Provvedimenti di semplificazione procedurale in materia di carta carburanti

di Massimo Pipino

Pubblicato il 17 gennaio 2013



il tentativo del Governo Monti di ridurre l'uso del contante ha provocato anche variazioni nelle modalità di registrazione degli acquisti di carburante

Con l’articolo 7, comma 2, lettera p, del D.L. 13 maggio 2011, n. 70 (cd. Decreto Sviluppo), in vigore dal 14 maggio 2011 (nota n. 1), e seguendo l’indirizzo a più riprese posto in opera dal Governo volto a limitare l’utilizzo del denaro contante nelle transazioni commerciali e contemporaneamente facilitare la tracciabilità delle operazioni finanziarie, si è posto in essere il tentativo di rimpiazzare il sistema basato sulla compilazione delle schede carburante con strumenti elettronici di pagamento, dematerializzando la documentazione di acquisto di carburante per autotrazione. Come verrà chiarito nel prosieguo del presente lavoro, nonostante che l’Amministrazione sia intervenuta sull’argomento con la C.M. 9 novembre 2012, n. 42/E (con un notevole e deleterio ritardo rispetto alla sua entrata in vigore: fino a questo momento, infatti, la mancanza di linee guide aveva reso non operativa la disposizione) cercando di trovare soluzioni in chiave semplificatrice, riteniamo che le imprese ben difficilmente saranno incentivate ad usufruire dell’agevolazione.

Come ben noto, prima dell’intervento normativo de qua, l’unica modalità ammessa e ritenuta valida per certificare i rifornimenti di carburante per autotrazione ai fini sia della possibile detrazione dell’Iva sia della imposte dirette era la cosiddetta “scheda carburante”. Accanto a questo sistema “tradizionale”, che comunque è tuttora valido, il D.L. 70 ha previsto la possibilità di esonero dalla scheda per quei soggetti passivi Iva che effettuano gli acquisti pagando esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti agli obblighi di tracciabilità.

 

Alternatività

La C.M. 42/E precisa che le nuove regole rappresentano un sistema documentale alternativo e non sostitutivo rispetto a quello cartaceo basato sull’utilizzo della scheda carburante (di cui all’articolo 1, D.P.R. 10 novembre 1997, n. 444), tuttavia sottolinea anche che non è ammesso l’uso contemporaneo delle due modalità; infatti, secondo la lettera della norma, l’esonero dalla scheda è ammesso a condizione che gli acquisti di carburante avvengano esclusivamente con i suddetti mezzi di pagamento elettronici. Ne deriva che il soggetto che nel periodo d’imposta utilizza altri strumenti di pagamento (i.e. contanti; ma neppure i bonifici e gli assegni sono idonei a consentire di evitare l’uso della scheda carburante) è tenuto all’adozione della scheda carburante per tutti gli acquisti di carburante effettuati nel periodo d’imposta. Ne deriva altresì che l’effettivo utilizzo della nuova modalità appare possibile solo a partire da 1 gennaio del 2013 (con buona pace per il rispetto dei ruoli degli organi costituzionali, dato che la norma in commento è stata introdotta dal Governo mediante Decreto Legge – ovvero un provvedimento d’urgenza – e non dal Parlamento, ossia l’organo legislativo). L’alternatività fra i due strumenti di documentazione degli acquisti è riferita al soggetto passivo (nel senso che la scelta dell’uno o dell’altro sistema di documentazione va fatta in capo ad ogni singolo soggetto d’imposta) e non agli oggetti (gli autoveicoli utilizzati, ai fini dell’impresa, dal soggetto passivo): così, se un soggetto sceglie una modalità di certificazione, questa scelta vale per tutti i mezzi facenti capo all’operatore stesso. Non è invece necessario che lo strumento di pagamento (es. la carta di credito) abbia un utilizzo esclusivo: esso potrà essere utilizzato sia per effettuare acquisti di altro genere destinati all’uso di impresa sia, nel caso di imprenditore individuale, per effettuare acquisti destinati alla sfera privata. L’importante è che l’acquisto di carburante avvenga mediante una operazione autonoma ed individuabile.

