Novità fiscali del 29 gennaio 2013: l’ISLANDA promossa fra i Paesi white list

Pubblicato il 29 gennaio 2013



Islanda nei Paesi della “white list”: in G.U. Decreto MEF; professioni non regolamentate: legge in G.U.; deduzione dei costi automezzi aziendali dal 2013 e rapporto con redditometro; salvaguardati: i modelli di istanza da presentare; niente ripartizione della quota pari all’8 per mille dell’Irpef per l’anno 2012; anno 2013: sintesi delle principali disposizioni in materia di contribuzione dovuta dai datori di lavoro e dalle aziende agricole; sospensione della riscossione da parte degli Agenti della Riscossione (AdR)

 

 

Indice:

1) Islanda nei Paesi della “white list”: In G.U. Decreto MEF

2) Professioni non regolamentate: Legge in G.U.

3) Disciplina della deduzione dei costi automezzi aziendali dal 2013 e rapporto con redditometro

4) Salvaguardati: i modelli di istanza da presentare

5) Niente ripartizione della quota pari all’8 per mille dell’Irpef per l’anno 2012

6) Anno 2013: sintesi delle principali disposizioni in materia di contribuzione dovuta dai datori di lavoro e dalle aziende agricole

7) Sospensione della riscossione da parte degli Agenti della Riscossione (AdR): chiarimenti dall’Inps

 

 

1) Islanda nei Paesi della “white list”: In G.U. Decreto MEF

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 21 del 25 gennaio 2013,  il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 11 gennaio 2013.

Modificato, dunque, l’elenco degli stati con i quali é attuabile lo scambio di informazioni.

All’elenco di cui all’art. 1 del decreto del Ministro delle finanze del 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996, è stato inserito il seguente Stato: “Islanda”.

 

2) Professioni non regolamentate: Legge in G.U.

La Legge n. 4 del 14 gennaio 2013 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 22 del 26 gennaio 2013.

Tale normativa disciplina in maniera uniforme le “professioni non organizzate in ordini o collegi”, qualificandole come quelle attività economiche, anche organizzate, volte alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitate abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 c.c., e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.

Si introduce il principio del libero esercizio della professione fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica del professionista, al quale si consente di scegliere la forma in cui esercitare la propria professione, riconoscendosi espressamente l’esercizio di questa in forma individuale, associata, societaria, ovvero nella forma di lavoro dipendente.
I professionisti possono costituire associazioni professionali, con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.

Tali associazioni hanno natura privatistica, sono fondate su base volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva.

Esse promuovono la formazione permanente dei propri iscritti, adottano un codice di condotta, vigilano sulla condotta professionale degli associati, definiscono le sanzioni disciplinari da irrogare agli associati per le violazioni al medesimo codice e promuovono forme di garanzia a tutela dell’utente, tra cui l’attivazione di uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore.

Le associazioni possono costituire forme aggregative, che rappresentano le associazioni aderenti e agiscono in piena indipendenza ed imparzialità.

Le forme aggregative hanno funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze ad esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali.

Su mandato delle singole associazioni, esse possono controllare l’operato delle stesse, ai fini della verifica del rispetto e della congruità degli standard professionali e qualitativi dell’esercizio dell’attività e dei codici di condotta definiti dalle associazioni medesime.

Sotto il profilo della pubblicità delle associazioni professionali e delle loro forme aggregative, si prevede che esse pubblichino sul proprio sito web gli elementi informativi, di cui si dà contezza nello stesso provvedimento, che presentano utilità per il consumatore, secondo criteri di trasparenza, correttezza, veridicità.
Infine, viene prevista la possibilità per le associazioni professionali di rilasciare ai propri iscritti delle attestazioni su molteplici aspetti (regolare iscrizione del professionista, requisiti e standard qualitativi, possesso della polizza assicurativa ecc.), a seguito di verifiche.


3) Disciplina della deduzione dei costi automezzi aziendali dal 2013 e rapporto con redditometro

Con l’entrata in vigore della Legge 228/2012 (cd. Legge di stabilità), sono state nuovamente modificate le percentuali di deducibilità delle spese sostenute da imprese e professionisti relativamente all’acquisto e all’utilizzo di veicoli.

