Novità fiscali del 12 febbraio 2013: ancora troppi dubbi sulla normativa antiriciclaggio

Pubblicato il 12 febbraio 2013



antiriciclaggio: è confusione sull’interpretazione della norma per i Commercialisti; detrazione spese auto a tutto campo; Governo: contributi per ricostruire immobili; colf con nuovi minimi retributivi per il 2013; norme che penalizzano lo sviluppo; identificazione elettronica e sviluppo dell’economia digitale; il reato di occultamento delle scritture contabili ha natura permanente; contributi 2013 per artigiani e commercianti; in flessione le aperture di nuove partite IVA

 

 

Indice:

 

1) Antiriciclaggio: è confusione sull’interpretazione della norma per i Commercialisti

 

2) Detrazione spese auto a tutto campo

 

3) Governo: contributi per ricostruire immobili

 

4) Nessuna casa pignorata per 7 euro a Ferrara

 

5) Colf con nuovi minimi retributivi per il 2013

 

6) Norme che penalizzano lo sviluppo: guida della Fondazione studi Consulenti del lavoro

 

7) Identificazione elettronica e sviluppo dell’economia digitale: semplicità, sicurezza e interoperabilità

 

8) Il reato di occultamento delle scritture contabili ha natura permanente

 

9) Contributi 2013 per artigiani e commercianti

 

10) Subisce una flessione l’apertura delle nuove partite Iva

 

 

1) Antiriciclaggio: è confusione sull’interpretazione della norma per i Commercialisti

Tanta confusione sulla corretta applicazione della normativa antiriciclaggio per i Commercialisti.

Lo rileva un prezioso intervento dell’A.N.D.C. (a firma di Giampiero Guarnerio), uno degli organi associativi nel nostro paese a tutela dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

Secondo tale pensiero, i continui interventi interpretativi dottrinali e di prassi hanno portato solo ad ingenerare tanta confusione tra gli operatori che devono mettere in atto tali incombenze (Commercialisti). Il tutto con il rischio di applicazione di pesantissime sanzioni nonostante il professionista abbia fatto il proprio dovere.

Vediamo di seguito tutti i motivi contenuti in tale autorevole intervento che portano a tale conclusione.

«Riciclaggio, la cui definizione (art. 2 del D.Lgs. 231/2007) prevede un nesso causale preciso tra reato prodromico (rectius, “attività criminosa” prodromica), operazione finanziaria/patrimoniale eseguita e fine di occultamento o dissimulazione della provenienza illecita.

Ciò dovrebbe sgombrare il campo da quelle interpretazioni che vorrebbero i professionisti obbligati a segnalare ipotesi di reato slegate dal reimpiego delle somme ottenute illecitamente, quali ad esempio i reati fiscali in sé. Oggetto della segnalazione sarà, caso mai, la susseguente operazione finanziaria realizzata utilizzando quelle somme in associazione col fine di occultamento o dissimulazione.

Talché pare piuttosto inverosimile ritenere sussistente l’obbligo di segnalazione, ad esempio, in presenza di omesso versamento di ritenute fiscali oltre la soglia penale, laddove il mancato versamento consti dalle scritture contabili e dal bilancio d’esercizio pubblicato: in tali casi non solo il reato prodromico non è nascosto – anzi è automanticamente segnalato al Fisco – ma anche il reimpiego col fine dissimulatorio è, tecnicamente, impossibile: qualsiasi ulteriore “investimento” non potrà mai nascondere il mancato versamento.

Non solo. Anche gli obblighi di identificazione e di registrazione in capo ai professionisti sono molto più limitati di quanto si vuol far credere. La definizione di “operazione” riportata nell’art. 1 del Decreto – che è il presupposto per l’onere di identificazione – pone una chiara connessione tra quanto realizzato dal cliente (un’operazione finanziaria/patrimoniale che modifica la sua situazione giuridica) e l’operato del professionista (l’operazione deve essere realizzata “tramite” la prestazione professionale). Il che porta ad escludere l’obbligo identificativo o di registrazione per tutte le attività professionali prive del nesso causale tra l’operazione e la prestazione medesima, quali ad esempio i servizi contabili e dichiarativi.

