Novità fiscali del 5 febbraio 2013: niente IVA per cassa per le fatture emesse ai privati

Pubblicato il 5 febbraio 2013



opzione per il calcolo dell’IRAP in base al bilancio senza sanzioni entro il 1° marzo 2013, altrimenti entro il 30 settembre 2013; niente Iva per cassa per le fatture emesse ai privati; l’esenzione da IMU per l’immobile dell’ente non commerciale; si consolida la collaborazione tra Agenzia Entrate e Figc per i controlli; pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi?; Consob pubblica regime contributivo; operazione CRAA: ulteriori disposizioni; comunicazione IVA da parte degli operatori finanziari: ulteriore proroga

 

 

Indice:

 

1) Opzione per il calcolo dell’IRAP in base al bilancio senza sanzioni entro il 1° marzo 2013, altrimenti entro il 30 settembre 2013

 

2) Niente Iva per cassa per le fatture emesse ai privati

 

3) Si applica l’esenzione da IMU per l’immobile utilizzato per l’attività istituzionale dell’ente non commerciale, non conta l’accatastamento nella categoria D/1

 

4) Si consolida la collaborazione tra Agenzia Entrate e Figc per i controlli

 

5) Pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi?

 

6) Consob pubblica regime contributivo

 

7) Operazione CRAA: ulteriori disposizioni

 

8) Comunicazione IVA da parte degli operatori finanziari: ulteriore proroga

 

 

1) Opzione per il calcolo dell’IRAP in base al bilancio senza sanzioni entro il 1° marzo 2013, altrimenti entro il 30 settembre 2013

Si tratta della scelta che può essere esercitata solo dagli imprenditori individuali e dalle società di persone in contabilità ordinaria (per scelta o per obbligo).

Dunque, per evitare l’applicazione della sanzione pecuniaria (prevista nell’ipotesi dell’opzione tardiva), entro il 1° marzo 2013, le S.n.c., S.a.s. e gli imprenditori individuali potranno optare per la determinazione della base imponibile IRAP in base al bilancio (art. 5 del D.Lgs. n. 446/1997).

Altrimenti, se decideranno di versare la citata sanzione prevista in misura di € 258,00 avranno maggiore tempo per decidere se optare o meno poiché in tale secondo caso la scadenza è fissata al 30 settembre 2013.

In entrambi i casi, occorre inviare l’apposito modello di comunicazione dell’Agenzia delle Entrate.

La trasmissione deve avvenire esclusivamente in via telematica (direttamente o tramite intermediari abilitati).

Il Legislatore, dunque, ammette anche l’opzione tardiva, purché entro il termine di trasmissione della dichiarazione IRAP 2013 (fissato al 30 settembre 2013), versando la citata sanzione di 258 euro.

Come è noto, l’opzione è irrevocabile per tre periodi d’imposta e, al termine del triennio, si intende tacitamente rinnovata per un altro triennio, sempre che il contribuente non decida di ritornare a determinare il valore della produzione netta ai fini IRAP secondo le regole proprie delle società di persone e degli imprenditori individuali.

Per questo, alcuni contribuenti potrebbero decidere di attendere la successiva scadenza (30 settembre 2013) prima di decidere, infatti, i soggetti che intendono esercitare la scelta devono valutare l’eventuale risparmio fiscale da essa derivante, tenuto conto delle differenti modalità di determinazione del valore della produzione netta in capo alle società di capitali, da un lato, e alle società di persone commerciali e agli imprenditori individuali, dall’altro.

Peraltro, sono diversi i proventi e gli oneri concorrenti alla formazione della base imponibile.

Ad es., le plusvalenze e le minusvalenze relative a beni strumentali e patrimoniali rilevano solo per le società di capitali, mentre sono irrilevanti per le società di persone e gli imprenditori individuali (in assenza di opzione).

Inoltre, occorre considerare che per le società di capitali l’ammontare imponibile e deducibile dei componenti positivi e negativi sono assunti così come risultano dal conto economico del bilancio, mentre per le società di persone e gli imprenditori individuali (in assenza di opzione) i proventi e gli oneri concorrenti alla determinazione della base imponibile continuano a rilevare nella stessa misura prevista ai fini delle imposte sui redditi.

Tale valutazione dovrà poi riguardare l’intero triennio oggetto di opzione.