Con la modifica all’art. 164 del TUIR, la deducibilità relativa ad autovetture, autocaravan, ciclomotori e motocicli che non sono utilizzati come beni strumentali all’esercizio dell’attività di impresa, passa dal 40% al 20%.

Ecco, dunque, tutte le novità inerenti la deducibilità dei costi auto di cui si deve

tenere conto dal periodo di imposta 2013 (per gli esercizi solari), conseguenti ai due recenti interventi normativi legati prima all’entrata in vigore della Legge 92/2012 (cd. Riforma Fornero) e poi ai correttivi apportati dalla Legge 228/2012.

Viene, infine, riportata anche la disciplina inerente la detraibilità IVA sempre in materia di costi auto.

 

 

 

Soggetti

Uso dei veicoli

% deduzione

Imprese

Uso esclusivo attività

 

Adibiti a uso pubblico

 

In uso ai dipendenti

 

Altri utilizzi

100%

 

100%

 

70%

 

20%

 

Professionisti

Uso esclusivo attività (non previsto dalle Entrate per i lav. aut.)

 

In uso ai dipendenti

 

Altri utilizzi

100%

 

 

 

70%

 

20%

Agenti di commercio

 

80%

 

 

 

Se l’attività professionale é svolta da società semplici o da associazioni tra professionisti, la deducibilità è consentita solo per un veicolo per ogni singolo associato.

Peraltro, le modifiche apportate prima dalla Legge 92/2012 e poi dalla Legge 228/2012 non incidono in alcun modo sul trattamento fiscale dei rimborsi  spese per l’utilizzo dell’auto del dipendente o dell’amministratore che restano deducibili nei limiti fissati dall’art. 95 del TUIR ovvero pari al costo della percorrenza (tariffe ACI) o alle tariffe di noleggio.

Sono rimasti, invece, invariati i limiti massimi di spesa, fiscalmente riconosciuti per i veicoli aziendali in genere, che sono per l’acquisto:

- € 18.075,99 per autovetture e caravan;

- € 4.131,66 per motocicli;

- € 2.065,83 per ciclomotori.

Nonché per la locazione e il noleggio:

- € 3.615,20 per autovetture e caravan;

- € 774,69 per i motocicli;

- € 413,17 per i ciclomotori.

I tetti massimi di spesa fiscalmente riconosciuti non si applicano nel caso di veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti.

Detrazione Iva

E’, inoltre, rimasta invariata la detraibilità dell’Iva relativa ai veicoli non utilizzati esclusivamente come beni strumentali per l’attività d’impresa, arte e professione.

Questa rimane dunque pari al 40%.

A tal proposito, occorre evidenziare che adesso vi é un sostanziale disallineamento tra la percentuale di deducibilità dei costi ai fini delle imposte sul reddito (20% per effetto delle nuove disposizioni) e quella di detraibilità ai fini IVA (40%).

Peraltro, in materia di Iva, l’art. 19-bis1 del D.p.r. 633/1972, dispone al comma 1, lett. c) che l’imposta è detraibile:

- al 100% per veicoli che formano oggetto dell'attività propria dell'impresa;

- al 100% per i veicoli degli agenti e rappresentanti di commercio;

- al 40% per i veicoli che non sono utilizzati esclusivamente nell'esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione;

- al 40% per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti.

In definitiva, la detraibilità IVA della spesa è:

- del 100% quando l’utilizzo è strettamente collegato all’esercizio dell’attività di

impresa;

- del 40% in caso di utilizzi non esclusivamente finalizzati all’attività di impresa.

Tuttavia, in sede europea si é discusso se tali limitazioni alla detraibilità dell’Iva siano legittime.

La Corte di Giustizia UE si è espressa dichiarando inapplicabili tali limitazioni e facendo quindi rientrare la detraibilità dell’Iva sugli acquisti di autoveicoli nel regime normale dell’imposta il quale consente la detrazione in base alla reale inerenza e afferenza della spesa con l’attività di impresa.

Pertanto va anche considerata l’ipotesi di potere detrarre l’imposta sulla base della reale percentuale di utilizzazione della vettura per fini aziendali.