Ovviamente, non bisogna confondere gli obblighi identificativi e di registrazione con gli obblighi di segnalazione. Questi ultimi sono slegati dal contenuto della prestazione e si estendono a tutte le informazioni in possesso del professionista, indipendentemente dal tipo di attività svolta: in tal senso, non si può escludere un obbligo di segnalazione collegato ad una prestazione che non implica l’identificazione.

Da non confondere obblighi identificativi con obblighi di segnalazione

Nondimeno, recentemente la GdF ha individuato numerosi casi di prestazioni professionali che comporterebbero obblighi di identificazione e registrazione, riprendendo un’analoga enumerazione contenuta nel provvedimento UIC del 24 febbraio 2006, emanato a seguito del DM 141/2006 del MEF (in vigenza della precedente legislazione antiriciclaggio).

Sulla nozione di “prestazione professionale”, tale DM era persino più restrittivo, individuando l’attività del professionista esclusivamente nella “diretta trasmissione, movimentazione o gestione” ovvero nell’assistenza in operazioni cui fosse sottesa la trasmissione/movimentazione di mezzi di pagamento, beni o utilità “in nome o per conto del cliente”, senza fare alcuna menzione circa la tenuta della contabilità. Ed è impossibile interpretare “onestamente” tale chiara definizione nel senso di farvi rientrare servizi professionali forniti successivamente all’operazione realizzata dal cliente senza l’assistenza del professionista, come pacificamente accade per gli adempimenti contabili.

Invece, il provvedimento UIC, pur ribadendo la necessaria connessione tra operazione svolta dal cliente e assistenza del professionista, precisa che “gli incarichi di revisione contabile, di tenuta di contabilità, paghe e contributi e l’esecuzione di adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza” assumono rilievo quali operazioni di valore non determinabile.
Questa precisazione, non necessaria, ha causato un’estensione infondata dell’ambito applicativo della norma.

Deve ritenersi ugualmente errata la conclusione cui è giunto il MEF (nota 65633 del 1206/2008), a mente della quale la tenuta della contabilità comporta obbligo di identificazione perché è una prestazione “che ha ad oggetto mezzi di pagamento”. Ciò è impossibile, vuoi perché la registrazione contabile avviene dopo l’effettuazione dell’operazione, vuoi perché il cliente non chiede certo il permesso al contabile per effettuare un pagamento.

Probabilmente, tale interpretazione è frutto di un doppio malinteso sul ruolo del commercialista:

- da un lato, perché l’impianto normativo ha come naturali destinatari gli istituti finanziari, i quali intervengono operativamente, oltre che contabilmente, nella movimentazione dei mezzi di pagamento;

- dall’altro, perché è radicata l’idea che il contabile sia una specie di “complice” del cliente.

Ma anche questo è falso: il contorno della prestazione professionale è quello che risulta dall’incarico. Non si può pretendere che vi sia un’estensione così permeante dell’incarico che allarghi l’attività del professionista al punto da condividere la gestione quotidiana dell’impresa.»

 

 

2) Detrazione spese auto a tutto campo

Ai fini Iva, se il contribuente riesce a dimostrare che l’autovettura viene utilizzata nell’attività della propria attività allora può detrarre l’Iva in misura piena (100%) e non solo nella misura del 40%. Quello che conta è la sussistenza del concetto dell’inerenza del bene all’attività aziendale/professionale.

A tale conclusione si giunge dopo la lettura del parere della Direzione regionale delle entrate della Toscana (protocollo 911-4942/2013) in risposta a uno specifico quesito formulato dall’Odcec di Pistoia.

Nel quesito era stata prospettata l’ipotesi del professionista che utilizza due autovetture per l’espletamento della propria attività, chiedendo se la deducibilità fosse ammessa anche per il secondo veicolo e se l’Iva relativa fosse in tutto o in parte indetraibile.

Parrebbe, quindi, che in presenza di due auto, se una delle due è totalmente utilizzata nell’esercizio della propria attività si possa fruire della detrazione integrale. Tuttavia, è comunque il professionista/imprenditore che poi deve riuscire a dimostrare ciò.

Come è noto ai fini Iva, l’art. 19-bis1, lett. c) del D.P.R. 633/1972 dispone che l’imposta relativa all’acquisto o all'importazione di veicoli stradali a motore, diversi da quelli di cui alla lett. f) della tabella B, e dei relativi componenti e ricambi, è detraibile nella misura del 40% se tali veicoli non sono utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell'impresa, dell’arte o della professione,

Viceversa, ai fini delle imposte sui redditi la deduzione è pressoché quasi azzerata (ciò esclusivamente per esigenze di cassa erariale).

Infatti, eccettuati i casi di completa deducibilità e detrazione per i beni interamente strumentali, per le imposte dirette (art. 164 del Tuir), per i professionisti (il tetto massimo di riconoscimento fiscale del costo è pari a € 18.076) dal 2013, la deducibilità è ridotta al 20% per un solo automezzo (ovvero per un veicolo per singolo socio o associato, nel caso di associazione professionale).

 

 

3) Governo: contributi per ricostruire immobili

Nella riunione del Consiglio dei Ministri del 08 febbraio 2013 varate delle misure urgenti, tra di esse quelle del:

- sisma di maggio – firmato decreto sui contributi per ricostruire immobili.

In particolare, nel comunicato stampa n. 68 del 08.02.2013 emesso dal Governo viene precisato che:

Il Presidente del Consiglio ha firmato, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, il decreto che aggiorna la misura dei contributi che possono essere concessi per la ricostruzione degli immobili – sia abitativi, sia destinati ad uso produttivo - e degli impianti, nelle Regioni colpite dagli eventi sismici del maggio 2012, fino alla misura massima del 100% del costo ammesso e riconosciuto.

Si ricorda che il D.L. del 6 giugno 2012, n. 74 recante “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, all’articolo 3 ha previsto che i Presidenti delle Regioni interessate d'intesa fra loro stabiliscono, con propri provvedimenti adottati in coerenza con i criteri stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, priorità, modalità e percentuali entro le quali possono essere concessi contributi a fondo perduto per la ricostruzione a valere sulle risorse stanziate sul Fondo per la ricostruzione. Successivamente, il D.L. 6 luglio 2012, n. 95, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, all’articolo 3-bis ha previsto che i contributi di cui all'articolo 3, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, destinati ad interventi di riparazione, ripristino o ricostruzione di immobili di edilizia abitativa e ad uso produttivo sono alternativamente concessi, su apposita domanda del soggetto interessato, con le modalità del finanziamento agevolato, a valere su risorse messe a disposizione del sistema bancario per 6 miliardi di euro con il protocollo d’intesa firmato presso il Ministero dell’economia e delle finanze il 4 ottobre 2012. Da ultimo, l’articolo 2-bis del D.L. 14 gennaio 2013, n. 1, convertito dalla legge 1° febbraio 2013, n. 11, ha modificato il predetto articolo 3 del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, nel senso di prevedere che possono essere concessi contributi, anche in modo tale da coprire integralmente le spese occorrenti per la riparazione, il ripristino o la ricostruzione degli immobili.

 

 

4) Nessuna casa pignorata per 7 euro a Ferrara

Nessuna casa è stata pignorata da Equitalia per 7 euro a una signora di Ferrara.

In realtà, la contribuente è coobbligata con il marito a pagare cartelle per un importo ben più rilevante e maturato nel corso degli anni.

E’ del tutto distorta, quindi, l'interpretazione che hanno dato alcuni siti internet di una notizia riguardante tutt’altro argomento, cioè una sentenza del Tribunale di Ferrara relativa ai beni che confluiscono in un fondo patrimoniale.

