L’avvocato che non paga l’IRAP

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 30 gennaio 2013

sono tanti i liberi professionisti che possono essere considerati non soggetti ad IRAP: oggi analizziamo il caso dell'avvocato sprovvisto di autonoma organizzazione

Con ordinanza del 28 dicembre 2012, n. 24117, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza di merito che aveva affermato che la mera locazione di uno studio, l’utilizzazione di software, e la formazione di un archivio determinano la soggezione ad Irap.

Per la Corte, il principio affermato dai giudici di merito si pone in contrasto con i precedenti giurisprudenziali ed in specie con la sentenza 8166/2007. Infatti, tale sentenza (peraltro di rigetto del ricorso della Amministrazione) ha invece sottolineato che non è soggetto ad Irap il professionista che si avvalga degli strumenti necessari per l’esercizio della sua attività ed ha posto in luce che questi strumenti vanno valutati nel quadro della realtà “scientifica e/o tecnologica”.“E non è certo possibile immaginare un avvocato, che eserciti la professione secondo i canoni della correttezza e della efficienza, e non disponga di quattro mura per ricevere i clienti, o non sia collegato ad una qualche ‘banca dati’, per tenersi informato della – invero piuttosto rapida – evoluzione della giurisprudenza”.

 

Brevi note

Già con ordinanza n. 9692 del 13 giugno 2012 (ud 17 aprile 2012) la Cassazione aveva fissato importanti principi in materia di Irap, escludendo dall’imposta, di fatto, tutti quei professionisti che si avvalgono di strutture esterne organizzate, per l’esercizio della professione.

Sempre in tema di avvocati, con sentenza n. 21563 del 20 ottobre 2010 (ud. del 30 aprile 2010) la Corte di Cassazione ha assoggettato ad Irap un avvocato, che ha alle sue dipendenze un apprendista part time. Per la Corte, “a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui al