TARES: la riscossione del tributo

La recente risposta all’interrogazione parlamentare del n.5-08140 del 24 ottobre 2012 fornita in Parlamento dal Sottosegretario alle Finanze ci consente di focalizzare l’attenzione sul problema relativo all’affidamento del servizio di riscossione dei tributi comunali sui rifiuti e sui servizi (cd. TARES).

 

La novità TARES

L’art. 14 del Decreto Monti1 introduce, a decorrere dal 1 gennaio 2013, una serie di disposizioni finalizzate all’istituzione del tributo comunale sui rifiuti e servizi (cd. TARES), a copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti assimilati allo smaltimento, svolto in regime di privativa dai Comuni, e dei costi dei servizi indivisibili dei Comuni. A decorrere dell’entrata in vigore del nuovo tributo comunale, sono soppressi tutti i vigenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani:

sia di natura patrimoniale;

sia di natura tributaria.

Il nuovo tributo è dovuto :

da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani;

da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali o le aree stesse2.

Sono escluse da tassazione le aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni e le aree comuni condominiali di cui all’art. 1117 c.c. che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

Il tributo si pagherà ad anno solare (1° gennaio – 31 dicembre) e la tariffa è commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, sulla base dei criteri determinati con il regolamento comunale.

Per le unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, la superficie assoggettabile al tributo è pari all’80% della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui D.P.R. n. 138/1998.

Per gli immobili già denunciati, i Comuni modificano d’ufficio, dandone comunicazione agli interessati, le superfici che risultano inferiori alla predetta percentuale a seguito di incrocio dei dati comunali, comprensivi della toponomastica, con quelli dell’Agenzia del Territorio, secondo modalità di interscambio stabilite con provvedimento del Direttore della predetta Agenzia, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali.

Nella determinazione della superficie assoggettabile al tributo non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano di regola rifiuti speciali, a condizione che il produttore ne dimostri l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.

La tariffa è composta da:

una quota che è determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio di gestione dei rifiuti;

una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti; la finalità è arrivare alla copertura integrale dei costi.

Inoltre si prevedono delle maggiorazioni alla tariffa pari a 0,30 euro per metro quadro, anche se i Comuni possono anche aumentarla fino a 0,40, graduando la maggiorazione in base alla tipologia dell’immobile e della zona dove è ubicato. Il fine è la copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili comunali.

La riduzione della tariffa, nella misura massima del 30% invece è prevista dal Comune in caso di:

abitazioni con un solo occupante;

abitazioni tenute per uso stagionale o uso limitato e discontinuo;

locali, diversi dalle abitazioni ed aree scoperte adibiti a uso stagionale o a uso non continuativo, ma ricorrente;

abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di 6 mesi all’anno, all’estero;

  • fabbricati rurali a uso abitativo3.

 

La TARSU rimane in vita fino a dicembre 2012

La disposizione che abroga esplicitamente, ma con deroghe, la Tarsu è l’art. 49 del D.Lgs. n. 22/1997, il quale afferma testualmente al comma 1:…

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