La Cassazione respinge la confisca per equivalente

Sentenza 29 agosto 2012, n. 33371 – Corte di Cassazione, Sezione 3 penale

sui ricorsi proposti da (Omissis)

avverso le ordinanze in data 04/01/2012 e 15/02/2012 del Tribunale di Fermo,

 

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza In data 04/01/2012 il Tribunale di Fermo, in funzione di giudice del riesame, ha confermato il decreto del G.I.P. del medesimo Tribunale in data 25/11/2011, con il quale era stato disposto il sequestro di beni, finalizzato alla confisca per equivalente, nei confronti di (Omissis) e di altri soggetti, indagati dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla emissione o utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, nonché dei reati fine, e nei confronti delle società cui si riferivano detti reati, tra le quali (Omissis).

L’ordinanza ha evidenziato l’esistenza di sufficienti elementi indiziari atti a configurare i reati oggetto di indagine ed affermato che, ai fini della confisca per equivalente, non deve sussistere un rapporto di pertinenzialità tra i beni sequestrati ed il reato e che gli stessi possono essere oggetto del provvedimento ablatorio anche se acquistati anteriormente all’entrata in vigore della L.244/2007, che ha esteso l’applicabilità dell’art.322-ter c.p. ai reati fiscali.

 

2. Avverso tale ordinanza hanno proposto ricorso il (Omissis) che, tramite il difensore, la denunciano:

2.1 Violazione ed errata applicazione degli artt. 322 ter c.p., 321 c.p.p., 19 e 53 del D.Lgs. n. 231/2001.

In sintesi, si osserva che la responsabilità penale è personale e che la confisca per equivalente ha natura sanzionatoria penale, con la conseguenza che la stessa non può essere applicata nei confronti di un organismo societario.

La confisca di beni appartenenti alla società, in quanto sanzione amministrativa, è prevista solo dal d.lgs. 231/2001, quale ipotesi di responsabilità derivante da cosiddetta “colpa da organizzazione”. Il citato testo normativo non comprende, però, i reati tributari tra quelli per i quali è prevista la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

Si osserva infine che anche ai sensi del d.lgs. 231/2001 la confisca per equivalente dei beni della società è possibile solo quando il profitto del reato sia già stato monetizzato e che nel caso in esame non è stato accertato alcun profitto monetizzato da parte della società quale conseguenza dei reati scritti all'(Omissis).

 

2.2 Violazione e falsa applicazione degli artt.321 cpp e 322 ter c.p. in relazione alla definizione di cui all’art. 812 c.c. delle quote sociali della (Omissis).

Le quote sociali della predetta (Omissis) S.r.l. sono state erroneamente comprese tra i beni mobili di proprietà dell’amministratore (Omissis) di cui il G.I.P. ha disposto il sequestro. Il G.I.P. avrebbe dovuto specificare che la misura cautelare riguardava anche le quote sociali appartenenti al non rientrando queste ultime nella nozione di beni mobili.

Nel prosieguo si contesta la applicabilità della confisca per equivalente a beni acquistati prima dell’entrata In vigore della legge che ha esteso la disciplina di cui all’art.322 ter cp ai reati tributari, non operando detta estensione retroattivamente. Nel caso in esame l’aumento di capitale della società amministrata dall'(Omissis) è avvenuto prima che detta legge estendesse ai reati tributari la possibilità di disporre la confisca per equivalente.

 

2.3 Violazione e falsa applicazione degli artt.321 cpp, 322 ter cp e delle norme di diritto in relazione agli Importi contenuti sui conti correnti.

Non sussiste un rapporto di pertinenzialità tra le somme depositate presso gli istituti bancari, delle quali è stato disposto il sequestro, e i reati oggetto di Indagine, non costituendo dette somme il prodotto o il profitto delle frodi fiscali. Tra I libretti bancari sequestrati vi sono anche quelli intestati ai figli dell'(Omissis), sui quali sono stati depositati risparmi da parte della madre e dei loro nonni.

 

2.4 Violazione e falsa applicazione degli artt.321 cpp, 322 ter cp, mancanza ed illogicità della motivazione.

Il Tribunale ha omesso di esaminare la documentazione prodotta dalla difesa dell’indagato diretta a dimostrare che le operazioni di cui alle fatture erano esistenti. Sul punto si denuncia anche la illogicità della motivazione per avere affermato l’esistenza o l’Inesistenza di operazioni benché la documentazione dimostrasse in entrambi i casi che le stesse erano realmente avvenute. L’ordinanza contiene un mero richiamo alle indagini effettuate dalla GG.FF. senza che le foro risultanze abbiano formato oggetto di autonoma valutazione da parte del Tribunale. Manca infine ogni riferimento all’esistenza del pericolo di reiterazione o di aggravamento del reato che la misura cautelare è destinata ad impedire.