Si ricorda che la possibilità di determinare la base imponibile IRAP secondo le regole previste per le società di capitali è comunque esclusa per i soggetti in contabilità semplificata (ai sensi dell’art. 18 del D.P.R. n. 600/73).

Per effetto del vincolo triennale dell’opzione esercitata, il contribuente è altresì obbligato a mantenere, per lo stesso periodo, il regime di contabilità ordinaria.
Così, l’opzione esercitata entro il prossimo 1° marzo 2013 sarà valida per il triennio 2013-2015 e, per lo stesso periodo, la società di persone o l’imprenditore individuale deve restare in contabilità ordinaria.

Come accennato sopra, è, dunque, possibile regolarizzare l’omesso invio nei termini della suddetta comunicazione, in applicazione di quanto stabilito dall’art. 2 del D.L. 16/2012 (convertito nella Legge n. 44/2012).

In particolare, il Legislatore ha previsto che la fruizione di benefici di natura fiscale o l’accesso a regimi fiscali opzionali, subordinati all’obbligo di preventiva comunicazione ovvero ad altro adempimento di natura formale non tempestivamente eseguiti, non è preclusa, sempre che la violazione non sia stata constatata o non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altra attività amministrativa di accertamento delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza.

Per accedere a tale “sanatoria”, occorre che il contribuente, in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma di riferimento:

- effettui la comunicazione ovvero esegua l’adempimento richiesto entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile (intendendosi per tale la prima dichiarazione dei redditi il cui termine di presentazione scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione ovvero eseguire l’adempimento stesso, in tal senso si esprime la C.M. n. 38/2012);

- versi contestualmente l’importo di 258 euro (pari alla misura minima della sanzione stabilita all’art. 11 comma 1 del D.Lgs. n. 471/1997) tramite il modello F24 (codice tributo 8114), ma senza la possibilità di effettuare compensazioni con crediti fiscali e contributivi disponibili.

Pertanto, nel rispetto delle suddette condizioni e fermo restando il versamento il versamento della citata sanzione, l’opzione o la revoca relativa al triennio 2013-2015 sarà possibile anche dopo il 1° marzo, purché entro il 30 settembre 2013.

 


2) Niente Iva per cassa per le fatture emesse ai privati

Il nuovo regime dell’Iva per cassa (art. 32-bis, del D.L. n. 83/2012) non si può applicare se la fattura viene emessa ad un privato (in questo caso sulla fattura va apposto solo il codice fiscale del cliente). Pertanto, in tale ipotesi occorre emettere fattura con Iva ad esigibilità immediata.

 

Infatti, tale regime “di favore” si applica solo nei confronti dei soggetti Iva (in questo caso sulla fattura andrà apposto soltanto il numero di partita Iva del cliente e la classica dicitura “Iva per cassa ai sensi …….”, come prescritta dal Legislatore ed indicata nelle C.M.).

Si può ad es. verificare che il cliente (ad es. un avvocato esercente la libera professione) abbia sia la partita Iva sia il codice fiscale.

Se tale avvocato comunica all’emittente di volere acquistare un bene o un servizio per fini personali (ad es. da utilizzare per la propria abitazione) deve rilasciare solo il proprio codice fiscale.

Al contrario, se l’avvocato intende acquistare beni o servizi da utilizzare nel proprio studio professionale (per espletare l’attività di avvocato), allora deve comunicare solo il proprio numero di partita Iva (l’indicazione del codice fiscale serve solo ai fini della successiva redazione del Modello 770, tranne che il Legislatore o l’Agenzia delle entrate deciderà di fare inserire in tale modello 770 solo la partita Iva).

In tale contesto, come ha precisato la C.M. n. 20/2009: “Considerato che le persone fisiche titolari di un’impresa individuale o esercenti arti o professioni possono effettuare acquisti sia in veste di soggetto passivo sia di privato consumatore, solo gli acquisti effettuati dagli stessi soggetti nell’esercizio di impresa, arte o professione consentono al cedente o prestatore di esercitare l’opzione per il differimento dell’esigibilità dell’imposta”.

Ciò comporta che il soggetto (emittente) che applica l’IVA per cassa deve verificare lo status del proprio cliente e, quindi, nel caso in cui l’acquirente sia imprenditore/professionista, deve verificare la destinazione che esso fa del bene servizio acquistato.

