Legge di stabilità 2013


Proroga del bilancio di previsione 2013

La Legge di stabilità propone al comma 381 l’ormai consueta proroga del termine ultimo di approvazione del bilancio di previsione 2013 degli enti locali al prossimo 30 giugno 2013.

 

Patto di stabilità

La legge di stabilità per il 2013 interviene modificando lievemente la disciplina del Patto di stabilità interno per il 2013-2016, lasciandone comunque inalterata la struttura di base.

 

Obiettivi del Patto di stabilità

Viene modificato il triennio di riferimento considerato per la determinazione degli obiettivi. Si stabilisce innanzitutto che l’obiettivo del Patto di stabilità interno deve essere calcolato sulla spesa media corrente del 2007-2009 invece che del 2006-2008. Misura questa che appesantisce dal 2013 gli obiettivi di Patto posti a carico dei singoli enti.

La Legge di stabilità conferma a decorrere dall’anno 2013 l’assoggettamento al Patto dei comuni con popolazione compresa tra i 1001 e i 5000 abitanti, che pure nel primo anno di applicazione godono di una percentuale agevolata ai fini della definizione degli obiettivi di bilancio loro attribuiti.

Gli Enti locali devono pertanto conseguire, per ciascuno degli anni dal 2013 al 2016, un saldo finanziario calcolato in termini di competenza mista non inferiore al valore dell’obiettivo “specifico” che si articola in due passaggi.

Inizialmente tutti i Comuni quantificano la manovra applicando alla media triennale 2007-2009 della spesa corrente (impegni del Titolo I) le percentuali del:

15,8% dall’anno 2013 al 2016 per i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti non virtuosi

13% per l’anno 2013 (e 15,8% dal 2014 al 2016) per i Comuni con popolazione compresa tra i 1001 e 5000 abitanti.

L’importo così ottenuto va neutralizzato del taglio dei trasferimenti erariali previsto dall’articolo 14, comma 2, del D.L. n. 78/2010 per gli Enti sopra i 5.000 abitanti, pari a 1,5 miliardi a partire dal 2011 e ad un ulteriore miliardo a partire dal 2012.

Il secondo passaggio, tiene conto della virtuosità: gli Enti che rientrano nella classe degli enti più virtuosi dovranno conseguire l’obiettivo strutturale realizzando un saldo finanziario di competenza mista pari a zero.

Pertanto, sul pluriennale resta da adottare il comportamento prudenziale di applicazione delle percentuali fissate per gli Enti non virtuosi.

La Legge di stabilità prevede anche per il 2013 per gli enti locali che hanno aderito alla sperimentazione dei nuovi sistemi contabili, di cui all’articolo 36 del Decreto Legislativo n. 118/2011, un miglioramento di 20 milioni di euro degli obiettivi del Patto di stabilità interno del 2013 (art 20 comma 3-bis della Legge n. 111/2011)

 

Sanzioni per lo sforamento del Patto nei comuni delle Regioni a Statuto speciale

I correttivi operati dal comma 439 della Legge di stabilità cambiano anche il raggio d’azione della sanzioni a carico degli enti che non rispettano gli obiettivi di bilancio dettati dal Patto di stabilità. Le penalità a carico degli enti fuori Patto (blocco di assunzioni e indebitamento, stretta alla spesa corrente e taglio dei trasferimenti pari allo sforamento), previste in precedenza da un decreto attuativo del federalismo fiscale, vengono ora riprodotte nel testo del nuovo comma 26 dell’articolo 31 della Legge n. 183/2011, risolvendo i dubbi relativi ad una loro presunta inapplicabilità ai Comuni delle Regioni a Statuto speciale.

 

Il sistema dei monitoraggi e controlli

Il sistema di monitoraggio e controllo degli adempimenti in materia di finanza locale assume maggiore rigidità; gli Enti locali sono tenuti ad inviare:

gli obiettivi programmatici;

il monitoraggio semestrale;

la certificazione finale.

La certificazione finale del rispetto degli obiettivi annuali deve essere inviataentro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento. La mancata trasmissione della certificazione entro tale termine costituisce un inadempimento al Patto di Stabilità Interno e fa scattare le sanzioni previste.

