La nuova TARES al via

L’art. 14 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici, noto come Decreto “Salva Italia”, ha istituito, a partire dal 1 gennaio 2013, il nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES) abrogando, sempre a decorrere da tale data, i prelievi previgenti: la Tarsu di cui al D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, la Tariffa di Igiene ambientale (TIA1) istituita con il D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 e la Tariffa Integrata (TIA2) introdotta dal D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
Il presupposto oggettivo dell’imposta in commento è costituito dalla occupazione o detenzione di locali ed aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani: non occorre l’effettiva formazione di rifiuti, ma la mera attitudine dei locali o delle aree a produrre rifiuti, in ragione dell’attività ivi svolta.
Sono escluse dal prelievo in oggetto – in linea ad un principio che Confedilizia fece valere più di 15 anni fa ai fini della tassa rifiuti (Tarsu), contro l’allora prevista tassazione di giardini e cortili – le aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva. Allo stesso modo, è stata confermata l’esclusione dal tributo in commento delle aree ove si formano di regola rifiuti speciali, con l’importante precisazione, ricavata dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui l’esonero in commento opera a condizione che il produttore ne dimostri il trattamento secondo modalità conformi alla normativa vigente. In altre parole, al fine di contrastare pratiche di illecito conferimento di tributi speciali al normale circuito di raccolta dei rifiuti urbani, non è sufficiente attestare lo svolgimento di attività che per loro natura producono prevalentemente rifiuti speciali, ma occorre dimostrare la corretta gestioni di tali rifiuti.
Per le unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel Catasto Edilizio Urbano, la superficie assoggettabile al tributo è pari all’80% della superficie catastale. Sul punto, è bene precisare che, nel caso in cui negli atti catastali manchino gli elementi necessari per determinare la superficie catastale, gli intestatari delle aree e dei locali assoggettati al tributo in argomento dovranno presentare (su richiesta del Comune) all’Ufficio provinciale dell’Agenzia del Territorio la planimetria catastale dell’immobile – secondo le modalità stabilite dal regolamento di cui al DM 19 aprile 1994 n. 701 – per l’eventuale conseguente modifica della consistenza di riferimento presso gli Uffici comunali. Tuttavia, in considerazione dei lunghi tempi che si possono verificare per poter acquisire le dichiarazioni di aggiornamento catastale, con procedura DOCFA, l’art. 6 comma 2 del DL n. 16/2012 (modificando il comma 9 dell’articolo 14 del DL n. 201/2011) ha previsto che – in sede di prima applicazione e al fine di determinare quanto dovuto – l’Agenzia del Territorio procederà, sulla base degli elementi in proprio possesso, alla determinazione di una superficie convenzionale delle unità immobiliari urbane a destinazione ordinaria prive di planimetria catastale, ovvero delle unità immobiliari alle quali è stata attribuita la rendita presunta ai sensi dell’art. 19 comma 10 del DL 31 maggio 2010, n. 78 (conv. L. 122/2010).
Il tributo in commento è corrisposto in base ad una tariffa commisurata ad anno solare ed è calcolato in base alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie (in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte) e sulla base dei criteri determinati con …

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