Rapporto con redditometro

Le autovetture possono essere esclusi dall’applicazione del redditometro solo a condizione che sussista un utilizzo esclusivo nell’attività esercitata e tale utilizzo sia oggettivamente documentato.

Pertanto, un utilizzo promiscuo, anche se in minima percentuale, attrae i predetti beni nella sfera personale.

Secondo l’Agenzia delle entrate, l’utilizzo promiscuo delle autovetture e dei motoveicoli attrae i predetti beni nella sfera personale del contribuente, ma non per l’intero importo.

In particolare, l’Agenzia ha precisato che “i beni e servizi non esclusivamente ed effettivamente relativi all’attività d’impresa o di lavoro autonomo, come ad esempio le auto ad uso promiscuo, rilevano per la parte non riferibile al reddito professionale o d’impresa ovvero per la quota parte di spesa non fiscalmente deducibile”.

L’Agenzia delle Entrate, ha ammesso, sia pure in maniera non ufficiale, che è possibile dedurre le spese delle auto in misura superiore al 20% purché il professionista o l’imprenditore siano in grado di fornire la dimostrazione del maggior utilizzo nell’attività svolta (impresa o lavoro autonomo).

Infatti, la percentuale di promiscuità del 20% non rispecchia l’effettivo utilizzo del bene, ma è stata prevista (nel caso di specie ridotta rispetto alla formulazione originaria dell’art. 164 TUIR) esclusivamente per ragioni di gettito.

 

4) Salvaguardati: i modelli di istanza da presentare

Pronte le modalità operative per l’accesso ai benefici per i lavoratori cd. salvaguardati.

Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 6 del 25 gennaio 2013, ha, infatti, illustrato fasi e modalità operative per l’accesso ai benefici per i lavoratori cd. salvaguardati, cioè quelli di cui alla lettera d), comma 1, art. 2 del decreto interministeriale 8 ottobre 2012.

Si tratte delle istruzioni operative alle Direzioni territoriali del lavoro e del modello di istanza che dovrà essere presentata dai lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011.

Le istanze potranno essere trasmesse, direttamente dai lavoratori interessati o dai soggetti abilitati (es. patronati ex lege n. 152/2001; consulenti del lavoro/dottori commercialisti ex lege n. 12/1979), alle competenti Direzioni Territoriali del Lavoro all’indirizzo di posta elettronica certificata delle medesime (per es.: DPL.Roma@mailcert.lavoro.gov.it) o all’indirizzo di posta elettronica dedicata (per esempio: DTLRm.salvaguardati@lavoro.gov.it) o, in alternativa, tramite Raccomandata A/R.

 

5) Niente ripartizione della quota pari all’8 per mille dell’Irpef per l’anno 2012

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 22 del 26 gennaio 2013, il comunicato del 26 gennaio 2013 con il  quale la Presidenza Consiglio dei Ministri rende  noto che per l’anno 2012 non é stato predisposto il decreto di ripartizione della quota pari all’otto per mille dell’Irpef a diretta gestione statale, prevista dagli articoli 47 e 48 della legge 20 maggio 1985, n. 222, secondo il Regolamento di cui al D.P.R. 10 marzo 1998, n. 76, per mancanza di

disponibilità finanziaria.

Pertanto nessuno dei progetti presentati con scadenza 15 marzo 2012 é stato ammesso a contributo.

Al riguardo i fondi relativi al riparto della quota dell’otto per mille dell'IRPEF a gestione statale, pari a 181.781.492 euro per il 2012, hanno subito numerose decurtazioni per effetto di provvedimenti legislativi, che ne hanno azzerato la disponibilità.

Infatti, sono stati destinati 121 milioni di euro per le esigenze della Protezione civile, di cui 64 milioni per la flotta aerea (decreto-legge n. 98 del 2011) e 57 milioni per il Fondo di protezione civile (decreto-legge n. 201 del 2011).

Infine, é stato assegnato dal decreto-legge n. 95 del 2012 l’importo di 4.012.422 euro per far fronte agli interventi conseguenti alle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi nel febbraio 2012 e la residua disponibilità, pari a 32.766.522 euro, é stata destinata con la legge n. 228 del 2012 (legge di stabilità 2013) agli eccezionali eventi alluvionali, atmosferici ed alle precipitazioni nevose verificatesi nell'ultimo triennio.