Il prospetto dimostrativo dei risultati finali deve essere firmato oltre che dal rappresentante legale e dal Responsabile del servizio finanziario, anche dall’Organo di revisione economico-finanziario; la certificazione priva delle tre richiamate sottoscrizioni non è ritenuta valida ai fini della attestazione del rispetto del Patto di stabilità Interno. La certificazione deve essere spedita a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, con esclusione di qualsiasi altro mezzo e, ai fini della verifica del rispetto del termine di invio, la data è comprovata dal timbro apposto dall’ufficio postale accettante.

Il comma 445 della Legge di stabilità 2013 inasprisce le sanzioni nel caso in cui non vengano trasmesse le certificazioni della verifica del patto di stabilità nel termine perentorio del 31 marzo. Nel caso in cui la trasmissione avvenga in ritardo ma comunque entro i 60 giorni dall’approvazione del consuntivo ed attesti il rispetto del Patto di stabilità all’ente si applica fino all’adempimento la sanzione del blocco delle assunzioni a qualsiasi titolo. Decorso il temine dei 60 giorni toccherà al Presidente dell’Organo di revisione dell’ente (ovvero al Revisore unico nel caso di composizione monocratica dell’organo), in qualità di commissario ad acta, provvedere all’invio della certificazione sottoscritta dai soggetti previsti dalla legge entro il termine di 30 giorni. L’erogazione delle risorse o trasferimenti erariali rimarrà sospesa fino alla data di trasmissione della certificazione da parte del commissario ad acta.

Il comma 446 della Legge di stabilità 2013 introduce nell’articolo 31 della Legge n. 183/2011 (cosiddetta Legge di stabilità 2012) il nuovo comma 20 bis, in base al quale i comuni entro 60 giorni dall’approvazione del rendiconto possono inviare una nuova certificazione nei casi in cui si rileva, con riferimento alla certificazione già trasmessa, un peggioramento del saldo finanziario effettivo rispetto all’obiettivo assegnato dal Patto.

 

Patto orizzontale e Patto verticale incentivato

Anche per l’anno 2013 sono confermate le disposizioni relative al Patto di stabilità orizzontale e verticale contenute nei commi da 138 a 142 dell’articolo 1 della Legge n. 220/2010.

La Legge di stabilità in particolare, ripresenta per il 2013 il meccanismo del Patto verticale incentivato, apportandovi per mezzo del comma 434 alcune modifiche.

Si ricorda che la norma prevede per le Regioni a statuto ordinario, la Sicilia e la Sardegna, un contributo massimo di 800 milioni di euro destinato all’estinzione anche parziale del debito, condizionato a quanto le Regioni stesse mettono a disposizione dei Comuni e delle province del proprio territorio in termini di spazi finanziari, con il meccanismo del Patto di Stabilità regionale verticale.

In particolare, le Regioni sono destinatarie di un contributo pari all’83,33% degli spazi finanziari ceduti ai Comuni nei limiti degli importi indicati per ciascuna Regione nella tavola contenuta nella legge. Gli importi indicati in tabella sono suscettibili di modifiche, tramite accordo da sancire in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, entro il 30 aprile 2013, a invarianza di contributo complessivo di 200 milioni per le province e 600 per i comuni.

Gli spazi finanziari sono ceduti dalle Regioni attraverso le stesse modalità definite dal comma 138 delle Legge n. 220/2010 per il cosiddetto “Patto regionale verticale”. Le Regioni hanno tempo fino al 31 maggio 2013 (termine perentorio) per comunicare al Ministero dell’Economia e delle Finanze gli spazi finanziari ceduti a ciascun Comune e gli elementi informativi necessari per la verifica del mantenimento dell’equilibrio dei saldi di finanza pubblica, ossia consentire al Ministero di verificare che la somma degli spazi ceduti sia pari al peggioramento dell’obiettivo della regione.

 

Il patto orizzontale nazionale

Il D.L n. 16/2012 convertito dalla Legge n. 44/2012 (cosiddetto Decreto semplificazioni tributarie) ha introdotto l’ulteriore strumento della redistribuzione degli obiettivi su scala nazionale fra coloro che hanno spazi finanziari da cedere e coloro che ne fanno richiesta (cosiddetto Patto orizzontale nazionale), successivamente modificato dall’articolo 16 della Legge n. 135/2012. La Legge di stabilità 2013 per mezzo del comma 437 modifica i termini per le comunicazioni da parte dei Comuni al Ministero dell’economia e delle finanze.

