Novità fiscali del 7 febbraio 2013: il contributo di solidarietà pagato dai Commercialisti è illegittimo

Pubblicato il 7 febbraio 2013



Unico Società di capitali 2013: novità del modello; contributo di solidarietà pagato dai Commercialisti è illegittimo; fatture per operazioni inesistenti: cartiera solo per l’IVA; chiarimenti sull’apprendistato ed altre precisazioni in materia di lavoro; sanzioni tributarie: il principio del favor rei si applica anche d’ufficio ed in ogni stato e grado del giudizio; revisione dell’assetto organizzativo di taluni uffici territoriali;

 

 

Indice:

1) Contributo di solidarietà pagato dai Commercialisti illegittimo

2) Fatture per operazioni inesistenti: cartiera solo per l’Iva (imposte indirette)

3) Chiarimenti sull’apprendistato ed altre precisazioni in materia di lavoro

4) Sanzioni tributarie: il principio del favor rei si applica anche d’ufficio ed in ogni stato e grado del giudizio

5) Revisione dell’assetto organizzativo di taluni uffici territoriali: differita la decorrenza

6) Unico Società di capitali 2013: novità del modello

 

 

1) Contributo di solidarietà pagato dai Commercialisti illegittimo

E’ illegittimo il contributo di solidarietà pagato dai Commercialisti in pensione dal 1° gennaio 2007.

La Corte di Cassazione, con la sentenza depositata il 05 febbraio 2013, non ha ritenuto sufficiente a tal fine la norma della Finanziaria 2007 che sembrava aver messo la parola fine sulla questione contributiva che interessa i pensionati ante 2007.

La Suprema Corte ha, quindi, dato torto alla Cassa di previdenza dei Dottori Commercialisti che si era appellata per vedersi riconosciuto il diritto ad applicare la ritenuta dal 1° gennaio 2007 (pretesa accordata dalla sentenza di primo grado).

Si aprono le porte dunque ai pensionati per chiedere il rimborso di quanto eventualmente hanno continuato a pagare.

 

2) Fatture per operazioni inesistenti: cartiera solo per l’Iva (imposte indirette)

Il reato di utilizzazione fraudolenta in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti è integrato quanto alle imposte dirette dalla sola inesistenza oggettiva, mentre per l’Iva comprende anche la inesistenza soggettiva.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5505 del 04 febbraio 2013.

Nel caso di specie, esaminato dalla Corte di Cassazione, è risultato configurabile soltanto l’evasione in materia di imposte indirette.

In accoglimento del ricorso presentato dal contribuente, l’ordinanza è stata, dunque, annullata, con rinvio, per nuovo esame al Tribunale.

Il fatto

Una società era sospettata di essere una cartiera: Aveva avuto un enorme aumento del volume di affari (nel 2006, 4 milioni di euro; nel 2007, 27 milioni; nel 2008, 59 milioni di euro) ed era priva di una struttura organizzativa idonea a supportare un simile movimento di merci; vi erano gravi anomalie nella sua contabilità, e precisamente nei documenti di trasporto. A seguito di controlli sui fornitori la Guardia di Finanza aveva concluso che tale società non aveva mai movimentato alcuna delle merci oggetto delle fatture di vendita.

Anche 183 tonnellate di soia biologica indicate nella fattura n. 665 del 19 giugno 2009 di cui all’imputazione non corrispondevano a un’operazione commerciale effettivamente avvenuta; di qui il sequestro preventivo impugnato. F. aveva prodotto a supporto della sua istanza i documenti di trasporto, gli scontrini di pesatura, l’estratto conto bancario della società con l’addebito dell’assegno e l’accredito di pari importo alla venditrice, le analisi chimiche fatte eseguire sulla soia acquistata, il contratto di mediazione, i registri di carico della merce e le fatture di vendita a terzi del prodotto lavorato.
Il Tribunale ha rilevato la mancanza dei verbali delle ispezioni eseguite presso i fornitori della pretesa cartiera o delle eventuali sommarie informazioni testimoniali acquisite da essi in relazione agli specifici lotti di soia biologica cui afferisce la fattura del capo d’imputazione; le produzioni dell’indagato, per contro, sono idonee a contrastare l’ipotesi della fittizietà assoluta dell’acquisto. Il reato contestato è quindi configurabile sotto il diverso profilo della inesistenza soggettiva delle operazioni commerciali.