(Equitalia, comunicato del 11 febbraio 2013)

 

 

5) Colf con nuovi minimi retributivi per il 2013

Varata la nuova tabella dei minimi retributivi per i collaboratori domestici. Aggiornati dalla Commissione nazionale i valori per paghe e valori convenzionali vitto e alloggio.

La FIDALDO, Federazione italiana datori di lavoro domestico, assieme alle Associazioni che la compongono (Nuova Collaborazione, Assindatcolf, Assodomestico di Milano e Associazione di Como) comunica che la Commissione nazionale per l’aggiornamento retributivo ha fissato – come prevede ogni anno – i nuovi minimi retributivi contrattuali da applicare ai lavoratori domestici, nonché i nuovi valori convenzionali di vitto e alloggio, tutti con decorrenza dall’1.1.2013.

In virtù di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico, detti valori sono stati determinati in misura pari all’80% dell’indice Istat sulla variazione del costo della vita per le famiglie rilevata a novembre 2012, mentre i valori convenzionali di vitto e alloggio sono stati incrementati nella misura del 100% dell’indice anzidetto.

 

 

6) Norme che penalizzano lo sviluppo: guida della Fondazione studi Consulenti del lavoro

Con la circolare n. 1 del 11 febbraio 2013 la Fondazione studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro esamina i casi eclatanti che da quest’anno bloccano le assunzioni, limitano le scelte dei datori di lavoro, aggravano i costi e contribuiscono in maniera considerevole ad aumentare la disoccupazione italiana che ha già raggiunto livelli record.

Un elenco di criticitá che fanno diventare illusoria la crescita dell’occupazione e che confermano la tendenza alla chiusura delle aziende”.

L’assenza del provvedimento legislativo di proroga della mobilità per il 2013 e del relativo finanziamento, comporta un blocco degli incentivi e, conseguentemente, dell’occupazione.

Altra criticità: L’Aspi sostituisce, migliorandolo, il trattamento di disoccupazione ma i maggiori oneri ricadono sulle aziende.

Ed ancora, dal 1° gennaio 2013 si inasprisce la contribuzione dovuta all’Inps da parte delle aziende per i contratti a tempo determinato.

E non solo, sempre a partire dal 1 gennaio 2013 la contribuzione dovuta per gli apprendisti aumenterà della misura dell’1.61 per effetto del comma 36 dell’art. 2 della Legge Fornero.

Ma non finisce qui, le assunzioni delle donne con agevolazione al 50% dei contributi a carico delle aziende prevista dall’ art 4 comma, 11 della Legge Fornero non risulta operativa per mancanza dei decreti che dovranno stabilire i territori di residenza “agevolabili” nonché il concetto di “impiego non regolarmente retribuito” citato dalla norma.

Si assiste poi al nuovo contributo fondi di solidarietà bilaterali e all’aumento dell’aliquota della gestione separata Inps.

Infatti, dal 1 gennaio 2013 l’aliquota della gestione separata riferita ai titolari di altra posizione previdenziale obbligatoria aumenta dal 18% al 20%.

Questa aliquota si applica anche agli associati in partecipazione ed ai professionisti che non hanno l’obbligo di versamento ad altra cassa previdenziale.

A partire dal 1 gennaio 2014 anche l’aliquota ordinaria della gestione separata subirà un incremento dall’attuale 27,72% al 28,72%.

Disposti, infine, anche aumenti per i soci di cooperative. Le cooperative ex D.P.R. 602/70 che impiegano soci con rapporto di lavoro dipendente, a partire dal 1 gennaio 2013 e subordinatamente all’emanazione di un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il ministro dell’economie e delle finanze, subiranno un graduale allineamento all’aliquota dell’1,31% con incrementi di 0.26 punti percentuali dal 2013 al 2016 e di 0,27 dal 2017. Analogamente potrà essere determinato l’aumento di 0.06 punti percentuali annui al fine di consentire l’allineamento all’aliquota dello 0,30% di cui alla Legge 845/78.