 

Quali possono essere gli strumenti di pagamento

Il pagamento esclusivo deve avvenire con strumenti di pagamento emessi da operatori finanziari soggetti agli obblighi di tracciabilità (di cui all’articolo 7, comma 6, D.P.R. 605/1973), e quindi emessi da soggetti residenti nel territorio dello Stato o che in esso abbiano una stabile organizzazione. Gli strumenti di pagamento consentiti, emessi dagli operatori di cui sopra, sono carte di credito, carte di debito (bancomat) o carte prepagate. Non consentono di non tenere la scheda carburante le “carte fedeltà” associate al contratto di netting (nota n. 2), attraverso il quale il gestore dell’impianto di distribuzione si obbliga nei confronti della società petrolifera ad effettuare cessioni di carburante in favore dell’utente (che per il pagamento utilizza la carta magnetica rilasciata dalla stessa società petrolifera). Nel sistema descritto la società petrolifera effettua una somministrazione di beni (il carburante) direttamente all’utente (per il tramite dell’impianto di distribuzione stradale), per cui non si applica la disciplina della scheda carburante (si ricorda che il divieto di fatturazione è posto in capo al distributore stradale e non alla compagnia petrolifera).

 

Elementi minimi documentali

Nonostante la dematerializzazione degli acquisti di carburante, resta la necessità di consentire un adeguato riscontro circa il diritto alla detrazione Iva e alla deducibilità del costo ai fini delle imposte sui redditi. A tal fine, secondo la C.M. 42/E lo strumento di pagamento elettronico deve essere intestato al soggetto passivo che effettua l’acquisto di carburante, in modo che dall’estratto conto della carta utilizzata emergano gli elementi necessari per individuare l’acquisto:

  • Data in cui viene effettuata l’operazione;

  • esercente impianto stradale di rifornimento;

  • ammontare del corrispettivo pagato.

Se la carta è utilizzata anche per acquisti diversi (es. caffè, giornali, olio, accessori), è necessario effettuare diverse transazioni, in modo che quello riferito al carburante sia un autonomo movimento di acquisto (il che sarà certamente sgradito all’esercente l’impianto di rifornimento in quanto ad ogni transazione corrisponde un fee a suo carico da versare al gestore del circuito del sistema di pagamento).

 

Problematiche applicative

Numerose sono le problematiche connesse al dettato legislativo. In primo luogo non è chiaro come si possa associare ogni movimento di acquisto di carburante effettuato con la carta ai diversi veicoli aziendali, data l’assenza del numero di targa (elemento che risultava presente nelle schede carburante) nell’estratto conto periodico della carta stessa. Eppure è noto che sia la detrazione Iva sia la deducibilità ai fini delle imposte dirette varia in funzione del tipo di veicolo (es. autocarro, autoveicolo, utilizzo esclusivo ovvero promiscuo nell’attività d’impresa, ecc.): quindi la determinazione dell’Iva detraibile e del costo deducibile avverranno, anziché esaminando le singole schede carburanti, extra-contabilmente sulla base dei movimenti presenti in sede di estratto conto. Pare poi alquanto difficile ipotizzare che l’impresa decida di dotare tutti i dipendenti che utilizzano i mezzi delle flotte aziendali di carte di credito moltiplicando i costi connessi ai canoni relativi alle singole carte. Forse, la soluzione più semplice è quella di una scheda convenzionata e contrassegnata dalla targa del mezzo (dando vita quindi ad un contratto di netting). Inoltre, la C.M. 42/E non si esprime in ordine al dubbio, lecito, di dover registrare ogni singolo movimento di acquisto, in luogo dell’unicità della registrazione (mensile o trimestrale) della scheda carburante. Neppure viene chiarito cosa accade se il vincolo di esclusività di utilizzo dello strumento elettronico, rispettato per una parte del periodo d’imposta, non venisse rispettato successivamente (si decade dalla semplificazione da tale momento o dall’inizio dell’esercizio? In quest’ultimo caso, come potrebbe essere sanata l’assenza di schede carburanti?). E neppure viene chiarita la sorte di un acquisto effettuato saltuariamente utilizzando mezzi di pagamento diversi dalla carta di credito, bancomat, ecc. Tra l’altro, dalla C.M. 42/E non si comprende se l’utilizzo esclusivo per gli acquisti vada rispettato per l’intero anno solare – periodo valevole ai fini Iva – ovvero per il periodo d’imposta (che può essere anche non coincidente con l’anno solare) valevole ai fini delle imposte sui redditi. Infine, chi scrive ritiene che l’affermazione secondo cui l’estratto conto dei movimenti della carta consenta anche la detrazione dell’Iva assolta sugli acquisti non sia conforme alla previsione dell’articolo 178, Dir. 2006/112/CE secondo cui:

Per poter esercitare il diritto a detrazione, il soggetto passivo deve …essere in possesso di una fattura redatta conformemente agli articoli da 220 a 236 e agli articoli 238, 239 e 240”.

La problematica era già sorta all’indomani dell’emanazione del D.L. 70, cosicché nella risposta all’Interrogazione parlamentare 13 luglio 2011, n. 5-05095, l’Agenzia delle entrate aveva annunciato l’arrivo di chiarimenti con queste parole:

“… le modifiche apportate dal decreto legge n. 70 del 2011, adottate in un’ottica di semplificazione degli adempimenti a carico dei contribuenti, vanno comunque coordinate … con l’esigenza di disporre di una serie di elementi minimali, necessari a consentire la verifica dell’esistenza del diritto alla detrazione in capo al soggetto acquirente. Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate rileva che gli aspetti sopra rappresentati, da definire tenendo anche conto delle prescrizioni dettate dalla normativa comunitaria in materia, sono in fase di approfondimento in vista della prossima emanazione di apposito documento di prassi”.

 

Note

1) Testo dell’articolo 7, comma 2, lettera p, del D.L. 13 maggio 2011, n. 70:

p) all'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 444 - recante il regolamento per la semplificazione delle annotazioni da apporre sulla documentazione relativa agli acquisti di carburanti per autotrazione - dopo il comma 3 è inserito il seguente:

"4. In deroga a quanto stabilito al comma 1, i soggetti all'imposta sul valore aggiunto che effettuano gli acquisti di carburante esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all'obbligo di comunicazione previsto dall'articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, non sono soggetti all'obbligo di tenuta della scheda carburante previsto dal presente regolamento".

  1. Con tale contratto le compagnie petrolifere vendono direttamente ai propri Clienti il carburante per autotrazione. Il contratto è caratterizzato dal fatto che l’acquisto di carburante è documentato da apposita fattura emessa direttamente dalla compagnia petrolifera (ESSO, AGIP…), e non dal singolo distributore, al Cliente convenzionato. Dalla fattura emesse sono rilevabili il tipo di veicolo, la targa del veicolo. Cosi come sulla scheda carburante è obbligatorio indicare i chilometri risultanti a fine periodo, mese o trimestre,cui la scheda si riferisce; nel caso di contratto di netting all’impresa utilizzatrice è richiesta la compilazione con cadenza mensile di un apposito documento (una scheda carburante)datato e numerato conindicazione per i singoli veicoli, identificati dal numero di targa, dei chilometri percorsi. Tale documento può essere sostituito dalla fattura ricevuta dalla compagnia petrolifera solo se la stessa riporta il totale dei chilometri percorsi dal singolo automezzo. In conclusione se in fattura non sono indicati i chilometri il Cliente, che si avvale del netting, deve comunque compilare una scheda carburante mensile per riportare i chilometri percorsi.

17 gennaio 2013

Massimo Pipino