Rassegna di giurisprudenza tributaria: i reati tributari

Premessa
Anche questo mese proseguiamo con l’illustrazione di sentenze della Corte di Cassazione che hanno per oggetto i reati tributari.
Anche in questa puntata, come anticipato nella precedente del mese di dicembre, non si riporta la semplice massime della sentenza, ma, più analiticamente, degli estratti dal contenuto integrale di esse.
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La sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte
Ai fini del perfezionamento del reato, non è richiesta la sussistenza di una procedura di riscossione in atto, trattandosi di reato di pericolo. I giudici di merito, nella decisione impugnata, avevano sottolineato come ai fini della configurabilità del reato non sia necessario che al momento dell’alienazione simulata sia in atto una esecuzione coattiva tributaria, “essendo sufficiente la notifica di cartelle esattoriali esecutive”, che in questo caso erano avvenute precedentemente alla vendita del bene per un importo superiore alla soglia di punibilità.
(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 28567/2012)
 
Omesso versamento dell’Iva ed accordo per pagamento rateale e sequestro conservativo
Le ragioni del sequestro possano venire meno solo con il completamento del pagamento rateale concordato. Sino ad allora il sequestro rimane legittimo ferma restando la possibilità di ottenere riduzioni in ragione degli importi versati. Non può ritenersi sufficiente invece il mero accordo con l’amministrazione finanziaria seppure seguito dal pagamento di alcune rate. Finchè il versamento non sarà completo il destinatario del provvedimento di sequestro continua, infatti, ad avere la disponibilità ancorchè parziale del profitto del reato. All’uopo sarà, quindi, semmai funzionale la richiesta di revoca parziale del sequestro con riferimento alle somme versate. Non si può condividere quindi l’assunto del GIP che sostanzialmente ritiene sufficiente l’accordo con l’amministrazione finanziaria per eliminare le ragioni del sequestro. Né vale obiettare che l’accordo contempla il rilascio di garanzia fideiussoria per l’adempimento. La fideiussione contrasta ontologicamente con la ratio stessa dell’istituto in questione che, a prescindere dalla natura sussidiaria dello strumento, rimane comunque quella di evitare che il responsabile del reato possa trarre beneficio dall’attività illecita perpetrata e pertanto impone una diminuzione patrimoniale corrispondente al profitto. E ciò sul presupposto che il profitto sia stato il movente del reato e che laddove l’interessato fosse lasciato nella disponibilità di esso, si perpetuerebbero le conseguenze del reato. Ed è di tutta evidenza che tale finalità non può in nessun caso essere raggiunta spostando l’obbligazione sul terzo.
(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 30140/2012)
 
Dichiarazione fraudolenta e computo della soglia
A fronte della contestazione di un’associazione per delinquere finalizzata alla presentazione di dichiarazioni fraudolente mediante l’utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, ex art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000, al fine del superamento della soglia indicata, ratione temporis, dall’ipotesi attenuata di cui al comma 3 del medesimo articolo, non è possibile sommare le poste fittizie inserite nelle dichiarazioni reddituali presentate dagli ulteriori contribuenti che si assumono partecipi del sodalizio criminoso. Occorre infatti avere riguardo all’ammontare degli elementi passivi fittizi indicati in ogni singola dichiarazione dei redditi presentata da ciascun contribuente che si assume abbia stretto l’accordo criminoso finalizzato alla perpetrazione della frode fiscale. Si tenga presente, peraltro, che come evidenziato, l’ipotesi attenuata sopra ricordata è stata abrogata dall’art. 2, comma 36-vicis semel, …

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