 

 

7) Identificazione elettronica e sviluppo dell’economia digitale: semplicità, sicurezza e interoperabilità

Assonime ha pubblicato ieri (11.02.2013) il Note e Studi n. 3/2013 incentrato su identificazione elettronica e sviluppo dell’economia digitale: semplicità, sicurezza e interoperabilità.

Nell’attuale congiuntura il potenziale di sviluppo dell’economia digitale è un elemento che assume un rilievo particolarmente importante.

In questo ambito l’economia digitale può rappresentare uno dei fattori abilitanti per rilanciare aziende e attività lavorative, per sviluppare nuove e più redditizie forme di commercio e per aprire la strada ad opportunità e scenari, prima impensabili, per migliorare la vita quotidiana dei cittadini, per assicurare condizioni di sviluppo alle imprese e per promuovere un futuro sempre più sostenibile.

Ed è per questo che la tecnologia digitale è da anni al centro delle strategie della UE, che nel 2010 ha adottato, nell’ambito della Strategia Europa 2020, la c.d. Agenda digitale Europea, che si pone l’obiettivo di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e di ottenere vantaggi socio-economici sostenibili grazie allo sviluppo di un mercato digitale unico.

Secondo le stime della Commissione Europea, la piena attuazione di questo programma consentirebbe di aumentare il PIL europeo del 5% nei prossimi 8 anni e di creare circa 4 milioni di nuovi posti di lavoro distribuiti in tutti i settori dell’economia.

Tuttavia, il nostro Paese si trova rispetto ai principali Paesi Europei in una situazione di ritardo nello sviluppo e nell’utilizzo delle tecnologie digitali, posizionandosi oltre la ventesima posizione in Europa in termini di loro diffusione.

La realizzazione dell’Agenda digitale Italiana rappresenta quindi un passaggio di grande importanza e può rappresentare un fattore chiave per superare alcuni dei principali problemi strutturali che condizionano la crescita del nostro Paese.

Tra le note conclusive del Note e Studi di Assonime viene affermato che gli stati membri devono garantire l’accettazione transfrontaliera delle firme elettroniche qualificate e non devono introdurre obblighi aggiuntivi che potrebbero trasformarsi in barriere all’impiego di tali firme.

In tutta la disciplina predisposta manca l’indicazione esplicita dell’obbligo di certificazione di sicurezza per i dispositivi sicuri per la creazione di firme qualificate e i sigilli elettronici qualificati.

Un documento elettronico è considerato equivalente a un documento cartaceo ed è ammissibile come prova nei procedimenti giudiziali, tenuto conto del suo livello di garanzia di autenticità e di integrità.

Un documento recante una firma elettronica qualificata o un sigillo elettronico qualificato della persona competente per rilasciarlo gode della presunzione legale di autenticità e di integrità, purché non contenga elementi dinamici in grado di modificarlo automaticamente.

Effetti giuridici e accettazione dei documenti elettronici

Per quanto concerne l’accettazione dei documenti elettronici, quando per la prestazione di un servizio pubblico sia richiesto un documento originale o una copia autenticata, questi sono accettati negli stati membri senza requisiti aggiuntivi almeno se rilasciati dalle persone aventi titolo a rilasciare i documenti richiesti e considerati come originali o copie autenticate dalla normativa della stato membro che li ha originati.

 

 

8) Il reato di occultamento delle scritture contabili ha natura permanente

Costa caro occultare le scritture contabili (nel caso di specie, le fatture emesse), questo anche ai fini dei termini di prescrizione del reato che diviene decennale (e non, quindi, quinquennale).

E’ quanto si evince dalla lettura della sentenza n. 5974 del 07 febbraio 2013 emessa dalla Corte di Cassazione.

Il fatto

Un imprenditore individuale esercente l’attività di commercio al dettaglio di prodotti non classificati, al fine di evadere l’Iva, ovvero di consentire l’evasione a terzi, per le annualità dal 1997 al 2006, occultava i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in particolare le fatture emesse, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari.

In un primo momento il GIP aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti dell’imputato in ordine al reato di cui all’art. 10 del d.lgs. n. 74 del 2000, limitatamente alle annualità dal 1997 al 2005, per intervenuta prescrizione del reato.

