Riunione di liti tributarie appartenenti a riti diversi

Le premesse del problema

La riforma del processo civile di cui alla L. 69/2009, entrata in vigore a far data dal 4 luglio 2009 ha segnato un termine di impugnazione più breve (6 mesi) per quelle cause tributarie sorte, sin dalla notificazione del primo ricorso introduttivo, oltre la predetta data.

Invece le liti instaurate prima della descritta novella sono soggette al termine di impugnazione di un anno dalla pubblicazione della sentenza.

Alle parti del processo si pone talvolta il problema di identificare il termine per impugnare le sentenze relative a cause riunite, ognuna originariamente appartenente a giudizi incardinati, rispettivamente, ante e post 4 luglio 2009, cioè regolamentabili da riti diversi tra loro.

 

La prassi

La Circolare n. 17/e del 31 marzo 2010 – emanata dalla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia Entrate – al punto 7.3 ha trattato, in via generale, l’argomento.

L’organo di rappresentanza dell’Amministrazione finanziaria, ha raccomandato ai propri uffici periferici le scelte più prudenziali possibili ed è evidente che anche per il contribuente l’opzione di una impugnazione da notificarsi entro sei mesi dal deposito della decisione in contestazione risolve ogni problema operativo.

Questo comportamento processuale può, purtroppo, non compiersi e quindi – ai fini della eventuale decadenza dall’azione di gravame – diventa necessario vagliare il campo giuridico di riferimento e questo anche in ragione delle inevitabili eccezioni della controparte, avente interesse invece alla rilevanza del giudicato che asserirà essersi formato.

Tornando al documento di prassi citato, deve riscontrarsi come la stessa Agenzia Entrate si sia preoccupata di evidenziare il contrasto giurisprudenziale sulla natura dei ricorsi riuniti e sulla relativa disciplina applicabile. Infatti la menzionata circolare ha affermato “Da un lato, parte della giurisprudenza di legittimità afferma che i ricorsi riuniti dal giudice, benché istruiti e decisi congiuntamente, mantengono la propria autonomia, così che la pronuncia del giudice, pur essendo formalmente unica, si risolve in altrettante pronunce quante sono le cause decise e ciascuna pronuncia è impugnabile con il mezzo che le è proprio. In tal senso: Cass., sez. III, 14 marzo 1988, n. 2425; Cass., sez. I, 7 settembre 1991, n. 9430; Cass., sez. V, 10 settembre 2004, n. 18271. In particolare, la richiamata sentenza n. 9430 del 1991 ha chiarito che: ‘…l’opportunità e l’esigenza processuale della riunione delle cause non possono influire sulla loro individualità e distinzione anche con riferimento alle regole processuali applicabili a ciascuna di esse’. Secondo un diverso orientamento giurisprudenziale, invece, una volta disposta la riunione, i ricorsi perdono la loro autonomia, stante l’impossibilità di configurare una duplicità di termini di impugnazione per una stessa parte (Cass., sez. lav., 7 marzo 1990, n. 1783)”.

 

La casistica pratica

  1. Il litisconsorzio necessario

A mio sommesso avviso – a fronte della sentenza successiva a riunione di controversie regolamentate da riti tra loro differenti – qualora siano decorsi i sei mesi e non il termine di un anno dal deposito del responso, deve essere preliminarmente verificato il caso in cui la fattispecie concreta sia quella del litisconsorzio necessario perché va ricordato che, secondo l’ assetto normativo di questo istituto e per il principio contenuto nell’art. 39 c.p.c. , l’unicità e l’inscindibilità propria del rapporto processuale susseguente dipenderebbe dalla data del primo atto introduttivo notificato.

Questa conclusione deve assumersi dal chiaro indirizzo dettato dalla notissima sentenza n. 14815/08 della Corte di Cassazione.

Con tale responso , il giudice di legittimità – in tema di rapporti tra i ricorsi proposti dalla società di persone e avanzati dai soci – ha introdotto, per la specie, il principio del litisconsorzio necessario superando il problema delle modalità di riunione dei giudizi…

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