Contro l’ordinanza ha presentato ricorso il difensore di G.F. rilevando che il Tribunale ha affermato inspiegabilmente che il prodotto non proveniva da Y.

Ciò costituisce non solo un difetto di motivazione ma anche una violazione di legge in rapporto all’articolo 321 c.p.p. che esige quale presupposto della cautela il fumus commissi delicti.

Inoltre il Tribunale avrebbe dovuto tenere conto anche degli elementi offerti dall’indagato, e comunque la misura cautelare non poteva essere disposta sulla base di un’ipotesi criminosa configurabile solo in astratto, ma anche considerando la conformazione concreta della vicenda.

Il Tribunale non tenta nemmeno di spiegare perché le prove fornite dall’indagato non sono sufficienti a testimoniare la provenienza della merce e quindi non motiva il fumus commissi delicti, bensì si basa sull’asserzione, quasi dogmatica, che la Y è una cartiera. La partecipazione criminosa dell’indagato al fatto, infine, viene esclusa anche dall’assenza di rapporti diretti da lui e il venditore, essendosi F. avvalso di un mediatore.

La decisione

Secondo la Cassazione il ricorso del contribuente è fondato.

Invero, la motivazione dell’ordinanza impugnata patisce una indubbia soluzione di continuità logica laddove, dopo aver riassunto gli elementi fattuali emergenti dagli atti, incluse le produzioni dell’attuale ricorrente – produzioni che effettivamente potevano ben porsi in contrasto con la fittizietà dell’operazione, trattandosi di documenti di trasporto, scontrini di pesatura, documenti bancari attestanti l’addebito dell’assegno al ricorrente e l’accredito di pari importo alla pretesa cartiera, le analisi chimiche sulla soia acquistata, il contratto di mediazione, registri di carico della merce e le fatture di vendita a terzi del prodotto lavorato – e avere affermato anche che la documentazione fornita dall’indagato “in questa sede appare idonea a contrastare l’ipotesi della fittizietà assoluta dell’acquisto”, ha interpretato il contrasto appena riscontrato nel senso che la fittizietà è solo soggettiva. Non ha però indicato come la documentazione appena richiamata potesse essere compatibile con la non provenienza della merce dalla Y, non provenienza qualificata. È configurabile il reato ipotizzato ma sotto il diverso profilo della inesistenza soggettiva delle operazioni commerciali dal momento che la soia effettivamente fornita non proveniva evidentemente da Y.

In accoglimento del ricorso, dunque, l’ordinanza deve essere annullata, con rinvio, per nuovo esame al Tribunale di Pesaro.

 

3) Chiarimenti sull’apprendistato ed altre precisazioni in materia di lavoro

Tanti chiarimenti dal Welfare in materia di lavoro (con gli interpelli dal n. 4 al 8 del 05 febbraio 2013) per fare luce, in larga parte, sui quesiti posti dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro:

Apprendistato professionalizzante in assenza di specifica disciplina

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 4 del 5 febbraio 2013, ha fornito chiarimenti in merito alla possibilità di instaurare contratti di apprendistato professionalizzante (articolo 4, D.Lgs. n. 167/2011) da parte di azienda che “non applichi un CCNL, bensì un contratto individuale plurimo e, nel settore di attività della stessa manchi, altresì, un accordo interconfederale che regolamenti la materia”.