 

6) Anno 2013: sintesi delle principali disposizioni in materia di contribuzione dovuta dai datori di lavoro e dalle aziende agricole

Riepilogate le disposizioni aventi riflesso sulla contribuzione dovuta dai datori di lavoro nel corso del 2013 dall’Inps con la circolare n. 13 del 28 gennaio 2013.

L’anno 2013 si caratterizza, tra l’altro, per l’entrata in vigore di una buona parte delle disposizioni contenute nella legge n. 92/2012, di riforma del mercato del lavoro.

Peraltro il testo della citata norma è stato recentemente modificato dalle leggi n. 221 (di conversione, con modificazioni, del DL 179/2012 - cosiddetto Decreto sviluppo bis) e n. 228/2012 (legge di stabilità 2013).

Inoltre, nel corrente anno, si conclude il percorso di armonizzazione dell’aliquota contributiva pensionistica, previsto dalla legge n. 335/1995 e avviatosi nel 1997.

Adesso l’Inps con la suddetta circolare fornisce un quadro riepilogativo delle principali disposizioni destinate a produrre effetti nel corso del 2013.

 

7) Sospensione della riscossione da parte degli Agenti della Riscossione (AdR): chiarimenti dall’Inps

La legge di stabilità 2013 - legge 24 dicembre 2012, n. 228 - ha introdotto importanti novità in tema di riscossione dei tributi introducendo all’art. 1, commi da 537 a 543 un procedimento, ad iniziativa del contribuente, che regola la sospensione della riscossione da parte degli Agenti della Riscossione (AdR).

Al riguardo, in attesa del completamento delle attività volte a definire le implementazioni procedurali per consentire la più efficace gestione del procedimento regolato dalla normativa in esame, l’Inps con il messaggio del 28 gennaio 2013 ha riepilogato il quadro normativo delineato, fornendo le prime indicazioni operative cui le strutture territoriali dovranno attenersi.

Il procedimento introdotto dalla legge di stabilità trova applicazione sia alle somme iscritte a ruolo per le quali l’AdR ha provveduto alla notifica delle cartelle di pagamento sia ai crediti richiesti dall’Istituto con Avviso di Addebito ai sensi dell’art. 30 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2010, n. 122.

Il comma 537 ha stabilito che, a far data dall’entrata in vigore della legge - 1° gennaio 2013 - i soggetti incaricati della riscossione coattiva debbano sospendere, immediatamente, ogni attività finalizzata alla riscossione delle somme iscritte a ruolo o loro affidate a seguito della presentazione da parte del debitore di una dichiarazione attestante la sussistenza di una causa idonea a rendere il credito stesso non esigibile. Ciò nell’ottica del miglioramento dei rapporti tra debitori e amministrazione.

Il legislatore, al comma 538, ha previsto che il contribuente, in presenza della notifica del primo atto di riscossione o di un atto della procedura cautelare o esecutiva attivata dal competente AdR, possa presentare al medesimo, anche con modalità telematiche, una dichiarazione idonea a documentare che gli atti emessi dall’ente creditore prima della formazione del ruolo, ovvero la successiva cartella di pagamento o l’avviso per i quali si procede, sono stati interessati:

a. da prescrizione o decadenza del diritto di credito sotteso, intervenuta in data antecedente a quella in cui il ruolo è reso esecutivo;

b. da un provvedimento di sgravio emesso dall'ente creditore;

c. da una sospensione amministrativa comunque concessa dall'ente creditore;

d. da una sospensione giudiziale, oppure da una sentenza che abbia annullato  in tutto o in parte la pretesa dell'ente creditore, emesse in un giudizio al quale il concessionario per la riscossione non ha preso parte;

e. da un pagamento effettuato, riconducibile al ruolo in oggetto, in data antecedente alla formazione del ruolo stesso, in favore dell'ente creditore;

f. da qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito sotteso.

Il legislatore ha previsto che la dichiarazione debba essere presentata all’Agente della Riscossione entro 90 giorni dalla notifica dell’atto. Stante la funzione di centralità nell'avvio del procedimento che la legge ha attribuito alla dichiarazione del contribuente, laddove la richiesta venga effettuata oltre tale termine, la definizione del procedimento attivato dal contribuente resta esclusa dall’applicazione degli effetti previsti dalla norma in trattazione.