 

3. Con successiva ordinanza in data 15/02/2012 il Tribunale di Fermo ha rigettato l’appello proposto da (Omissis) avverso Il provvedimento del G.I.P. del medesimo Tribunale In data 24/01/2012, con il quale era stata respinta la richiesta di revoca del sequestro di beni, disposto anche nei confronti della predetta società (Omissis) nel procedimento relativo alle indagini a carico dell'(Omissis) per i reati di cui agli art. 416 c.p., 2, 8 e 10 del d.lgs. 74/2000.

In ordine alla richiesta di restituzione dei beni della società l’ordinanza ha affermato che per i reati oggetti di Indagine non si applicano le disposizioni concernenti la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, ma le disposizioni relative alla confisca per equivalente ex art.322 ter cp, applicabile nei confronti dei beni della società allorché l’amministratore abbia agito per conto della stessa nell’ambito del rapporto organico, arrecando vantaggi patrimoniali anche a quest’ultima.

 

4. Avverso l’ordinanza hanno proposto ricorso l'(Omissis) che, tramite il difensore, la denunciano ulteriormente per violazione ed errata applicazione degli artt. 322 ter c.p., 321 c.p.p., 19 e 53 del D.Lgs. n.231/2001.

In sintesi, si reiterano le già esposte deduzioni in ordine al carattere personale della responsabilità penale ed alla natura sanzionatoria penale della confisca per equivalente, con la conseguenza che la stessa non può essere applicata nei confronti di un organismo societario.

La Corte, in camera di consiglio, ha disposto la riunione del procedimento n. 9184/2012, relativo all’impugnazione dell’ordinanza in data 15/02/2012, a quello n. 3172/2012, relativo all’Impugnazione dell’ordinanza in data 04/01/2012.

 

CONSIDERATO IN DIRITTO

I ricorsi sono fondati limitatamente alla posizione della società (Omissis) e, cioè, ai primo motivo del primo ricorso ed al successivo ricorso, con i quali viene censurato il rigetto dell’istanza di riesame e dell’appello proposti dalla predetta società relativamente al sequestro ed alla richiesta di restituzione dei beni appartenenti alla medesima.

2.1 Preliminarmente la Corte osserva, ai fini dell’ammissibilità dei ricorsi della società (Omissis) che la stessa ha conferito procura speciale al difensore di fiducia con atti allegati ad entrambi i ricorsi.

2.2 Costituisce ormai consolidato principio di diritto che la confisca per equivalente assolve ad una funzione sostanzialmente ripristinatoria della situazione economica modificata in favore del reo dalla commissione del fatto illecito, mediante l’imposizione di un sacrificio patrimoniale di corrispondente valore a carico del responsabile.

Tale misura ablatoria, pertanto, si connota per il carattere afflittivo e la consequenzialità con l’illecito proprie della sanzione penale, mentre esula dalla stessa qualsiasi funzione di prevenzione, che costituisce la principale finalità delle misure di sicurezza.

E’ stato conseguentemente affermato dalla giurisprudenza ormai consolidata di questa Corte che l’Istituto della confisca per equivalente, di volta in volta esteso dal legislatore a nuove fattispecie di reato, non è applicabile retroattivamente (cfr. con riferimento ai reati tributari: sez. 3, 24/09/2008 n. 39172, Canisto, RV 241033; sez. 6, 18/02/2009 n. 13098, P.M. in proc. Molon e altri, RV 243127; sez. 5, 26/01/2010 n. 11288, Natali, RV 246361; cfr. anche Corte Costituzionale ord. n. 97 del 11/03/2009 e 301 del 23/09/2009).

Dalla natura di sanzione penale della confisca per equivalente deriva altresì la inapplicabilità dell’istituto nei confronti di un soggetto diverso dall’autore del reato ex art.27, comma 1, Costituzione, a nulla rilevando, con riferimento alle persone giuridiche, il cosiddetto rapporto di immedesimazione organica del reo con l’ente del quale con compiti o poteri vari fa parte.

Del resto la legge 8 giugno 2001 n. 231 ha configurato la responsabilità amministrativa della persona giuridica per I reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio (art. 5) dagli organi dell’ente o da persone loro sottoposte, sotto II profilo della culpa in eligendo o in vigilando (art. 6 e 7), per l’ovvia impossibilità di estendere qualsiasi forma dei sistema sanzionatorio penale a tale soggetto.

Ne consegue che la confisca per equivalente prevista dall’art. 19, comma 2, della predetta legge n. 231/2001 è applicabile esclusivamente con riferimento ai reati previsti dagli artt. 24 e ss., tra i quali non rientrano quelli fiscali di cui al d.lgs. 74/2000.