A parere del suddetto Ministero, in tale caso, per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, il datore di lavoro può fare riferimento ad una regolamentazione contrattuale di settore affine per definire sia i profili normativi che economici del contratto di apprendistato.

Apprendistato stagionale e obblighi di stabilizzazione

Il Welfare, con l’interpello n. 5 del 5 febbraio 2013, ha fornito chiarimenti sulla corretta interpretazione dell’arti. 4, comma 5 del D.Lgs. n. 167/2011, che contiene una particolare disciplina dell’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere da svolgersi “in cicli stagionali”.

In particolare, il Ministero del Lavoro ritiene che le previsioni di ordine generale sulla “stabilizzazione” degli apprendisti (almeno il 50% dei rapporti negli ultimi 36 mesi) non si applicano nell’ambito delle attività stagionali.

In tal caso, agli apprendisti si applicano “le discipline contrattuali che assegnano eventuali diritti di precedenza ai fini di nuove assunzioni per lo svolgimento delle attività stagionali presso il medesimo datore di lavoro”.

Dimissioni della lavoratrice madre e indennità di disoccupazione

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 6 del 5 febbraio 2013, ha fornito chiarimenti riguardo la disciplina delle dimissioni volontarie presentate dalla lavoratrice madre nel periodo in cui vige il divieto di licenziamento (entro il compimento di un anno di età del bambino).

In particolare, è stato chiesto se a seguito delle modifiche introdotte dalla Riforma Fornero (necessità della convalida delle dimissioni per un periodo pari ai primi tre anni del bambino), la madre possa usufruire dell’indennità di disoccupazione per il medesimo periodo.

Secondo il Ministero del Lavoro, in virtù dell’art. 55, comma 1 del D.Lgs n. 151/2001, la lavoratrice madre/lavoratore padre ha diritto alla percezione delle indennità disposte nell’ipotesi di licenziamento, pertanto compresa quella di disoccupazione involontaria, esclusivamente qualora abbia presentato le dimissioni o sia stata licenziata entro il compimento di un anno del bambino.

Lavoro intermittente per operatori addetti agli spettacoli teatrali

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 7 del 5 febbraio 2013, ha fornito indicazioni sul ricorso al contratto di lavoro intermittente per le attività, già previste nel R.D. n. 2657/1923, di operatori addetti agli spettacoli teatrali, cinematografici e televisivi, nonché da fotografi e intervistatori occupati in imprese dello spettacolo, anche per fini didattici.

In particolare, ha precisato che l’espressione “anche per fini didattici” non è altro che un elemento chiarificatore meramente aggiuntivo e, di conseguenza, la sua assenza non preclude l’utilizzo di tale fattispecie contrattuale in relazione a tutte le figure suddette; inoltre, il lavoro intermittente è consentito indipendentemente dalla natura del soggetto datoriale, quindi, anche da parte di un’associazione senza fini di lucro.

Detassazione 2012

Infine, con l’interpello n. 8 del 5 febbraio 2013, il Ministero del Lavoro ha fornito chiarimenti in relazione al ruolo delle rappresentanze sindacali e datoriali nella stipula degli accordi collettivi di secondo livello per l’applicazione della detassazione per l’anno 2012.

In particolare, ha precisato che tali accordi, per il 2012 dovevano essere stipulati:

- Dalle associazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, in caso di accordi territoriali;

- dal datore di lavoro e dalle associazioni sindacali aziendali o territoriali ma sempre se maggiormente rappresentative sul piano nazionale, nel caso di accordi aziendali.

 

4) Sanzioni tributarie: il principio del favor rei si applica anche d’ufficio ed in ogni stato e grado del giudizio

In tema di sanzioni tributarie, alla abrogazione del principio di ultrattività delle disposizioni sanzionatorie è subentrato il principio del favor rei nella sua duplice prospettazione; nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che secondo la legge posteriore non costituisce violazione punibile; se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa si applica la legge più favorevole.

In tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, il principio del favor rei, introdotto dall’art. 3 del D.Lgs 18 dicembre 1997 n. 472 è, secondo il successivo art. 25, comma 2, applicabile alle violazioni commesse anteriormente al 1° aprile 1998 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 472 cit.) applicabile ai procedimenti in corso.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione è poi univoca nel ritenere che il principio trovi applicazione anche d’ufficio ed in ogni stato e grado del giudizio, a condizione che via sia un procedimento ancora in corso e che il provvedimento impugnato non sia definitivo (Cass. n. 17069 del 2009; Cass.n. 1055/2008 la quale ha statuito che la citata, norma superveniens, entrata in vigore il 1.4.1998, incidente sul quantum della sanzione tributaria in senso favorevole al contribuente perché sostituisce, alla somma delle singole sanzioni, speciali criteri di calcolo previsti per il concorso di violazioni e per la continuazione è applicabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, e quindi anche in sede di legittimità (Cass. nn. 10599/2002, 12865/2001). Inoltre, il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 25, comma 2, rende espressamente applicabili le nuove disposizioni – in particolare, per quanto interessa, quelle contenute nell’art. 3, comma 3, stesso testo, introduttive del principio di legalità e di favore per il contribuente – ai processi in corso, “salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo (Cass. n. 4408/2001)”.

Il nuovo regime sanzionatorio si può dunque applicare nel caso di specie, trattandosi di violazioni commesse anteriormente all’entrata in vigore della norma e non potendosi considerare definitivo il provvedimento irrogativo oggetto di ricorso dal momento che esso è contestuale e strettamente correlato all’accertamento dedotto in lite.

Risulta, poi, che lo ius superveniens favorevole al contribuente (essendo il nuovo regime entrato in vigore il 1° aprile 1998) è sopravvenuto nella pendenza del giudizio innanzi alla Commissione Tributaria Centrale la quale, in applicazione dei principi sopra illustrati, avrebbe dovuto applicarlo d’ufficio.

Sul punto, pertanto, la causa è stata rinviata al Giudice del merito al fine di provvedere alla valutazione dell’incidenza sulla fattispecie della norma più favorevole al contribuente.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 1656 del 24 gennaio 2013)

 

5) Revisione dell’assetto organizzativo di taluni uffici territoriali: differita la decorrenza

Secondo quanto dispone il Direttore dell’Agenzia delle entrate (atto n. 2013/15803 del 06 febbraio 2013), in attesa di completare la fase di informativa sindacale, non ha effetto, sino a nuova disposizione, quanto previsto dall’atto n. 1624 del 7 gennaio 2013, riguardante la chiusura degli uffici territoriali di Nizza Monferrato, Cossato, Bra, Chieri, Domodossola, Santhià, Pieve di Cadore, Badia Polesine, Castelfranco Veneto, Vittorio Veneto e Arzignano.

Con il presente atto viene differita, in attesa del completamento della fase di informativa sindacale, la decorrenza degli effetti dell’atto n. 1624 del 7 gennaio 2013, riguardante la chiusura di taluni uffici territoriali.

 

6) Unico Società di capitali 2013: novità del modello

Il termine di presentazione scade nel 9° mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta, non rileva la data di approvazione del bilancio.

Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 31 gennaio 2013 ha approvato il modello di dichiarazione Unico SC 2013, con le relative istruzioni, che le società ed enti commerciali residenti nel territorio dello Stato e i soggetti non residenti equiparati devono presentare nell'anno 2013.

Lo stesso provvedimento ha approvato anche i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione dei parametri per il periodo d’imposta 2012 nonché la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli indicatori di normalità economica per il periodo d’imposta 2012.

Queste, le novità di maggior rilievo.

Quadro RF

Nel quadro RF, per la determinazione del reddito d’impresa, tra le “altre variazioni in aumento” (rigo RF32) è stato previsto il codice “352 per esporre l’ammontare dei canoni di locazione finanziaria indeducibile.