Al riguardo, infatti, la direttiva di gruppo di Equitalia n. 2/2013 dell’11 gennaio 2013 ha chiarito che le dichiarazioni tardive, ossia presentate oltre il termine di 90 giorni dalla notifica dell’atto che le origina, dovranno essere considerate prive di effetti, in quanto inammissibili.

L’impianto procedimentale previsto dalla legge di stabilità 2013 ha introdotto nel sistema di gestione dei crediti affidati per il recupero agli Agenti della riscossione una forma di sospensione legale che trova, come già evidenziato, nella dichiarazione del contribuente il punto di avvio. Tale dichiarazione oltre a produrre l’effetto immediato di sospendere l’esecuzione del titolo, è idonea a realizzare l'estinzione del credito in riscossione in caso di inerzia dell’Ente creditore a comunicare, nei termini stabiliti, al contribuente e all’AdR l’infondatezza delle ragioni invocate nella dichiarazione medesima.

L’Agente della Riscossione, ricevuta la dichiarazione sul conforme modello allegato alla citata direttiva di Equitalia n. 2/2013 e verificata la sua completezza in ordine alla documentazione a corredo, procede all’immediata  registrazione sui propri sistemi della sospensione di tutte le attività dirette alla riscossione delle somme iscritte a ruolo o affidate.

Entro il termine di dieci giorni successivi alla data di presentazione della dichiarazione, l’Agente trasmette all’Ente creditore la dichiarazione presentata dal debitore e la documentazione allegata al fine di avere conferma dell’esistenza delle ragioni poste a fondamento della medesima dichiarazione.

Come disposto da Equitalia nella direttiva di gruppo, l’inoltro alle competenti strutture territoriali dell’Istituto verrà effettuato tramite PEC.

Le richieste dovranno essere gestite dall’unità organizzativa accertamento e gestione del credito.

A tal fine, la canalizzazione delle dichiarazioni pervenute verrà effettuata all’indirizzo delle caselle PEC di ciascuna struttura territoriale dell’Istituto -Direzioni provinciali e Agenzie - e alle strutture ex Enpals Direzioni Centro sud e Centro nord e per conoscenza all’indirizzo PEC della Direzione regionale Inps di riferimento e della Direzione Contributi ex Enpals.

A queste ultime è assegnato, nell’ambito della rispettiva competenza, il compito di un costante monitoraggio della corretta e tempestiva gestione delle dichiarazioni nei termini previsti per la conclusione del procedimento.

La PEC dovrà recare obbligatoriamente in oggetto la dicitura standard “Sospensione Riscossione Legge stabilità 2013” .

L’elenco completo degli indirizzi PEC e della ripartizione degli ambiti di competenza è stato già trasmesso alla Direzione generale di Equitalia che ne curerà l’inoltro agli Agenti sul territorio.

Il controllo teso a confermare o meno la fondatezza delle ragioni portate dal contribuente dovrà avvenire tempestivamente e, in caso di conferma delle stesse, dovrà essere adottato, in relazione alla fattispecie esaminata, il provvedimento di sospensione o di sgravio/annullamento secondo le modalità in uso che prevedono la trasmissione telematica dello stesso al competente Agente .

Come previsto dal comma 539, decorsi ulteriori sessanta giorni, l’Ente creditore con propria comunicazione inviata al debitore a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno o a mezzo posta elettronica certificata, dovrà confermare al contribuente la correttezza della documentazione prodotta sulla cui base è stato trasmesso all’AdR il conseguente provvedimento di sospensione o di sgravio/annullamento della partita debitoria.

La medesima modalità dovrà essere utilizzata per comunicare al contribuente l’inidoneità della documentazione prodotta al permanere della sospensione adottata dall’Agente della Riscossione al quale dovrà essere contestualmente comunicato l’esito negativo ai fini della ripresa dell’attività di recupero del credito sospeso.

Evidenziata la necessità del rigoroso rispetto dei termini che il legislatore ha stabilito per la conclusione delle attività dell’Ente creditore.