Ma poi la Cassazione, intervenuta a seguito del ricorso presentato dal Procuratore generale presso il Tribunale, ha ribaltato la decisione che alla fine è divenuta sfavorevole al suddetto imprenditore.

Dunque, l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione non si era ancora verificata.

Infatti, il reato di occultamento delle scritture contabili ha natura permanente, sicché il momento consumativo di detto reato è coinciso con il momento di verifica della documentazione da parte della Guardia di Finanza.

Nel caso di specie, il momento consumativo del reato contestato all’imputato, anche con riferimento alle annualità dal 1997 al 2005, é coinciso con la formale contestazione da parte della Guardia di Finanza, intervenuta in data 30 maggio 2006, come indicato nel capo di imputazione, con la conseguenza che termine di prescrizione del reato non era ancora decorso.

La decisione della Cassazione

Secondo la Suprema Corte, in tema di reati tributari, vale il principio in base al quale il reato di occultamento della documentazione contabile (art. 10 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74), consistente nella temporanea o definitiva indisponibilità della documentazione richiesta dagli organi verificatori, ha natura di reato permanente, posto che la condotta di occultamento perdura fino al momento dell’accertamento fiscale. Infatti, il reato si manifesta nel momento dell’ispezione, quando gli agenti chiedono di esaminare detta documentazione, che l’imprenditore è tenuto a conservare ed esibire, per cui è a tale momento che deve essere fatto riferimento per l’individuazione del dies a quo del decorso del termine di prescrizione.

Nel caso di specie, poiché l’ispezione della Guardia di Finanza è intervenuta il 30 maggio 2006, da tale data deve computarsi il decorso del termine di prescrizione del reato di cui all’art. 10 del D.Lgs. n. 74 del 2000 contestato all’imputato.

Per conseguenza il reato contestato, anche in riferimento alle scritture contabili ed alla documentazione relativa agli esercizi compresi tra il 1997 ed il 2005, non è risultato ancora estinto per decorrenza dei termini di prescrizione.

 

 

9) Contributi 2013 per artigiani e commercianti

Dal 1° gennaio 2012, le aliquote contributive pensionistiche di finanziamento e di computo delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti iscritti alle gestioni autonome dell’Inps, sono incrementate di 1,3 punti percentuali e successivamente di 0,45 punti percentuali ogni anno fino a raggiungere il livello del 24%. Di conseguenza, le aliquote contributive per l’anno 2013 per artigiani e commercianti sono pari al 21,75%.

Inoltre, sempre per il 2013, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali è pari a 15.357,00 euro.
Maggiori informazioni nella circolare Inps n. 24 dell’8 febbraio 2013.

Contributi 2013 per i lavoratori domestici

La variazione percentuale, calcolata dall’Istat, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati, verificatasi tra il periodo gennaio-dicembre 2011 ed il periodo gennaio-dicembre 2012, è risultata essere pari al 3,00%.

Per conseguenza, sono state determinate le nuove fasce di retribuzione su cui calcolare i contributi dovuti per l’anno 2013 per i lavoratori domestici. Si ricorda che, sulla contribuzione dovuta per i rapporti di lavoro domestico, a partire dal 1° gennaio 2013 l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria (DS) è sostituita dall’assicurazione sociale per l’impiego (ASpI), il cui finanziamento sostituisce quello dell’indennità di disoccupazione involontaria già presente nella contribuzione per lavoro domestico. Maggiori informazioni nella circolare Inps n. 25 dell’8 febbraio 2013, la quale, inoltre, riporta anche i nuovi valori dei contributi e dei coefficienti di ripartizione

Comunicazione salvaguardia legge 214/2011

Sono state avviate le operazioni di inoltro delle comunicazioni ai soggetti interessati alla salvaguardia di cui all’articolo 24 della legge 214/2011.

