Guida al rimborso del credito IVA annuale 2012: in quali casi lo si può richiedere e come

di Sandro Cerato

Pubblicato il 23 febbraio 2013



a quali condizioni è possibile la richiesta del rimborso e quali sono le novità nella compilazione della dichiarazione IVA

Sono obbligati alla presentazione della dichiarazione IVA annuale tutti i contribuenti esercenti attività d'impresa, ovvero attività artistiche o professionali, di cui agli artt.4 e 5 del DPR 633/72.

La dichiarazione in parola, che può essere presentata sia forma autonoma che in forma unificata, deve essere presentata, esclusivamente in via telematica, nel periodo compreso tra l'1 febbraio e il 30 settembre, se la dichiarazione è presentata in via autonoma, ovvero, entro il 30 settembre, se la dichiarazione è presentata in forma unificata.

La dichiarazione annuale deve essere redatta in conformità al modello approvato dall'Agenzia delle Entrate con provvedimento del 15 gennaio 2013, pubblicato sul sito Internet dell'Agenzia delle Entrate in data 16 gennaio 2013: tale modello deve essere utilizzato sia dai contribuenti tenuti alla presentazione di tale dichiarazione in via autonoma, sia dai contribuenti obbligati a comprendere la dichiarazione annuale IVA nel modello UNICO 2013.

Tra le principali novità, rispetto al modello dello scorso anno, si annovera la soppressione del quadro VR, con l’effetto che, a partire dall'anno di imposta 2012, chi volesse richiedere un rimborso del credito annuale deve compilare il quadro VX, in particolare il rigo VX4, implementato con nuovi campi attraverso i quali fornire tutte le informazioni necessarie. In buona sostanza, a seguito della soppressione del quadro VR, le indicazioni collegate alla richiesta di rimborso del credito d’imposta emergente dalla dichiarazione annuale relativa al periodo d’imposta 2012 sono state collocate nel quadro VX.

L’eccedenza detraibile d’imposta risultante dalla dichiarazione annuale può essere richiesta a rimborso in caso di cessazione dell’attività (a prescindere dall’importo del credito vantato). Ad ogni modo, la mera variazione del rappresentante fiscale italiano del soggetto non residente non determina la cessazione dell’attività economica del rappresentato estero (Cassazione sentenza n. 8790 del 10.04.2009).

Il credito Iva annuale può essere richiesto a rimborso quando l'aliquota media sulle operazioni attive, aumentata del 10%, risulta essere inferiore rispetto all'aliquota media sulle operazioni passive. Peraltro, nella determinazione dell'aliquota media il contribuente dovrà tenere conto anche delle operazioni attive ad "aliquota zero" (soggette al meccanismo del "reverse charge"), mentre non dovrà considerare le operazioni per le quali è previsto un autonomo presupposto per l'accesso al rimborso quali, ad esempio, le cessioni e gli acquisti di beni ammortizzabili, le operazioni non imponibili, nonché le operazioni territorialmente non rilevanti (R.M. 19.3.98 n. 17/E).

Il rimborso del credito Iva spetta anche quando il contribuente effettua operazioni non imponibili per un ammontare superiore al 25% dell'ammontare complessivo di tutte le operazioni effettuate. Sono considerate operazioni non imponibili, tra le altre, le cessioni all'esportazione e le operazioni assimilate alle cessioni all'esportazione, nonché i servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali.

Ancora, è possibile richiedere a rimborso l’imposta assolta, limitatamente all’Iva riguardante gli acquisti e le importazioni di beni ammortizzabili, ai sensi dell’ art. 30 c. 3, lett. c, del D.P.R. n. 633/1972. Non è, quindi, previsto il prerequisito (stabilito, per i rimborsi trimestrali, dall’art. 38-bis, c. 2, del Decreto Iva) dell’importo degli acquisti e delle importazioni di beni ammortizzabili superiore ai 2/3 dell’ammontare complessivo degli acquisti e delle importazioni di beni e servizi imponibili ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

