetto, in arrivo controlli sui contratti simulati

Pubblicato il 21 febbraio 2013

il Cassetto fiscale apre agli studi di settore: al via la nuova applicazione dedicata alle partite IVA; attività abusive: il reddito tassabile si desume dai movimenti rilevati sul c/c bancario; co.co.co. a progetto: attività di contrasto ai contratti simulati; autonomia del lavoratore essenziale nella associazione in partecipazione; Irap: possibile ricorrere contro la cartella di pagamento quale primo atto con cui la pretesa viene portata a conoscenza del contribuente; F24: tris di causali contributo e aggiornato software Iva 2013

 

Indice:

 

1) Il Cassetto fiscale apre agli studi di settore: al via la nuova applicazione dedicata alle partite Iva

 

2) Attività abusive: il reddito tassabile si desume dai movimenti rilevati sul c/c bancario

 

3) Co.co.co. a progetto: attività di contrasto ai contratti simulati

 

4) Autonomia del lavoratore essenziale nella associazione in partecipazione

 

5) Irap: possibile ricorrere contro la cartella di pagamento quale primo atto con cui la pretesa viene portata a conoscenza del contribuente

 

6) Modello F24: tris di causali contributo e aggiornato software Iva 2013

 

 

1) Il Cassetto fiscale apre agli studi di settore: al via la nuova applicazione dedicata alle partite Iva

Dal 20 febbraio 2013 i titolari di partita Iva possono accedere alle informazioni relative alla propria posizione rispetto agli studi di settore comodamente via web. E’ infatti disponibile una nuova sezione del Cassetto fiscale, accessibile dall’area dedicata ai servizi online sul sito internet www.agenziaentrate.it, grazie alla quale sono a portata di click le anomalie telematiche relative al periodo d’imposta 2010, gli inviti e le comunicazioni di anomalie da studi di settore inviate dall’Agenzia nel 2012, oltre alle risposte fornite dai contribuenti interessati e predisposte utilizzando lo specifico software.

Tutte le novità nel Cassetto

Il servizio che consente agli utenti Fisconline ed Entratel di consultare le proprie informazioni fiscali si arricchisce di nuovi documenti relativi agli studi di settore. In particolare, grazie alla nuova procedura messa a punto dall’Agenzia delle Entrate, i contribuenti potranno visualizzare:

- le anomalie evidenziate in sede di trasmissione della dichiarazione sulla base dei controlli telematici tra Unico 2011 (periodo d’imposta 2010) e Gerico 2011 (periodo d’imposta 2010);

- gli inviti a presentare il modello degli studi di settore, relativo al periodo d’imposta 2010, trasmessi ai contribuenti che risultano non averlo validamente inviato;

- le comunicazioni delle anomalie presenti nei dati degli studi di settore compilati per il periodo di imposta 2010, inviate quest’anno ai contribuenti tramite raccomandata o agli intermediari tramite il canale Entratel, e le relative risposte trasmesse dagli stessi utilizzando la procedura informatica dedicata.

Come visualizzare le informazioni sugli studi di settore

Per consultare il Cassetto fiscale, e conoscere così la propria posizione ai fini degli studi di settore, basta richiedere il pin e la password di accesso ai servizi online dell’Agenzia. Una volta entrati nel Cassetto è sufficiente selezionare dal menu a sinistra la voce “Studi di settore”.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 19 del 20 febbraio 2013)

 

 

2) Attività abusive: il reddito tassabile si desume dai movimenti rilevati sul c/c bancario

Se mancano le scritture contabili, i versamenti ed i prelevamenti sul c/c di un professionista che esercita abusivamente l’attività (nel caso di specie, sanitaria) costituiscono presunzioni di reddito nell’anno in cui risultano incassati.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2894 del 7 febbraio 2013.

Dopo una verifica della Guardia di finanza presso la sede di un medico abusivo, l’Amministrazione finanziaria ha emesso avvisi di accertamento basati sui dati rinvenuti dai controlli bancari sui conti del contribuente.

In particolare, avvalendosi degli accertamenti bancari, l’Ufficio del fisco ha ritenuto come operazioni imponibili ai fini Iva e Irpef (artt. 32 del D.p.r. n. 600/1973, e 51 del D.p.r. n. 633/1972) tutte le movimentazioni operate dal contribuente. Ciò poiché il soggetto, nella sua qualità di abusivo, non aveva istituito le scritture contabili e non aveva ottemperato all’invito della Guardia di finanza di fornire dati e notizie sugli elementi desunti dagli accertamenti bancari.

La Suprema Corte ha affermato il principio secondo cui “tutti i versamenti e i prelevamenti risultanti dal conto …(quando, come nella specie, sia accertato l’esercizio abusivo di un’attività professionale) costituiscono presunzioni di reddito in rapporto all’anno nel quale sono effettuati…”, non essendo stata tenuta la contabilità prevista per legge (Cassazione, sentenza n. 2894/2013).

E’, quindi, legittima l’utilizzazione dei dati e degli elementi risultanti dall’esame dei conti bancari, per fondare la presunzione che i movimenti del conto corrispondono a operazioni imponibili (Cassazione, sentenza n. 14675/2006) fino a quando il contribuente non fornisce prova idonea a giustificare i vari movimenti bancari e a dimostrare che gli stessi sono estranei al suo reddito o perché a lui non riferibili di fatto, o perché ricollegabili ad atti non soggetti a tassazione (Cassazione, sentenze n. 2843/2008 e n. 21975/2009). E deve farlo non con una prova generica perché, altrimenti, continua a operare la presunzione di consequenzialità da operazioni imponibili (Cassazione, sentenze n. 21132/2011 e n. 21125/2010).

È necessario, cioè, che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità ad attività estranea (e non imponibile) di ogni singola movimentazione del conto (Cassazione, sentenza n. 13818/2007).

Nel caso di specie, tale prova non è stata fornita né per i versamenti (imputati ai ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività anche se abusiva) né per i prelevamenti (considerati come costi in nero e corrispondenti a ricavi non dichiarati), dei quali non vi era traccia nella contabilità, e che, quindi, hanno informato il Fisco della effettiva redditività del conto bancario (Cassazione, sentenza n. 14041/2011).

 

 

3) Co.co.co. a progetto: attività di contrasto ai contratti simulati

La Riforma del lavoro è intervenuta sulla disciplina della collaborazione coordinata e continuativa a progetto, con l’obiettivo di contrastarne un uso non corretto, mediante apposite restrizioni alla possibilità del datore di lavoro di avvalersi di tale tipologia contrattuale.

A tal fine, l’Inail, con la circolare n. 13 del 19 febbraio 2013, ha impartito, quindi, le seguenti istruzioni in merito al mutato quadro normativo e al regime vigente in tema di obbligo assicurativo e retribuzione imponibile ai fini della determinazione del premio assicurativo, tenuto conto dell’esigenza di garantire uniformità di comportamento da parte delle Strutture territoriali e della diffusione del contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto.

Requisiti del progetto

La Riforma del lavoro ha modificato la definizione di “lavoro a progetto” nel modo seguente: ferma restando la disciplina degli agenti e rappresentanti di commercio, nonché delle attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center “outbound” per le quali il ricorso ai contratti di collaborazione a progetto é consentito sulla base del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all’art. 409, numero 3), del codice di procedura civile, devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore.

Il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente, avuto riguardo al coordinamento con l’organizzazione