La comunicazione informa il lavoratore della possibilità di accedere alla pensione con il beneficio in argomento, sulla base della normativa in vigore prima della riforma, indicando la categoria di appartenenza, e con riserva di una successiva comunicazione con l’indicazione della decorrenza della pensione in salvaguardia, che sarà inviata in tempo utile per la presentazione della relativa domanda (Messaggio Inps n. 2526 dell’8 febbraio 2013).

Retribuzioni minime 2013

I limiti di retribuzione giornaliera sono stati rivalutati per l’anno 2013 in base alla variazione percentuale da utilizzare ai fini della perequazione automatica delle pensioni che, secondo i calcoli dell’Istat per l’anno 2012, è stata pari al 3%.
Nella circolare Inps n. 22 dell’8 febbraio 2013 sono riportati i nuovi limiti e l’aggiornamento degli altri valori per il calcolo di tutte le contribuzioni dovute in materia di previdenza e assistenza sociale.

Mandati di tesoreria informatici

Il 21 gennaio 2013 è stato messo in linea il “nuovo sistema per la gestione delle spese dello Stato di RGS”.

Gli Enti pubblici e le Amministrazioni dello Stato ancora tenute all’utilizzo del mandato di tesoreria informatico per il pagamento di contributi e premi dovuti all’Inps, pertanto, dovranno attenersi alle modalità di compilazione dello stesso, descritte nella circolare Inps n. 23 dell’8 febbraio 2013, in modo che all’Istituto pervengano dati attribuibili alla corretta gestione e collegabili ai beneficiari per i relativi importi.

La circolare 23/2013 non si applica ai versamenti effettuati a favore delle gestioni ex Inpdap ed ex Enpals.

 

 

10) Subisce una flessione l’apertura delle nuove partite Iva

Il MEF ha pubblicato l’11 febbraio 2013 l’Osservatorio sulle partite IVA (sintesi dei dati di dicembre 2012): Nello scorso mese di dicembre sono state aperte 23.954 nuove partite Iva; in confronto al corrispondente mese dell’anno precedente si registra una moderata flessione (-6,6%).

La distribuzione per natura giuridica mostra una decisa flessione della quota relativa alle persone fisiche nelle aperture di partita Iva (pari al 58,2%); le società di capitali raggiungono il 30%. Anche in questo mese si registra un sensibile calo di aperture, rispetto al dicembre 2011, relativo alle società di persone (-19,9%), mentre le società di capitali sono le uniche che mostrano segni di vitalità (+1,4%): ciò sembra dovuto alla possibilità, introdotta dalla recente normativa, di avviare società a responsabilità limitata semplificata (Srls) tra under 35 che possono avere anche un solo euro come capitale sociale e società a responsabilità limitata a capitale ridotto.

Riguardo alla ripartizione territoriale delle aperture, circa il 45% di esse è avvenuto al Nord, il 23% al Centro ed il 32% al Sud ed Isole; il confronto con dicembre 2011 mostra che solo pochi territori hanno resistito al calo generalizzato delle aperture: Valle d’Aosta, prov. di Trento e Molise. Di contro, le flessioni più sensibili (oltre il 20% in meno) si registrano in Liguria, prov. di Bolzano e Basilicata.

La classificazione per settore produttivo evidenzia che il commercio continua a registrare il maggior numero di aperture di partite Iva: quasi il 28% del totale, seguito dalle attività legate ad alloggio e ristorazione ed agricoltura, ambedue intorno al 10%. Rispetto al corrispondente mese del 2011, solo il settore dell’istruzione e quello finanziario mostrano incrementi di aperture; agricoltura, costruzioni, energetico ed immobiliare scontano, invece, consistenti flessioni.

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è sostanzialmente stabile, con i maschi cui appartiene il 63,5% di aperture di partite Iva. Il 46% delle aperture è dovuta a giovani fino a 35 anni ed il 35% alla classe 36-50 anni. Rispetto al corrispondente mese del 2011, tutte le classi mostrano un calo di aperture, ad iniziare dalla più anziana (-25,4%).

 

Vincenzo D’Andò