Infatti, ai fini della determinazione del reddito d’impresa, per l’impresa utilizzatrice che imputa a conto economico i canoni di locazione finanziaria, a prescindere dalla durata contrattuale prevista, la deduzione è ammessa per un periodo non inferiore ai due terzi del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito ai fini della determinazione delle quote di ammortamento deducibili.

In caso di beni immobili, qualora l’applicazione della predetta regola determini un risultato inferiore a undici anni o superiore a diciotto anni, la deduzione è ammessa per un periodo, rispettivamente, non inferiore a undici anni ovvero pari almeno a diciotto anni.

Per i mezzi di trasporto a motore diversi da quelli utilizzati esclusivamente come beni strumentali, infine, la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria è ammessa per un periodo non inferiore al periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente previsto dal comma 2 dell’art. 102.

Tra “altre variazioni in diminuzione” (rigo RF54) è stato inserito il “codice 332 per indicare l’importo pari all’Irap relativa alla quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato.

La quota imponibile va considerata al netto delle deduzioni spettanti ai sensi dell’art. 11, commi 1, lettera a), 1-bis, 4-bis, 4-bis.1 del Dlgs 446/1997, versata nel periodo d'imposta relativo alla dichiarazione 2013, sia a titolo di saldo (di periodi d’imposta precedenti) che di acconto, deducibile dal reddito d'impresa. Per determinare l’ammontare degli acconti nel rigo RF17 (al quale le istruzioni rinviano), è specificato che gli acconti rilevano nei limiti dell'imposta effettivamente dovuta per il medesimo periodo di imposta.

Prospetto di verifica della operatività e di determinazione del reddito imponibile minimo dei soggetti non operativi

Il provvedimento direttoriale dell'11 giugno 2012 ha individuato determinate situazioni oggettive in presenza delle quali è consentito disapplicare le disposizioni sulle società in perdita sistematica (articolo 2, commi da 36-decies a 36-duodecies, Dl 138/2011; articolo 30, comma 4-ter, legge 724/1994) e ha integrato il precedente provvedimento del 14 febbraio 2008 in materia di

cause di disapplicazione automatica della disciplina sulle società di comodo.

Possono disapplicare la disciplina sulle società in perdita sistematica, senza dover assolvere all'onere di presentare istanza di interpello, le società che in almeno uno dei tre periodi d'imposta indicati nel comma 36-decies dell'articolo 2 del Dl 138/2011, si trovano in determinate situazioni.

Le situazioni oggettive individuate nel provvedimento dell'11 giugno 2012 consentono la disapplicazione automatica della disciplina sulle società in perdita sistematica a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data di  entrata in vigore della legge 148/2011, quindi, per le società con esercizio solare, dal 2012.

A tal fine, nel "Prospetto di verifica" è stata inserita la casella "Disapplicazione società di comodo" (distinta - rispetto al modello Unico 2012 - dalla casella "Esclusione"), dove va indicato, in base alla propria situazione, così come rappresentata al punto 1 del provvedimento del 14 febbraio 2008, uno dei codici elencati nelle istruzioni anche per le ulteriori situazioni oggettive di disapplicazione della disciplina di cui al provvedimento dell'11 giugno 2012.

Infatti, nella casella "Disapplicazione società di comodo" va indicato, in base alla propria situazione, uno dei seguenti codici:

8 - ipotesi di cui alla lett. a);

9 - ipotesi di cui alla lett. b).

In particolare, queste ipotesi riguardano: lett. a): società in stato di liquidazione che, con impegno assunto in dichiarazione dei redditi, richiedono la cancellazione dal registro delle imprese a norma degli articoli 2312 e 2495 del codice civile entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi successiva. La disapplicazione opera con riferimento al periodo di imposta in corso alla data di assunzione del predetto impegno, a quello precedente e al successivo, ovvero con riferimento all'unico periodo di imposta di cui all'articolo 182, commi 2 e 3, del Tuir lett. b): società assoggettate a una delle procedure indicate nell'articolo 101, comma 5, del Tuir, ovvero a una procedura di liquidazione giudiziaria. La disapplicazione opera con riferimento ai periodi d'imposta precedenti all'inizio delle predette procedure, i cui termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi scadono successivamente all'inizio delle procedure medesime.