Il Patto orizzontale nazionale consente ai comuni che prevedono di conseguire un differenziale negativo rispetto all’obiettivo previsto dalla normativa nazionale, di comunicare al Ministero dell’Economia e delle Finanze, entro il termine perentorio del 15 luglio, l’entità degli spazi finanziari di cui necessitano nell’esercizio in corso per sostenere spese per il pagamento di residui passivi di parte capitale. Al contrario, i Comuni che prevedono di conseguire un differenziale positivo, entro la stessa data, possono comunicare gli spazi finanziari che cedono.

Agli Enti che cedono spazio finanziario viene riconosciuta, nel biennio successivo, una modifica migliorativa dell’obiettivo commisurata annualmente alla metà del valore degli spazi finanziari ceduti. A questo miglioramento, ovviamente, corrisponde un peggioramento degli obiettivi per gli Enti che acquisiscono maggiori spazi finanziari, per un importo annuale pari alla metà del miglioramento ottenuto nell’anno in cui è stata fatta la richiesta.

Sulla base delle richieste pervenute al Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Ragioneria Generale dello Stato ha tempo fino al prossimo 10 settembre per aggiornare il prospetto degli obiettivi degli Enti interessati dalla rimodulazione dell’obiettivo.

Si fa presente che la versione 2013 del Patto nazionale orizzontale non ripropone l’incentivo statale di 200 milioni di euro, concesso invece nell’anno 2012.

 

Patto territoriale integrato

Per effetto del comma 433 della Legge di stabilità slitta al 2014 l’applicazione del cosiddetto Patto territoriale integrato, che secondo quanto stabilito nel comma 17 dell’articolo 17 della Legge di stabilità 2012 consente alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano di rispondere nei confronti dello Stato del mancato rispetto degli obiettivi di finanza pubblica assegnati a loro e agli enti locali del loro territorio, attraverso un maggior concorso delle stesse nell’anno successivo in misura pari alla differenza tra l’obiettivo complessivo e il risultato complessivo conseguito. Le modalità operative del Patto territoriale integrato saranno definite dal MEF con un regolamento da approvare entro il termine (ordinatorio) del prossimo 30 novembre 2013.

 

Finanza locale

A partire dal 1° gennaio 2013 l’equilibrio di parte corrente di Comuni e Province diviene più stringente. La versione definitiva dei commi 441 e 442 della Legge di stabilità cancella infatti le norme che finora hanno consentito di utilizzare il plusvalore delle alienazioni patrimoniali per finanziare le spese correnti aventi carattere non permanente (articolo 3, comma 28 della Legge n. 350/2003) e per rimborsare la quota di capitale delle rate di ammortamento dei mutui (articolo 1, comma 66 della Legge n. 311/2004). I proventi da alienazioni patrimoniali, precisa la Legge di stabilità 2013 al comma 443, devono essere destinati d’ora in poi solo a copertura delle spese di investimento, o, in assenza di queste o per la parte eccedente, per ridurre il debito dell’ente.

Sempre in tema di equilibrio di parte corrente del bilancio di previsione, dal 2013 sparisce anche la deroga, relativa all’utilizzo delle entrate da rilascio di permessi di costruire (ossia gli oneri di urbanizzazione) che permetteva ai comuni di finanziare le spese correnti, nella misura del 50%, e, per un ulteriore 25%, di coprire le spese di manutenzione ordinaria del verde, delle strade e del patrimonio. Il probabile venir meno di quest’ultima deroga era invero già a conoscenza degli enti locali che nel bilancio di previsione 2012-2014 già avevano dovuto “quadrare” i conti degli ultimi due anni del bilancio pluriennale senza far ricorso a questa possibilità, che era consentita solo fino al 2012. Pertanto, d’ora in poi le entrate da permessi di costruire vanno destinate esclusivamente a copertura delle spese di investimento.

