Accertamento sintetico: una presunzione semplice?

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 1 febbraio 2013

con l'approvazione del nuovo redditometro, si è accesa l'attenzione sulla giurisprudenza di Cassazione sulle presunzioni da redditometro e accertamento sintetico

Con la sentenza n. 23554 del 20 dicembre 2012 (ud. 10 luglio 2012) la Corte di Cassazione, nell’ambito di un processo dove era in discussione la legittimità dell’accertamento sintetico in presenza di regolare "concordato di massa", di cui all’art. 3, del D.L. n. 564 del 1994, convertito in L. n. 656 del 1994, ha ritenuto il calcolo sintetico una mera presunzione semplice.

 

Il passaggio significativo della pronuncia della Corte

Innanzitutto, rileva la Corte, l’art. 38, del D.P.R. n. 600/73 “si limita a porre una presunzione semplice e non a delimitare l'ambito oggettivo dell'accertamento sintetico”. D'altra parte, prosegue la sentenza, “proprio l'accertamento sintetico disciplinato dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, già nella formulazione anteriore a quella successivamente modificata dal D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 22, convertito in L. n. 122 del 2010, tende a determinare, attraverso l'utilizzo di presunzioni semplici, il reddito complessivo presunto del contribuente mediante i c.d. elementi indicativi di capacità contributiva stabiliti dai decreti ministeriali con periodicità biennale”.

 

Brevi riflessioni

Nel vigore del vecchio strumento, abbiamo sempre sostenuto che il redditometro dia luogo ad una presunzione “legale” ai sensi dell'art. 2729 del codice civile, poichè è lo stesso dettato normativo che impone di ritenere come diretta conseguenza di determinati fatti noti (la disponibilità di beni o servizi) il fatto ignoto (capacità contributiva).

Il giudice tributario, quindi, una volta constatata la sussistenza degli specifici "elementi indicatori di capacità contributiva" accertati dall'ufficio, non ha il potere di negare a tali "elementi" la capacità presuntiva "contributiva" che il legislatore ha connesso alla loro disponibilità, dovendo solo limitarsi a valutare la prova che il contribuente offre in ordine alla provenienza non reddituale1.

L'accertamento sintetico, nella vecchia formulazione, trae fondamento nell’art. 38, c. 4, del D.P.R. n. 600/1973, che consente all’ufficio finanziario, in base ad elementi e circostanze di fatto certi ed indipendentemente da una previa rettifica analitica, di determinare il reddito complessivo netto delle persone fisiche, tutte le volte che tale reddito accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato e tale situazione permane per due o più periodi d'imposta.

La presunzione legale genera, peraltro, l'inversione dell'onere della prova, trasferendo sul contribuente l'impegno di dimostrare che il dato di fatto sul qual