Ad ogni modo, non sono considerati beni ammortizzabili e non danno diritto al rimborso Iva i terreni (RR.MM. 11 luglio 1996, n. 113/E, e 24 ottobre 1996, n. 238/E) anche se strumentali all’esercizio dell’impresa trattandosi di beni non suscettibili di deperimento e consumo (C.M. 10 aprile 1991, n. 11/E, e R.M. 23 febbraio 2004, n. 19/E). Il diritto al rimborso compete, anche, nel caso di beni ammortizzabili acquisiti in esecuzione di contratti d'appalto o di locazione finanziaria (C.M. 9 gennaio 1990, n. 2/E): analogo riconoscimento è prospettato per gli acquisti di immobili e le relative spese di gestione, qualora siano effettuati da società di gestione del risparmio, nonché per l’imposta relativa a fatture d’acconto per acquisto di beni ammortizzabili o relative a stato avanzamento lavori per realizzazione in appalto. Deve, invece, ritenersi esclusa la restituzione dell’Iva riguardante l'acconto del corrispettivo versato in sede di contratto preliminare – poiché trattasi di contratti ai soli effetti obbligatori, che non comportano il trasferimento della proprietà del bene (R.M. 27 dicembre 2005, n. 179/E) – così come quella versata per lavori di miglioramento, trasformazione e ampliamento di beni concessi in uso e comodato.

E’ altresì possibile richiedere il rimborso del credito IVA qualora il contribuente effettua prevalentemente operazioni non soggette ad imposta per difetto del presupposto territoriale di cui agli artt. da 7 a 7-septies del DPR 633/72. Al fine di stabilire la sussistenza della prevalenza di dette operazioni rispetto all'ammontare complessivo delle operazioni effettuate, occorre considerare - in aggiunta alle predette operazioni - anche le esportazioni ed operazioni assimilate (di cui agli artt. 8, 8-bis e 9 del DPR 633/72), nonché le operazioni in triangolazione (di cui all'art. 58 del DL 331/93).

Può avanzare richiesta di rimborso del credito Iva, anche un soggetto passivo non residente, ma identificato ai fini Iva nel territorio dello stato, sia direttamente (ai sensi dell'art. 35-ter del DPR 633/72), ovvero indirettamente, tramite un proprio rappresentante fiscale, nominato nei modi e nei termini previsti dall'art. 17 co. 3 del DPR 633/72. Ad ogni modo, i crediti Iva rientranti nelle predette ipotesi - ad esclusione dell’ipotesi di cessazione dell’attività (per le quali non vi è alcun limite d’importo)- possono essere richiesti a rimborso soltanto se di importo superiore ad €2.582,28.

È possibile domandare il rimborso dell’eccedenza detraibile, derivante dalla dichiarazione annuale, qualora risultino crediti anche in quelle dei due anni precedenti (art. 30, comma 4, del D.P.R. n. 633/72). Nel caso di specie, il rimborso spetta per un ammontare non superiore al minore degli importi delle eccedenze a credito dei 3 anni considerati, relativamente alla parte che non sia già stata richiesta a rimborso, anche se di ammontare pari oppure inferiore ad € 2.582,28 (R.M. 2 agosto 1999, n. 132/E).

Il rimborso del credito Iva può, infine, essere richiesto dai produttori agricoli che applicano il regime speciale di cui all’art. 34 del D.P.R. n. 633/1972 sulle cessioni all’esportazione (art. 8 del D.P.R. n. 633/72), a viaggiatori extra-comunitari (art. 38-quater del Decreto Iva), a favore di organismi internazionali (art. 72 del D.P.R. n. 633/72) di prodotti agricoli, compresi nella Tabella A, Parte prima, allegata al Decreto. In altri termini, è rimborsabile l’Iva che sarebbe dovuta se le citate operazioni fossero effettuate nel territorio italiano, determinata mediante l’applicazione delle percentuali di compensazione vigenti nel periodo di competenza (C.M. 10 giugno 1998, n. 145/E).

 

22 febbraio 2013

Sandro Cerato