L’ultima stretta sull’equilibrio corrente va a intervenire sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio prevista all’articolo 193 del Tuel (D.Lgs. n. 267/2000), modificato dal comma 444 della Legge di stabilità. Dal 2013 i proventi derivanti dall’alienazione di beni patrimoniali possono essere utilizzati solo per ripristinare gli equilibri di parte capitale e non più per sanare gli squilibri di parte corrente. A fronte del venir meno di questa possibilità agli enti locali sarà concesso adottare una nuova misura per conseguire il ripristino degli equilibri: la modifica delle tariffe e delle aliquote relative ai tributi di propria competenza entro la data della verifica degli equilibri (30 settembre). E ciò anche in deroga all’articolo 1, comma 169 della Legge n. 296/2006, secondo cui le tariffe e le aliquote dei tributi di competenza degli enti locali sono deliberate entro la data fissata per la deliberazione del bilancio di previsione.

 

Imu e Fondo di solidarietà comunale

La Legge di stabilità opera al comma 380 un importante intervento sul riparto del gettito dell’Imposta municipale propria volta ad assicurare, almeno in parte, l’esclusiva competenza comunale del tributo.

Per effetto delle modifiche introdotte, a partire dal 2013 la totalità del gettito Imu derivante dalle abitazioni viene destinato ai comuni. Si pone fine pertanto a quella coabitazione fra quota statale e quota locale che aveva contraddistinto la versione 2012 dell’imposta, con le note complicazioni di ordine tecnico e operativo che ne sono conseguite.

Viene invece interamente attribuito allo Stato il gettito prodotto da immobili della classe D (ossia gli immobili d’impresa, alberghi e fabbricati produttivi in agricoltura), realizzato con l’applicazione dell’aliquota standard indicata dalla Manovra Monti l’anno scorso, cioè il 7,6 per mille. La Legge di stabilità concede tuttavia la facoltà ai Comuni di applicare su tali beni una maggiorazione del 3 per mille, portando di nuovo il tetto di aliquota massima complessiva per tali categorie di immobili all’attuale 10,6 per mille. Ne consegue che, se i comuni delibereranno in tal senso, per gli immobili di categoria D potrebbe ripresentarsi l’ipotesi di coabitazione di una quota statale e comunale nell’imposizione ai fini Imu.

Parallelamente alla rideterminazione della destinazione del gettito Imu la Legge di stabilità procede ad un taglio pressoché totale degli trasferimenti statali agli enti locali, con la conseguente soppressione del Fondo Sperimentale di Riequilibrio, destinato a lasciare il posto ad un nuovo fondo di perequazione (chiamato “Fondo di solidarietà comunale”), alimentato da una quota dell’Imu comunale, istituito col compito di assicurare la solidarietà in favore delle finanze dei Comuni caratterizzati da minor capacità fiscale nella nuova architettura dell’imposta sul mattone.

La definizione dell’ammontare e le modalità di riparto del Fondo sono demandate ad un apposito Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri,che dovrà tenere conto di parecchi fattori (effetti finanziari della stessa Legge di stabilità, costi e fabbisogni standard, dimensione demografica, gettito imu ecc.).

 

Tares

Novità importanti vengono introdotte dal comma 387 della Legge di stabilità nella disciplina della nuova Tares, il tributo che a partire dal 2013 sostituisce Tarsu e Tia nella copertura di servizi basilari per gli enti locali, quali lo smaltimento dei rifiuti, l’illuminazione pubblica, la polizia locale, l’anagrafe, la manutenzione delle strade e gli altri «servizi indivisibili» offerti dai Comuni.

Si sopprime il dispositivo di calcolo ancorato sulle superfici catastali, che avrebbe creato situazioni di grave sperequazione e avrebbe rischiato di determinare problemi gestionali non facilmente superabili. In base alla modifica introdotta, la superficie di riferimento per l’applicazione è quella calpestabile già acquisita dai Comuni con le dichiarazioni dei contribuenti o tramite accertamento in vigenza dei precedenti regimi impositivi della Tarsu, TIA1 e TIA2.