Deve essere solo fatta salva l’ipotesi in cui la struttura societaria costituisca un apparato fittizio, utilizzato dai reo proprio per porre in essere i reati di frode fiscale o altri Illeciti, sicché ogni cosa fittiziamente intestata alla società sia immediatamente riconducibile alla disponibilità dell’autore del reato.

Ipotesi che, però, non emerge neppure a livello di valutazione Indiziaria dai provvedimenti impugnati.

Nel caso in esame, pertanto, non poteva essere disposto il sequestro dei beni della società (Omissis) finalizzato alla confisca per equivalente del profitto dei reati fiscali oggetto di indagine e degli stessi doveva essere disposta la restituzione in accoglimento della corrispondente istanza.

Peraltro, il ricorso all’istituto della confisca per equivalente induce ad escludere che i beni sequestrati costituiscano direttamente il profitto dei reati.

3.1 I residui motivi di gravame di cui al primo ricorso sono, invece, infondati.
La quota sociale di una S.r.l., non essendo incorporata in un’azione, e quindi in un documento avente natura di cosa materiale, è un bene immateriale equiparato ex art.812 c.c. al bene mobile materiale (Cass. Sez. 3^, 12.12.1986 n.7409).

Peraltro, è evidente che il provvedimento del G.I.P. con il quale è stato disposto il sequestro dei beni mobili ed immobili dell'(Omissis) intendeva riferirsi a tutti i beni posseduti dal predetto ricorrente di qualsiasi natura essi fossero.

3.2 Dalla natura sanzionatone della confisca per equivalente consegue che non deve necessariamente sussistere un rapporto di pertinenzialità tra i beni oggetto della misura ablatoria ed il reato (cfr. Sez. 6, Sentenza n. 11902 del 27/01/2005, Baldas, Rv. 231234; Sez. 3, Sentenza n. 7081 del 24/01/2012, Cerato, Rv. 252103).

3.3 La confisca di beni acquistati anteriormente all’entrata in vigore della L.244/2007, che ha esteso a varie ipotesi di reati fiscali la possibilità di confisca per equivalente ex art.322 ter cp, non viola il divieto di irretroattività della legge penale, che deve essere riferito all’epoca di commissione dei reati, che deve essere successiva all’entrata in vigore della predetta legge, non all’epoca di acquisito dei beni.

Come già osservato, Infatti, non è necessario che sussista un vincolo di pertinenzialità tra i beni ed li reato.

Il carattere sanzionatorio della confisca ex art.322 ter cp, finalizzata a sottrarre dai patrimonio del reo beni per un valore equivalente al profitto del reato, rende irrilevante l’epoca di acquisto dei beni oggetto della misura ablatoria.

3.4 Nel resto le deduzioni del ricorrente (Omissis) si esauriscono nella contestazione dell’esistenza del fumus dei reati mediante la censura, inammissibile In sede di legittimità, delle risultanze delle indagini.

Quanto all’asserita appartenenza a terzi di alcuni dei beni sequestrati, la circostanza ha già formato oggetto di esame nella sede di merito ed è stata disattesa con adeguata motivazione, trattandosi, secondo il provvedimento impugnato, di libretti bancari al portatore, che secondo le risultanze delle informazioni assunte dalle banche sono nella effettiva disponibilità dell’indagato.

In ogni caso i predetti terzi sono legittimati a chiedere direttamente la restituzione dei beni ad essi appartenenti, fornendo la corrispondente prova.

Per effetto di quanto osservato deve essere annullata senza rinvio l’ordinanza del Tribunale di Fermo in data 15/02/2012, con la quale è stato rigettato l’appello avverso il provvedimento del G.I.P. che aveva respinto la richiesta di restituzione del beni della società (Omissis) … Deve essere altresì annullata senza rinvio l’ordinanza del medesimo Tribunale in data 04/01/2012 nella parte in cui si riferisce alla posizione della predetta società (Omissis), nonché il decreto del G.I.P. del Tribunale di Fermo in data 25/11/2011 limitatamente al sequestro dei beni della medesima società, dei quali va disposta la restituzione.

 

Il ricorso di (Omissis) va rigettato nel resto.

 

P.Q.M.

Previa riunione del procedimento n. 9184/2012 ai n. 3172/2012, annulla senza rinvio l’ordinanza del Tribunale di Fermo in data 15 febbraio 2012, nonché l’ordinanza in data 4 gennaio 2012 del medesimo Tribunale nei confronti della società (Omissis) e il decreto di sequestro del G.I.P. del Tribunale di Fermo in data 25 novembre 2011 limitatamente al beni della predetta società, di cui ordina la restituzione. Rigetta nei resto II ricorso dell'(Omissis).


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