 

 

3) Si applica l’esenzione da IMU per l’immobile utilizzato per l’attività istituzionale dell’ente non commerciale, non conta l’accatastamento nella categoria D/1

Nel caso di specie, risolto a favore degli enti non commerciali dalla Commissione Tributaria Regionale di Milano (sentenza n. 176/13/12), è stata accertata l’esistenza del diritto all’esenzione dell’ex ICI per i luoghi di culto, l’utilizzo prevale sull’accatastamento.

Tale Commissione Tributaria ha esaminato il caso di un fabbricato destinato all’esercizio del culto islamico, ma accatastato nella categoria D/1 “opificio industriale”.

Tuttavia, a parere della C.T.R., l’utilizzazione effettiva dei fabbricati prevale sulla classificazione catastale, per cui un immobile censito nella categoria D/1 può essere destinato all’esercizio del culto e, quindi, rientrare nel regime di esenzione dal pagamento dell’ICI.

Ciò ovviamente vale anche ai fini dell’IMU.

In particolare, un comune aveva notificato ad un ente non commerciale alcuni avvisi di accertamento per omesso versamento dell’ICI dovuta per le annualità dal 2005 al 2009, con riferimento a un fabbricato censito come “opificio” (categoria catastale D/1) posseduto e utilizzato dall’ente stesso.

Tale ente non profit, nell’impugnare gli avvisi, aveva sostenuto e provato che il fabbricato era destinato esclusivamente all’esercizio del culto della religione islamica, sebbene non fosse classificato nella categoria catastale E/7, come invece preteso dall’ente impositore.

Il ricorso presentato dall’ente non commerciale è stato accolto prima dalla C.T. Prov. di Lecco e poi dalla stessa C.T.R. di Milano.

Ciò poiché il fabbricato era concretamente utilizzato come luogo di culto e, quindi, ai sensi dell’art. 7 del DLgs. n. 504/1992, non poteva essere assoggettato all’ICI (ora IMU).

Secondo il Comune l’immobile non avrebbe potuto rappresentare una “moschea” poiché sprovvisto di qualsiasi elemento architettonico per una tale configurazione.

Viceversa, l’ente non profit (nel caso di specie una associazione) ha evidenziato che l’uso dei locali come moschea va valutato in concreto, cioè secondo l’effettiva utilizzazione dei locali stessi, mentre ha censurato il paragone fatto dal Comune con i luoghi di culto della religione cattolica poiché la moschea assume una funzione polivalente per la natura stessa della religione islamica.

Peraltro, detta associazione ha ricordato l’esistenza della lettera i) del medesimo art. 7 del D.Lgs. n. 504/1992 (Decreto ICI, con esenzione valida anche ai fini IMU), secondo cui sono esenti dall’imposizione gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali e destinati esclusivamente allo svolgimento di attività benefiche.

A questo punto le Commissioni tributarie non hanno potuto fare altro che accogliere il ricorso del contribuente (ente non profit), respingendo tutte le varie richieste del Comune.

 

 

4) Si consolida la collaborazione tra Agenzia Entrate e Figc per i controlli

Scendono in campo insieme anche quest’anno le Entrate e la Federazione Italiana Giuoco Calcio. Il Direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, e il Presidente della Figc, Giancarlo Abete, hanno rinnovato il protocollo di intesa per la vigilanza sui conti delle società sportive professionistiche. Duplice l’intento dell’accordo: lo scambio delle informazioni sull’equilibrio finanziario dei club e l’acquisizione di ulteriori dati utili alle attività di controllo, demandate alla Federazione, sulle stesse società.

Come funziona l’accordo

La Figc provvede a trasmettere alle Entrate l’elenco nominativo delle società sportive professionistiche, completo di denominazione societaria e codice fiscale/partiva Iva.

L’Agenzia deve comunicare alla Federcalcio, entro il 31 maggio 2013, i riscontri

dell’avvenuta presentazione delle dichiarazioni relative al periodo d’imposta  chiuso al 31 dicembre 2011 e i pagamenti di Ires, Irap, Iva e delle ritenute Irpef sui redditi di lavoro dipendente, risultanti dalle stesse dichiarazioni. Le Entrate, inoltre, controlleranno l’effettuazione dei pagamenti Ires, Irap, Iva e ritenute Irpef riferiti agli anni d’imposta che vanno dal 2006 al 2010, nonché quelli relativi agli atti divenuti definitivi con cartelle di pagamento notificate entro il 30 aprile 2013.