Tale regime resterà in vigore fino al definitivo allineamento dei dati catastali relativi alle unità immobiliari a destinazione ordinaria e dei dati riguardanti la toponomastica e la numerazione civica interna ed esterna di ciascun comune, da effettuarsi nell’ambito delle attività di collaborazione tra comuni e Agenzia del Territorio secondo le modalità indicate al nuovo comma 9-bis, introdotto dalla Legge di stabilità nella norma di riferimento della nuova Tares, l’articolo 14 del D.L. n. 201/2011, convertito con modificazioni dalla Legge n. 214/2011 (cosiddetta Manovra Monti). A tal fine si prescrive che nella dichiarazione delle unità immobiliari a destinazione ordinaria devono essere obbligatoriamente indicati i dati catastali, il numero civico di ubicazione dell’immobile e il numero dell’interno, ove esistente.

La superficie catastale delle unità immobiliari a destinazione ordinaria sarà comunque utilizzabile quale base di calcolo della Tares, nella misura cautelativa dell’80%, ai fini dell’attività di accertamento e controllo dei Comuni.

Analoghe all’Imu sono le modalità di riscossione della nuova Tares, su cui interviene un altro importante correttivo. La Tares dovrà essere pagata direttamente ai Comuni con bollettino postale o con modello F24, (strumento quest’ultimo che consente anche la compensazione fra crediti e debiti fiscali). La gestione dei dati indispensabili a chiedere l’imposta potrà essere affidata dai sindaci alle società che oggi riscuotono la Tarsu o la Tia, aggirando la privativa comunale che l’articolo 14 della Manovra Monti prevedeva come unica scelta. Una scelta che avrebbe imposto a centinaia di enti di ricostruire a tempo di record database già a disposizione delle società gestrici.

Ulteriori correttivi sono apportati a tutta la tempistica di applicazione del nuovo tributo. La Legge di stabilità rinvia ad aprile 2013 il termine di pagamento della prima rata della Tares, con facoltà per i Comuni la di disporre ulteriori slittamenti. Per le decisioni definitive sulle aliquote ci sarà tempo fino al 30 giugno (con possibili correzioni fino al 30 settembre), e i conguagli si faranno sentire di conseguenza solo sulle ultime rate.

La Legge di stabilità lascia tuttavia irrisolto un nodo che se non affrontato può creare seri problemi operativi agli enti coinvolti nella gestione del tributo: tutta la gestione del servizio rifiuti, ai sensi del D.L. n. 179/2012, convertito dalla Legge n. 221/2012 (cosiddetto Decreto sviluppo-bis), va affidata agli ambiti territoriali ottimali (che in molte Regioni non sono ancora operativi), ma l’entrata è di competenza dei Comuni. Si potrebbero perciò concretizzare seri problemi di coordinamento specie per le aziende più grandi, chiamate a mettere insieme le delibere di centinaia di Comuni appartenenti ad un singolo ambito.

 

Contributo IFEL

Il comma 386 della Legge di stabilità ridetermina il contributo da destinare per il 2013 e il 2014 all’IFEL da parte dei Comuni ai sensi dell’articolo 10, comma 5, del Decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 504 nella misura dello 0,6 per mille della quota di gettito dell’imposta municipale propria relativa agli immobili diversi da quelli destinati ad abitazione principale e relative pertinenze.

 

Riscossione

Mini crediti

La Legge di stabilità ai commi 527 e seguenti dispone l’annullamento di diritto dei crediti tributari di importo inferiore ai 2 mila euro derivanti da ruoli resi esecutivi fino al 31 dicembre 1999.

La norma specifica che concorrono alla determinazione del suddetto limite di importo il capitale, gli interessi e le sanzioni. Ne deriva che l’aggio dell’agente della riscossione non rileva ai fini della individuazione delle posizioni da annullare. La disposizione non discrimina alcuna tipologia di entrata includendo perciò somme di qualsiasi natura, come ad esempio tributi locali, contributi previdenziali, rette scolastiche, sanzioni al Codice della strada eccetera.

La formulazione della norma non opera alcuna distinzione sul fatto che i crediti oggetto della sanatoria siano oggetto o meno di impugnazione: ciò fa propendere per l’interpretazione che la misura soppressiva esplichi i suoi effetti anche nei confronti dei ruoli in contenzioso. Non appare certo invece il destino delle cartelle derivanti dalle iscrizioni a ruolo provvisorie, in pendenza di ricorso avverso gli avvisi di accertamento, posto che in questo caso il credito da considerare è quello accertato.