Inoltre, come premesso, il provvedimento dell'11 giugno 2012 ha individuato particolari situazioni oggettive di disapplicazione della disciplina riguardante i soggetti in perdita sistematica. Anche nella casella "Soggetto in perdita sistematica" va indicato, in base alla propria situazione, uno dei codici elencati nelle istruzioni, alle quali si rimanda.

Pur non ricorrendo i presupposti di cui all'articolo 30, comma 1, della legge 724/1994, le società e gli enti ivi indicati che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d'imposta consecutivi, ovvero, che nello stesso arco temporale, sono per due periodi d'imposta in perdita fiscale e in uno hanno dichiarato un reddito inferiore all'ammontare determinato ai sensi dell'articolo 30, comma 3, della legge 724/1994, sono considerati non operativi a decorrere dal successivo quarto periodo d'imposta.

Infine, sono state inserite 2 caselle:

la prima denominata "start-up", che va barrata dalle società "start-up innovative" che non applicano le discipline previste per le società di comodo e per i soggetti in perdita sistematica (articolo 26, comma 4, Dl 179/2012) la seconda denominata "Impegno allo scioglimento", che va barrata nel caso in cui il soggetto assuma in dichiarazione l'impegno di cui alla lett. a) sopra indicata (in tal caso non occorre compilare la casella "Disapplicazione società di

comodo").

Nel "Prospetto di verifica" del quadro FC dedicato alla determinazione delle società controllate e residenti in Paesi ancora considerati a fiscalità privilegiata, è stata inserita la casella "Disapplicazione società di comodo" (distinta - anche qui rispetto al modello Unico 2012 - dalla casella "Esclusione").

Eliminazione del quadro RH

Il quadro RH nel modello Unico 2012 è stato riservato all'indicazione dei dati relativi all'imposta sostitutiva dovuta dagli Oicvm di diritto italiano e dai fondi lussemburghesi storici (sezione I) e all'indicazione dell'importo totale dei risultati negativi di gestione che residuano dopo le operazioni di compensazione effettuate al 30 giugno 2011 (sezione II).

La disciplina fiscale degli organismi di investimento collettivo del risparmio con sede in Italia, diversi dai fondi immobiliari, e con sede in Lussemburgo, già autorizzati al collocamento nel territorio dello Stato è stata modificata dal decreto "milleproroghe" per il 2011 (articolo 2, comma 62 e seguenti, Dl n. 225/2010).

Il nuovo regime, a decorrere dal 1° luglio 2011, anziché applicare l'imposta sostituiva del 12,50% ovvero del 27% sul risultato della gestione maturato dai suddetti organismi d'investimento collettivo del risparmio ha previsto la ritenuta, introdotta dal nuovo articolo 26-quinquies del Dpr 600/1973, da operare sui proventi di cui alla lettera g) dell'articolo 44, comma 1, del Tuir, percepiti dai partecipanti ai suddetti organismi.

Il decreto si è occupato di regolamentare anche il regime transitorio (articolo 2, comma 70, Dl 225/2010). Era stato previsto che le Sgr, le Sicav, i soggetti incaricati del collocamento delle quote o azioni di cui all'articolo 11-bis del Dl 512/1983, dovessero prelevare l'imposta sostitutiva sul risultato di gestione maturato alla data del 30 giugno 2011 e versare tale imposta in un numero massimo di undici rate a partire dal 16 febbraio 2012. Il quadro RH "copriva" il regime transitorio fino alla data del 30 giugno 2011.

 

Vincenzo D’Andò