Il protocollo è valido fino al 28 febbraio 2014, termine entro il quale sarà deciso un eventuale rinnovo per le successive stagioni sportive.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 13 del 04 febbraio 2013)

 

 

5) Pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi ?

Per i soggetti con anzianità contributiva di 15 anni al 31 dicembre 1992 sussiste una deroga all’elevazione dei requisiti di assicurazione e di contribuzione previsti dalla Legge n. 214/2011.

L’Inps con la circolare n. 16 del 1 febbraio 2013 (Deroghe all’elevazione dei requisiti di assicurazioni e di contribuzione: chiarimenti dell’Inps) ha fornito indicazioni in merito all’applicazione delle disposizioni relative al requisito contributivo per il diritto alla pensione di vecchiaia nei confronti di particolari categorie di lavoratori dipendenti ed autonomi che possono accedere, in deroga all’elevazione del requisito minimo contributivo, alla pensione di vecchiaia in presenza di un’anzianità minima contributiva minima di 15 anni anziché di 20, fermo restando il perfezionamento dell’età pensionabile prevista per la generalità dei lavoratori.

Il D.Lgs. n. 503/92, sono stati elevati, gradualmente, i requisiti contributivi per la pensione di vecchiaia passando da 15 a 20 anni.

Tuttavia, l’art. 2, comma 3, ha previsto, per determinate categorie di lavoratori, la deroga all’elevazione del requisito minimo contributivo, alla pensione di vecchiaia in presenza di un’anzianità contributiva minima di 15 anni anziché 20 ed al perfezionamento dell’età pensionabile prevista per la generalità dei lavoratori.

Sono interessati i lavoratori dipendenti ed autonomi che alla data del 31 dicembre 1992 abbiano maturato i requisiti di assicurazione e di contribuzione previsti dalla normativa previgente.

La deroga opera anche nei confronti di coloro che sono stati autorizzati alla prosecuzione volontaria da data anteriore al 31 dicembre 1992. Cosi come i lavoratori dipendenti che possono far valere l’anzianità assicurativa di almeno 25 anni e risultano occupati per almeno 10 anni per periodi di durata inferiore a 52 settimane nell’anno solare

 

 

6) Consob pubblica regime contributivo

Secondo quanto comunica una nota di Assonime, la Consob, con le delibere nn. 18426, 18427 e 18428 del 21 dicembre 2012 (rese esecutive con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 gennaio 2013), ha definito, ai sensi dell’art. 40 della legge 724/1994, il regime contributivo per l’anno 2013.

Le delibere definiscono i soggetti tenuti al pagamento del contributo di vigilanza (delibera n. 18426), la misura dell’obbligo contributivo (delibera n. 18427) e le modalità e i termini del versamento (delibera n. 18428).
In particolare, la delibera n. 18427 definisce la misura dell’obbligo contributivo in relazione al soggetto tenuto all’adempimento.

Per l’anno 2013 viene segnalata una generale diminuzione delle tariffe contributive in capo ad alcuni soggetti, mentre restano invariate le contribuzioni previste per gli emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in mercati regolamentati, con la previsione di una misura massima contributiva pari a € 411.555.

La determinazione delle tariffe dipende dall’espansione o contrazione delle basi imponibili di riferimento per ciascuna categoria dei soggetti vigilati e dall’aumento o diminuzione delle quote percentuali dei costi assorbite dall’attività e dai compiti di vigilanza; ciò spiega la generale diminuzione delle tariffe contributive rispetto al 2012.

La diminuzione dell’onere contributivo (dal -1% al -8%) interessa, in particolare, le seguenti categorie di soggetti: agenti di cambio, gestori collettivi, imprese di assicurazione, Borsa Italiana, Monte Titoli e Cassa di Comepnsazione e Garanzia, società di revisione, gestori di sistemi multilaterali di negoziazione e internalizzatori sistematici.

Al contrario si registra un aumento delle tariffe poste in capo ai soggetti che effettuano sollecitazioni all’investimento, diversi da società di gestione del risparmio e imprese di assicurazione, e per gli emittenti azioni o obbligazioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante (per questi ultimi la quota fissa passa da € 12.790 a € 13.285 pro capite, con un aumento che sfiora il 4%).