La tagliola su questi crediti scatterà d’ufficio decorsi sei mesi dall’entrata in vigore della Legge. Le modalità di discarico delle somme e di eliminazione dei corrispondenti importi saranno affidate ad un apposito Decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze.

 

Sanatoria per gli agenti di riscossione per i crediti ultradecennali ed effetti sui bilanci degli enti locali

Parallelamente alle suddette norme, la Legge di stabilità introduce una vera propria sanatoria in favore degli agenti di riscossione per le partite creditorie di durata ultradecennale affidate loro dalle amministrazioni pubbliche (in primis enti locali).

Anche in questo caso, non vi è distinzione in ordine alla natura del credito o all’eventuale stato contenzioso dello stesso. Ne consegue che la sanatoria coinvolge sia i tributi di qualsiasi natura (erariali o locali) sia i crediti di natura non tributaria (contributi previdenziali, sanzioni del Codice della strada ecc.). Ugualmente, nulla vieta che per alcune delle partite creditorie siano in corso procedure di contenzioso.

Rientrano nella disciplina in esame le somme di qualunque ammontare che siano state iscritte alla suddetta data del 31 dicembre 1999.

Per effetto della sanatoria gli agenti della riscossione sono liberati da qualsiasi responsabilità amministrativa e contabile, fatta solo salva l’ipotesi del dolo. Per le medesime partite inoltre non si dà applicazione alla disciplina ordinaria in materia di discarico per inesigibilità, di cui agli articoli 19 e 20 del Dlgs n. 112/99. L’esonero dalle citate norme del D.Lgs. n. 112/1999, che riconoscevano la liberazione dalla responsabilità di riscuotere gli importi affidatigli solo dopo l’ottenimento del provvedimento di discarico per inesigibilità da parte dell’ente creditore (come ad esempio agenzia delle Entrate o comuni), consente agli agenti di riscossione di effettuare discarico dei crediti ultradecennali di importo inferiore ai 2 mila euro senza ulteriori aggravi procedurali. L’effetto naturale del discarico, dal lato del debitore (il contribuente), è la cancellazione del suo debito, salva l’ipotesi del tutto improbabile che l’ente creditore ritenga di poter agire sulla base della disciplina di diritto comune. Questo significa che l’agente della riscossione risulterà formalmente discaricato anche se non ha svolto una o più delle azioni sopra indicate (ad esempio non ha svolto tutte le azioni esecutive che avrebbe dovuto). Per i crediti iscritti fino al 31 dicembre 1999 di importo superiore a 2 mila euro, sarà sufficiente all’agente della riscossione, al fine di conseguire la liberazione dalla responsabilità, notificare, anche in via telematica, all’ente creditore di avere esaurito le proprie attività di competenza.

Sarà l’ente a questo punto a dover decidere sulla sorte di questi crediti, che seppur non eliminati automaticamente, con scarse probabilità potranno essere riscossi vista la loro anzianità ultradecennale.

In ogni caso le scelte degli enti su questi crediti non apriranno la strada ad azioni di responsabilità amministrativa, né potranno configurarsi ipotesi di danno erariale da parte della Corte dei Conti nei confronti dei dirigenti responsabili delle decisioni.

 

Norme procedurali sulla riscossione

La Legge di stabilità introduce norme di favore per i contribuenti coinvolte in procedure di riscossione coattiva per importi non superiori a mille euro. Si prevede al comma 544 che per le riscossioni avviate a partire dalla data di entrata in vigore della legge le azioni cautelari e esecutive dell’agente della riscossione non possono essere attivate prima che siano decorsi 120 giorni dall’invio per posta ordinaria di un avviso contenente il dettaglio del ruolo. Ai fini del rispetto della suddetta soglia massima di 1.000 euro occorre sommare tutti i debiti iscritti a ruolo alla data in cui si attiva la procedura esecutiva. Durante il suddetto periodo di moratoria, non si può neppur procedere all’iscrizione del fermo amministrativo dei veicoli.

Nel contempo, è stata abrogata la disposizione che prevedeva che per le riscossioni non superiori a 2.000 euro l’obbligo a carico dell’agente della riscossione di invio di due avvisi bonari, dei quali il secondo non prima di sei mesi dal primo.