La conclusione del procedimento, infatti, dovrà avvenire nel limite di sessanta giorni dalla data di trasmissione della PEC con la quale l’Agente delle Riscossione provvede all’inoltro della dichiarazione del contribuente con la relativa documentazione allegata.

Infatti, se da una parte la previsione normativa è diretta a garantire una maggiore tutela del contribuente, dall’altra la tempestività nella gestione delle istanze esclude il rischio, di fronte all’infondatezza della richiesta, del prodursi di possibili pregiudizi al recupero del credito.

Il successivo comma 540, infatti, stabilisce che “in caso di mancato invio, da parte dell’ente creditore, della comunicazione prevista dal comma 539 e di mancata trasmissione dei conseguenti flussi informativi al concessionario della riscossione, trascorso inutilmente il termine di duecentoventi giorni dalla data di presentazione della dichiarazione del debitore allo stesso concessionario della riscossione, le partite di cui al comma 537 sono annullate di diritto e quest'ultimo è considerato automaticamente discaricato dei relativi ruoli. Contestualmente sono eliminati dalle scritture patrimoniali dell'ente creditore i corrispondenti importi.”

Gli effetti disposti dalla norma “discarico nei confronti dell’AdR” ed “eliminazione contabile dei crediti interessati dal procedimento” conseguono ad una gestione tardiva della dichiarazione del contribuente che avvenga oltre il termine ultimo di duecentoventi giorni dalla data di protocollazione della stessa da parte dell’Agente della Riscossione .

In relazione a ciò, i responsabili delle strutture destinatarie delle richieste dovranno assumere ogni iniziativa volta ad assicurare la tempestiva definizione delle dichiarazioni trasmesse dall’AdR al fine di escludere il prodursi di motivi di pregiudizio definitivo al recupero dei crediti.

Le disposizioni, per espressa previsione dell’art. 1 comma 543 della legge di stabilità, trovano applicazione con riferimento alle dichiarazioni presentate all’AdR anteriormente al 1° gennaio 2013, data di entrata in vigore della legge.

La fattispecie fa riferimento alle comunicazioni trasmesse dagli AdR in vigenza della disciplina dettata dalla Direttiva di gruppo di Equitalia n. 10/2010 del 6 maggio 2010.

In tal caso, gli adempimenti di cui al comma 539 dovranno essere completati entro 90 giorni dalla data di pubblicazione della legge di stabilità che è avvenuta il 29 dicembre 2012.

Il decorso del termine di duecentoventi giorni, anche in questo caso, produce i medesimi effetti in precedenza illustrati - “ discarico nei confronti dell’AdR” ed “eliminazione contabile dei crediti interessati dal procedimento”.

Le direzioni Regionali sono invitate ad attivare un immediato contatto con le rispettive direzioni regionali di Equitalia e, per la Sicilia, con la direzione generale di Riscossione Sicilia S.p.A. finalizzato ad una ricognizione delle sospensioni effettuate in vigenza della predetta Direttiva di Equitalia n. 10/2010.

La definizione delle attività riferite a tali sospensioni dovrà inderogabilmente concludersi entro giorno 6 agosto 2013.

Nel quadro normativo delineato dal legislatore si inserisce, infine, la previsione contenuta nel comma 541.

In considerazione, infatti, della complessità del procedimento previsto che impone agli Enti coinvolti – AdR ed Enti creditori – un impegno di mezzi e risorse idonee a garantire nella sostanza una gestione più efficace delle istanze provenienti dal contribuente, la norma tende a correggere e prevenire l’eventuale utilizzo improprio dello strumento che è stato previsto a garanzia della posizione del debitore.

Qualora nel corso dell’esame della dichiarazione emerga che a corredo della richiesta siano stati prodotti documenti falsi o contraffatti, i Direttori delle strutture territoriali competenti dovranno procedere, senza indugio, ad inoltrare all’Autorità Giudiziaria la denuncia di cui all’art. 331 del c.p.c..

La norma prevede inoltre l’irrogazione di una sanzione amministrativa che, ad un primo esame, appare non avere natura tributaria ed essere quindi regolata dalla legge 24 novembre 1981, n. 689.

(Inps, messaggio n. 1636 del 28 gennaio 2013)

 

Vincenzo D’Andò