 

 

7) Operazione CRAA: ulteriori disposizioni

Riguardo al messaggio n. 17901 del 5/11/2012, l’Inps, con nuovo messaggio n. 2126 del 04 febbraio 2013, ha comunicato che le parti firmatarie del CCNL degli operai agricoli tradizionali e florovivaisti hanno firmato, in data 14/01/2013 l’avviso comune dal quale si evince l’interpretazione autentica delle norme contrattuali relative all’orario di lavoro e della relativa retribuzione cui hanno diritto i lavoratori nelle ipotesi espressamente previste nell’avviso stesso.

Tale interpretazione autentica determina importanti riflessi sull’applicazione dell’articolo 01, comma 4 e 5 della Legge 11 marzo 2006, n. 81 relativamente alla individuazione della retribuzione imponibile ai fini contributivi e da prendere a riferimento per le prestazioni temporanee, oltre ad eventuali riflessi per la posizione assicurativa ai fini delle prestazioni non temporanee.

Alla luce di ciò, il termine di cui al punto 3) del già citato messaggio Inps n. 17901 è prorogato di ulteriori 60 giorni a decorrere dalla data del 05/02/2013, al fine di consentire alle aziende interessate di proporre eventuali ulteriori eccezioni, debitamente documentate e giustificate, che tengano conto della novellata interpretazione delle norme contrattuali.

Le sedi Inps, pertanto, sulla base della documentazione suddetta provvederanno ad annullare e/o rettificare gli atti di accertamento già emessi, previa rinuncia da parte dell’interessato agli eventuali ricorsi già inoltrati.

Le sedi, inoltre, si asterranno dal notificare ulteriori atti di accertamento per periodi non ancora scaduti fino a nuove disposizioni, che saranno fornite con apposito messaggio, per il proseguimento dell’operazione di confronto delle retribuzioni contrattuali.

 

 

8) Comunicazione IVA da parte degli operatori finanziari: ulteriore proroga

Comunicazione IVA, da parte degli operatori finanziari, delle operazioni il cui corrispettivo è pagato con strumenti elettronici: ulteriore proroga.

L’art. 7, comma 2, lett. o), del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, ha escluso dalla comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA di importo non inferiore a 3.000 euro (c.d. “spesometro”) le operazioni, effettuate nei confronti di non soggetti passivi IVA, per le quali il pagamento dei corrispettivi è effettuato con carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione all’Anagrafe tributaria dei rapporti e delle operazioni con la clientela, a norma dell’art. 7, comma 6, del d.P.R. n. 605 del 1973.
In seguito, l’art. 23, comma 41, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, ha previsto per gli operatori finanziari emittenti i suddetti strumenti elettronici di pagamento l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle operazioni in questione di ammontare pari o superiore a 3.600 euro.

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 185905 del 29 dicembre 2011 sono stati stabiliti le modalità e il termine di presentazione della comunicazione.

Il provvedimento aveva fissato nel 30 aprile 2012 il termine ultimo per inviare telematicamente la prima comunicazione – contenente i dati relativi alle operazioni rilevate nel periodo compreso tra il 6 luglio 2011 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 98 del 2011, istitutivo di tale obbligo) e il 31 dicembre dello stesso anno – utilizzando il tracciato approvato con lo stesso provvedimento.
Successivamente, il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 56565 del 13 aprile 2012 aveva soppresso il tracciato approvato con il provvedimento del 29 dicembre 2011 e differito, al 15 ottobre 2012, il predetto termine del 30 aprile 2012; il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 143439 dell’11 ottobre 2012 aveva, poi, ancora differito tale termine del 15 ottobre 2012 al 31 gennaio 2013.

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 31 gennaio 2013 il suddetto termine del 31 gennaio 2013 è stato, ora, ulteriormente prorogato al 3 luglio 2013, per consentire ai soggetti obbligati di predisporre i necessari adeguamenti tecnici per uniformarsi alle nuove specifiche tecniche, da utilizzare per la comunicazione in parola, ancora in corso di elaborazione, le quali, una volta approvate, saranno pubblicate sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

(Assonime, nota del 04 febbrio 2013)

 

Vincenzo D’Andò