 

Comitato di indirizzo e verifica dell’attività di riscossione

La Legge di stabilità prevede ai commi 531 e seguenti l’istituzione, da attuarsi con Decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, di un Comitato di indirizzo e verifica dell’attività di riscossione mediante ruolo, incaricato di elaborare annualmente:

  • criteri per l’individuazione delle categorie dei crediti oggetto di recupero coattivo

  • linee guida a carattere generale per lo svolgimento mirato e selettivo dell’azione di riscossione che tenga conto della capacità operativa degli agenti della riscossione e dell’economicità della stessa azione;

  • criteri di controllo dell’attività svolta sulla base delle indicazioni impartite.

I criteri e le linee guida elaborate dal Comitato troveranno applicazione alle quote affidate agli agenti di riscossione a decorrere dall’1 gennaio 2013.

 

Precariato nelle Pubbliche amministrazioni

La Legge di stabilità detta alcune disposizioni volte ad affrontare i diversi nodi che contraddistinguono il fenomeno della precarietà nella Pubblica amministrazione.

Il comma 400 offre alle amministrazioni pubbliche la possibilità di prorogare fino 31 luglio 2013 i contratti a tempo determinato che superano il limite di 36 mesi del rapporto, previa la sigla di accordi decentrati da concludere con le organizzazioni sindacali più rappresentative. Si fa notare che tuttavia la proroga se concessa dovrà comunque scontare i tanti paletti posti alle politiche del personale di ciascuna amministrazione (in primis il taglio del 50% del budget per il lavoro flessibile). Posto poi che, come dettato dalla norma, le proroghe potranno essere concesse solo una volta concluso un accordo fra sindacati e Amministrazioni, e viste le questioni rilevanti lasciate in sospeso dal Governo uscente nella contrattazione sul Pubblico impiego (adeguamento alla Riforma Fornero, gestioni degli esuberi nella Pubblica amministrazione), ci si domanda se sarà intenzioni delle parti percorrere questa alternativa di proroga o se invece si rimanderà questa questione al confronto che si attuerà con il nuovo Governo che si formerà dopo le elezioni del prossimo mese di febbraio.

La Legge di stabilità introduce al comma 401 anche una modifica al D.Lgs. n. 165/2001 prevedendo nei concorsi pubblici, la possibilità di prevedere una riserva di posti del 40% a favore di chi ha già svolto almeno tre anni di servizio, e di premiare nel punteggio l’esperienza maturata da chi ha passato almeno tre anni da co.co.co.. Si fa presente che tali concorsi non potranno uscire dai binari fissati dalla programmazione triennale del personale e dal tetto del 50% delle risorse finanziarie disponibili.

 

Buonuscita dei dipendenti pubblici

La Legge di stabilità torna ad occuparsi del Trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici, andando a riprendere ed integrare le disposizioni contenute nel Decreto-Legge 29 ottobre 2012 n. 185 varato sullo stesso tema a fine ottobre (e poi non convertito in Legge) dal Governo dopo la bocciatura costituzionale (sentenza 223/2012) dell’articolo 9, comma 2 e dell’articolo 12, comma 10, del D.L. n. 78/2010, convertito dalla Legge n. 122/2010 (cosiddetta Manovra 2010).

Si ricorda che la Manovra 2010 aveva disposto l’equiparazione delle regole di calcolo del Trattamento di fine servizio (Tfs)della buonuscita dei dipendenti pubblici a quelle utilizzate per il Trattamento di fine rapporto (Tfr) dei dipendenti privati. Continuava tuttavia ad essere applicata alle buonuscite dei dipendenti pubblici la trattenuta del 2,5% a loro carico prevista dal vecchio regime, aspetto questo che ha contribuito non poco a far cadere la norma in questione sotto la scure della Corte costituzionale.

La Legge di stabilità, adeguandosi al pronunciamento dei giudici costituzionali, fissa il termine di un anno entro il quale le Pubbliche amministrazioni dovranno rierogare il trattamento di servizio in formula piena ai dipendenti pubblici che erano in regime di Tfs (e quindi erano stati assunti prima del 31 dicembre 2000), e che sono usciti dall’ufficio nel periodo fra il 1° gennaio 2011 e l’ottobre del 2012 vedendosi di conseguenza riconoscere un assegno d’uscita alleggerito perché fondato sul sistema di calcolo del Tfr, cioè quello applicato ai dipendenti privati e ai pubblici con anzianità minore.

La via d’uscita individuata ai commi da 98 a 100 dalla Legge di stabilità permette di salvaguardare i diritti dei dipendenti interessati senza il rischio di far saltare a breve i bilanci degli enti pubblici, e in particolar modo quelli di Comuni e Province che avevano impostato tutta la programmazione sulla base della trattenuta del 2,5% a carico dei dipendenti in uscita.

La nuova norma in pratica afferma che per i dipendenti assunti prima del 31 dicembre 2000 il regime di Tfs non è mai venuto meno, perché l’allineamento viene abrogato retroattivamente dal 1° gennaio 2011, data della sua entrata in vigore. Per effetto della norma le buonuscite dei dipendenti pubblici continueranno ad essere determinate secondo le regole del Tfs (con conguaglio per gli assegni d’addio determinati secondo le sfavorevoli regole del Tfr), e parimenti continueranno ad essere soggette alla ritenuta.

 

Riordino degli enti di area vasta

Province e Città metropolitane

Il comma 115 della Legge di stabilità rimanda definitivamente al prossimo esecutivo l’(eventuale) attuazione del processo di riordino delle province, messo in campo negli scorsi mesi dal Governo Monti.

La Legge di stabilità sospende al 31 dicembre 2013 l’applicazione dei commi 18 e 19 dell’articolo 1 della Legge n. 214/2011 che attribuiva ai Comuni le funzioni assegnate in precedenza alle vecchie province da Stato e regioni.

Con la ratio di consolidare il quadro della transizione che dovrebbe condurre (forse) al riordino delle nuove province, la Legge di stabilità cancella il comma 10 dell’articolo 17 della Legge n. 135/2012, che subordinava la determinazione delle funzioni fondamentali delle nuove province al compimento del processo di riordino. Ora invece si prevede che le funzioni fondamentali delle nuove province spettano loro «in attesa del riordino, in via transitoria»: si ovvia così ad una delle maggiori situazioni di incertezza del quadro delle competenze degli enti di area vasta che si sarebbe creata a seguito dell’attuazione del processo di riforma non andato in porto.

Alla luce di tali modifiche la Legge di stabilità garantisce di fatto per tutto il 2013 la continuazione in capo agli enti provinciali da riordinare di tutte le funzioni finora assegnate alle vecchie province.

Va inoltre sottolineato che si complica ulteriormente il processo di cambio della guardia che dovrebbe accompagnare il debutto delle nuove province oggetto del riordino. Il comma 115 della Legge di stabilità dispone che nei casi in cui in una data compresa tra il5 novembre 2012 e il 31 dicembre 2013 si verifichino la scadenza naturale del mandato degli organi delle province, oppure la scadenza dell’incarico di Commissario straordinario delle province nominato o in altri casi di cessazione anticipata del mandato degli organi provinciali ai sensi della legislazione vigente, si procederà al commissariamento dell’ente. Per effetto della norma si assisterà nel 2013 al notevole incremento del numero delle provincie oggetto di commissariamento.

La Legge di stabilità si preoccupa di eliminare la disposizione che imponeva la soppressione delle giunte provinciali. Secondo quanto espressamente stabilito nel comma 115, la Giunta continuerà. assieme al Presidente e al Consiglio della Provincia, a restare in carica fino alla naturale scadenza del mandato.

A questo punto il processo di riordino delle province per effetto delle novità introdotte dalla Legge di stabilità deve considerarsi definitivamente congelato, in attesa che sulla legittimità dell’impianto dell’intero progetto di riforma degli enti di area vasta si pronuncino nei prossimi mesi i giudici della Corte Costituzionale.

 

Città metropolitane

Il comma 115 della Legge di stabilità proroga al prossimo 31 dicembre 2013 l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 18 del D.L. n. 95/2012, convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012 n. 135 (cosiddetta Legge Spending review-bis), sancendo il congelamento del processo di istituzione delle nuove città metropolitane.

 

04 Gennaio 2013

 

Dott. Marco Castellani

Dott. Fabio Federici


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